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In sala dal 10 maggio, Loro 2 completa e amplia il discorso che Paolo Sorrentino ha cominciato con Loro 1, ovvero il racconto parallelo che mostra da una parte l’impatto che ha avuto sulla società la figura di Berlusconi (Toni Servillo), l’aspirazione, la mitizzazione, il senso di mistero che si è costruito intorno alla sua figura pubblica. Dall’altra c’è invece Silvio che, semplicemente, vive una crisi coniugale con la moglie Veronica (Elena Sofia Ricci).

 

In Loro 2 la due rette, prima parallele, si intrecciano, creando una struttura più solida e coerente, più fruibile per lo spettatore, ma anche più chiara nel manifestare le intenzioni del regista. Sorrentino mostra come una figura pubblica e conosciuta come quella dell’ex premier possa avere un lato umano, fragile, nascosto ai più, un aspetto emotivo così universale che è capace di mettere lo spettatore in contatto con i sentimenti che potrebbe aver provato Silvio negli anni che hanno visto la fine del suo matrimonio.

Loro 2, Paolo Sorrentino racconta il suo dittico su Silvio Berlusconi

Sorrentino si sforza di guardare alla storia dell’uomo Silvio, approcciandosi alla figura nota di politico e imprenditore da un’angolazione inedita, e prova così a mostrarci il suo vissuto personale, la paura della vecchiaia e della fine della sua carriera di “venditore”. Ma il film fa di più, raccontando non solo la paura privata ma anche quella universale. In questo modo, il regista trova l’anello di connessione tra il protagonista e lo spettatore: la paura della morte. L’ansia di eterna giovinezza viene raccontata con tenerezza e comprensione, un approccio rischioso soprattutto se si pensa alla quantità di detrattori del politico Berlusconi. Sorrentino si allontana dalla facile satira, dall’elogio sperticato e dalla critica feroce e offre un ritratto inedito e un tentativo di entrare nell’intimità della persona.

Tra la rievocazione, mai letterale, di fatti storici, il film si lascia andare all’immaginazione dei momenti privati, e in questo contesto, Sorrentino mette in scena un magnifico scambio tra Silvio e Veronica, tra un uomo spaventato dal tempo e una donna che è stata innamorata ma che rivendica la sua dignità, di fronte al tradimento. Non solo. Lo scontro tra Servillo e Ricci è anche la rappresentazione di due visioni del Berlusconi pubblico: da una parte il viscido imprenditore che mette le mani sullo Stato e lo tratta come un’azienda, dall’altra l’uomo ambizioso che è convinto delle sue ragioni, un salvatore, un innovatore, il Berlusconi protagonista di canzoni dei suoi sostenitori.

Loro 1: leggi la recensione

La malinconia dettata dal sendo di fine/morte e la comprensione  dell’uomo diventano gli strumenti con cui Paolo Sorrentino affronta Loro 2, un “mezzo film” che trova nella prima parte la sua radice, l’intonaco umido su cui poi il regista stende il suo affresco. E a poco serve parlare di “sorrentinismi” e stile autoreferenziale, dal momento che parliamo di un film di Paolo Sorrentino e sarebbe assurdo, nonché strano, chiedergli di raccontare le sue storie con un occhio diverso.

Seppure resta misteriosa la decisione di una divisione in due parti, Loro 1 e 2 mostra che è possibile raccontare storie già ascoltata da un punto di vista originale; Sorrentino prova a mettere in mostra l’animo di Silvio, la sua solitudine, il suo senso di smarrimento di fronte alla fine inesorabile che, malgrado i suoi sforzi e le differenze, lo accomuna a ogni spettatore. In questo concetto universale giace il segreto di Loro, la sua chiave misteriosa: l’impotenza dell’uomo di fronte alla morte.