t2 trainspotting
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A distanza di 21 anni dal primo film divenuto culto, Mark Renton, Sick Boy, Spud e Begbie tornano a raccontarci le loro vite sgangherate a Edimburgo in T2 Trainspotting. Alla regia, ovviamente, Danny Boyle.

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Dopo due decenni dal becero furto ai danni dei suoi amici, Mark torna in città per scoprire che i suoi amici ce l’hanno ancora con lui, avvelenati per quelle quattromila sterline a testa e amareggiati contro una vita che non p andata esattamente secondo le loro rosee previsioni.

20 anni dopo, le stesse miserie

Sick Boy vive di espedienti e ha trovato una nuova compagna, la cocaina, che sostituisce l’ormai passata di mode eroina che invece continua a essere la migliore amica di Spud, sopravvissuto quasi per caso in tutti questi anni, alle prese con una moglie e un figlio che ama ma con cui non riesce a stare proprio a causa di questa dipendenza. Begbie invece è riuscito ad evadere di prigione e a raggiungere la sua casa, dove però scopre una verità sconcertante: suo figlio appena ventenne è entrato al college e sembra non essere propenso alla vita da criminale a cui vuole indirizzarlo il padre.

T2 Trainspotting

Danny Byole torna sui luoghi che hanno rappresentato un punto cardinale della sua carriera di cineasta universalmente apprezzato e riconosciuto. Tranispotting, nel 1996, fece salire alla ribalta questi quattro “tossici disperati”, raccontandone la giovinezza guasta e piena di sogni di gloria vuoti ed effimeri. In T2: Trainspotting, Boyle e la SONY richiamano a raccolta Ewan McGregor, Johnny Lee Miller, Ewner Bremner e Robert Carlyle e li fotografa nella metà dei loro 40 anni. Sfiduciati, stanchi, tristi, in pratica falliti, esattamente come lasciavano sospettare le loro vite vent’anni fa.

T2 Trainspotting è un inno alla nostalgia

Il film è alla base un’operazione nostalgica e autoreferenziale, intessuta di rimandi al primo film e caratterizzata da un tono crepuscolare diffuso, che sottolinea la difficoltà di scendere a patti con il tempo che passa, una sorta di Manhood, per dirla alla Linklater, ma con tanta droga e tanta tanta follia. Il senso di comunità e amicizia? Come, a ben vedere anche nel primo film, entrambi i valori sono appannati dall’egocentrismo imperante di tutti i personaggi, pazzi scatenati che cercano di sopravvivere a loro stessi. Unica eccezione può essere forse Spud, da sempre l’animo ingenuo e puro, nonostante tutto, del gruppo.

Trainspotting 2Danny Boyle fa il suo lavoro al meglio, posiziona il suo occhio nei posti più impensati per regalarci angolazioni nuove e sorprendenti, ma quello che il suo occhio guarda, a dispetto delle dichiarazioni, è un passato che non tornerà. La concezione della nostalgia che permea tutto il racconto è la stessa in cui vivono i protagonisti che si trascinano in avanti, eppure, viene da chiedersi: nostalgia di cosa? Di un passato luminoso e rigoglioso? Si può provare nostalgia verso anni di vuoto cosmico e marciume?

Forse la potenza di T2 Trainspotting è tutta in questa piccola considerazione: il tempo non torna indietro, e spesso stare seduti a compiangere quello che è passato è più dolce e confortante di alzarsi e camminare, per vedere dove arriva il resto della strada. T2 Trainspotting non è stato realizzato per commemorare, ma per celebrare la nostalgia.

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Laureata in Storia e Critica del Cinema alla Sapienza di Roma, è una gionalista e si occupa di critica cinematografica. Co-fondatrice di Cinefilos.it, lavora come direttore della testata da quando è stata fondata, nel 2010. Dal 2017, data di pubblicazione del suo primo libro, è autrice di saggi critici sul cinema, attività che coniuga al lavoro al giornale.
T2: Trainspotting non è stato realizzato per commemorare, ma per celebrare la nostalgia.t2-trainspotting-recensione