The Counselor - Il Procuratore

Al momento impegnatissimo sul set di Exodus, Ridley Scott ha proposto nel 2013 al pubblico americano il suo ultimo film The Counselor – Il Procuratore, che dopo la parentesi sci fi di Prometheus e quella pseudo storica di Robin Hood vede tornare il regista alla prese con una storia contemporanea.

 

Annunciato come grande film di attori, The Counselor ha per protagonisti il meglio (o quasi) dei nomi in circolazione in fatto di “facce da cinema”. Michael Fassbender, Brad Pitt, Javier Bardem, Cameron Diaz e Penelope Cruz: niente male diremmo, sia da un punto di vista artistico che da un punto di vista estetico. La storia è quella di un avvocato (Fassbender) che vuole tentare una incursione nella malavita, con un colpo sicuro legato alla droga, in complicità con il farabutto Bardem. A dargli consigli su come agire c’è Pitt, una specie di consulente truffatore non meglio identificato; a far da splendida cornice due donne bellissime: l’angelica Penelope e la tentatrice Cameron.

Il film è stato scritto da Cormac McCarthy, che ha venduto la sceneggiatura a Nick Wechsler, Paula Mae Schwartz e Steve Schwartz, produttori di quel The Road basato sul celebre omonimo romanzo di McCarthy stesso e diretto da John Hillcoat. Il risultato però non poteva essere più diverso.

The Counselor Il Procuratore recensione

Gli ingredienti per fare di The Counselor un buon film ci sono tutti, ma sembra che Scott, dopo le prove riuscite a metà di Prometheus e Robin Hood, abbia ancora bisogno di tempo per ritornare a realizzare un film pienamente compiuto. Il film delude, su diversi fronti: prima di tutto non conosciamo i personaggi né le loro motivazioni, poi la trama sembra sospesa in un luogo che non ha necessità di spiegazioni spazio-temporali e di causa/effetto, con il risultato che lo spettatore è disorientato da quello che vede, non trovando mai il capo della matassa. A nulla servono le interpretazioni più che convincenti degli attori (Michael Fassbender su tutti), se non capiamo cosa vogliono non riusciremo nemmeno a piangere e ridere con loro, e così tutto il film si riduce a una rappresentazione di violenza, avidità ed eccesso, intervallati da spiegoni ed episodi (involontariamente?) surreali che sembrano non avere nulla a che fare con quello che Ridley Scott voleva raccontare.

Il gusto per l’inquadratura, la regia, la cura della messa in scena ci mettono di fronte ad un film che pur manifestando le ottime competenze di chi lo ha realizzato, denuncia una narrazione disancorata, come se si trattasse di un capitolo di una storia più lunga che necessità di un chiarimento iniziale e finale. The Counselor Il Procuratore è dedicato alla memoria di Tony Scott, fratello di Ridley, suicidatosi durante la produzione del film.