The Italian banker, nuovo lungometraggio di Alessandro Rossetto (in concorso al Bif 2021) arriverà nelle sale italiane il 7 Ottobre 2021, distribuito da Parthénos. La pellicola è l’adattamento in chiave cinematografica dello spettacolo teatrale Una banca popolare di Romolo Bugaro, scrittore padovano specializzato in diritto aziendale. Si tratta del terzo lungometraggio di finzione per Rossetto, dopo una lunga gavetta nel documentario e le pellicole Piccola patria ed Effetto domino, che già presentano alcune delle tematiche indagate dal regista: l’anima del nord-est, nello specifico del sistema bancario veneto e la sua crisi, analizzata in maniera simbolica e antropologica.

 

I personaggi-funzione di The Italian Banker conducono una partita spettrale

In una maestosa villa veneta, esponenti dell’alta società veneta stanno partecipando a una festa esclusiva; tuttavia molti di loro si presentano come emblema di una borghesia in declino, decadente, dopo il crollo della Banca Popolare del Nordest. La colpa del crollo viene indiscutibilmente attribuita all’ex direttore della banca che, inaspettatamente, comparirà alla serata di gala, proponendo un’inedita versione dei fatti. Tra balli e coppe di champagne, verranno quindi indagate le frustrazioni e inquietudine dei personaggi principali, legate indissolubilmente a una situazione di disillusione collettiva.

I personaggi di The Italian Banker non sono altro che futili pedine vittime di un meccanismo economico irrefrenabile, fotografati nella loro inesauribile sete di denaro, fonte di un immobilismo venale che porta a un imbruttimento estetico ed etico del gusto della vita. La festa di The Italian banker è, in realtà finita, benché perpetrata nel tempo da chi non ha il coraggio di fare fronte alla propria ipocrita umanità.

Non c’è nessuna spinta verso una crescita umana e interiore in The Italian Banker, che fotografa una provincia italiana decaduta, un nord-est unicamente concentrato sul profitto e sulla ridondanza di un’ingordigia venale. Il cast, composto da Fabio Sartor, Sandra Toffolatti, Diego Ribon, Mirko Artuso e Valerio Mazzucato riesce a rendere in maniera ottimale la meschinità di questi personaggi, incastonati drammaticamente in una forma localistica e regionale soprattutto mentale.

Le angosce e contraddizioni dei personaggi-funzione sono scandagliate da Rossetto in una notte del giudizio dai toni manichei, marcati in primo luogo dalla fotografia in bianco e nero, che marca la simbologia spettrale dei personaggi. L’assetto narrativo presenta toni espressamente teatrali, forse enfatizzati forzatamente dal cast, lo stesso che era stato assemblato per la rappresentazione teatrale.

La messa in scena di The Italian Banker ricalca l’assetto teatrale dell’opera ed è funzionale allo svelamento di una trama volta alla caratterizzazione frammentata, incompleta e impoverita dei personaggi principali, costantemente in tensione tra un presente patinato e irraggiungibile e un passato remoto a cui non è più possibile appigliarsi. Le psicologie disgregate dei personaggi trovano il loro correlativo oggettivo in balli inconsistentemente fastosi, forma di dialogo implicita tra interlocutori impossibilitati a salvarsi.

The Italian Banker: un’unica location detta le leggi narrative

La drammaturgia bipartita di The Italian Banker scandisce nettamente il ritmo narrativo, pur dovendosi scontrare con scambi di dialogo e interlocuzioni che non riescono a scardinarsi dall’impianto teatrale, e dunque risultano meno incisivi dell’effettivo valore che avrebbero. La villa diventa campo di gioco, scacchiera geometrica dalla cui partita non viene risparmiato nessuno, proprio perché non si arriverà mai a una vera e propria risoluzione finale, lasciando ambe le parte in una condizione di inesauribile insussistenza.

Rossetto mette in atto una riflessione sul sistema bancario veneto e la sua crisi, trattata in maniera non convenzionale, osservando la vicenda dalla prospettiva dei signori della finanza in netto contrasto con la schiera dei beneficiati, che voltano repentinamente le spalle ai potenti ormai decaduti. Lo tsunami collettivo, schiantatosi su innumerevoli famiglie e aziende, viene esaminato in The Italian Banker da una prospettiva decadente, riflessa nella fotografia tagliente e biforcuta, tanto quanto la lingua di chi non cesserà di reclamare il proprio lignaggio prestigioso, nonostante il devastante tracollo finanziario.

Centro propulsore delle inquietudini dei protagonisti è l’ambiente stesso in cui la vicenda prende forma: un’unica location, una grande villa palladiana, diventa campo di gioco, scacchiera imparziale che sancirà la suddivisione in atti impliciti della pellicola. E’ una festa esclusiva, elitaria, che riunisce personaggi di spicco dell’aristocrazia veneta, nascosti dietro una patina di lusso istintuale, che continueranno a propinare incessantemente nelle conversazioni rubate da una macchina da presa invasiva.

La crisi dell’individuo ricalca quindi quella comunitaria in The Italian Banker, messa in luce dalla prospettiva spaziale, che alternativamente illumina e oscura i reietti protagonisti, dando vita a un teatro orrorifico marchiato da un’ironia pungente e amara. E’ il setting a dettare le leggi narrative, scardinando qualsiasi paradigma temporale per mettere in scena una ricerca plastica e materica di un microcosmo modellato tramite l’immagine cinematografica.