Daje ragà, positivi. Che se no poi se parliamo solo male di questo Festival di Roma Festa. Eccheccazzo!. Dicevo, se ne parliamo sempre male poi pare che siamo lamentosi e ci si straniscono i Mesti lavoratori che ci invidiano perché noi sfiliamo nel glam e loro no (ma intanto oggi è sabato e stanno a cazzeggià. E noi a lavorà. Ogni medaglia ha il suo rovescio). Il film che ha aperto la mia mattinata è Lo chiamavano Jeeg Robot di Gabriele Mainetti. Ora, un film dove Claudio Santamaria si trasforma in un super-eroe, sulla carta, è una cazzata col botto, e dunque ci facevo davvero affidamento per impostarci un post perculante. “Capirai – mi dicevo – oggi è facile. Ho svoltato la giornata”.

 
 

Lo chiamavano Jeeg Robot luce marinelliE invece è il film di super-eroi più bello che si sia visto negli ultimi cinque anni. Sì, dai, avete letto bene. Intendo compresi i vari vendicatori della domenica e ritorni dei Cavalieri Oscuri, che ai Cavalieri Oscuri, è risaputo, non bisogna cacaje er cazzo, ma pure loro un po’ se le cercano. Intenso, raffinato, ironico senza essere ridanciano, drammatico e pieno di parabole profonde sul rapporto tra potere e responsabilità. Santamaria è un criminale da strapazzo acquisisce la superforza bevendo l’acqua del Tevere – se vi pare una stronzata è solo perché non abitate a Roma, tranquilli – e si innamora della figlia ritardata (ma bona) di un suo compare (morto ammazzato nel primo quarto d’ora. Non è spoiler, ce l’ha scritto in testa, che fa na brutta fine). Lo so, sembra tutto una perculata, ma stavolta sono serio. Il film funziona alla grande. Il villain è Luca Marinelli, attore in grande crescita (era in Non Essere Cattivo di Caligari, ma si vede che il cattivo invece gli riesce benissimo) che già rompe potenzialmente il culo a Jared Leto come interpretazione alternativa del Joker, o quanto meno lo batte sul tempo. E Mainetti i fumetti li conosce benissimo, dato che gli mette in bocca battute analoghe (“Chi è?”. “Sono Jo”. “Jo chi?”. “Jo-ker!”) ma adeguatamente romanizzate e sintetizzate (“Chi è?”. “Stocazzo”. Un grande classico). Tutto questo non fa che confermare il vecchio adagio secondo il quale i migliori film tratti dai fumetti sono quelli tratti da fumetti che non esistono.

Andatelo a vedere e già che passate di lì tirate du spicci a Christopher Nolan. E quindi oggi, non so se s’è capito, me pija parecchio bene. Sarà che c’è un bel sole e oggi ripresento il mio libro in pompa magna (quello serio, che si chiama ‘Antropocinema’ e trovate in tutte le librerie, ma soprattutto online su www.golemlibri.it) in pompa magna allo Spazio della Roma Lazio Film Commission fronte Auditorium in Viale De Coubertin alle 17,15 con gente fighissima come il fumettista Sergio Badino e la saggista Chiara Nucera, non vorrei ce fosse la sòla (termine romano per ‘fregatura’. Scusate se abbondo di trasteverismi, ma del resto il contesto è questo) ma mi pare proprio una bella giornata.

Sì, ho fatto pubblicità al mio evento, al mio libro, e ho scritto “Pompa Magna” per attirare più gente, dato che il sesso e il cibo sono sempre dei viatici efficaci. Oltre che, naturalmente, per usare il latino, che qui in Capitale se sei colto devi ancora parlare così. Potete venire anche a insultarmi per quello che ho appena detto di Christopher Nolan, basta che ce state e portate gente. Tanto io bevo l’acqua del Tevere e poi vi rompo il culo. Passo la palla a Vì e vado a farmi bello. Ho contattato Gesù Cristo apposta.

(Ang)

Ma uffa ma che se fa così? Ma pure io avevo voglia di scrivere cose cattivissime e ciniche, invece sto fes…ehm… sta festa del cinema ti fotte quando meno te lo aspetti.

Io oggi sono andata a vedere Room (vi piace questa prassi che io e Ang ci dividiamo le anteprima stampa per parlarvi di tutti i film in programma? Bene, non abituatevi che è assolutamente un caso), di Lenny Abrahamson, e non piangevo così da quando Brenda e Dylan si lasciano in Beverly Hills 90210.

Il film, presentato a Toronto, racconta la storia di una ragazzina sequestrata da un maniaco e costretta a vivere rinchiusa in una stanza bloccata ermeticamente per anni, durante i quali mette al mondo un bambino. Che dire, il film è una roba meravigliosa e ho poca voglia di cazzeggiare. Tant’è che è appena arrivata Marilena Vinci e abbiamo istituito la giornata della presa a male, perché a quanto pare anche S for Stanley fa lo stesso effetto. E insomma, volevate colpire duro eh organizzatori? Puntate sull’effetto gattino bagnato, ammettetelo, è una cospirazione per indurci a essere clementi. Ma almeno scrivetelo sul programma: “Desolati, ce provamo da 10 edizioni a fa una kermesse discreta ma ce vié sempre ‘na merda. La eco che rimbomba per i corridoi di quest’anno è tesa a dimostrare che siamo, obiettivamente, delle pippe. St’anno ce stamo a imparà, quindi dovemo usà qualche colpetto basso, perdonateci. E perdonate anche tutto il resto: se famo inizià i film con la puntualità di Paris Hilton, se non ve regaliamo niente, se in generale non ce sta ‘na mazza e abbiamo dovuto chiamare Jude Law che tanto stava qua a magnà trapizzini co’ Sorrentino. D’altronde, è vero che l’abbiamo chiamata Festa ma se volevamo fa sul serio mica ve facevamo pagà l’accredito, e su non ci prendete sul serio sempre”.

Bene, novità ancora poche: ieri red carpet smortarello, tant’è che abbiamo iniziato a fa selfie cretini per movimentare la serata e una per dirvi ha chiesto ad Ang un autografo, altri a un certo punto hanno iniziato a pensare fossimo attori di qualche film cazzone diretto da Frank Matano e ha iniziato a scattarci delle foto. Ah ancora non è regista?

Dateglie tempo, è n’attimo.

festa di roma 2015Vari hashtag della serata: da #selfieconlacarducci a #tuseivalentinapettinato?, roba che ce accompagna in tutti i Festival che io ancora non mi spiego perché non siano diventati trend topic. Come dite? I Festival ce li filiamo solo noi? Ha più follower il contadino cerca moglie?

Ah, po’ esse.

Bene. Chiudo col ricordarvi l’appuntamento di oggi per la presentazione dei libri di Andrea e Chiara, forza venite tutti, diventiamo una grande famiglia, così continuo ad alzare il ‘rating celeb’ con le nuove amicizie Facebook che fioccano sotto i festival (misurato con l’apposito strumento che è ‘il Carducciometro’*).

A dopo cari. Vado ad affondare la mia tristezza in una fetta di finta Sacher.

*il ‘Carducciometro è uno strumento scoperto da Ang per misurare la glamitudine di una persona, basato sulla correlazione tra le amicizie della Carducci e quelle condivise con una persona. Se accresci il numero di richieste di amicizie sharate con lei, si alza il rating glam.

(Vì)