Netflix dice di credere ancora nel cinema in sala: ora deve dimostrarlo nel 2026

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L’accordo che porterà Netflix ad acquisire Warner Bros. Discovery ha provocato reazioni forti nell’industria cinematografica, soprattutto dal lato delle sale. Per molti esercenti e addetti ai lavori, vedere una piattaforma che per anni ha trattato i cinema come concorrenti inglobare uno dei più grandi distributori theatrical di Hollywood è apparso come l’ennesimo colpo a un settore già duramente provato dalla pandemia.

Netflix, però, sostiene di voler ribaltare questa percezione. Nella sintesi ufficiale dell’accordo si afferma che lo studio Warner Bros. non abbandonerà affatto la distribuzione cinematografica tradizionale. Una promessa che, dopo anni di dichiarazioni opposte, ha lasciato più di uno scettico. A rafforzarla è intervenuto direttamente il co-CEO Ted Sarandos, recentemente intervistato dal New York Times, dichiarando che Netflix intende preservare e valorizzare la macchina distributiva theatrical di Warner, mantenendo finestre di uscita di 45 giorni e puntando apertamente a vincere il box office, non solo lo streaming.

Parole rassicuranti, certo. Ma per molti osservatori restano tali finché non si traducono in fatti. Anche perché l’operazione è ancora sotto pressione: Paramount sta contrastando l’accordo, e rassicurare l’industria sul futuro delle sale è anche una mossa strategica per rendere Netflix un acquirente più “accettabile”.

Il nodo del 2026: parole o film in sala?

Ad oggi, tutto lascia pensare che Netflix non abbia intenzione di rivoluzionare la propria strategia: Warner Bros. continuerà a produrre film pensati per l’uscita cinematografica ampia, mentre i progetti a marchio Netflix resteranno orientati allo streaming. Il problema è che la linea di confine tra “film Warner” e “film Netflix” è tutt’altro che chiara, soprattutto per i registi, e potrebbe trasformarsi in un terreno di scontro creativo e politico.

Eppure, Netflix ha già dimostrato in passato di saper piegare le proprie regole quando conviene. E il 2026 potrebbe essere il momento ideale per farlo. Secondo Variety, infatti, sono già in corso dialoghi più distesi tra Netflix e AMC Theatres, dopo anni di rapporti tesi, con l’idea di espandere esperimenti theatrical legati a titoli di grande richiamo.

Tra i candidati più forti figurano due progetti di altissimo profilo: Greta Gerwig con il suo Narnia e David Fincher con The Adventures of Cliff Booth, sequel spirituale di C’era una volta… a Hollywood scritto da Quentin Tarantino e interpretato da Brad Pitt. Il primo è già destinato a un’uscita evento su 1000 schermi IMAX nel periodo del Ringraziamento, ma potrebbe estendersi oltre i circuiti premium; il secondo, atteso per l’estate 2026, avrebbe tutte le caratteristiche di un grande film da sala.

Altri segnali da non ignorare

Un altro caso emblematico è The Flood di Zach Cregger, autore di Weapons. Il progetto, originariamente pensato per Netflix, si sarebbe arenato proprio per divergenze sulla distribuzione cinematografica. Con Warner ormai parte del futuro di Netflix, offrire a questo film un’uscita theatrical completa sarebbe un segnale forte verso autori ed esercenti.

Netflix, insomma, ha a disposizione strumenti ben più convincenti di un’intervista. Se davvero intende diventare un attore credibile anche nel cinema in sala, il 2026 è l’anno giusto per dimostrarlo. Perché, nell’industria cinematografica, le promesse contano poco se non arrivano accompagnate dai film.

Redazione
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