The Danish Girl

Il ruolo dell’artista transgender Lili Elbe in The Danish Girl è probabilmente uno dei più conosciuti – e acclamati – della carriera di Eddie Redmayne. Tuttavia, in una recente intervista con il Times di Londra, l’attore britannico ha ammesso che, oggi, non accetterebbe la parte.

 
 

All’epoca dell’uscita in sala del film di Tom Hooper, che valse a Redmayne una candidata all’Oscar come miglior attore protagonista (l’ambita statuetta – lo ricordiamo – l’aveva già vinta per il ruolo di Stephen Hawking ne La teoria del tutto), la scelta di far interpretare un personaggio transessuale ad un uomo cisgender venne accolta da numerose critiche. A quanto pare, oggi Redmayne sembra essere d’accordo con quelle contestazioni.

“No, adesso non accetterei quella parte”, ha confessato l’attore. “All’epoca accettai perché ero mosso dalle migliori intenzioni, ma penso che sia stato un errore. La discussione riguardo alle frustrazioni sui casting è dovuta al fatto che molte persone non hanno voce in capitolo. Deve esserci un livellamento, altrimenti ci saranno sempre dibattiti di questo tipo.” 

Eddie Redmayne in difesa della comunità transgender

Non è la prima volta che Eddie Redmayne si espone in difesa della comunità transgender: lo scorso anno, infatti, il protagonista della saga di Animali Fantastici aveva criticato duramente le dichiarazioni di J.K. Rowling, la celebre scrittrice britannica nota per aver dato vita al magico mondo di Harry Potter, accusata di transfobia.

All’epoca, aveva dichiarato: “Il rispetto nei confronti delle persone transgender resta un imperativo culturale. Negli anni anche io ho cercato costantemente di educare me stesso. Avendo lavorato sia con J.K. Rowling che con diversi membri della comunità trans, ci tengo a chiarire con fermezza la mia posizione. Non sono d’accordo con i commenti di Jo! Le donne trans sono donne! Gli uomini trans sono uomini! Le identità non-binarie sono valide! So che i miei amici e colleghi transgender sono stanchi di questa continua messa in discussione delle loro identità. Vogliono soltanto vivere le loro vite in pace ed è arrivato il momento di lasciarglielo fare.”