Julia Roberts ha offerto una risposta sorprendentemente onesta alla domanda se oggi accetterebbe il ruolo che ha lanciato definitivamente la sua carriera: Pretty Woman. La celebre rom-com, diretta da Garry Marshall e interpretata insieme a Richard Gere, resta uno dei titoli più iconici degli anni ’90, ma il tempo – e il cambiamento culturale – ne hanno modificato la percezione.
In una recente intervista a Deadline, Roberts ha spiegato che, anche ipotizzando di avere oggi l’età giusta, non si sentirebbe più in grado di interpretare Vivian Ward come allora.
“Ho perso quell’innocenza”: perché Vivian oggi non sarebbe più possibile
Secondo l’attrice, il problema non è legato a un giudizio negativo sul film, ma a un cambiamento personale inevitabile:
“Ora ho troppi anni e troppo ‘peso del mondo’ dentro di me. Non riuscirei più a fluttuare in un film così.”
Roberts chiarisce che non si tratta di un peso negativo, ma dell’insieme delle esperienze, delle consapevolezze e delle lezioni accumulate nel tempo. Elementi che renderebbero impossibile restituire l’innocenza emotiva che caratterizzava Vivian, nonostante il contesto del personaggio. Un’innocenza che, come sottolinea l’attrice, era strettamente legata alla giovinezza.
Pretty Woman e il cambiamento dello sguardo culturale
Oltre alla questione interpretativa, Julia Roberts riflette anche su come Pretty Woman probabilmente non verrebbe accolto allo stesso modo oggi. Nel corso degli anni, il film è stato riletto in chiave critica per la sua narrazione romantizzata di una relazione transazionale e per alcuni elementi da “damsel in distress”.
Roberts osserva come il mutamento culturale renda inevitabile questo tipo di revisione: ciò che negli anni ’90 appariva come una favola moderna, oggi può risultare problematico. Non è un caso che il film sia stato spesso paragonato a Anora, che parte da una premessa simile ma ne offre una lettura decisamente più cupa e realistica.
Un film che ha segnato la storia (e una carriera)
Nonostante le criticità emerse col tempo, l’impatto di Pretty Woman sulla carriera di Julia Roberts è innegabile. Il film le valse una nuova candidatura all’Oscar e aprì la strada a una serie di ruoli iconici negli anni successivi, da Il matrimonio del mio migliore amico a Notting Hill. L’attrice avrebbe poi vinto l’Academy Award con Erin Brockovich nel 2000.
Oggi Roberts guarda a Pretty Woman con lucidità e distanza critica: forse non lo farebbe più, ma riconosce che quel film ha lasciato un segno indelebile nella storia del cinema e nella sua vita professionale.


