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Russell Ira Crowe: in nome omen. Quell’ira che si mette sempre in mezzo (dentro e fuori dal set) ha reso, sì, memorabile il suo Gladiatore, ma anche alcuni episodi del suo privato, come ad esempio l’arresto del 2005 in seguito all’incidente col portiere in un albergo di New York (Russell gli scaraventa addosso un telefono, ma poi si pente). E chissà se il suo caratteraccio non sia fra le cause della separazione dalla moglie Danielle Spencer, compagna storica (con una parentesi nel 2000 per amoreggiare con Meg Ryan sul set di Rapimento e riscatto) e madre dei suoi due figli.

È la tradizione: il genio va a braccetto con la sregolatezza, e uno che è stato nominato agli Oscar come migliore attore per tre anni di fila (vincendo nel 2001 con Il gladiatore di cui sopra) non può che essere un po’ scapestrato, ecco. Il che non gli ha comunque impedito di accaparrarsi progetti interessanti che lo hanno portato dalle arene dell’antica Roma a teoremi matematici impossibili, dai ring della Grande Depressione alla foresta di Sherwood con Litte John & compagni, fino all’atteso Noé firmato Aronofsky. La stella (n° 2.404) sulla Walk of Fame di Hollywood se l’è guadagnata, insomma. Tutto ha inizio in Australia, sua seconda patria: Russell nasce infatti in Nuova Zelanda, ma si trasferisce a più riprese nella terra dei canguri, dove da giovane fa la gavetta in numerosi serial e soap locali, finché non approda anche al cinema. Dopo qualche ruolo minore, nel ’92 domina la scena in Skinheads, grande successo di pubblico e critica, coronato da un premio dell’Australian Film Institute come miglior attore. Seguono altri titoli più o meno rilevanti, ma bisogna aspettare il 1997 perché L.A. Confidential lo lanci nel firmamento hollywoodiano, seguito nel ’99 da un altro progetto importante, Insider – Dietro la verità di Michael Mann. Dopodiché Russell è davvero pronto a scatenare l’inferno. Il 2000 lo vede infatti calzare i sandali polverosi di Massimo Decimo Meridio, “comandante dell’esercito del Nord, generale delle legioni Felix, servo leale dell’unico vero imperatore Marco Aurelio”. Peccato che Commodo/Joaquin Phoenix gli faccia qualche dispettuccio, trasformandolo in “padre di un figlio assassinato, marito di una moglie uccisa”, insomma in uno che avrà la sua vendetta… “in questa vita o nell’altra”. Il successo del kolossal di Ridley Scott fa di Crowe una star internazionale (a prova di statuetta), oltre a rilanciare il genere peplum, considerato da tempo morto & sepolto (tra le rovine di flop storici mai dimenticati). In poche parole, è anche colpa di Massimuccio nostro se oggi ci sono film su Pompei ed Ercole interpretati da muscoloni mono-espressivi depilati e oliati a dovere, resi ancora più possenti (e unti) dal glorioso 3D… se non altro lui, l’indomabile gladiatore, era sporco e villoso. Comunque l’eroe romano è solo una tappa nella luminosa carriera di Mr. Crowe, che l’anno successivo è di nuovo a rischio Oscar per lo schizofrenico John Nash, protagonista di A Beautiful Mind di Ron Howard, regista con cui tornerà a lavorare nel 2005 in Cinderella Man, ma solo dopo aver accolto la Sfida ai confini del mare di Peter Weir con Master & Commander. Russell fa la doppietta anche per Ridley Scott col sentimentale Un’ottima annata (2006), trampolino di lancio della francese più esportata del momento, Marion Cotillard; ma ad essere sinceri, con Ridley ormai c’è un vero e proprio sodalizio, come testimoniano i tre progetti che li riuniscono a stretto giro: American Gangster (2007), Nessuna verità (2008) e Robin Hood (2010). È nato un amore? Sembrerebbe, anche se Russell si concede comunque qualche scappatella qua e là, flirtando con altri registi quali James Mangold (Quel treno per Yuma), Kevin Mcdonald (State of Play), Paul Haggis (The Next Three Days), Zack Snyder (L’uomo d’acciaio). Se Scott lo ha convinto a rubare ai ricchi per dare ai poveri, Tom Hooper lo fa perfino cantare nella versione cinematografica del musical Les Misérables (2012), in cui il Javert di Russell se la batte a suon di acuti col Jean Valjean di Hugh Jackman. Vince Wolverine, ma Crowe si difende bene, anche perché la musica è la sua passione (alla fine degli Ottanta si esibisce col nome d’arte ‘Russ Le Roq’) e non si tira mai indietro quando c’è da intonare un brano (vedi l’apparizione a Sanremo nel 2001 e la performance estemporanea con l’allegra brigata di Robin Hood sulla scalinata di Piazza di Spagna nel 2010).

Di recente lo abbiamo visto in Storia d’inverno e a giorni lo ritroveremo nel biblico Noah, in cui è chiamato a interpretare il tizio dell’arca alle prese col famigerato diluvio universale. Ricordiamoci che lui fa ‘Ira’ di secondo nome, e che è un appassionato di rugby, quindi è probabile che non si arrenda facilmente. Nel frattempo, lo mettiamo alla prova noi con le 50 candeline che gli tocca soffiare a questo giro. HAPPY BIRTHDAY RUSSELL!

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Giovane, carina e disoccupata (sta a voi trovare l'intruso). E' la prova vivente che conoscere a memoria Dirty Dancing non esclude conoscere a memoria Kill Bill, tutti e due i Volumi. Tanto che sulla vendetta di Tarantino ci ha scritto la tesi (110 e lode). Alla laurea in Scienze della Comunicazione seguono due master in traduzione per il cinema. Lettrice appassionata e spettatrice incallita: toglietele tutto ma non il cinematografo. E le serie tv. Fra le esperienze lavorative, 6 anni da assistente alla regia in fiction e serie per la televisione (avete presente la Guzzantina in Boris?). Sul set ha imparato che seguire gli attori è come fare la babysitter. Ma se le capita fra le mani Ryan Gosling...