Cujo è un film del 1983 diretto da Lewis Teague e con protagonisti nel cast Dee Wallace, Daniel Pintauro, Daniel Hugh Kelly e Ed Lauter.

Cujo, la trama

Cujo recensione posterTrama: Nella ridente località di Castle Rock nel Maine, (dove Stephen King ha ambientato tanti dei suoi romanzi) un sanbernardo, proverbiale simbolo di mansuetudine canina, contrae la rabbia e  si trasforma in una scatenata macchina di terrore e morte.

Dopo aver lasciato dietro di sé una lunga scia di sangue, se la prenderà con una giovane donna e il suo piccolo figlio che, chiusi in macchina, in un luogo isolato, diverranno vittime di un autentico assedio da parte della bestia scatenata, fino all’epilogo, in cui la madre prenderà coraggio, affrontandola direttamente.

Analisi: Tra gli adattamenti dei romanzi di Stephen King, Cujo è uno dei meno riusciti, finito presto nel dimenticatoio, abbastanza meritatamente. Un film in parte sfortunato, destinato a fare la fine del vaso di coccio trai vasi di ferro, la sua uscita ‘incastrata’ tra quelle di La zona morta e Christine, anch’essi targati 1983 e firmati rispettivamente da David Cronenberg e John Carpenter. A dirigere le danze in questo caso è Lewis Teague, del quale non si ricordano altre opere degne di nota, a parte forse il film a episodi L’occhio del gatto, altro adattamento minore dai racconti di King.

Dee Wallace è la protagonista, nel ruolo della madre: all’epoca l’attrice era reduce da E.T., anche in quel caso nel ruolo di una madre, alle prese con un più innocuo alieno; assieme a lei nel cast il marito Christopher Stone; più noti Daniel Hugh Kelly (in seguito protagonista della serie tv Hardcastle and McCormick, nel ruolo di quest’ultimo) e soprattutto Ed Lauter, storico caratterista hollywoodiano con innumerevoli apparizioni al suo attivo: quella in The Artist è stata una delle ultime, prima della scomparsa.

Cujo recensioneAl di là delle prove, di certo non strabilianti, offerte dagli attori, il film trova il suo limite principale nell’obbiettiva difficoltà dell’adattamento dell’originale: il libro di King era un meccanismo perfetto, giocato sulla costruzione della concatenazione di eventi che avrebbe portato una donna e suo figlio nell’improbabile situazione di trovarsi asserragliati in un auto sotto attacco da parte di un sanbernardo rabbioso; nel passaggio sul grande schermo, gran parte dell’efficacia della storia si perde, a causa dei necessari rimaneggiamenti, tagli, sunti… il tutto finisce per essere una catena di uccisioni da parte del cane, che diviene una sorta di nemesi, nello stile di prodotti come Venerdì 13 e simili.

Se poi ai già pesanti interventi sul materiale di partenza, si aggiunge il totale stravolgimento del finale, reso molto più rassicurante rispetto all’autentico pugno nello stomaco dell’originale, la mediocrità dell’esito appare scontata. Nonostante tutto  il film ha goduto di un successo breve ma intenso al botteghino, con incassi che arrivarono quasi a triplicare il budget di partenza.