HomeSerie TvRecensioniAmbizione 3: recensione della serie turca su Netflix

Ambizione 3: recensione della serie turca su Netflix

Lo scontro fra generazione X e Z torna per una terza volta in streaming, ma lo show sembra aver perso colpi e idee

-

Il falco e il leone sono tornati in trincea. Questa volta non per combattersi, ma per combattere insieme. La metafora della giungla, con i suoi dominatori su terra e cielo, continua a essere la chiave simbolica di Ambizione 3, dramma turco di Netflix creato da Meriç Acemi, anche in veste di sceneggiatrice. Nella centrifuga del serial, fino ad ora sono stati versati diversi temi stuzzicanti: dall’invidia divoratrice all’ambizione più incontrollata, fino a quello scontro generazionale rappresentato da Lale e Asli, terreno fertile per raccontare la nera realtà del giornalismo odierno, dove la notizia non è più figlia della verità ma è frutto di tendenze social il cui effetto domino diventa uno tzunami impossibile da placare.

Uno dei punti di forza dello show è stato usare come pretesto l’attualità – quindi il mal uso di Instagram, X o Tik Tok – per mettere a confronto due generazioni che sembrano non capirsi, ma che invece, se si ponessero in condizione d’ascolto l’uno verso l’altro mettendo al margine diffidenza e superiorità, avrebbero molto da imparare. Ed è qui che Ambizione 3 arriva, a soli pochi mesi d’uscita dalla seconda season, determinando – si spera – la sua conclusione con l’atto finale.

Ambizione 3, la trama

Lo show turco che per due stagioni ha seguito lo scontro fra Lale, giornalista veternana appartenente alla Generazione X, e Asli, novella nell’ambiente della Generazione Z, aveva risolto l’astio fra le due nelle battute finali della seconda stagione, spalancando le porte a una loro “collaborazione” in questa terza season. Lale, dopo aver aperto un suo canale lanciando un format nuovo, viene ingaggiata da un nuovo network, REDW, a cui capo come CEO c’è Muge, sua vecchia amica che nutre per lei solo odio, e con la quale aveva lavorato insieme a Dall’altra parte prima che arrivasse Asli a detronizzarla. Quest’ultima, però, negli ultimi episodi della stagione precedente era stata licenziata da Gulbin, a capo dell’azienda, salvo poi venire richiamata per condurre accanto a Yusuf, ancora una volta, il programma. Il testa a testa, in questa nuova stagione, avviene dentro le rispettive aziende, ma il turining point arriva quando, per un presunto video a sfondo hard di Lale (non vero), questa viene licenziata da REDW e decide di lasciare Istanbul per sparire dai radar degli sciacalli del web. Ma sarà proprio Asli a farle cambiare idea, convincendola a rimanere in Turchia e proponendole un’alleanza insieme con Dall’altra parte, per farle ripulire l’immagine e distruggere Muge e il suo impero.

Ambizione 3

Uno show che ha perso il suo baricentro

Il problema di alcuni prodotti streaming è che, forti dei grandi ascolti e della fedeltà del pubblico, continuano a oltranza non preoccupandosi più della qualità, che passa in secondo piano. Un ragionamento che applichiamo anche per Ambizione 3, almeno in parte. Il primo episodio sembrava contenere un evento scatenante, incentrato su Yusuf, che avrebbe virato verso altri lidi tematici, quali i disagi giovanili e l’inadeguatezza verso un mondo ancora troppo ancorato al passato e ai veterani dei mestieri. Largo spazio alle nuove generazioni, si sente dire spesso, un eco che però ad oggi ancora non pare stia facendo smuovere le acque come dovrebbe. È una tematica calda, questa, sentita da tantissimi, molti dei quali fra l’altro guardano proprio la serie, che avrebbe perciò potuto dare allo show una nuova linfa vitale.

Se c’è l’intenzione di andare avanti, deve esserci anche il coraggio di rinnovarsi e non fossilizzarsi sull’impostazione contenutistica iniziale, altrimenti il rischio è la ridondanza e la perdita di valore del prodotto stesso. Nel caso del dramma turco, l’essere rimasti fermi sui medesimi precedenti punti non solo ne ha evidenziato la stanchezza, ma ha anche fatto sì che tornassero ciclicamente le stesse dinamiche, estremamente speculari a quanto già visto, scivolando nel ripetitivo. Lale e Asli sono oramai alleate, e incarnano la prova vivente di un’unione fruttuosa che può esserci fra Generazione X e Z (si sarebbero potuti fermare qui), ma nel mirino questa volta finiscono il resto dei personaggi, proseguendo ancora un discorso già esaurito, senza aggiungere così niente di ciò che era stato processato.

È solo verso metà racconto che lo show introduce un nuovo campo di discussione, quello della pericolosità dei sextape, provando a parlare dell’importanza di riflettere bene sulle proprie azioni perché spesso possono arrecare danni irreversibili al prossimo, ma purtroppo anche questa si riduce a essere solo una parentesi veloce e soprattutto molto approssimata. Dispiace, indubbiamente, considerato che Ambizione 3 conserva comunque alcune scene e dialoghi molto potenti (uno di questi è contenuto nell’episodio 5) , frutto di una sceneggiatura che si ricorda – seppur non spesso – di avere un bel potenziale su cui far leva. Considerato il climax finale e le sequenze in ultima battuta, lo show sembra però (potremmo dire per fortuna) aver deciso per un epilogo che metta un punto e non una virgola. Speriamo perciò di non sentire annunci di rinnovi, a meno che l’idea per una eventuale quarta stagione non si fondi su un impegno di attuare un refresh.

Sommario

Il problema di alcuni prodotti streaming è che, forti dei grandi ascolti e della fedeltà del pubblic, continuano a oltranza non preoccupandosi più della qualità. Un ragionamento che applichiamo anche per Ambizione 3, almeno in parte: nel caso del dramma turco, l'essere rimasti fermi sui propri punti non solo ne ha evidenziato la stanchezza, ma ha anche fatto sì che si ripetessero ciclicamente le dinamiche, scivolando nel ripetitivo.
Valeria Maiolino
Valeria Maiolino
Classe 1996. Laureata in Arti e Scienze dello Spettacolo alla Sapienza, con una tesi su Judy Garland e il cinema classico americano, inizia a muovere i primi passi nel mondo della critica cinematografica collaborando per il webzine DassCinemag, dopo aver seguito un laboratorio inerente. Successivamente comincia a collaborare con Edipress Srl, occupandosi della stesura di articoli e news per Auto.it, InMoto.it, Corriere dello Sport e Tutto Sport. Approda poi su Cinefilos.it per continuare la sua carriera nel mondo del cinema e del giornalismo, dove attualmente ricopre il ruolo di redattrice. Nel 2021 pubblica il suo primo libro con la Casa Editrice Albatros Il Filo intitolato “Quello che mi lasci di te” e l’anno dopo esce il suo secondo romanzo con la Casa Editrice Another Coffee Stories, “Al di là del mare”. Il cinema è la sua unica via di fuga quando ha bisogno di evadere dalla realtà. Scriverne è una terapia, oltre che un’immensa passione. Se potesse essere un film? Direbbe Sin City di Frank Miller e Robert Rodriguez.

Articoli correlati

- Pubblicità -

ALTRE STORIE

- Pubblicità -
Il problema di alcuni prodotti streaming è che, forti dei grandi ascolti e della fedeltà del pubblic, continuano a oltranza non preoccupandosi più della qualità. Un ragionamento che applichiamo anche per Ambizione 3, almeno in parte: nel caso del dramma turco, l'essere rimasti fermi sui propri punti non solo ne ha evidenziato la stanchezza, ma ha anche fatto sì che si ripetessero ciclicamente le dinamiche, scivolando nel ripetitivo. Ambizione 3: recensione della serie turca su Netflix