La Ruota del Tempo: la recensione degli episodi 4 e 5

Basata sul ciclo di romanzi di Robert Jordan, la nuova serie fantasy di Amazon è disponibile con un nuovo episodio ogni venerdì su Amazon Prime Video.

Se i primi tre episodi di La Ruota del Tempo avevano gettato le basi del racconto, con il quarto e il quinto si entra ora nel vivo dell’avventura. Intitolati Il Drago Rinato e Sangue chiama Sangue, questi da una parte sviluppano il percorso intrapreso dai personaggi e dall’altra approfondiscono la filosofia alla base della storia. Come noto, la serie è basata sull’imponente ciclo letterario ideato da Robert Jordan, scritto nel corso di vent’anni e completato da Brandon Sanderson in seguito alla scomparsa dello scrittore, avvenuta nel 2007. Si tratta di un corpus letterario composto da 14 romanzi, ognuno non inferiore alle 800 pagine, cosa che fa di questo uno dei maggiori racconti fantasy degli ultimi decenni.

 

Grazie allo showrunner Rafe Judkins La Ruota del Tempo ha infine ottenuto la sua trasposizione audiovisiva, con una prima stagione composta da 8 episodi ed una seconda già confermata e in fase di riprese. Questa prima, in particolare, si concentra sulla ricerca da parte di Moiraine Damordred (Rosamund Pike), strega appartenente alla potente organizzazione delle Aes Sedai, della reincarnazione del Drago Rinato, colui che potrà riportare l’ordine nell’Universo. Uno tra i giovani Rand al’Thor, Perrin, Mat, Egwene e Nynaeve sembra essere l’eletto, ma per scoprire chi dovranno tutti affrontare pericoli immani e attraversare prove imprevedibili.

Il viaggio verso la Torre Bianca continua

Al termine del terzo episodio i protagonisti di La Ruota del Tempo avevano raggiunto quel momento inevitabile che li vede separarsi e procedere attraverso percorsi diversi verso la medesima meta. La serie sta ancora gettando elementi per descriverci tanto loro quanto ciò di cui sono capaci. Allo stesso tempo, però, si ha la sensazione di aver già incontrato tutto quello che questa stagione ha da offrire in termini di personaggi e luoghi. Gli ideatori sembrano dunque concentrarsi da ora sul consolidare le caratteristiche distintive della serie, quegli elementi che possono permetterle di distinguersi da titoli similari come Il Trono di Spade e Il Signore degli Anelli.

Come già affermato nella recensione dei precedenti episodi, risulta di particolare fascino il concetto alla base di questo universo narrativo. Questa “ruota del tempo” che dona una circolarità al tutto, permettendo un continuo ritorno di ciò che è stato, con la possibilità di avere dunque infinite possibilità per ogni anima esistente. Nei nuovi episodi tale concetto viene ulteriormente approfondito, confermandosi come un dettaglio di particolare fascino che dona all’intera concezione della storia e dei personaggi un valore in più. Allo stesso tempo, impariamo meglio a conoscere l’ordine delle Aes Sedai, molto più variegato e controverso di quello che si poteva immaginare.

La Moraine Dramordred della Pike è una buona guida in ciò, attraverso la quale si impara a relazionarsi con le altre donne facenti parte di questo gruppo, le uniche ad avere il dono della magia. Ci si relaziona poi con i singoli ragazzi protagonisti, scoprendo di più sul loro passato e sui loro poteri ancora acerbi, mentre fa la sua comparsa anche il Falso Drago interpretato da Alvaro Morte (il professore de La casa di carta). Tante sono dunque le linee narrative da seguire e non tutte riescono ad ottenere il giusto spazio all’interno di questi nuovi episodi. La sensazione sembra dunque quella di una grande concentrazione di eventi senza però che questi riescano a compiersi al meglio.

La Ruota del Tempo Recensione

La Ruota del Tempo, ep. 4 e 5: la recensione

Nonostante i loro problemi di ritmo, questi nuovi episodi si affermano come grossomodo più avvincenti dei precedenti, mettendo in campo maggiori dinamiche e conflitti. Giunti ormai a poco più di metà stagione, c’è da aspettarsi che d’ora in avanti si galopperà verso un finale che necessariamente dovrà dirsi all’altezza. Occorre infatti fidelizzare lo spettatore, probabilmente ancora frastornato dalla tanta carne a fuoco ma certamente affascinato dalla filosofia di fondo e dagli straordinari ambienti mostrati. L’arrivo alla Torre Bianca, ad esempio, ha un profondo sapore tolkieniano, tanto per l’imponenza del luogo quanto per il fascino della scenografia.

Anche da un punto di vista emotivo questi due nuovi episodi regalo momenti particolarmente intensi, dalle confessioni di Perrin alla scoperta del legame che unisce le Aes Sedai ai loro custodi. Cresce dunque la voglia di vedere di più e questi due nuovi episodi soddisfano in parte tale desiderio. Manca ancora qualcosa per rendere memorabili la serie e le vicende raccontate, come ad esempio una maggior chiarezza nei confronti delle minacce, degli antagonisti e, in generale, di quanto sta tramando per distruggere il mondo. Dettagli che probabilmente arriveranno nei prossimi episodi e il cui mistero per il momento tiene viva la curiosità dello spettatore.

 

RASSEGNA PANORAMICA

Sommario

I due nuovi episodi di La Ruota del Tempo approfondiscono dinamiche e conflitti, gettando sul percorso nuovi elementi per la comprensione dei personaggi e della filosofia alla base del racconto. Non tutti ottengono il giusto spazio e ciò determina un ritmo piuttosto altalenante, ma il mistero si infittisce e cresce il desiderio di proseguire nell'avventura.
Gianmaria Cataldo
Laureato in Cinema e Arti Digitali alla Sapienza, è un giornalista pubblicista iscritto all'albo dal 2018. I principali campi di attività riguardano la critica e gli approfondimenti cinematografici.
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