Ozark 2, recensione della serie Netflix

Torna su Netflix a partire dal 31 agosto la seconda stagione di Ozark, serie tv ideata da Bill Dubuque e Mark Williams. Nei nuovi dieci episodi ritroviamo Jason Bateman e Laura Linney nei panni di Marty e Wendy Byrde, intenti a perpetrare nella loro attività di riciclaggio di denaro per i cartelli della droga messicani, e allo stesso tempo costretti a fare i conti con i criminali locali, i quali desiderano ottenere la propria parte nella storia.

Le nuove puntate di Ozark tolgono sin da subito ogni dubbio: la coerenza tra le due stagioni è stata mantenuta intatta. A conservare questa coesione è prevalentemente il carattere estetico, dalla ricorrenza di determinati elementi al tono cupo con cui ogni episodio è affrontato. Nel corso della stagione vediamo tornare in scena tutti i personaggi già incontrati precedentemente, con la narrazione che si concentra esclusivamente su di loro, senza introdurne di nuovi. Cosa, questa, che se da un lato avrebbe potuto portare freschezza alla serie, avrebbe allo stesso tempo rischiato di rendere ancor più complesso il già intricato puzzle della storia.

Tra gli episodi della stagione spiccano quelli diretti da Jason Bateman stesso, che appare sempre più pervaso dalla natura della serie, riuscendo così a realizzare una regia elegante e attraente, che spesso sopperisce lì dove la scrittura si fa cedevole.

Tuttavia, nonostante questa coerenza di fondo e il grande interesse per i propri protagonisti, la seconda stagione di Ozark si rivela essere, con il procedere degli episodi, decisamente sottotono. Complice una ridotta presenza di eventi significativi e un’eccessiva dilatazione del tempo, diventa sempre più difficile venire coinvolti attivamente nella narrazione, che già di per sé intricata non facilita la visione. La conseguenza è una quasi totale mancanza di ritmo che pervade la stagione, fatta eccezione per alcuni specifici momenti che rivelano un maggior fascino.

Allo stesso modo i personaggi non sembrano vivere una particolare evoluzione, risultando così difficile poterli apprezzare più di quanto si era ottenuto con la prima stagione. Risultano comunque convincenti  le prove attoriali di Jason Bateman e Julia Garner, mentre a rubare la scena a tutti è Laura Linney, sempre più donna di potere e vero e proprio personaggio centrale della stagione.

Occasione mancata, dunque, per la seconda stagione di Ozark, che non riesce a riprodurre l’attrattiva della precedente né ad approfondirne la vicenda, risultando così essere poco più che una divagazione sulla storia e sui temi presentatici inizialmente.

 
 

RASSEGNA PANORAMICA

Sommario

Occasione mancata, dunque, per la seconda stagione di Ozark, che non riesce a riprodurre l’attrattiva della precedente né ad approfondirne la vicenda, risultando così essere poco più che una divagazione sulla storia e sui temi presentatici inizialmente.
Gianmaria Cataldo
Laureato in Cinema e Arti Digitali alla Sapienza, è un giornalista pubblicista iscritto all'albo dal 2018. I principali campi di attività riguardano la critica e gli approfondimenti cinematografici.
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