Il 14 ottobre uscirà nelle sale italiane l’attesissimo film di Paolo SorrentinoThis must be the place” primo lungometraggio in lingua inglese del regista napoletano. Presentato a Cannes 2011, dove è stato accolto tra l’entusiasmo del pubblico internazionale, il film di Sorrentino vede come grande e indiscusso protagonista il premio Oscar Sean Penn nei panni di Cheyenne, rock-star dark alla fine della carriera.
Cheyenne vive a Dublino isolato in un meraviglioso castello e accudito dall’amorevole moglie Jane ( una straordinaria Frances McDormand ) la quale da oltre trent’anni lenisce le debolezze e la depressione della rock-star. Cheyenne, ex leader di un gruppo rock degli anni ’80, vive all’ombra stessa del suo personaggio che in parte rifiuta ma che in realtà non riesce ad abbandonare come testimonia l’eccentrico look dark che non smette di vestire. Quando giunge la notizia della morte del padre, con il quale Cheyenne aveva da tempo interrotto i rapporti, il protagonista decide di recarsi in America, dove il genitore ha vissuto sino alla fine. Qui Cheyenne scopre che il padre, ex detenuto di un lager nazista, stava conducendo da anni e privatamente un’indagine su un vecchio aguzzino tedesco con cui aveva un personalissimo conto in sospeso. Inizia quindi un lento viaggio attraverso il New Mexico in cui Cheyenne decide di proseguire le ricerche del padre e al contempo capire di più riguardo se stesso.

Come si evince dal titolo la musica riveste un ruolo fondamentale all’interno del film, “This must be the place” è infatti il titolo di una canzone dei Talking Heads contenuto nell’album Speaking in Tongues del 1983. Il leader della band anglo-americana David Byrne si è occupato della colonna sonora del film oltre a comparire personalmente in diverse sequenze interpretando se stesso. Quella di Byrne non è l’unica intromissione musicale nel cast del film in quanto registriamo anche la presenza di Eve Hewson figlia di Bono Vox. Indubbiamente l’attenzione dello spettatore è catalizzata dalla figura quantomeno singolare ed eccentrica di Penn/Cheyenne, un’interpretazione destinata a rimanere nell’immaginario collettivo cinematografico. Capigliatura vaporosa, trucco onnipresente e una spiccata componente femminile a cui l’attore ha aggiunto una curiosa parlata in farsetto cadenzata e particolarmente lenta.

Sorrentino aveva da subito ben in testa i profili del personaggio, la sua ambigua caratterizzazione, e Sean Penn non ha avuto difficoltà a capire cosa il regista richiedesse dalla parte. “ In sceneggiatura avevamo una definizione già molto precisa del personaggio” afferma Sorrentino, “ il carattere, il trucco, il look. Penn ha portato comunque moltissimo a Cheyenne “. “ Ci piaceva quel modo di parlare a rallentatore” continua Sorrentino, “ che Penn ha introdotto usando il farsetto: una scelta del tutto congrua con un personaggio dal lato femminile tanto presente”. Sean Penn e Sorrentino si sono conosciuti a Cannes nel 2008 quando il primo era presidente di giuria e il secondo presentava in concorso “Il Divo”; il feeling fu immediato tanto che l’attore decise di interessarsi al progetto di questo nuovo film nonostante si fosse promesso di non accettare nessuna sceneggiatura per almeno un anno dopo aver conseguito il secondo Oscar per l’interpretazione in “Milk”.

“ Uno dei più grandi registi del nostro tempo” afferma Penn riguardo a Sorrentino che lo stesso attore definisce “uno dei pochi maestri” attualmente in circolazione. Nicola Giuliano, uno dei produttori del film, conferma che “ tutto si è messo in moto dopo il sì di Sean Penn, che ha risposto alla nostra proposta dopo appena tre giorni”. Lo stesso produttore ammette come uno degli ostacoli principali alla buona riuscita di “This must be the place” sia stato raccogliere l’altissimo budget necessario viste le riprese oltreoceano e la scrittura di un attore tanto importante. L’idea di affidarsi ad un grosso Studio è stata quasi subito accantonata in quanto avrebbe tolto indipendenza al regista e alla sceneggiatura, così si è optato per la strada più lunga e tortuosa ossia unire gli sforzi di più co-produzioni. Lucky Red, Medusa, Banca Intesa e case di produzione irlandesi e francesi hanno messo insieme un budget interamente europeo garantendo al contempo piena autonomia al regista; conti finali alla mano si parla di uno sforzo economico di circa 28 milioni di euro.

Durante le interviste e le conferenze stampa che hanno preceduto l’uscita ufficiale del film, il caustico e introverso regista napoletano ha forzatamente spiegato cosa lo ha portato a perseguire un progetto simile e quale fosse la sua finalità. Sorrentino afferma come “ il film sia l’occasione per mettere più carne al fuoco possibile”: quindi accenni autobiografici, come conferma con “pudore” lui stesso, oltre a quelli relativi all’Olocausto. A riguardo Sorrentino tiene però a precisare che “ è sproporzionato affermare che ho fatto un film sull’Olocausto, diciamo che il film si muove su quello sfondo”. “ This must be the place” è il quinto lavoro cinematografico del regista e scrittore napoletano e per ben quattro volte la giuria di Cannes ha scelto un suo film, pur non concedendogli mai nessun riconoscimento; un Festival che a Sorrentino sta particolarmente a cuore e cui Palma d’oro, afferma, “ sogno più dell’Oscar”.

Distribuito in Italia dalla Medusa, “ This must be the place” uscirà nello nostre sale a partire dal 14 ottobre e sebbene critica e pubblico, come di solito, si dibattono molto sul suo valore reale, è un film che sicuramente merita il personale giudizio di ognuno di noi.