Beast, del 2017, è un thriller psicologico che esplora le tensioni emotive e morali che scaturiscono da relazioni ambigue e minacce latenti. Diretto da Michael Pearce, al suo debutto cinematografico di rilievo, il film si colloca in un filone di thriller intimisti del periodo come Every Breath You Take – Senza respiro e Men, in cui il pericolo e il terrore emergono soprattutto dai legami personali e dall’ambiente circostante, piuttosto che da minacce esplicitamente sovrannaturali. La suspense è costruita con lentezza, concentrandosi sulla psiche dei personaggi e sul senso di isolamento.
Al centro della narrazione c’è la protagonista, interpretata da Jessie Buckley, che offre una performance intensa e stratificata. La sua vita in un’isola remota è sconvolta dall’arrivo di un uomo dal fascino ambiguo, mentre un serial killer terrorizza la comunità. Il film esplora temi come il controllo, la vulnerabilità femminile e il conflitto tra attrazione e pericolo, combinando elementi di tensione psicologica con una drammatica indagine sulla violenza.
Beast è quindi un titolo da recuperare per chi voglia conoscere meglio Jessie Buckley, oggi nota per ruoli in film acclamati come Hamnet e La sposa!, e per apprezzare la sua capacità di reggere un thriller basato quasi interamente sulle sue sfumature emotive. Nel resto dell’articolo proporremo una spiegazione dettagliata del finale, analizzando come l’epilogo del film risolva le tensioni narrative e psicologiche costruite nel corso della storia.

La trama di Beast
Il film racconta la storia di Moll (Jessie Buckley), una donna di 27 anni che lavora come guida turistica e vive insieme alla sua famiglia benestante, ma conservatrice come il resto degli abitanti dell’isola. La ragazza da sempre si sente oppressa dagli ideali estremamente conservatori della comunità e soprattutto da sua madre (Geraldine James), una donna severa e dispotica, ma continua a vivere con i suoi genitori, perché il padre è affetto da demenza. Inoltre, Moll ha sempre vissuto all’ombra dei suoi familiari, tanto che anche il giorno del suo compleanno viene oscurata dall’annuncio di sua sorella di essere incinta. Sentendosi messa da parte il giorno della sua festa, la 27enne abbandona il party per recarsi in un club, dove incontra un affascinante sconosciuto con cui balla tutta la sera.
Quando i due si recano sulla spiaggia per una passeggiata notturna, l’uomo cerca di avere contatti più intimi con lei, nonostante la ragazza non sia d’accordo. A intervenire in suo aiuto arriva Pascal (Johnny Flynn), che mette in fuga lo sconosciuto, salvandola. Questo incontro fortuito cambia totalmente la vita di Moll, che follemente innamorata di Pascal, decide di lasciare la sua famiglia per vivere con lui. Finalmente la frustrazione in cui ha vissuto così a lungo sembra dissolversi e lei si sente viva. Ma quando viene trovato un cadavere, Pascal diventa il sospettato numero uno dell’indagine e Moll dovrà affrontare la comunità e la su famiglia pur di difenderlo.
La spiegazione del finale del film
Nel terzo atto di Beast, Moll affronta la tensione culminante della sua relazione con Pascal. Dopo essere stata arrestata e interrogata dalla polizia per protezione di un sospetto assassino, Moll torna a casa di Pascal tormentata dai sensi di colpa e dalle pressioni esterne. Le visioni dei suoi errori passati e l’ostilità della comunità la spingono a confrontarsi con le sue scelte. La situazione esplode quando Pascal, ferito dall’idea che Moll possa lasciarlo, diventa violento, colpendola fisicamente e rivelando il lato oscuro della loro relazione, confermando la minaccia latente della figura maschile nella storia.
In seguito Moll decide di affrontare direttamente Pascal per estorcergli una confessione. Durante una cena in riva al mare, lo incoraggia a parlare dei delitti, mostrandogli la sua piena accettazione e rivelando la propria colpa passata per aver aggredito un’altra ragazza. Pascal, inizialmente confuso e vulnerabile, ammette la sua mancanza di rimorso verso le vittime. Moll, apparentemente sollevata dalla sua ammissione, guida il rientro in auto, fino al momento in cui usa la propria astuzia per costringerlo a uscire dalla vettura, provocandone gravi ferite. Il climax si risolve con Moll che lo strangola, assumendo il controllo definitivo della situazione.

Il finale mette in chiaro la trasformazione psicologica di Moll. La sequenza della confessione e dell’eliminazione di Pascal rappresenta la completa assunzione di responsabilità sulle proprie scelte morali e il superamento del senso di impotenza accumulato durante tutto il film. Moll passa da vittima a protagonista attiva della propria storia, dimostrando ingegno e determinazione nel confrontarsi con la minaccia più diretta e personale. La sua azione non è motivata da vendetta fine a se stessa, ma da una volontà di liberarsi dalle dinamiche abusive e di proteggere se stessa, segnando la risoluzione del conflitto centrale del racconto.
Il gesto estremo di Moll sancisce anche la chiusura del tema ricorrente della dualità tra amore e pericolo. La relazione con Pascal, costruita sulla passione e sul rischio, mostra come la linea tra attrazione e minaccia possa essere sottile e pericolosa. Il finale funziona da conclusione simbolica: Moll accetta e rivendica la propria complessità emotiva, confrontando l’oscurità del mondo esterno e quella che si cela dentro le persone che ama. La sua decisione evidenzia come il thriller psicologico del film non sia solo sul crimine, ma sull’autodeterminazione e sul riconoscimento del proprio potere.
Il finale di Beast lascia al pubblico un messaggio complesso riguardo alla vulnerabilità, alla moralità e al desiderio di controllo sulla propria vita. Moll rappresenta l’idea di emancipazione dalle relazioni tossiche e dal giudizio sociale, dimostrando che la libertà richiede spesso scelte dolorose e definitive. La narrazione suggerisce anche la fragilità dell’illusione romantica, mostrando che l’attrazione può mascherare comportamenti pericolosi. Infine, il film esplora la resilienza individuale: Moll emerge come una figura che, pur segnata dal trauma, trova la forza di affrontare l’oscurità sia del mondo che dentro di sé, chiudendo il racconto con un senso di controllo e autonomia finalmente conquistati.
