Dopo il successo internazionale di Past Lives, la regista e sceneggiatrice Celine Song torna a esplorare i temi delle relazioni e delle scelte sentimentali con Material Love (Materialists). Il film, interpretato da Dakota Johnson, Pedro Pascal e Chris Evans, racconta un triangolo amoroso ambientato nel mondo esclusivo dei matchmaker di New York.
Come già accaduto con Past Lives, anche questa nuova opera nasce da un’esperienza personale della regista. Prima di affermarsi nel cinema, infatti, Song lavorò realmente come matchmaker per alcuni mesi a New York. Un’esperienza breve ma intensa che le permise di osservare da vicino le dinamiche delle relazioni contemporanee, soprattutto in un contesto in cui l’amore viene spesso trattato come una questione di compatibilità sociale, economica e persino matematica.
In Materialists questa esperienza reale diventa il punto di partenza per una riflessione più ampia su come l’amore venga influenzato da aspettative sociali, successo professionale e parametri apparentemente oggettivi come l’età, l’altezza o il reddito. Ma soprattutto, il film cerca di rispondere a una domanda molto semplice e allo stesso tempo complessa: è possibile ridurre l’amore a una formula?
Dall’esperienza personale di Celine Song alla nascita del film
Prima di diventare una regista affermata, Celine Song si trasferì a New York per lavorare come drammaturga. Come molti giovani artisti nella città, aveva bisogno di un lavoro per mantenersi mentre cercava di costruire la propria carriera creativa.
Non avendo esperienza nei classici lavori di servizio della città – come barista o commessa – Song finì per scoprire una professione piuttosto insolita. Durante una festa conobbe una matchmaker professionista e rimase affascinata da quel mondo. Quasi per curiosità decise di candidarsi per lo stesso lavoro.
Per circa sei mesi lavorò mettendo in contatto single benestanti alla ricerca del partner ideale. Il suo compito consisteva nel raccogliere informazioni dettagliate sui clienti e trovare la persona più compatibile con loro. In teoria si trattava di una professione molto pragmatica, basata su criteri misurabili come età, altezza, carriera e situazione economica.
Tuttavia, proprio quell’esperienza rivelò alla regista quanto l’amore e le relazioni siano difficili da ridurre a numeri. Song ha raccontato più volte che quei mesi le insegnarono moltissimo sulla natura umana. Osservando i suoi clienti capì quanto spesso le persone costruiscano un’idea astratta del partner perfetto, basata su aspettative sociali o culturali più che su un vero legame emotivo.
Da questa osservazione nasce il cuore narrativo di Materialists.
Il personaggio di Lucy e il mondo dei matchmaker di New York
Nel film, Dakota Johnson interpreta Lucy, una matchmaker di alto livello che lavora per una prestigiosa agenzia di New York. Lucy è estremamente competente nel suo lavoro e ha già aiutato numerosi clienti a trovare il partner ideale, portando a diversi matrimoni di successo.
Il suo metodo è però estremamente razionale. Lucy affronta le relazioni come se fossero un problema da risolvere con dati e statistiche. Quando incontra i clienti, li spinge a ragionare su parametri concreti: reddito, altezza, età, livello di istruzione. In sostanza, la compatibilità sentimentale viene trasformata in una sorta di algoritmo sociale.
Questo approccio riflette una realtà sempre più diffusa nella cultura contemporanea. Le app di incontri e i servizi di matchmaking spesso funzionano proprio così: le persone vengono abbinate in base a criteri che cercano di prevedere la compatibilità tra due individui.
Nel film, però, Lucy si trova presto a mettere in discussione il suo stesso metodo.
Il triangolo amoroso tra sicurezza economica e sentimento autentico
Il conflitto centrale della storia nasce quando Lucy si ritrova coinvolta in un triangolo sentimentale che mette alla prova tutte le sue convinzioni.
Da una parte c’è Harry, interpretato da Pedro Pascal. È un uomo ricco, affascinante e di grande successo. In termini di “mercato degli appuntamenti”, rappresenta praticamente il candidato perfetto: bello, alto, sicuro economicamente e socialmente rispettato.
Dall’altra parte c’è John, interpretato da Chris Evans. È l’ex fidanzato di Lucy, un aspirante attore che lavora come cameriere. Il loro rapporto era sincero e profondo, ma la relazione era finita proprio a causa delle difficoltà economiche e delle differenze di ambizione.
Lucy si trova quindi davanti a una scelta che rappresenta uno dei dilemmi più universali nelle relazioni umane: seguire la logica o seguire il cuore.
Attraverso questo triangolo, Celine Song mette in scena un conflitto molto contemporaneo. In un mondo in cui il successo economico e lo status sociale sembrano avere sempre più peso nelle relazioni, quanto spazio rimane per i sentimenti autentici?
Il tema del “mercato degli appuntamenti” e la pressione sociale

Uno degli aspetti più interessanti di Material Love riguarda la riflessione sul cosiddetto “dating market”, cioè il modo in cui le relazioni romantiche vengono influenzate da logiche di mercato.
Nel film, ad esempio, viene affrontato il tema degli standard fisici e sociali che determinano il valore percepito di una persona nel mondo degli appuntamenti. In una scena particolarmente significativa, Lucy e una collega discutono di un intervento chirurgico che permette agli uomini di aumentare la propria altezza.
Nel corso della storia si scopre che Harry ha effettivamente affrontato questo intervento, aggiungendo diversi centimetri alla sua statura. Dopo l’operazione, racconta, la sua vita sentimentale è cambiata radicalmente: improvvisamente molte più donne hanno iniziato a mostrarsi interessate a lui.
La scena può sembrare ironica o persino comica, ma per Celine Song rappresenta qualcosa di profondamente triste. Mostra infatti quanto le persone possano sentirsi costrette ad adattarsi a standard sociali per essere considerate desiderabili.
Un film che cerca di raccontare anche la vulnerabilità maschile
Un aspetto che la regista ha voluto sottolineare riguarda il modo in cui il sistema degli appuntamenti moderni colpisce anche gli uomini. Spesso le storie romantiche tendono a raccontare il punto di vista femminile, ma Song ha spiegato di voler mostrare come anche gli uomini possano essere schiacciati dalle aspettative sociali.
Nel film, il personaggio di Harry rappresenta proprio questo tipo di pressione. Nonostante il successo economico e la sicurezza apparente, anche lui ha dovuto trasformarsi per adattarsi agli standard richiesti dal mondo delle relazioni.
Secondo Song, questo dimostra che il problema non riguarda solo un genere. L’intero sistema delle relazioni contemporanee può diventare una forma di competizione in cui le persone si valutano reciprocamente come se fossero prodotti.
Il vero messaggio di Materialists: l’amore non è un algoritmo
Alla fine, però, il film non vuole essere un semplice ritratto cinico del mondo degli appuntamenti moderni. Al contrario, Celine Song cerca di ricordare che l’amore autentico non segue logiche razionali.
Nel corso della storia Lucy capisce progressivamente che nessuna formula matematica può prevedere la nascita di un vero legame emotivo. Le caratteristiche materiali che sembrano così importanti nella teoria – ricchezza, successo, aspetto fisico – perdono valore quando entrano in gioco i sentimenti.
Per questo motivo il film torna alla domanda centrale che attraversa tutta la filmografia della regista: quanto controllo abbiamo davvero sull’amore?
Secondo Song, la risposta è sorprendentemente semplice. Nonostante tutte le complicazioni della vita moderna, l’amore resta qualcosa che non può essere programmato o pianificato.
Quando accade davvero, semplicemente succede.
