venezia 74 TRE MANIFESTI A EBBING, MISSOURI

Tra i tanti film presentati all’ultima Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia lo scorso settembre, ci fu una pellicola in particolare che attirò molta attenzione su di se: Tre Manifesti a Ebbing, Missouri. Un titolo lunghissimo e specifico per l’ultima fatica di Martin McDonagh, che gli fece meritare una standing ovation da parte della stampa e meritare il Premio per la Miglior Sceneggiatura Originale: ma quello fu solo l’inizio.

L’inglese Martin McDonagh ha lavorato alla sceneggiatura di Tre Manifesti a Ebbing, Missouri per ben otto anni e sebbene possa sembrare una storia vera, è tutto frutto della sua fantasia (compresa la cittadina di Ebbing, che non esiste in nessuna carta). L’ispirazione gli venne mentre era su un classico bus Greyhound in direzione del Texas per assaporare la vera America rurale, quando vide tre cartelloni in mezzo ad un campo, totalmente isolati e con delle frasi provocatorie contro la polizia che non stava facendo nulla riguardo un crimine. Questa immagine gli rimase così impressa che iniziò a sviluppare una sua idea di cosa avesse portato alla vita quei cartelloni pieni di rabbia e dolore e sopratutto chi li avesse commissionati, così che arrivò alla creazione del personaggio di Mildred Hayes.

Tre Manifesti a Ebbing, Missouri racconta la storia di una madre esasperata dal fatto che la polizia se ne stia con le mani in mano e abbia messo da parte le investigazioni per scoprire cosa sia successo alla figlia, stuprata ed uccisa sette mesi prima. Talmente depressa, stanca e arrabbiata, decide di affittare tre manifesti fuori dalla cittadina di Ebbing, facendoci scrivere sopra in nero su sfondo rosso: “RAPED WHILE DYING”, “AND STILL NO ARRESTS?”, and “HOW COME, CHIEF WILLOUGHBY?” ovvero “Stuprata mentre moriva”, “E ancora nessun arresto?”, e  “Come mai Sceriffo Willoughby?”. La provocazione e il senso di grave disrispetto nei confronti delle autorità equivale in fastidio ma anche comprensione da parte dello Sceriffo Willoughby, mentre nel poliziotto Jason Dixon scatena una cieca rabbia, che sfocia in atteggiamenti abusivi verso gay, neri e fondamentalmente chiunque non gli stia a genio, tollerati e nascosti dallo sceriffo amico. La perseveranza di Mildred porterà ad una sequenza di eventi inaspettati, un duro specchio dell’America di oggi.

Sebbene non sia una storia vera, lo potrebbe essere benissimo in quest’epoca ma anche anni fa ed è forse stato questo il segreto del successo del film di McDonagh. O forse il suo vero segreto sono stati gli attori scelti per interpretare i ruoli principali. Nel ruolo di Mildred Haynes troviamo Frances McDormand, “l’unica donna per me per quel ruolo” a detta del regista, perfetta per l’humor asciutto, l’espressività e la determinazione. L’unica che non avrebbe rovinato il personaggio con inutili sentimentalismi ma reso giustizia ad una madre del genere. Woody Harrelson dà autorità ma anche familiarità ad un personaggio come quello dello Sceriffo Willoughby, ma la rivelazione di Tre Manifesti è sicuramente Sam Rockwell nei panni del “poliziotto cattivo” Dixon, anche lui un personaggio scritto da McDonagh con in mente già l’attore. Nel cast anche uno dei giovani più interessanti degli ultimi anni, Lucas Hedges nei panni del figlio di Mildred, Robbie, già visto in Manchester By The Sea e il Tyrion Lannister di Game of Thrones, Peter Dinklage.

Come anticipato, l’avventura di Tre Manifesti a Ebbing, Missouri iniziata a Venezia 74, era solo all’inizio. La pellicola è infatti stata nominata dall’Academy nelle sette seguenti categorie: Miglior Film, Miglior Sceneggiatura Originale, Miglior Film Editing (Jo Gregory), Miglior Colonna Sonora Originale (Carter Burwell), Miglior Attrice per Frances McDormand e Miglior Attore Non Protagonista sia per Woody Harrelson che per Sam Rockwell. Ma prima della notte più importante nel mondo del cinema, il film si è già preso la sua bella parte di premi.

Tre manifesti a Ebbing, Missouri recensione del film con Frances McDormand

Tre Manifesti a Ebbing, Missouri

Accolto dalla critica benissimo a Venezia, Tre Manifesti ha poi conquistato il pubblico vincendo il People’s Choice Award al Toronto International Film Festival e l’Audience Award al San Sebastián International Film Festival, con un debutto in sala che è stato reputato il quarto migliore dell’anno 2017, con numeri che continuano a salire in tutto il mondo grazie alle nomination importanti e sopratutto i premi già vinti. Nonostante diverse controversie sul modo in cui il poliziotto Dixon viene rappresentato e soprattutto affronti un suo percorso di redenzione nonostante le violenze omofone, razziste e misogine, il pubblico sembra apprezzare molto il modo crudo e diretto con cui viene affrontato un tema così importante e attuale.

Con oltre 150 nomination in tutto il mondo, il film ha vinto come Miglior Film nel genere Drama, Miglior Sceneggiatura, Miglior Attrice e Miglior Attore non Protagonista (Sam Rockwell) ai Golden Globe Awards, sempre Frances McDormand, Sam Rockwell e tutto il cast hanno vinto anche ai SAG Awards e sceneggiatura e film ai Satellite Awards, fino ad arrivare ai più recenti BAFTAs dove Tre Manifesti ha dominato in quasi tutte le categorie principali.

Da sempre Globes, Sag, BAFTA e altri awards da gennaio in poi ci mostrano l’andamento dei premi e rendono le previsioni per la lunga notte degli Oscar quasi prevedibili, anche se l’Academy negli ultimi anni ci ha sorpreso per qualche sua scelta (vedi caso La La Land). Possiamo però dire che, Frances McDormand ha la statuetta quasi tra le sue mani, con solo Sally Hawkins di The Shape Of Water e la vincente Meryl Streep con The Post che le stanno con il fiato sul collo, ma anche Sam Rockwell ha tantissime chance di vittoria. Più difficile prevedere le altre categorie, dove tra McDonagh e Del Toro c’è una continua lotta in questa award season e dove potrebbe esserci l’osannato Nolan con il suo Dunkirk alla ricerca della sua prima vittoria.

Non ci resta che aspettare la notte del 4 Marzo per sapere se questo film che parla di ingiustizie, violenza e attualità e che ha messo d’accordo pubblico e critica si porterà a casa qualche statuetta.

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