Ecco una lunga e interessante intervista al regista Wes Anderson, che oggi presenta in apertura al Festival di Cannes il suo Moonrise Kingdom.

Wes Anderson, il regista di Moonrise Kingdom presentato oggi a Cannes, del quale è in corso la cerimonia d’apertura, ha concesso un’intervista a Premiere, che vi proponiamo di seguito:

D: Come hai reagito quando hai saputo che Moonrise Kingdom sarebbe stato il film d’apertura al Festival di Cannes?

WA: Ero decisamente entusiasta! Soprattutto perché, dopo aver proposto la nostra candidatura, sono trascorse sei lunghe settimane prima di ottenere una risposta. Cosa volete che vi dica? E’ il più grande festival del mondo. Fra i miei registi preferiti, molti sono francesi…

D: Non sei mai stato contattato dal festival in passato?

WA: Nessuno dei miei film precedenti era pronto in tempo per il festival. Sono andato a Venezia, ma mai a Cannes.

D: Lo scautismo è un tema atipico per un film. Come ti è venuta questa idea?

WA: Secondo me, lo scautismo rimanda all’America di un tempo, quella dei dipinti di Norman Rockwell e del Saturday Evening Post Magazine. E’ possibile trovare una traccia di questo passato in alcune isole del Paese, dove sembra che il tempo si sia fermato. Mi affascina molto. Inoltre Edward Norton, con il quale desideravo lavorare da tempo, ha dei tratti tipicamente americani che sembrano appartenere a una tela di Rockwell.

D: E’ stato il suo volto che ti ha ispirato?

WA: In parte, sì. Ma, scrivendo, la prima immagine che mi è venuta in mente è quella del bambino con un berretto da scout.

D: Sei stato uno scout?

WA: Non per molto, giusto per due mesi. Ma non ho mai partecipato alle escursioni insieme al gruppo scout, ricordo piuttosto le escursioni in compagnia di mia madre, che è archeologa.

D: Hai fatto alcune ricerche sull’argomento insieme al cosceneggiatore Roman Coppola?

WA: Ci siamo basati piuttosto sulla nostra immaginazione. In compenso, ho lavorato molto sullo stile del film insieme allo scenografo, al costumista e ai produttori. Anche Edward ci ha dato dei consigli.

D: Edward Norton è stato uno scout?

WA: No, ma ha molta esperienza come campeggiatore e avventuriero! Parte spesso all’avventura, fa delle arrampicate, pilota gli aerei… Se ti perdessi nella giungla, Edward sarebbe il compagno ideale per trovare una via d’uscita.

D: Buono a sapersi… Moonrise Kingdom è ispirato alla tua vita, come i tuoi film precedenti?

WA: In realtà, tutto nasce da una riflessione sull’origine dei sentimenti… cosa fare quando ci si innamora, ma si è troppo giovani? Mi ricordo chiaramente di essermi sentito stravolto, non capivo cosa mi succedeva.

D: Qual è stato il contributo di Roman Coppola alla sceneggiatura?

WA: Stavo lavorando da circa un anno sulla storia quando, all’improvviso, sono entrato in una fase di blocco. Così ho chiesto a Roman di aiutarmi. Mi ha spinto nella giusta direzione ponendomi molte domande sui personaggi e sulle loro intenzioni. E poi ha avuto questa intuizione geniale: e se i due bambini si conoscessero prima di fuggire insieme? Avrebbero pianificato tutto, e così via… Abbiamo inserito i flashback nella sceneggiatura, che abbiamo finito di scrivere in un mese.

D: I bambini del film sono più maturi degli adulti. E’ un’affermazione assurda o lo pensi davvero?

WA: Non credo che i bambini siano più maturi degli adulti. In realtà, si trovano su un livello di parità. Ciò contribuisce, in modo contrastante, a dare quell’impressione.

D: Quando Susy dice a Sam: “Avrei voluto essere orfana come te, penso che la tua vita sia davvero speciale”, siamo di fronte a un’affermazione inaspettata e triste al tempo stesso. Si tratta di una definizione appropriata per il tuo cinema?

WA: Mentre scrivo, non ragiono in tali termini. Scelgo determinate idee perché mi sembrano opportune. Non dico mai a me stesso: “in questo punto, sono divertente… in quell’altro, devo essere malinconico”. Il caso vuole che ciò che amo sia sempre nel mezzo! Allo stesso tempo, talvolta mi chiedo in che modo gli spettatori risponderanno all’aspetto tragicomico di una scena. “Era una bravo cane?”, e l’altro risponde: “Chi lo sa? Ma non meritava di morire”. Secondo me, è una scena tristissima che, al tempo stesso, ha un che di scherzoso. (risate)

D: Eviti l’“emozione pura” per pudore?

WA: No. Cerco di inserire l’emozione il più possibile, ma non posso evitare di mescerla all’humour. Ammetto, però, di rischiare di indebolire la spontaneità e l’autenticità dei sentimenti dei miei personaggi…

D: E’ il tuo marchio.

WA: Esatto. Ho l’impressione, a torto o a ragione, che è questo a rendere il mio cinema diverso.

D: Ti spaventava l’idea di lavorare con dei bambini?

WA: Al contrario, mi allettava molto! La fase del casting, soprattutto. Una volta trovati quelli giusti, è affascinante osservare e dirigere i bambini. Non hanno difficoltà nell’eseguire le indicazioni, sono metodici e responsabili, danno sempre del loro meglio. E’ un grande piacere per un regista.

D: Quindi la leggenda metropolitana secondo cui sei una sorta di “control freak” non è smentita…

WA: Più o meno. Ne I Tenenbaum, ho lavorato con il grande Gene Hackman, che mi proponeva sempre la sua versione per una determinata scena, e il risultato era incredibile. Non ho niente contro questo metodo, ma mi angoscia alquanto, perché non avevo la certezza di ottenere quello che volevo. Con i bambini, non mi pongo neppure la questione, quindi sono più rilassato!

D: Tra i nuovi arrivati nel tuo universo (Norton, Bruce Willis, Tilda Swinton…), c’è Frances McDormand. La sua presenza rafforza il legame più o meno implicito tra il tuo cinema e i fratelli Coen…

WA: Adoro ciò che fanno da Blood Simple. Ho sempre invidiato la loro facilità nello scrivere dialoghi vivi e selvaggiamente divertenti. Un aneddoto: la prima volta che ho visto Il grande Lebowski, sono uscito dal cinema sconvolto. Non riuscivo a capire se mi era piaciuto oppure no. Rivedendolo, non solo i miei dubbi sono scomparsi, ma è diventato uno dei miei film preferiti. Avevo bisogno di capire il film prima di poterlo apprezzare.

D: Moonrise Kingdom, come Fantastic Mr. Fox, tratta l’infanzia. Hai la sensazione di cominciare un nuovo ciclo?

WA: Sì e no. Fantastic Mr. Fox mi ha fatto scoprire un nuovo modo di girare un film. Per esempio, ho creato l’intero storyboard, poi ho animato la sceneggiatura. Ciò mi ha consentito di mostrare al cast tecnico e agli attori la forma e il contenuto dei fotogrammi e la loro durata approssimativa. Abbiamo lavorato moltissimo sulle scenografie. Insomma, le tecniche di animazione mi hanno influenzato moltissimo.

D: Girerai un film ambientato in Francia?

WA: Il mio prossimo film sarà ambientato in Europa, ma non ho deciso ancora le location esatte. Inserirò comunque qualcosa di francese…