Ghostbusters: Legacy

Film d’apertura della sezione Alice nella città della Festa del Cinema di Roma, Ghostbusters: Legacy sarà nei cinema italiani a partire dal 18 novembre. Un sequel dei primi due Ghostbusters del 1984 e del 1989, diretto dal figlio del regista di allora, Jason Reitman.

 

Lo abbiamo incontrato alla Festa del Cinema di Roma, dove era già stato nel 2007 per presentare il suo Juno, ed è un piacere ritrovarlo per parlare dell’eredità racchiusa nel film, un omaggio unico al celebre padre, a quel cinema di cult indimenticabili e a tutto il pubblico, di ieri e di oggi.

Jason Reitman sul set dell’originale

“Ero sul set del Ghostbusters originale, a sei anni – ricorda del film che diede origine al mito. – Ricordo che guardavo mio padre dirigere il film a New York, con Dan [Aykroyd] Bill [Murray] Ernie [Hudson] in cima al palazzo, i Marshmallow che volavano in cielo… Un film che ha fatto sì che mi sentissi un po’ intimidito. Quando la gente mi chiedeva se avrei potuto dirigerne un sequel, la mia arroganza mi faceva pensare che volessero vedere un MIO film, quando invece volevano che riportassi in vita quella storia!”

Non il solo ricordo conservato di quell’avventura, considerato anche che nel sequel del 1989 il padre lo aveva voluto in scena, come il ragazzino che se la prende con Aykroyd e Hudson: “Mio padre aveva tentato di mettere tutta la famiglia nel primo film, ma quando sarebbe dovuto toccare a me credo che fossi stato troppo monello per un premio del genere. In compenso, nel negativo originale del film abbiamo trovato una inquadratura di me, mia madre e mia sorella che usciamo dal palazzo… una scena che ho voluto inserire nel trailer e che fa parte dei filmati inediti del 1984 che ho inserito in Ghostbusters Legacy”.

Ma da sempre il cinema è il legame tra Ivan Reitman e il figlio, che lo ammette senza problemi: “Il rapporto con mio padre inizia dai film, ne abbiamo sempre parlato. E ha sempre voluto vedermi in un film. Mi ha messo in molti dei suoi film”… Da I gemelli a Due padri di troppo, passando per Dave – Presidente per un giorno e soprattutto Un poliziotto alle elementari, dove – davanti a una macchina da presa – Jason si trovò a dare il suo primo bacio (“mio padre mi diede un sacco di indicazioni e fece ripetere la scena parecchie volte”). “Prima di avere il coraggio di presentargli l’idea di questo sequel ero molto nervoso, ma l’ha recepita molto bene. E di recente l’ho visto orgoglioso. In fondo l’ho fatto per lui, per mia figlia e per tutta la famiglia”.

Ghostbusters: LegacyL’eroina di Ghostbusters: Legacy

Non a caso è una ragazzina l’eroina del film, la Mckenna Grace di Malignant e Tonya. “Siamo partiti dall’immagine di questa dodicenne con uno zaino protonico, era un elemento fondamentale dall’inizio – ricorda Jason. – Ma ho sempre amato raccontare storie di donne nei miei film, da Juno a Tra le nuvole, Young Adult o Tully. E sono stato fortunato a lavorare sempre con grandi attrici”.

“Non so se sto raccontando questa storia per mia figlia, o per me, ma non credo sia stato un caso essere stato figlio di un acchiappafantasmi – si ferma a riflettere, quando gli chiedono a chi sia diretto questo film. – Abbiamo fatto un film sui nipoti dei Ghostbusters, che parla di nostalgia e di come ci rivolgiamo al passato. E in questo senso i fantasmi sono anche metaforici. Era importante per tutte le persone che hanno amato quel film, e che come noi avrebbero voluto guidare la Ecto-1 o indossare uno zaino protonico”.

Ghostbusters – Acchiappafantasmi resta insomma un riferimento costante, anche dal punto di vista tecnico, con il recupero di alcuni effetti tipici di allora. “Abbiamo realizzato parti del con animatroni, come si faceva all’epoca – spiega il regista. – Non abbiamo utilizzato camere virtuali, ma c’è della computer graphic. D’altronde quando uscì il primo film era davvero all’avanguardia come effetti speciali. E’ facile dimenticarlo ora, ma molte tecniche usate da mio padre non erano mai state viste prima”.

L’unicità dei film originali

“Ho riflettuto a lungo su cosa lo abbia reso tanto unico – continua, parlando sempre del film del 1984. – Quando uscì in sala rimase in testa al box office per due mesi. Ma in quel momento c’erano Robert Zemekis, Steven Spielgberg, Joe Dante e mio padre che realizzavano intrattenimento di altissima qualità. Siamo cresciuti vedendo film come ET, Ritorno al futuro, I Gremlins, I Goonies e volevamo realizzare quel tipo di film. Un film per i nostri figli, nel quale vedere dei ragazzini che girato l’angolo si trasformano in eroi”.