claire foy

Presentato in anteprima mondiale alla tredicesima Festa del Cinema di Roma, The Girl in the Spider’s Web (Millennium: Quello che non uccide) è il nuovo capitolo della saga dedicata al personaggio Lisbeth Salander e adattamento del del primo romanzo della serie scritto da David Lagercrantz (edito in Italia da Marsilio Editori), che ha raccolto il testimone di Stieg Larsson.

Presenti alla rassegna capitolina per incontrare la stampa il regista Fede Álvarez, la protagonista Claire Foy (che a breve rivedremo al cinema in First Man di Damien Chazelle) e gli altri interpreti Sverrir Gudnason, Sylvia HoeksSynnøve Macody Lund.

A rompere il ghiaccio è il regista: “Quando ti approcci ad un progetto simile ma soprattutto ad una serie di cui è sono stati già prodotti diversi adattamenti il punto non diventa fare meglio di chi ti ha preceduto, ma fare ciò che pensi sia giusto per la storia. E se hai uno stile e un punto di vista originale è un valore aggiunto che renderà il film diverso dagli altri. D’altronde stiamo raccontando un mondo e dei personaggi che si sono evoluti nel tempo e nei romanzi, quindi era giusto cambiare insieme a loro e spingere sulle sfumature più noir, come se fosse un capitolo di 007“.

Quello che non uccide è il terzo lungometraggio di Alvarez dopo i due horror Evil Dead e Man in The Dark, due lavori che sembrano aver influenzato il suo approccio alla saga di Millennium: “La matrice dell’orrore mi ha aiutato senza dubbio, perché questo progetto si legava allo stesso tono delle altre cose che ho girato. A cominciare dalla costruzione della suspense e finendo con ciò che ritengo da sempre il mio obiettivo principale: realizzare due film contemporaneamente, uno per me e uno per il subconscio. C’è qualcosa che vedi sullo schermo, letterale, e qualcosa che cerchi di suggerire utilizzando la musica, la messa in scena, insomma tutti gli elementi del genere. Facendo come diceva Hitchcock, ovvero girando scene d’amore come quelle di morte, contraddire insomma ciò che mostri con qualcos’altro.”

claire foy festa di roma

Quello che non uccide: trailer e poster italiani del film con Claire Foy

Gli occhi della sala però sono tutti puntati verso la “Regina”, Claire Foy, nuova Lisbeth Salander dopo Rooney Mara nella pellicola diretta da David Fincher. Per lei calarsi nei panni questo personaggio è stato interessante perché “Lei non è la classica protagonista, non è piacevole e non vuole piacere per ovvie ragioni. Non cerca di essere attraente in ogni modo, è complessa e difficile, con una profondità d’animo incredibile. Abbiamo fiducia nel fatto che il pubblico possa accogliere qualcuno come lei di cui non si fida e pian piano entrare nella sua testa…perché magari è proprio questo che cercano e che cerchiamo, qualcuno di non convenzionale, vediamo in loro qualcosa che ammiriamo.”

E a dispetto dell’apparenza, Lisbeth non voleva sembrare l’ultima delle supereroine invincibili del grande schermo: “Non ho mai pensato che lo fosse, ma ne ho sempre ammirato il forte spirito di sopravvivenza e il modo di pensare e agire più velocemente di chiunque. Si nasconde dietro uno scudo di sicurezza che nasconde una grande fragilità, come se Davide e Golia convivessero nella stessa persona.

A chi invece chiede se ci sia una differenza d’approccio tra persone realmente esistite e persone frutto di finzione, l’attrice spiega che “il processo è uguale ogni volta, scegli il personaggio perché vuoi esplorare parti di te stessa nuove. O perché c’è qualcosa che riconosci che vuoi comunicare. Quando il personaggio è realmente esistito bisogna partire dal presupposto che qualsiasi cosa tu faccia sarà sempre sbagliato, e che non sarai mai quella persona; puoi solo pensare di poter portare te stesso e la tua esperienza nel ruolo. Un modo di lavorare liberatorio, istintivo, che implica un’immensa fiducia in te stessa e nel regista“.

Ma c’è qualche punto di contatto tra la hacker di Millennium e la Regina Elisabetta interpretata nelle prime due stagioni di The Crown? “Non direi che abbiano molto in comune. Tranne il fatto che per ragioni diverse provengono da un background in cui era vietato esprimere le proprie emozioni. Lisbeth pensa che le emozioni la rendano fragile, come quando nel primo libro capisce di essere innamorata di Mikael Blomkvist e questa cosa la terrorizza. Elizabeth invece è stata costretta in posizione sociale dove le emozioni non aiutano, almeno in pubblico.

Vi ricordiamo che Quello che non uccide arriverà in sala il 31 ottobre.

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