A.C.A.B. film

Rabbia, frustrazione, esasperazione. Queste sono le parole chiave per descrivere la storia di A.C.A.B., primo lungometraggio di Stefano Sollima, (regista di Romanzo Criminale – La serie), tratto dall’omonimo romanzo, edito da Einaudi, di Carlo Bonini. A.C.A.B. – il film, ha l’abilità di farci entrare con forza nella storia fin dal primo fotogramma, affrontando un vissuto quotidiano che rispecchia la società odierna, caratterizzata da un odio che non ha soluzioni, ma che si manifesta contagiando viralmente ogni categoria dello Stato.

I protagonisti sono tre poliziotti appartenenti al reparto mobile della Polizia dello Stato, si chiamano Cobra (Pierfrancesco Favino), Negro (Filippo Nigro), e Mazinga (Marco Giallini). Una loro prima definizione ordinaria li definisce uomini armati, addestrati per mantenere l’ordine all’interno di situazioni a rischio, come quelle che accadono negli stadi o nelle manifestazioni. Poi però c’è la cronaca, che dal G8 in poi, ha mostrato un’altra faccia della categoria, che ci ha sempre di più allontanato e posto criticamente nei loro confronti; visti ora come dei violenti, spesso fautori di ulteriore odio contro lo Stato. A.C.A.B. – il film, si spinge oltre la cronaca e s’insinua nel vissuto quotidiano di questi celerini, raccontandoci una storia autentica, senza la presunzione di rivelare una verità definitiva.

A.C.A.B. film

Prima di tutto chi appartiene alla Celere, fa parte di una squadra. I tre protagonisti sono come fratelli che si proteggono e difendono nel momento del bisogno. Perché i celerini sono obbligati a essere uniti e solo insieme rappresentano una forza contro il disordine. Ma, è il disordine che loro combattono? Forse no. I celerini di A.C.A.B., sono mossi da una rabbia potente che li domina e li spinge senza giustificazione, contro quei deboli, che, proprio come loro, sono mossi dall’esasperazione verso uno Stato distante, che non rispetta i loro diritti. Burattini in divisa, strumenti di una politica che da troppo tempo, si è posta a debita distanza da una realtà ogni giorno più degradata e violenta; una realtà che fa paura, e si sa che, quando si è mossi dalla paura e dalla frustrazione di non essere ascoltati né protetti, nessun ideale, nessuna morale può fermare l’escalation della violenza. È in questi momenti che la giustizia personale diventa l’unica soluzione. Poco importa se sono emigrati, giovani facinorosi o fascisti.

Sollima non delude e convince il pubblico con un film potente, sincero e coraggioso, che non condanna né critica i poliziotti, ma li descrive senza generalizzazioni e con le relative differenze. Adriano Costantino (interpretato dal talentuoso emergente Domenico Diele), incarna una di queste differenze: è feroce come i suoi compagni e inizialmente, si lascia anche trasportare dalla rabbia e dalla loro idea di giustizia, però ha la forza e soprattutto, il coraggio di comprendere l’insensatezza della violenza a tutti i costi, trovando una soluzione nella legalità.

A.C.A.B. è sotto ogni punto di vista un film necessario, denuncia e ritratto di una realtà sociale, la cui trama si coniuga perfettamente a uno stile di regia realistico, accompagnato da una fotografia dominante e da una colonna sonora, non solo pertinente al film, ma anche appartenente all’immaginario musicale dei protagonisti, come Seven Nation Army dei White Stripes, base musicale dei cori dei tifosi negli stadi di tutto il mondo. Un film che dividerà il pubblico, ma che senza dubbio lo scuoterà, immergendolo con forza in una violenza ormai familiare. Il film uscirà nelle sale italiane, venerdì 27 gennaio.