Artemis Fowl recensione

Inizialmente previsto per il grande schermo, il film Artemis Fowl ha infine dovuto arrendersi, per via dell’emergenza Covid-19, ad una distribuzione sulla piattaforma Disney+. Una scelta che, alla luce della scarso potenziale del film, potrebbe essersi rivelata più vantaggiosa. Diretto da Kenneth Branagh, questo racchiude in sé i primi due libri della saga fantasy per ragazzi, ed era pensato per essere la risposta della Disney ad Harry Potter. Pur avvalendosi di attori del calibro di Colin Farrell, Judi Dench e Josh Gad, il film stenta tuttavia a trovare una propria personalità.

 

Protagonista del film è Artemis Fowl II (Ferdia Shaw), un geniale dodicenne miliardario cresciuto con una spiccata conoscenza di fate e creature magiche, passione ereditata da suo padre. Nel momento in cui proprio quest’ultimo verrà rapito da forze misteriose e vendicative, Artemis dovrà scontrarsi con quelle che credeva fossero solo leggende, e avrà bisogno di tutta la magia possibile per riuscire a salvare suo padre e la dinastia dei Fowl.

Artemis Fowl: un fantasy mancato

Risulta sempre più difficile oggi stupire il pubblico con narrazioni fantasy. Sono pochi i casi in cui produttori e registi sono riusciti a trovare la giusta chiave per raccontare qualcosa di nuovo, qualcosa che non sapesse di già visto. Artemis Fowl ha al suo interno tutti elementi che, pur non essendo novità per il cinema, avevano comunque il potenziale per raccontare qualcosa di diverso, che potesse catturare l’attenzione e il cuore degli spettatori. Dal rapporto padre-figlio alla presenza di intriganti creature, da un’ignota minaccia alla scoperta di far parte di qualcosa di più grande del previsto.

Nonostante ciò, una volta che l’opera ha introdotto gli spettatori nel proprio mondo, sembra faticare nel trovare un modo coerente per intrattenerli. In particolare, risultano poco incisive alcune scelte prese per questo primo film di una potenziale saga. Nell’ambientare la quasi totalità del film nei pressi della villa dei Fowl, si avverte una staticità che non giova né allo sviluppo della storia né all’attenzione di chi guarda. Benché inizialmente si avvertano i colpi di scena giusti per l’inizio dell’avventura, questa manca poi di partire realmente, lasciando insoddisfatti per ciò che si sarebbe invece potuto, e dovuto, mostrare.

Se si può pensare alla volontà di tenere determinati scenari per futuri sequel, questa appare però essere una scelta controproducente. Molto viene infatti semplicemente accennato, senza dar modo di più approfondite esplorazioni, che avrebbero probabilmente permesso allo spettatore di familiarizzare in modo più appropriato con il mondo narrativo. La sensazione che se ne ricava è quella di una visione distaccata, dove molto poco importa dei personaggi e delle loro necessità.

Artemis Fowl Disney+

Artemis Fowl: la recensione

Il film Disney non trova dunque un modo di far incastrare tra di loro i propri elementi, dando vita ad una narrazione che procede con difficoltà, con un susseguirsi stonato di eventi. Tra i molti punti deboli del film, il più sconfortante è certamente una messa in scena povera di fantasia, che finisce con il sembrare l’espressione di un lavoro svogliato. Lo stesso Branagh, regista che in più occasioni ha dimostrato le proprie abilità dietro la macchina da presa, da Thor fino ad Assassinio sull’Orient Express, sembra essere qui legato da un materiale che non permette maggior espressione creativa.

La volontà di racchiudere i primi due libri della saga in un film della durata di un’ora e mezza scarsa non ha infatti contribuito alla sua riuscita. La sceneggiatura di Conor McPherson schiaccia gli eventi tra di loro, senza consentirgli un più ampio respiro. Ciò porta ad uno sviluppo insufficiente tanto del giovane protagonista, che rimane pressoché estraneo allo spettatore, quanto dei personaggi che lo circondano e che avrebbero invece dovuto sostenere la storia.

Artemis Fowl risulta così essere l’incipit strozzato di quella che dovrebbe essere una nuova saga cinematografica, incapace di sfruttare adeguatamente gli intrighi della sua storia. L’uscita sulla piattaforma Disney+ potrebbe aver in parte salvato un prodotto che, date tali premesse, al cinema poteva rischiare di dar vita ad un clamoroso flop. Sul piccolo schermo, e all’interno di un catalogo più ampio, potrebbe invece trovare un proprio pubblico. Ciò tuttavia non salva la Disney dall’aver realizzato un film privo di quella magia per cui lo studio è celebre.