Emilia Pérez, recensione del film di Jaques Audiard – Cannes 77

Il regista francese va a caccia di un'altra Palma d'Oro con il suo nuovo film, un esperimento musicale con prove attoriali eccellenti.

Zoe Saldana in Emilia Perez
EMILIA PÉREZ © Shanna Besson

Da Manitas Del Monte a Emilia Pérez. Da una simil vita nel narcotraffico a una in cui brillare davvero. Cambiare vita o cambiare sesso, qual è la differenza, si chiederà la protagonista del musical di Jaques Audiard Emilia Pérez, tra le proposte più interessanti del concorso di Cannes 77 e che punta direttamente al Palmarès.

Emilia Pérez: non sono qui per casualità…

Preparatissima ma sottovalutata, Rita (un’eccellente Zoe Saldaña) è un avvocato di un grande studio legale di Citta del Messico che un giorno riceve un’offerta inaspettata: aiutare un temuto boss del cartello, Manitas Del Monte (Karla Sofía Gascón) a ritirarsi dai suoi affari e a sparire per sempre, diventando la donna che ha sempre sognato di essere. L’offerta di 2 milioni di dollari è molto più che allettante per un’instancabile lavoratrice che non è mai stata ripagata nella vita. Tuttavia, quello che si presenta come un impegno provvisorio, è in realtà un incontro che cambierà per sempre la vita di Rita, che la legherà a doppio filo con il mondo di criminalità, fantasmi e violenza contro cui ha sempre cercato di lottare.

Manitas del Monte è sempre stata due, di lei dirà che non le manca la voce ma non può cantare, non le manca il fuoco, ma non può desiderare, vorrebbe che la sua anima profumasse di miele, vorrebbe semplicemente essere lei. La transizione è, soprattutto, un fenomeno sociale e Audiard assorbe questa idea regalandoci un musical che si muove per le strade di Città del Messico con puntate anche in altri stati, una sinfonia polifonica di personaggi a tutti tondo, che lasciano spazio a più emozioni e si fanno conoscere tramite i segmenti musicali – a cura di Camille e Clément Ducol – alcuni scenograficamente più elaborati, altri intimissimi in cui si dischiude l’anima dei personaggi.

Zoe Saldana in Emilia Perez
EMILIA PÉREZ © Shanna Besson

Un film in transizione come il suo regista

La carriera di Audiard è stata inclassificabile all’interno del cinema francese, capace di giocare con i generi, soprattutto il thriller, e con il cinema d’autore. Un profeta è stato il suo grande successo, con il quale è stato candidato all’Oscar e ha vinto il Gran Premio della Giuria qui a Cannes. In quell’occasione, ha utilizzato il genere noir carcerario per raccontare la violenza e la corruzione all’interno e all’esterno di questo sistema. Con Dheepan, si è aggiudicato la Palma d’Oro, questa volta mostrando il dramma sociale, la situazione di abbandono della comunità di rifugiati dello Sri Lanka. Ha poi osato con il western in The Sister Brothers, ed è tornato al cinema minimalista con Paris, 13th District dove, in un elegante bianco e nero ci ha raccontato la vita di un’intera generazione.

Io sono quello che sento e, per la prima volta, sento un sentimento

L’aspetto più intressante di Emilia Pérez è che questa transizione morale è anche drammaturgica e coincide con la fluidità del genere stesso del film, che passa dal musical al dramma e poi al thriller, poi di nuovo al musical e infine alla tragedia, con un’audacia ammirevole. Cineasta mercuriale come pochi altri, Audiard dimostra di non temere il cinema popolare, né di essere accusato di banalizzare la realtà violenta del Messico. Qui non si tratta di cantare bene, ma di cantare i sentimenti. Emilia è, infatti, anche un’eroina tragica, non può restare impunita per tutto il male che ha fatto Manitas. L’errore, non considerato nell’impeto di voler cambiare, è il volere allontanarsi dalla vita di Manitas, ma mantenere vicino l’unica cosa di buono che ha fatto: i suoi figli.

Karla Sofía Gascón brilla nel suo doppio ruolo di principe dei narcos e di epifanica benefattrice dei parenti dei desaparecidos che lui stesso ha ordinato di seppellire in fosse comuni. Emilia Pérez è un film sulla voce che canta della vita e, in maniera analoga a quanto sperimentato da Damien Chazelle con il magnifico La La Land, Audiard è interessato a cogliere la verità di questa voce nella quotidanità, non nei vocalizzi, nelle performance perfette, quanto nell’emozione della parola e del sentimento.

Selena Gomez in Emilia Perez
EMILIA PÉREZ © Shanna Besson

Se troppo male fa troppo male, io troppo bene non lo voglio sapere

Emilia Pérez è un film di odori che ricordano persone, di vite a metá, che possono iniziare e finire in un tempo indefinito, perché decidiamo noi come esistere. Audiard non ha paura di osare ingigantendo metafore, trama e caratterizzazione dei personaggi, il bene e il male ci arrivano in maniera indistinta, una corrente torrenziale di movimento, suoni, odori, di grandissimo male e grandissimo amore. C’è chi potrebbe riscontrare un rallentamento nella seconda parte della narrazione o potrebbe non andare oltre l’idea di una trama da soap opera, ma Emilia Pérez è così rischioso, personale, unico e pieno di vita che è impossibile non innamorarsene.