Arriva l’8 agosto in sala, distribuito da Universal, Fast & Furious – Hobbs & Shaw, il primo spin off della saga a quattro ruote con protagonista Vin Diesel. Questa volta il forzuto attore cede però lo scettro di prima donna a ben altri interpreti.

Sarà anche vero che per salvare il mondo Luke Hobbs ha sempre allenato mente e muscoli, ma diciamoci la verità: in questo universo di supereroi senza superpoteri dove la fantascienza scende per strada e si fa aiutare da tecnologie all’ultimo grido la fisicità ha lo stesso valore della filosofia. Se poi le dimensioni sono quelle di Dwayne “The Rock” Johnson, il concetto in sé risuona ancora meglio.

La precisazione è d’obbligo quando ci si accinge a parlare di un pop corn movie come Fast & Furious – Hobbs & Shaw, il cui titolo tradisce l’appartenenza a un noto franchise e i nomi dei due protagonisti che conosciamo fin troppo bene; non serve sapere altro o di caratterizzarli più di quanto sia necessario, perché per quello basta la sequenza a schermo diviso all’inizio del film quando gli agenti vengono seguiti in una giornata tipo con colazioni rigorosamente diverse e metodi alternativi di sbrigare le missioni. Uno combatte con un ago da tatuaggi, l’altro con una bottiglia di champagne.

Non sorprende nemmeno che a dirigere lo spin-off sia stato chiamato David Leitch: il regista di John Wick, Atomica Bionda e Deadpool 2 mette al servizio dello spettacolo i tre ingredienti evidenziati nei precedenti lavori, ovvero la valorizzazione del corpo degli attori, l’umorismo e l’azione intesa come linguaggio e unico mezzo possibile per comunicare con il pubblico.

Fisicità e semplicità sono dunque la chiave di questo evidente omaggio alla commedia degli anni Ottanta in cui le tematiche della famiglia e dell’allontanamento da parte dei personaggi (con tanto di ovvia riconciliazione finale) sono solo pretesti per sviluppare l’arco drammatico; siamo lontani dal cuore e dal sentimentalismo ispirato di Fast & Furious 7, ma lì aveva contribuito la vita e le sue curve imprevedibili, e più vicini alla struttura dei primi episodi della saga nel tentativo di rimanere entro i parametri del genere senza spingersi oltre. Il cinema d’intrattenimento si fa così, la ricetta è sempre la stessa, quindi che senso ha uscire dalla carreggiata?

E a differenza di un Men in Black: International, che ha fallito in ogni aspetto e che più o meno si muove nel medesimo territorio del film di Leitch, Hobbs & Shaw non sbaglia un colpo, è consapevolmente disimpegnato come dovrebbe essere, non tradisce le premesse dell’etichetta (il pubblico vuole vedere Hobbs e Shaw che si picchiano fra loro e picchiano la gente, ed è ciò che otterrà)e soprattutto non cerca inutili approfondimenti politici e sociali sulla posizione della donna in un contesto maschile.

Anzi, proprio non si pone il problema. Il personaggio di Vanessa Kirby, Hattie Shaw, è la classica figura femminile di Fast & Furious: bellissima, ammiccante e tosta. La lotta tra sessi non esiste, lei combatte come un uomo, non peggio e non meglio, non è in una posizione svantaggiata, non deve e non vuole essere salvata. Semplicemente sta lì in mezzo a Jason Statham, Dwayne Johnson e Idris Elba e se la cava egregiamente. Per una volta a contare è l’azione complessiva e non dei singoli soggetti, il valore del divertimento lo determina il lavoro di squadra (un altro dei temi del film) e la filosofia del corpo vince ancora.

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