Hit Man: recensione del film di Richard Linklater

Un irresistibile Glen Powell ci porta nell'universo screwball, esilarante e preciso del nuovo progetto del regista di Boyhood.

Glen Powell Hit Man
Foto di Brian Roedel

Con Hit Man, presentato fuori concorso alla Mostra del Cinema di Venezia 2023, Richard Linklater firma un’altra commedia brillante pronta a consolidarsi come un vero e proprio cult. Rinnovando la collaborazione con l’esilarante Glen Powell – dopo la partecipazione a Tutti vogliono qualcosa – il regista della Before Trilogy propone una miscela frizzante di action comedy, meet cute e screwball, tutta costruita attorno al mito dell’hit man, elaborando al contempo una riflessione sulle maschere dietro cui ci nascondiamo e la tendenza dell’animo umano a migliorarsi sempre.

Hit Man: sicario per finta

Gary Johnson è il killer professionista più richiesto di New Orleans. Per i suoi clienti è come se fosse uscito da un film: il misterioso sicario da ingaggiare. Ma se lo si assolda per fare fuori un marito infedele o un boss violento, è bene stare in guardia, perché lui lavora per la polizia. Quando infrange il protocollo per aiutare una donna disperata che cerca di scappare da un fidanzato violento, si ritrova ad assumere una delle sue false identità: si innamorerà della donna e accarezzerà l’idea di diventare lui stesso un criminale.

Hit Man, una scena

Tutti vogliono sbarazzarsi di qualcosa: di questo, Gary Richards ne è pienamente consapevole. La filosofia e lo studio dei comportamenti umani sono il suo pane quotidiano, anche se è più bravo a impartirne i concetti che a metterli in atto. Tuttavia, la continua esposizione alle storie altrui, forse farà scattare anche in Gary il desiderio di agire e, ancor prima di cambiare, capire che persona è. L’urgenza conoscitiva del falso sicario verrà intercettata da un personaggio femminile fortissimo, Madison, interpretata dalla splendida Adria Arjona, che alzerà sempre più la posta in gioco per il protagonista, eccitandolo sessualmente e intellettualmente, mentendogli, innamorandosi dell’alter ego più cool di Gary.

Meet Cute o Meet Dead

Hit Man costruisce tutta la sua narrazione su due caposaldi tematici: invenzione e parodia per elaborare, come spesso in Linklater, una riflessione sul comportamento umano,  trasferendo questa ricerca di significato ad ogni reparto, senza mai farla risultare  stucchevole. La mitologia dell’hit man – figura sostanzialmente inventata dal cinema – spinge Gary a voler incarnare questa fantasia, non a distruggerne il significato.

Per Gary, fingere di essere un sicario, significa fare ricerca sul campo per quello che definisce “il lavoro che non mollerò mai“, le sue lezioni di filosofia all’università. I suoi alter ego, molto più interessanti rispetto a lui, diventano maschere da mettersi e togliersi a piacimento, senza mai essere giudicati perchè ci si presenta come in una posizione di potere, diventando depositario dei segreti più folli e privati di persone che ha incontrato da appena cinque minuti.

Con tempi comici perfetti, Hit Man è l’ennesima conferma del talento di uno dei registi contemporanei più apprezzati e riconosciuti. Il massimo controllo di Linklater sull’immagine e sulla narrazione permette a questa inedita comedia di svilupparsi senza mai scivolare, piuttosto soprendendoci di continuo. Se il potenziale di Glen Powell non era stato percepito ancora chiaramente da qualcuno, Hit Man lo consacrerà come grandissimo talento del cinema statunitense.