Iron Man 2

Un passato che nel primo capitolo non si era neppure intuito si affaccia all’inizio di Iron Man 2, ne aziona i meccanismi d’azione e ne scioglie i nodi narrativi.

Ecco allora Tony Stark che riappare sugli schermi, beffardo e irriverente, ma ancora più umano, ancora più partecipe della sua doppia natura, umana e meccanica, e ancora più consapevole della sua dipendenza dalla tecnologia che lo tiene in vita. Se questo secondo episodio appare più votato all’azione, è anche maggiormente sorretto dalla sola presenza fisica e morale di un Robert Downey Jr che porta su di sé le sorti del film, non solo da protagonista, ma soprattutto da unico personaggio capace di far procedere l’azione.

Iron Man 2 recensione del film con Robert Downey Jr

Il villain di turno, un silenzioso e vendicativo Whiplash/Mickey Rourke, bilancia bene la sbruffoneria starkiana e ne mina la sicurezza, senza però metterlo davvero in pericolo. Non si ha infatti mai la vera impressione che l’eroe sia seriamente in difficoltà, anche perché ora c’è War Machine/James ‘Rhodey’ Rhodes, alias Don Cheadle, che malamente sostituisce il più adatto Terrence Howard del primo capitolo.

Interessante anche il Justin Hammer di Rockwell, che da vita ad un personaggio dall’avidità cieca che parte sconfitto dal confronto sia con l’eroe che con il succitato villain. Ma non si può prescindere dai personaggi femminili: Pepper Pots, magnificamente disegnata dalla Paltrow e l’affascinante Vedova Nera della Jhoansson. Se l’una è il naturale completamente dell’umanissimo Uomo di Ferro, l’altra si rivela una semplice e bidimensionale figura ponte, insieme al personaggio di Samuel L. Jackson, per strizzare l’occhio all’annunciato The Avenger, anche se non priva di attrattiva.

Qui dove l’azione regna sovrana però ancora più forte è il legame tra Tony e la sua armatura che diventa la sua anima, Tony Stark non può esistere senza Iron Man, e Iron Man non esiste senza la sua anima di carne. Un legame indissolubile che lega il personaggio al proprio “costume” e che in questo episodio lo spinge a guardarsi al passato, per trovare attraverso la tecnologia che manipola con le sue mani, senza paura di sporcarsele, un rimedio alla sua dipendenza tossica proprio da quella stessa tecnologia che contemporaneamente lo tiene in vita.

A tirare le somme di Iron Man 2, ci si rende conto che davvero Iron Man senza Tony Star (e senza Downey Jr.) non esiste, che il legame tra persona e super eroe non è solo importante da un punto di vista strettamente narrativo, ma soprattutto per la sopravvivenza del film tout court. E forse Robert riesce a sopperire a quella mancanza nella sceneggiatura, a quella sintesi eccessiva e priva di smalto che aveva invece caratterizzato con successo il primo episodio.