Vizio di Forma è l’ultimo film di Paul Thomas Anderson, che dopo aver trattato le lacerazioni del singolo individuo in The Master e ne Il Petroliere torna con un affresco sul declino del sogno americano, in cui i luoghi comuni prendono il sopravvento e i personaggi sono spinti da un insostenibile paranoia. Il regista statunitense, adattando il libro omonimo di Thomas Pynchon che appartiene al genere del giallo ma con la struttura da noir, riesce perfettamente a districarsi nelle maglie dell’intreccio per creare un puzzle di personaggi che danno vita ad un onirico poliziesco.

In Vizio di Forma 1970 California. Doc Sportello, investigatore privato con una passione smodata per le droghe e il surf, viene contattato da una vecchia fiamma, Shasta, che gli rivela l’esistenza di un complotto per rapire il suo nuovo amante, un costruttore miliardario. L’investigatore non fa neanche in tempo ad avviare le sue indagini che si ritrova arrestato per l’omicidio di una delle guardie del corpo del costruttore, il quale è intanto sparito, come pure Shasta.

Storia che mette lo spettatore nella condizione di subire la visione distorta e contrapposta di ogni singola scena anziché seguire i classici indizi che portano alla risoluzione del caso. Così la narrazione procede per incontri e personaggi che portano agli sviluppi di una vicenda che tinteggia un vortice di vizi e prende forma attraverso l’accurata visione del regista. Questa più intenta a creare torpore che un’atmosfera come simboleggia l’accurata saturazione della fotografia di Robert Elswitt e il montaggio interno del film, caratterizzato da primi piani, lunghi carrelli e diverse camere fisse che fanno sì che la storia si esprima attraverso l’iterazione degli attori.

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Tra questi indubbiamente risalta il protagonista, Joaquin Phoenix, che insieme a Tom Cruise in Magnolia, interpreta uno dei personaggi più caricati del cineasta, riuscendo egregiamente a passare da una corda comica a una riflessiva senza sconfinare nello stereotipo pur citandolo. Discorso analogo vale per Josh Broslin che pur recitando il personaggio che più subisce questa disillusione riesce a destreggiarsi con una originale prova d’attore tra i momenti comici e quelli da vero duro. Eccellente anche il resto del cast composto da Owen Wilson, Katherine Waterston, Reese Witherspoon, Benicio Del Toro e Martin Short che si ritagliano un proprio spazio e una loro storia che prende vita in parallelo alle dinamiche del protagonista riuscendo a contribuire alla freschezza e all’originalità della sceneggiatura.

Vizio di Forma rappresenta la capacità di Anderson di saper trasporre una personale e viva visione di un’epoca transitoria senza ricorrere ai generi ma utilizzando i loro meccanismi, restituendo un lento e complesso viaggio in un immaginario fatto di allucinanti malinconie.

Vizio di Forma (3)