Festa di Roma 2016: Kids in Love recensione

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Nel primo giorno di Festa del Cinema di Roma 2016 è stato presentato nella sezione dedicata al cinema per ragazzi Alice nella Città, il film dell’inglese Chris Foggin con Will Poulter, Alma Jodorowsky e Cara Delevingne.

Al suo primo lungometraggio, Foggins dopo una seria gavetta e aver avuto l’onore di dirigere due cortometraggi con Judi Dench, Tom Hiddleston e James Corden tra gli altri, si cimenta in un cinema per ragazzi portando sullo schermo una delicata storia di formazione ambientata nell’arco di un estate londinese.

Jack (Will Poulter) è un bravo ragazzo che decide di prendersi un anno sabbatico nonostante i genitori abbiano già pianificato il suo futuro. L’idea sarebbe quella di viaggiare insieme al suo migliore amico Tom (Jamie Blackley), ma un incontro casuale con la francese Evelyn (Alma Jodorowsky) sconvolgerà le carte in tavola. Insieme a lei scoprirà una Londra per lui inedita, fatta di situazioni assurde e divertenti, locali notturni e vita bohemien, spiriti liberi come “Le sorelle” (Cara Delevingne e Gala Gordon) e personaggi eccentrici come il simpatico Cassius (Preston Thompson). Jack cade subito sotto l’incantesimo di Evelyn, che però sta con il misterioso Milo (Sebastian De Souza) ma questo “ostacolo” non gli impedirà di perdere la bussola dietro a lei, provando esperienze mai vissute e arrivando a farsi domande mai poste al fine di scoprire cose nuove di se stesso e di quello che vuole dal suo futuro.

L’obiettivo di Foggin era quello di rappresentare una generazione con un film sulla formazione di un giovane uomo e l’amore che ci può portare in posti inesplorati: quello che ne è uscito però è stata una storia con poco ritmo, dialoghi lasciati a volte incompiuti, situazioni prevedibili e filtri dallo stile vintage. Nel cast nessuno spicca più di tanto, dalla modella Cara Delevingne che nonostante la foto e nome in locandina ha un ruolo decisamente inutile fino a Will Poulter visto di recente accanto a DiCaprio in The Revenant, che non delude ma nemmeno sconvolge per la sua interpretazione.

Un’occasione sprecata oppure la generazione che porta sullo schermo Foggin è davvero così banale?