Si arricchisce il cast di
Macchine Mortali, il nuovo film di Peter
Jackson. Dopo l’annuncio che Hugo Weaving
farà parte del cast del film, si uniscono al progetto
anche Patrick Malahide (Balon Greyjoy di
Game of Thrones), Colin
Salmon (visto in Arrow e Limitless) e
Rege-Jean Page (da Roots).
A dare la notizia ufficiale
è THR. Il
film è basato sull’omonimo romanzo di Philip Reeve
ambientato in un bizzarro futuro post apocalittico.
Jackson produrrà il
progetto e scriverà la sceneggiatura con la moglie Fran
Walsh e alla loro storica partner Philippa
Boyens. Christian Rivers, collaboratore
di Peter Jackson in tutti i suoi film, si occuperà
della regia.
Di seguito la sinossi del primo di
quattro romanzi pubblicatonel 2001 dalla Scholastic: Futuro
remoto. Tom, giovane Apprendista Storico di Terza Classe, vive in
una Londra che si aggira per il mondo ormai deserto cercando di
divorare altre città più deboli allo scopo di procacciarsi schiavi
e risorse. Un caso fortuito porta il ragazzo a sventare il piano
omicida di una giovane orribilmente sfigurata che attenta alla vita
del capo della Corporazione degli Storici, l’archeologo Valentine.
Prima che la misteriosa ragazza precipiti nel nulla del selvaggio
Territorio Esterno, Tom riesce a farsi rivelare la sua identità.
Ma, da quel momento, da eroe e si trasforma in preda. Età di
lettura: da 11 anni.
Nel cast Hugo
Weaving, Steven Lang
(Avatar, Into the Badlands),
Jihae (Mars),
Patrick Malahide (Balon Greyjoy di Game of
Thrones), Colin Salmon (visto in
Arrow e Limitless),
Rege-Jean Page (da Roots)
e Leila George (Mother, May I
Sleep with Danger?).
Durante il New York Comic
Con 2018 è stato diffuso il secondo trailer ufficiale
di Macchine Mortali, il film prodotto da
Peter Jackson e diretto
dall’esordiente Christian Rivers che porta
sullo schermo la saga fantasy scritta da Philip
Reeve.
A presentare il film c’era anche
Peter Jackson, che produce l’esordio alla regia
del suo aiuto, Rivers. Parlando con ComicBook,
il regista premio Oscar ha spiegato che, in merito alla serie tv su
Il Signore degli Anelli in produzione, si sente
molto positivo e non vede l’ora di potervi assistere. Ecco cosa ha
dichiarato Jackson: “Non vedo l’ora di vedere la serie. Non ho
mai visto come si deve la storia e i filmperché io sono sempre
stato il tizio che ha realizzato Il Signore degli Anelli, quindi
adesso non vedo l’ora di essere il tizio normale che sta lì e
guarda come qualcun’altro ha raccontato il mondo di
Tolkien”.
Peter Jackson
conferma così il suo grande amore nei confronti di un progetto
cinematografico che ha interessato e apparentemente assorbito e
prosciugato tutte le sue energie creative, tanto che, dall’uscita
de Il Ritorno del Re, ancora si aspetta il suo
prossimo grande progetto (è opinione comune che la Trilogia de lo
Hobbit non sia stato un prodotto di successo).
Migliaia di anni dopo la distruzione
del mondo civilizzato a causa di un cataclisma, la razza umana si è
adattata e si è evoluta con un nuovo stile di vita. Gigantesche
città in movimento vagano per la Terra, prendendo brutalmente di
mira le più piccole città trazioniste. Tom Natsworthy (Robert
Sheehan)—proveniente da una classe inferiore della grande città
trazionista di Londra—si ritrova a dover combattere per la
sopravvivenza dopo essersi imbattuto in Hester Shaw (Hera Hilmar),
una pericolosa fuggitiva. I due opposti, i cui sentieri non
avrebbero mai dovuto incontrarsi, sigleranno un’alleanza destinata
a cambiare il corso del futuro.
Macchine Mortali è la nuova
sorprendente ed epica avventura diretta dal premio Oscar® Christian
Rivers, un’artista degli effetti speciali (King Kong). A lui si
uniscono i produttori tre volte premi Oscar® Peter Jackson, Fran
Walsh e Philippa Boyens (le trilogie de Lo Hobbit ed Il Signore
degli Anelli), i quali hanno firmato la sceneggiatura.
L’adattamento Universal e MRC è basato sulla pluripremiata serie
scritta da Philip Reeve, e pubblicata nel 2001 da Scholastic.
Ad unirsi a Walsh e Jackson in veste
di produttori figurano Zane Weiner (la trilogia de
Lo Hobbit), Amanda Walker (la trilogia de Lo
Hobbit) e Deborah Forte (Piccoli Bridivi).
Ken Kamins (la trilogia de Lo Hobbit) si unisce a
Boyens in veste di produttore esecutivo. Universal distribuirà il
film in tutto il mondo.
Centinaia di anni dopo la disfatta
della nostra civilizzazione, un nuovo mondo è emerso in Macchine
Mortali. Una misteriosa giovane donna di nome Hester
Shaw (Hera Hilmar, Anna Karenina) dirige una banda di emarginati
nella lotta per impedire a Londra – ora una gigantesca città su
ruote – dal divorare qualunque cosa sul suo percorso.
Macchine
Mortali offre un’esperienza visiva ad altissima
definizione degli incredibili effetti speciali del film. Sono
presenti oltre sessanta minuti di contenuti speciali del dietro le
quinte, tra cui uno sguardo in profondità a come la troupe ha dato
vita alla visione del futuro di Macchine
Mortali e un commento del regista Christian
Rivers.
Basato sulla premiata saga di
libri di Philip Reeve, Macchine
Mortali è un’epica avventura diretta dal premio Oscar
per gli effetti speciali Christian Rivers (King Kong). Insieme a
Rivers, i film-maker protagonisti delle trilogie di Lo Hobbit e Il
signore degli anelli, vincitori degli Academy Award per tre volte,
Peter Jackson, Fran Walsh e Philippa Boyens, che hanno scritto la
sceneggiatura.
Macchine
Mortali nel formato 4K Ultra HD enfatizza gli effetti
speciali da rimanere a bocca aperta, creati dal team Weta Digital
guidato da Ken McGaugh, Kevin Smith, Luke Millar e Dennis Yoo. A
bordo in qualità di produttori ci sono Zane Weiner (la trilogia de
Lo Hobbit), Amanda Walker (la trilogia de Lo Hobbit) e Deborah
Forte (Piccoli brividi), insieme a Walsh e Jackson.
Ken Kamins (la trilogia de Lo Hobbit) si unisce a Boyens come
produttore esecutivo. Macchine
Mortali include nel cast Hera Hilmar
(Anna
Karenina), Robert Sheehan (Geostorm, Three Summers), Jihae
(“Mars”), Hugo Weaving (Il Signore degli anelli, V per Vendetta), e
Stephen Lang (Avatar,
Man in the dark).
CONTENUTI BONUS ESCLUSIVI
NEI FORMATI 4K ULTRA HD, BLU-RAY 3D, BLU-RAY E DVD:
Benvenuti a Londra – In questo dietro le
quinte suddiviso in 5 parti, i produttori rivelano i segreti dietro
l’ambizioso progetto di mettere un’intera città in movimento su
ruote.
La creazione della Bestia
I livelli di Londra
I più piccoli dettagli
Il museo di Londra
Medusa e St. Paul’s
Commento al film con il regista Christian
Rivers
La fine degli antichi – Scoprite i segreti
della Guerra dei Sessanta Minuti mentre viaggiate attraverso il
Museo di Londra. Guidati dal Corpo degli Storici, scoprite cosa ha
segnato la fine degli Antichi migliaia di anni prima degli eventi
di Macchine mortali.
La serie di personaggi – Uno sguardo in
profondità ai personaggi del film.
Hester Shaw
Tom Natsworthy
Anna Fang
Thaddeus Valentine
Shrike
Nell’aria – Unisciti alla Lega
Anti-Trazionista e scopri cosa è successo nella creazione
dell’Airhaven.
E molto altro!
Il film sarà disponibile in
4K Ultra HD in una confezione doppia che include il 4K Ultra HD
Blu-rayTM e il Blu-rayTM. Il disco 4K Ultra HD disc comprende gli
stessi contenuti extra della versione Blu-rayTM, tutti nella
straordinaria risoluzione 4K.
4K Ultra HD è la
migliore esperienza visiva per la visione di un film. Il 4K Ultra
HD presenta la combinazione della risoluzione 4K di quattro volte
superiore al classico HD, la brillantezza dei colori dell’High
Dynamic Range (HDR) con una resa audio totalmente immersiva per
un’esperienza sonora multidimensionale.
Blu-rayTM
sfodera il potere della tua TV HD e si dimostra il modo migliore
per vedere i film a casa, con la risoluzione di 6 volte superiore
rispetto al DVD, extra esclusivi e un sonoro in modalità surroud,
come al cinema.
Continua la costruzione del cast di
Macchine Mortali, il prossimo atteso progetto
cinematografico di Peter Jackson che si cimenta di
nuovo con un materiale letterario voluminoso e molto amato.
Su THRleggiamo che al
cast del film si sono aggiunti tre nuovi nomi: Steven
Lang (Avatar, Into the Badlands),
Jihae (Mars)
e Leila George (Mother, May I
Sleep with Danger?).
Jihae
interpreterà Anna Fang, un pilota della
resistenza che nei libri ha un ruolo molto importante.
Leila George sarà invece Katherine
Valentine, mentre Lang potrebbe
interpretare il padre
di Katherine, Thaddeus
Valentine, il villain. Questo ruolo però non è ancora
stato confermato.
Il film è basato sull’omonimo
romanzo di Philip Reeve ambientato in un bizzarro
futuro post apocalittico. Hera Hilmar si unirà
a Robbie Sheehan e Ronan
Raftery.
Jackson produrrà il
progetto e scriverà la sceneggiatura con la moglie Fran
Walsh e alla loro storica partner Philippa
Boyens. Christian Rivers, collaboratore
di Peter Jackson in tutti i suoi film, si occuperà
della regia.
Di seguito la sinossi del primo di
quattro romanzi pubblicatonel 2001 dalla Scholastic: Futuro
remoto. Tom, giovane Apprendista Storico di Terza Classe, vive in
una Londra che si aggira per il mondo ormai deserto cercando di
divorare altre città più deboli allo scopo di procacciarsi schiavi
e risorse. Un caso fortuito porta il ragazzo a sventare il piano
omicida di una giovane orribilmente sfigurata che attenta alla vita
del capo della Corporazione degli Storici, l’archeologo Valentine.
Prima che la misteriosa ragazza precipiti nel nulla del selvaggio
Territorio Esterno, Tom riesce a farsi rivelare la sua identità.
Ma, da quel momento, da eroe e si trasforma in preda. Età di
lettura: da 11 anni.
Secondo quanto riporta ComingSoon, la Universal e la MRC hanno annunciato che
Macchine Mortali, il nuovo progetto che vedrà
Peter Jackson tornare dietro la macchina da presa,
arriverà al cinema il 14 dicembre 2018, in una data che al momento
è “libera” da concorrenza.
Macchine Mortali
al cinema nel 2018
Volendo fare un’ipotesi però, la
data potrebbe essere quella che sarà occupata anche dallo spin-off
di Star
Wars su Han Solo, considerando che Rogue One uscirà il 15 dicembre
2016 e che Episodio VIII è atteso per il 14 dicembre 2017.
Jackson produrrà il
progetto e scriverà la sceneggiatura con la moglie Fran
Walsh e alla loro storica partner Philippa
Boyens. Christian Rivers, collaboratore
di Peter Jackson in tutti i suoi film, si occuperà
della regia.
Di seguito la sinossi del primo di
quattro romanzi pubblicatonel 2001 dalla Scholastic: Futuro
remoto. Tom, giovane Apprendista Storico di Terza Classe, vive in
una Londra che si aggira per il mondo ormai deserto cercando di
divorare altre città più deboli allo scopo di procacciarsi schiavi
e risorse. Un caso fortuito porta il ragazzo a sventare il piano
omicida di una giovane orribilmente sfigurata che attenta alla vita
del capo della Corporazione degli Storici, l’archeologo Valentine.
Prima che la misteriosa ragazza precipiti nel nulla del selvaggio
Territorio Esterno, Tom riesce a farsi rivelare la sua identità.
Ma, da quel momento, da eroe e si trasforma in preda. Età di
lettura: da 11 anni.
Quando Macchine
mortali arrivò al cinema nel 2018, aveva
tutte le caratteristiche per diventare un nuovo grande franchise
fantasy: un universo narrativo solido, tratto dai romanzi di
Philip Reeve, una
produzione ambiziosa guidata da Peter Jackson e un
immaginario visivo forte, costruito attorno al concetto di città
mobili. Eppure, nonostante queste premesse, il progetto si è
fermato al primo capitolo, lasciando in sospeso una saga che nei
libri proseguiva con sviluppi molto più ampi.
La
domanda su un possibile Macchine Mortali 2 non riguarda solo un sequel mancato,
ma un’occasione persa per il cinema fantasy contemporaneo. Dietro
quella mancata continuazione si intrecciano ragioni industriali,
scelte narrative e dinamiche di mercato che raccontano molto dello
stato dell’industria blockbuster negli ultimi anni. Capire perché
non è stato realizzato, cosa avrebbe potuto raccontare e se esiste
ancora una possibilità di ritorno significa leggere oltre il
singolo film e osservare come nascono – e muoiono – i
franchise.
Perché Macchine Mortali 2 non è
mai stato realizzato: il fallimento commerciale che ha bloccato il
franchise
Il motivo principale è brutale ma semplice: Macchine mortali è
stato un flop al botteghino. Con un budget molto elevato e un
incasso globale ben al di sotto delle aspettative, il film non è
riuscito a recuperare i costi di produzione e marketing. In
un’industria dove i franchise si costruiscono sulla sostenibilità
economica, questo risultato ha chiuso immediatamente la porta a
qualsiasi seguito.
Il problema non è stato solo economico, ma anche strategico. Il
film è arrivato in un momento in cui il pubblico era già saturo di
nuovi universi fantasy lanciati come “nuovi grandi fenomeni” senza
un reale radicamento. A differenza di saghe come Il Signore degli Anelli o
Harry Potter,
Macchine mortali non
aveva ancora una base di fan abbastanza ampia da garantire una
partenza solida. Inoltre, la distribuzione e il posizionamento non
hanno aiutato: il film è stato percepito più come un prodotto
derivativo che come una proposta davvero innovativa.
Questo ha generato un cortocircuito: un progetto pensato come
franchise è stato giudicato fin dal primo capitolo come un
investimento troppo rischioso. In questi casi, Hollywood non
aspetta una “seconda occasione”: semplicemente passa oltre.
Di cosa avrebbe parlato Macchine
Mortali 2: l’evoluzione della storia tra nuove città e conflitti
più grandi
Eppure, dal punto di vista narrativo, il materiale per un sequel
non mancava affatto. Il primo film copriva solo una parte iniziale
della saga letteraria, lasciando fuori sviluppi fondamentali. Il
secondo capitolo avrebbe adattato Predatori d’oro (Predator’s Gold), ampliando enormemente la scala del
racconto.
Dopo la caduta di Londra, la storia si sarebbe spostata verso nuove
città mobili e nuovi equilibri di potere, introducendo un mondo
ancora più complesso. I protagonisti Hester Shaw e Tom Natsworthy
avrebbero affrontato conseguenze più profonde delle loro scelte, in
un contesto dove la guerra tra trazione e anti-trazione sarebbe
diventata ancora più centrale.
Ma il punto più interessante è il cambio di tono. Se il primo film
era ancora legato a una struttura più classica di avventura, il
secondo avrebbe portato la saga verso territori più oscuri e
politici. Il mondo di Macchine Mortali nei romanzi diventa progressivamente
più duro, meno “spettacolare” e più riflessivo, mettendo in
discussione l’idea stessa di progresso e sopravvivenza.
Questo significa che Macchine
Mortali 2 avrebbe potuto correggere uno dei limiti del primo
film: la semplificazione di un universo narrativo molto più
complesso. Paradossalmente, il vero potenziale della saga era
ancora tutto davanti.
C’è ancora speranza per Macchine
Mortali 2? Tra reboot e nuove strategie delle piattaforme
La domanda oggi non è più se vedremo un sequel diretto, ma se
l’universo di Macchine
Mortali potrà tornare in un’altra forma. Ed è qui che il
discorso si fa più interessante.
Nel modello attuale, un flop cinematografico non significa
necessariamente la fine definitiva di un IP. Le piattaforme
streaming hanno cambiato le regole del gioco: proprietà
intellettuali con forte potenziale visivo e narrativo possono
essere recuperate, rielaborate e rilanciate sotto forma di serie o
reboot. In questo senso, Macchine Mortali ha ancora diversi elementi a suo
favore: un worldbuilding unico, una saga letteraria già strutturata
e un’estetica facilmente riconoscibile.
Tuttavia, bisogna essere realistici: un Macchine Mortali 2 come sequel diretto del
film del 2018 è oggi altamente improbabile. Il cast è andato
avanti, il momentum si è perso e l’investimento richiesto sarebbe
troppo alto rispetto al rischio percepito.
La vera possibilità, semmai, è un ritorno sotto forma di
adattamento seriale, magari più fedele ai libri e con un tono meno
“blockbuster” e più narrativo. È lì che un progetto del genere
potrebbe trovare una seconda vita, sfruttando proprio quella
profondità che il primo film non è riuscito a esprimere
pienamente.
In definitiva, Macchine
Mortali 2 non è stato realizzato perché il sistema industriale
non ha dato al film il tempo di diventare ciò che prometteva. Ma
questo non significa che l’universo sia esaurito. Significa solo
che, per tornare, dovrà farlo in un modo diverso.
L’adattamento cinematografico
dell’opera shakespeariana è presentata come “una
rivisitazione di ciò che il periodo di guerra doveva essere stato
per uno dei più famosi e interessanti personaggi di Shakespeare,
una storia di passione e ambizione ambientata in una Scozia
devastata dalla guerra medievale”. Il regista, che ha
condotto una ricerca approfondita sul periodo in cui sono
ambientati i fatti e sulla brutalità dei combattimenti, ha
affermato: “Mi ricorda molto il Western. E un peaesaggio e
un’atmosfera molto più pericolosi di quanto abbia mai visto nei
precedenti adattamenti di Macbeth”.
L’australiano Justin
Kurzel ha d’altra parte già dato prova della sua
bravura nella rappresentazione di paesaggi desolati e cupi nel suo
– pluripremiato –Snowtown.
Accanto
a Fassbender (Macbeth, generale
dell’esercito di Duncan) e Marion
Cotillard(Lady Macbeth), nel cast anche Paddy
Considine (Banquo), Sean
Harris(Macduff), e David
Thewlis (Duncan).
La stagione della Nexo
Digital, che porta nelle sale l’eccellenza delle produzioni
teatrali britanniche, prosegue al meglio grazie all’attesissimo
allestimento del Macbeth andato in scena in estate durante
il Manchester International Festival e co-diretto da Rob
Ashford e Kenneth Branagh. L’attore tornato in scena per
l’occasione nelle vesti di assoluto protagonista, dopo più di
dieci anni di lontananza dalle opere del Bardo.
A dispetto della preferenza verso
adattamenti dall’ambientazione alternativa dimostrata nella rosa di
titoli Shakespeariani da lui diretti e interpretati per il grande
schermo, per il suo ritorno sul palcoscenico Branagh sceglie di
attenersi a un fedele immaginario medievale trasportato per
l’occasione entro la cornice di una chiesa sconsacrata, magnetica e
suggestiva nel sottolineare la netta linea di separazione fra bene
e male e infondere nel dramma brivido e inquietudine: in una navata
ricolma di fango e sotto la pioggia battente, i Signori di Scozia
combattono e si sfidano, scagliandosi contro le gradinate di un
pubblico colto da emozioni antiche di imprevedibilità e sorpresa,
spesso tristemente smarrite nell’eccessiva distanza fra i
spettatori e la scena.
Le sfumature dell’interpretazione
di
Branagh colmano da sole qualsiasi incertezza: favorito
dall’aver abbracciato il ruolo nella maturità,
Branagh regala una prova magistrale che lascia
intravedere tutta la determinazione del guerriero, pronto a
combattere con coraggio e a cedere alle lusinghe del potere con
altrettanta ferocia, ma anche la nobiltà ultima nello sguardo
tremante e negli occhi lucidi un uomo vessato dal peso delle sue
colpe, consapevole di aver firmato con le sue mani insanguinate una
condanna all’oscurità.
Al riparo nell’abside e illuminata
da decine e decine di candele destinate a spegnersi sotto il peso
dell’ambizione e della sete di potere, la Lady Macbeth di Alex
Kingston fa subito il suo ingresso attendendo con la pazienza
che arrivi il momento di agire: la forte chimica fra lei e
Branagh benedice una delle unioni meglio riuscite
dell’intera produzione Shakespeariana con un’attrazione elettrica e
palpabile, ma se qualcuno potrà rimanere spiazzato da una Lady poco
glaciale pronta a tremare e a vacillare tanto quanto il marito,
l’interpretazione nervosa e caricata della Kingston asseconda al
meglio il bisogno di sottolineare con maggiore l’enfasi l’umanità
dei personaggi dell’opera, colti dall’ebbrezza delle opportunità
offerte dal destino e poi lasciati soli ad autodistruggersi.
L’emozione che avrebbe potuto
regalare la visione dal vivo di un gioiello come Macbeth non è in
discussione, ma quando l’alleanza fra teatro e cinema si traduce
nell’opportunità di assaporare uno spettacolo di tali dimensioni,
non possiamo che uscire dalla sala estasiati e augurarci che una
simile esperienza possa ripetersi il più presto possibile.
In principio vi era la Scozia
selvaggia e le sue valli sterminate, i suoi contorni rigogliosi,
spigolosi, e il vento gelido fra gli arbusti e i capelli degli
uomini. Uomini mossi dalla rabbia, dalla fame di conquista, con le
mani sempre occupate da spade d’acciaio e sporche di sangue
scuro. Fra loro il più ambizioso fra tutti,
Macbeth, furioso e pieno di cieca
determinazione.
Protagonista del più conosciuto ed
essenziale lavoro di William Shakespeare, il
generale dell’esercito di Duncan torna a vivere sul grande schermo
cinematografico grazie allo sguardo visionario di Justin
Kurzel, a quattro anni di distanza da
Snowtown. Fra i mille approcci possibili
per un adattamento, il regista australiano sceglie una strada
curiosa: riprende alla lettera il testo classico dell’opera ma vi
costruisce attorno un mondo nuovo, imponente.
Lo fa usando un linguaggio visivo
assolutamente contemporaneo, colossale, aiutato dall’incredibile
talento di Adam Arkapaw che firma una fotografia
da premio. Una scelta che potrebbe far storcere il naso a molti,
eppure pensandoci in profondità si tratta di un modus
operandi perfettamente in linea con il
Macbeth originale. Ambientato durante il
basso medioevo, il dramma è ormai un archetipo della brama di
potere e della sua pericolosità. La storia di un Re talmente avido
da mettere da parte – pur di avere il controllo assoluto – i valori
fondamentali della vita e perdere tutto. La moglie, il figlio, la
lucidità mentale. Ogni cosa è sacrificata solo per poter indossare
una pesante corona sul capo. Un contesto antico che nasconde temi e
sfumature vivi ancora oggi, che serpeggiano nella società che noi
stessi abbiamo costruito.
Esistono ancora guerre in Africa o
in Medio Oriente per ideali ambigui, ma si combatte anche laddove i
campi di battaglia non sono espliciti. Non si affilano le spade e
non si dissemina morte nelle piazze, ma si trama segretamente sui
posti di lavoro, nelle lotte di camorra, o semplicemente ci si
annienta all’interno del nucleo familiare.
Dai tempi di Shakespeare sono
passati oltre quattrocento anni, quasi mille dalla vera leggenda di
Macbeth di Scozia, ma la storia ancora si ripete
uguale, imperterrita. Il risultato è stupefacente, l’attualità
delle immagini si fonde alle parole altissime del drammaturgo
inglese con potenza, richiamando alla mente alcune tinte
tarantiniane e i paesaggi desolati e inospitali dei
western di Sergio Leone. Kurzel gioca con i colori
e la saturazione, la velocità dei frames e le nebbie fitte
divertendosi e “divertendo”.
Meno lineare la direzione degli
attori: il testo di difficoltà estrema ha messo a dura prova
Michael Fassbender e Marion Cotillard, che porta l’ulteriore
handicap di essere madrelingua francese. Il primo riesce a
lasciare un segno forte, epico, quando è presente sulla scena tutto
acquista spessore; la seconda appare più spaesata, confusa, inoltre
non regala a Lady Macbeth quella giusta perfidia
malcelata che dovrebbe forse avere. Se però i due si trovano nella
medesima inquadratura, il discorso cambia e insieme –
straordinariamente – si completano. Oltre agli interpreti, anche il
pubblico potrebbe subire la maledizione della lingua arcaica.
Macbeth
appare infatti, sin dalle sue prime battute, un prodotto di nicchia
destinato a spettatori dotati di una certa cultura e sensibilità.
Aspettarsi un episodio d’autore di Game of Thrones lungo 113
minuti potrebbe essere un errore fatale per molti, ma almeno oggi –
forse – la tomba di William Shakespeare è salva
dall’avere particolari scossoni.
L’adattamento cinematografico
dell’opera shakespeariana è presentata come “una rivisitazione
di ciò che il periodo di guerra doveva essere stato per uno dei più
famosi e interessanti personaggi di Shakespeare, una storia di
passione e ambizione ambientata in una Scozia devastata dalla
guerra medievale”.Il regista, che ha
condotto una ricerca approfondita sul periodo in cui sono
ambientati i fatti e sulla brutalità dei combattimenti, ha
affermato: “Mi ricorda molto il Western. E un peaesaggio e
un’atmosfera molto più pericolosi di quanto abbia mai visto nei
precedenti adattamenti di Macbeth”.
L’australiano Justin
Kurzel ha d’altra parte già dato prova della sua bravura
nella rappresentazione di paesaggi desolati e cupi nel suo –
pluripremiato – Snowtown.
Accanto a
Fassbender (Macbeth, generale dell’esercito di
Duncan) e Marion Cotillard (Lady Macbeth), nel
cast anche Paddy Considine (Banquo), Sean
Harris (Macduff), e David Thewlis
(Duncan). Macbeth verrà presentato in anteprima a
Cannes il prossimo mese.
Arriva la prima foto dal set
dell’annunciato nuovo adattamento
di Macbeth con
protagonisti Michael Fassbender e
Marion Cotillard. L’immagine ritrae
proprio i due protagonisti sul set del film che è diretto
da Justin Kurzel. Il film, attualmente in
lavorazione è stato scritto da Todd
Louiso e Jacob Koskoff e nel cast
comprende anche Sean Harris e
Jack
Reynor.
Macbeth è
prodotto da Iain
Canning e Emile
Sherman, che hanno alle spalle ottimi precedenti
con Il discorso del
re eShame.
Macbeth è tra i più conosciuti
drammi di Shakespeare, nonché la tragedia più breve. Frequentemente
rappresentata e riadattata nel corso dei secoli, è divenuta
archetipo della brama di potere e dei suoi pericoli. Per la trama
Shakespeare si ispirò liberamente al resoconto storico del re
Macbeth di Scozia di Raphael Holinshed e a quello del filosofo
scozzese Hector Boece. Ci sono molte superstizioni fondate sulla
credenza che il dramma sia in qualche modo “maledetto” e molti
attori non vogliono menzionarne ad alta voce il titolo, riferendosi
ad esso come “Il dramma scozzese”. Pronunciare il suo nome dentro
un teatro è considerato un atto capace di trasformare qualsiasi
spettacolo in un fiasco. Molto popolare è anche la versione
operistica di questa tragedia, musicata da Verdi su libretto di
Francesco Maria Piave e considerata, se possibile, ancora più
malaugurante del dramma shakespeariano.
Sono arrivate online nuove immagini
di Macbeth, il nuovo adattamento
shakesperiano diretto da Justin Kurzel
(Snowtown) con Michael Fassbender e
Marion Cotillard. Il film,
presentato sulla Croisette di quest’anno, sarà distribuito dalla
Weinstein Company a dicembre nelle sale americane, e su Amazon
Prime a partire dal 2016.
[nggallery id=599]
L’adattamento cinematografico
dell’opera shakespeariana è presentata come “una rivisitazione
di ciò che il periodo di guerra doveva essere stato per uno dei più
famosi e interessanti personaggi di Shakespeare, una storia di
passione e ambizione ambientata in una Scozia devastata dalla
guerra medievale”.
Accanto a
Fassbender (Macbeth, generale dell’esercito di
Duncan) e Marion Cotillard(Lady Macbeth), nel cast
anche Paddy Considine (Banquo), Sean
Harris (Macduff), e David Thewlis
(Duncan).
Ecco un’altra foto ufficiale dal
film Macbeth, l’ennesima trasposizione
cinematografica della tragedia shakespeariana più amata dal cinema.
Nell’immagine, come nella precedente, potete vedere
Michael Fassbender e
Marion Cotillard, bellissimi
Macbeth e Lady Macbeth: [nggallery id=599]
Macbeth è
diretto da Justin Kurzel. Il film,
attualmente in lavorazione è stato scritto
da Todd Louiso e Jacob
Koskoff e nel cast comprende anche Sean
Harris,Jack
Reynor e Marion Cotillard nei panni
di Lady Macbeth.
Macbeth è
prodotto da Iain
Canning e Emile
Sherman, che hanno alle spalle ottimi precedenti
con Il discorso del
re eShame.
Macbeth è tra i più conosciuti
drammi di Shakespeare, nonché la tragedia più breve. Frequentemente
rappresentata e riadattata nel corso dei secoli, è divenuta
archetipo della brama di potere e dei suoi pericoli. Per la trama
Shakespeare si ispirò liberamente al resoconto storico del re
Macbeth di Scozia di Raphael Holinshed e a quello del filosofo
scozzese Hector Boece. Ci sono molte superstizioni fondate sulla
credenza che il dramma sia in qualche modo “maledetto” e molti
attori non vogliono menzionarne ad alta voce il titolo, riferendosi
ad esso come “Il dramma scozzese”. Pronunciare il suo nome dentro
un teatro è considerato un atto capace di trasformare qualsiasi
spettacolo in un fiasco. Molto popolare è anche la versione
operistica di questa tragedia, musicata da Verdi su libretto di
Francesco Maria Piave e considerata, se possibile, ancora più
malaugurante del dramma shakespeariano.
Ecco una nuova clip dal
Macbeth di Justin
Kurzel che ha diretto Michael
Fassbender e Marion Cotillard nei panni di
Macbeth e della folle Lady, sua moglie.
L’adattamento cinematografico
dell’opera shakespeariana è presentata come “una
rivisitazione di ciò che il periodo di guerra doveva essere stato
per uno dei più famosi e interessanti personaggi di Shakespeare,
una storia di passione e ambizione ambientata in una Scozia
devastata dalla guerra medievale”. Il regista, che ha
condotto una ricerca approfondita sul periodo in cui sono
ambientati i fatti e sulla brutalità dei combattimenti, ha
affermato: “Mi ricorda molto il Western. E un peaesaggio e
un’atmosfera molto più pericolosi di quanto abbia mai visto nei
precedenti adattamenti di Macbeth”.
L’australiano Justin
Kurzel ha d’altra parte già dato prova della sua
bravura nella rappresentazione di paesaggi desolati e cupi nel suo
– pluripremiato –Snowtown.
Accanto
a Fassbender (Macbeth, generale
dell’esercito di Duncan) e Marion Cotillard
(Lady Macbeth), nel cast anche Paddy
Considine (Banquo), Sean Harris
(Macduff) e David Thewlis (Duncan).
Ecco una nuova e intensa immagine
dal set di Macbeth, in cui il
protagonista, interpretato da Michael Fassbender, e la sua Lady
M., nel film Marion Cotillard, condividono un
momento particolarmente intenso. Questa coppia sullo schermo
promette decisamente grandi emozioni!
Macbeth è
diretto da Justin Kurzel. Il film,
attualmente in lavorazione è stato scritto
da Todd Louiso e Jacob
Koskoff e nel cast comprende anche Sean
Harris,Jack
Reynor e Marion Cotillard nei panni
di Lady Macbeth.
Macbeth è
prodotto da Iain
Canning e Emile
Sherman, che hanno alle spalle ottimi precedenti
con Il discorso del
re eShame.
Macbeth è tra i più conosciuti
drammi di Shakespeare, nonché la tragedia più breve. Frequentemente
rappresentata e riadattata nel corso dei secoli, è divenuta
archetipo della brama di potere e dei suoi pericoli. Per la trama
Shakespeare si ispirò liberamente al resoconto storico del re
Macbeth di Scozia di Raphael Holinshed e a quello del filosofo
scozzese Hector Boece. Ci sono molte superstizioni fondate sulla
credenza che il dramma sia in qualche modo “maledetto” e molti
attori non vogliono menzionarne ad alta voce il titolo, riferendosi
ad esso come “Il dramma scozzese”. Pronunciare il suo nome dentro
un teatro è considerato un atto capace di trasformare qualsiasi
spettacolo in un fiasco. Molto popolare è anche la versione
operistica di questa tragedia, musicata da Verdi su libretto di
Francesco Maria Piave e considerata, se possibile, ancora più
malaugurante del dramma shakespeariano.
A questo link invece trovate la
prima foto dal set del film che raffigura Fassbender in compagnia
della Cotillard.
L’adattamento cinematografico
dell’opera shakespeariana è presentata come “una rivisitazione
di ciò che il periodo di guerra doveva essere stato per uno dei più
famosi e interessanti personaggi di Shakespeare, una storia di
passione e ambizione ambientata in una Scozia devastata dalla
guerra medievale”.Il regista, che ha
condotto una ricerca approfondita sul periodo in cui sono
ambientati i fatti e sulla brutalità dei combattimenti, ha
affermato: “Mi ricorda molto il Western. E un peaesaggio e
un’atmosfera molto più pericolosi di quanto abbia mai visto nei
precedenti adattamenti di Macbeth”.
L’australiano Justin
Kurzel ha d’altra parte già dato prova della sua bravura
nella rappresentazione di paesaggi desolati e cupi nel suo –
pluripremiato –Snowtown.
Accanto a
Fassbender (Macbeth, generale dell’esercito di
Duncan) e Marion Cotillard(Lady Macbeth), nel cast
anche Paddy Considine (Banquo), Sean
Harris (Macduff), e David Thewlis
(Duncan).
L’adattamento cinematografico
dell’opera shakespeariana è presentata come “una rivisitazione
di ciò che il periodo di guerra doveva essere stato per uno dei più
famosi e interessanti personaggi di Shakespeare, una storia di
passione e ambizione ambientata in una Scozia devastata dalla
guerra medievale”.Il regista, che ha
condotto una ricerca approfondita sul periodo in cui sono
ambientati i fatti e sulla brutalità dei combattimenti, ha
affermato: “Mi ricorda molto il Western. E un peaesaggio e
un’atmosfera molto più pericolosi di quanto abbia mai visto nei
precedenti adattamenti di Macbeth”.
L’australiano Justin
Kurzel ha d’altra parte già dato prova della sua bravura
nella rappresentazione di paesaggi desolati e cupi nel suo –
pluripremiato – Snowtown.
Accanto a
Fassbender (Macbeth, generale dell’esercito di
Duncan) e Marion Cotillard (Lady Macbeth), nel
cast anche Paddy Considine (Banquo), Sean
Harris (Macduff), e David Thewlis
(Duncan).
Pubblicati due nuovi poster italiani
della trasposizione della
tragedia shakespeariana Macbeth
di Justin
Kurzel, conMarion Cotillard
eMichael Fassbender.
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L’adattamento cinematografico
dell’opera shakespeariana è presentata come “una rivisitazione
di ciò che il periodo di guerra doveva essere stato per uno dei più
famosi e interessanti personaggi di Shakespeare, una storia di
passione e ambizione ambientata in una Scozia devastata dalla
guerra medievale”.Il regista, che ha
condotto una ricerca approfondita sul periodo in cui sono
ambientati i fatti e sulla brutalità dei combattimenti, ha
affermato: “Mi ricorda molto il Western. E un peaesaggio e
un’atmosfera molto più pericolosi di quanto abbia mai visto nei
precedenti adattamenti di Macbeth”.
L’australiano Justin
Kurzel ha d’altra parte già dato prova della sua bravura
nella rappresentazione di paesaggi desolati e cupi nel suo –
pluripremiato –Snowtown.
Accanto a
Fassbender (Macbeth, generale dell’esercito di
Duncan) e Marion Cotillard(Lady Macbeth), nel cast
anche Paddy Considine (Banquo), Sean
Harris (Macduff), eDavid Thewlis
(Duncan).
Ecco due nuove clip in italiano del
Macbeth di Justin Kurzel
con Michael Fassbender e
Marion Cotillard. Il film
distribuito da Videa arriverà al cinema il 5 gennaio.
L’adattamento cinematografico
dell’opera shakespeariana è presentata come “una rivisitazione
di ciò che il periodo di guerra doveva essere stato per uno dei più
famosi e interessanti personaggi di Shakespeare, una storia di
passione e ambizione ambientata in una Scozia devastata dalla
guerra medievale”. Il regista, che ha condotto una ricerca
approfondita sul periodo in cui sono ambientati i fatti e sulla
brutalità dei combattimenti, ha affermato: “Mi ricorda molto il
Western. E un peaesaggio e un’atmosfera molto più pericolosi di
quanto abbia mai visto nei precedenti adattamenti di
Macbeth”.
L’australiano Justin
Kurzel ha d’altra parte già dato prova della sua bravura
nella rappresentazione di paesaggi desolati e cupi nel suo –
pluripremiato –Snowtown.
Accanto a
Fassbender (Macbeth, generale dell’esercito di
Duncan) e Marion Cotillard(Lady Macbeth), nel cast
anche Paddy Considine (Banquo), Sean
Harris (Macduff), e David Thewlis
(Duncan).
Nella gallery di seguito trovate due
nuovi intensi poster di Macbeth che
raffigurano Marion Cotillard nei panni di lady
Macbeth e Michael Fassbender in quelli del
protagonista:
L’adattamento cinematografico
dell’opera shakespeariana è presentata come “una rivisitazione
di ciò che il periodo di guerra doveva essere stato per uno dei più
famosi e interessanti personaggi di Shakespeare, una storia di
passione e ambizione ambientata in una Scozia devastata dalla
guerra medievale”.Il regista, che ha
condotto una ricerca approfondita sul periodo in cui sono
ambientati i fatti e sulla brutalità dei combattimenti, ha
affermato: “Mi ricorda molto il Western. E un peaesaggio e
un’atmosfera molto più pericolosi di quanto abbia mai visto nei
precedenti adattamenti di Macbeth”.
L’australiano Justin
Kurzel ha d’altra parte già dato prova della sua bravura
nella rappresentazione di paesaggi desolati e cupi nel suo –
pluripremiato – Snowtown.
Accanto a
Fassbender (Macbeth, generale dell’esercito di
Duncan) e Marion Cotillard (Lady Macbeth), nel
cast anche Paddy Considine (Banquo), Sean
Harris (Macduff), e David Thewlis
(Duncan).
Deadline rivela che
Macbeth, il nuovo adattamento
cinematografico della nota tragedia shakespeariana ad opera di
Justin Kurzel, verrà distribuito grazie alla
Weinstein Company. Come sappiamo ormai da
tempo, sarà Michael Fassbender ad
interpretare il protagonista del titolo, mentre il premio
Oscar Marion Cotillard sarà Lady
Macbeth.
La sceneggiatura del film è opera
di Jacob Koskoff e Todd Louiso,
mentre a produrre ci saranno Iain
Canning e Emile
Sherman, che hanno alle spalle ottimi precedenti
con Il discorso del
re eShame. La
fase di produzione è stata posticipata a fine anno e le riprese
dovrebbero cominciare a gennaio 2014. Studiocanal finanzierà la
maggior parte del progetto, in associazione con Film4 e con
i proventi che verranno dalle
vendite estere.
Macbeth. Dal
capolavoro di William Shakespeare, un adattamento cinematografico
di grande impatto visivo – dai produttori de Il Discorso del re –
con il candidato Oscar Michael Fassbender ed il premio Oscar Marion
Cotillard. Regia di Justin Kurzel.(DA STUDIO CANAL)
Il nostro traditore
tipo. Dal best seller di John le Carrè,
un thriller di grande respiro con Ewan McGregor, Stellan Skarsgard, Damian Lewis e Naomi Harris. Sceneggiatura di
Hossein Amini (Drive) e regia di Susanna White.(DA STUDIO
CANAL)
Always on my mind.
Una commedia sulle sfumature della vita, interpretata dalla
candidata Oscar Glenn Close, e dal candidato Oscar Nick Nolte e
dalla candidata Oscar Laura
Dern. Regia di Chris D’Arienzo (Rock of Ages). Colonna sonora
di Elton John.
(DA
HANWAY)
FreeHeld. Storia
d’amore, amicizia e lotta per il riconoscimento dei diritti civili.
Tratto da una storia vera, con la candidata Oscar Julianne Moore,
la candidata Oscar Ellen Page (anche produttrice del film) e Zach
Galifianakis (Una notte da leoni). Regia di Peter Sollett.(DA
BANKSIDE)
“Mamma. Pensavo avessimo
tempo”, ha scritto in una didascalia su Instagram. “Volevo
di più. Volevo sedermi su una sedia accanto a te. Ti ho sentita, ma
avevo ancora molto da dire. Ti voglio bene. Ci vediamo più
tardi.”
O’Hara ha recitato in Mamma, ho perso l’aereo e
Mamma, ho perso l’aereo 2: Mi sono smarrito a New
York nel ruolo di Kate McCallister, madre di Kevin
McCallister, interpretato da Culkin, il ruolo che ha dato il via
alla sua carriera di attore bambino. Nel dicembre 2023, i due si
sono riuniti in modo emozionante quando Macaulay
Culkin ha ricevuto una stella sulla Hollywood Walk
of Fame e O’Hara ha tenuto un discorso alla cerimonia.
“Macaulay, questo bellissimo,
caro ragazzino di 10 anni, era definito una superstar, un uomo
d’affari, uno dei giovani più promettenti di Hollywood da tutto il
mondo. Come si fa a sopravvivere a tutto questo?”, ha detto
O’Hara nel suo discorso. “Beh, credo che tu debba possedere una
certa qualità, un dono che il caro [sceneggiatore-produttore] John
Hughes ha ovviamente riconosciuto in te, Macaulay: il tuo senso
dell’umorismo. È un segno di intelligenza in un bambino, e la
chiave per sopravvivere alla vita a qualsiasi età. E da quello che
vedo, hai portato questo dolce, ma contorto, ma assolutamente
riconoscibile senso dell’umorismo in tutto ciò che hai scelto di
fare da “Mamma, ho perso l’aereo””.
“Grazie per aver incluso me, la
tua finta mamma che ti ha lasciato a casa da solo non una, ma due
volte, per condividere questa felice occasione”, ha concluso.
“Sono così orgogliosa di te”. Culkin si è asciugato le
lacrime mentre i due si abbracciavano.
Macaulay Culkin è
universalmente famoso per aver interpretato Kevin McCallister, un
bambino di otto anni, nel grande film natalizio Mamma, ho perso l’aereo, in cui viene
accidentalmente lasciato a casa dalla sua famiglia durante le
vacanze e prepara delle trappole per proteggere se stesso e la casa
da due ladri. Culkin ha poi ripreso il ruolo nel primo sequel,
Mamma, ho riperso l’aereo: mi sono smarrito a New
York.
Ora, durante una tappa del suo tour
“A Nostalgic Night with Macaulay Culkin”, l’attore ha
rivelato di essere disponibile a partecipare a un nuovo sequel, che
“dovrebbe essere proprio quello giusto”. Culkin ha
condiviso la sua idea per un sequel che vedrebbe Kevin, ormai
adulto, chiuso fuori casa e costretto ad affrontare le trappole
preparate dal proprio figlio.
“Sono vedovo o divorziato. Sto
crescendo un figlio e tutto il resto. Lavoro molto duramente e non
gli dedico abbastanza attenzione, quindi il ragazzo è un po’
seccato con me e mi chiude fuori di casa. Non mi fa entrare… ed è
lui che mi tende delle trappole”. Culkin ha approfondito la
presentazione spiegando che “la casa è una sorta di metafora
del nostro rapporto” e che Kevin deve “rientrare nel cuore
di suo figlio”.
“Questa è la presentazione più
accurata che ho. Non sono completamente contrario all’idea, è la
cosa giusta da fare“. Questa premessa vedrebbe dunque Kevin
assumere il ruolo dei ladri, interpretati da Joe Pesci e Daniel Heard nel
film originale del 1990 e nel sequel. Kevin sarebbe tecnicamente
l’antagonista questa volta, anche se sarebbe molto meno malvagio
dei personaggi di Pesci e Heard, e il film sembrerebbe culminare in
una sincera riconciliazione tra padre e figlio.
Sebbene questa sarebbe la prima
volta che Culkin interpreta Kevin dal 1992, anno di uscita del
sequel, da allora sono stati realizzati molti altri film della
serie. Questa infatti comprende un totale di sei film, con gli
altri sequel che sono: Mamma, ho preso il
morbillo (1997), Mamma, ho allagato la
casa (2002) e Holiday Heist – Mamma, ho visto un
fantasma (2012) e Home Sweet Home Alone – Mamma, ho perso
l’aereo (2021, reboot del primo film).
Nonostante la longevità della
serie, nessuno dei sequel ha avuto lo stesso successo o la stessa
popolarità dei primi due film. Un sequel storico con Culkin nel
ruolo di Kevin per la prima volta in oltre 30 anni genererebbe
inevitabilmente più entusiasmo rispetto agli altri sequel. Se
l’idea di Culkin di realizzare un sequel dovesse concretizzarsi, il
regista Chris Columbus potrebbe comunque non
essere d’accordo, dato che nell’agosto 2025 ha dichiarato che
sarebbe “un errore cercare di tornare indietro e ricreare
qualcosa che abbiamo fatto 35 anni fa. Penso che dovrebbe essere
lasciato così com’è”.
Sebbene Macaulay
Culkin sia ancora famoso soprattutto per aver interpretato
Kevin in Mamma, ho perso l’aereo, nel corso degli anni ha
recitato in diversi progetti. Tra i suoi prossimi titoli c’è la
seconda stagione di Fallout, che debutterà il 17 dicembre, dove si
unirà alla serie di successo di Prime Video in un ruolo ricorrente che è però ad
oggi rimasto segreto.
Per quelli di noi che hanno
circa una ventina d’anni, o poco più (come ci chiamiamo,
Millennials?), Macaulay Culkin è uno degli eroi
de”infanzia. Mamma ho perso l’aereo è un
classico dai tempi in cui appariva periodicamente su Italia
Uno. Sarà stata la fantasia di una totale libertà dai
propri genitori, o l’esilarante progressione di eventi, ma lo
amavano tutti. Il film è diventato uno dei cult della giovinezza. E
tutti, ad un certo punto, si sono chiesti che fine abbia
fatto Culkin.
E, nell’età adulta, le star bambine
diventano sempre una questione interessante, soprattutto se
crescendo sono andate incontro alla loro rovina.
Ma nel caso di Culkin, si è trattato davvero di rovina?
Macaulay Culkin: i film della
giovane star
Il piccolo Culkin non era famoso
solo per la serie cinematografica di Mamma ho perso
l’aereo, ma anche, tra gli altri, Richie
Rich e Pagemaster: l’avventura
meravigliosa. Una star bambina celeberrima negli
anni Novanta, la sua filmografia vede una pausa di
una decina di anni circa: dopo Richie Rich, uscito
nel 1994, è tornato solo nel 2003, con
Party Monster e nel celeberrimo show televisivo
Will e Grace. Recentemente, ha recitato nella
serie TV Dryvrs, in onda dal 2015 al 2017.
Macaulay Culkin e la droga
Le storie del declino delle giovani
star piacciono particolarmente al pubblico, e Macaulay
Culkin è diventata una di queste. Nel
2012, infatti, apparirono
fotografie dell’attore oramai cresciuto, con un aspetto
strano: magrissimo, quasi trasparente. I tabloid ebbero molto da
dire a riguardo, e si diffusero voci di una presunta
dipendenza da eroina e ossicodone in seguito alla fine
della relazione con Mila
Kunis.
All’epoca, era amico di
Pete Doherty, che aveva problemi di droga.
Inoltre, era stato precedentemente arrestato per possesso di
marijuana, Xanax e Clonazepam. I pettegolezzi
sulle sue dipenze, quindi, sembravano plausibili. Ma Culkin ha
detto al Guardian:“No,
non prendevo seimila pound di eroina al mese, o
quello che è. La cosa che mi infastidì fu
che i tabloid mascherarono la faccenda con questa strana
maschera di preoccupazione.” Quando gli è stato chiesto se c’è
una sua versione della storia che vorrà raccontare, l’attore ha
risposto: “Forse”.
Macaulay Culkin è morto?
Nel novembre 2014, cominciò a
circolare la notizia che Macaulay Culkin fosse
stato trovato morto nel suo appartamento a
Manhattan. Si disse che l’attore si fosse ucciso all’età di 34
anni. La notizia circolò in rete con la velocità della luce,
diventando un fenomeno virale.
Ma è vivo e vegeto. Non solo, ci ha
scherzato sopra e, durante il tour con il suo gruppo Pizza
Underground, ha inscenato la propria morte sul palco. E ha
postato le foto su twitter.
Macaulay Culkin: il patrimonio e i
genitori
Si sapeva da sempre che
Culkin aveva una relazione difficile con
il padre Kit. In seguito, l’attore riuscì ad
emanciparsi legalmente dai propri genitori alla giovanissima età di
14 anni. Infatti, entrambi i genitori avevano cercato di
appropriarsi dei 17 milioni di dollari che
Macaulay aveva guadagnato nel corso della sua
precoce carriera cinematografica.
Macaulay Culkin oggi
L’attore è recentemente tornato tra
di noi, e in gran forma.
Lo scorso 2 Marzo, infatti, è
comparso nel Tonight Show, per discutere con
Jimmy Fallon dei suoi prossimi progetti e di un
problema che ha scoperto nella trama di Mamma ho perso
l’aereo. In occasione della serata, inoltre, ha
lanciato il proprio profilo Instagram. Le prime foto
apparse, erano di Culkin e Fallon
con delle orecchie da coniglio, per promuovere il suo nuovo
podcast “Bunny Ears”.
E il profilo ci mostra tutta la
nuova carica di showman e l’ironia della nuova immagine pubblica di
Culkin: durante la notte degli Oscar, ha
condiviso una nottata di livetweeting sulla cerimonia. Ma senza
guardarla.
Durante la notte stellare, infatti,
sono comparse una serie di fotografie e video dell’attore, intento
a sfoggiare un casco da Storm Trooper, suonare la chitarra,
cucinare del ramen, giocare con modellini, giocare ai videogiochi,
e pitturarsi le unghie dei piedi. Tutto tranne che guardare gli
Oscar.
Insomma, l’attore ha una nuova
immagine: capelli biondi e corti, un po’ scarmigliati, occhiali da
vista e camicia. Sembra mostrare un nuovo equilibrio? Una nuova
persona pubblica? Si tratta di un rebranding? Vedremo. Ma
Macaulay Culkin è tornato, ci fa ridere, fa quello
che gli pare, e ci piace parecchio.
Maanaadu è un film
thriller d’azione di fantascienza in
lingua tamil indiana del 2021 scritto e diretto da Venkat
Prabhu e prodotto da Suresh Kamatchi di
V House Productions. Il film è interpretato da
Silambarasan, S.J. Suryah e
Kalyani Priyadarshan insieme a S.A.
Chandrasekhar, Y.G.
L’elaborazione del trauma è un
processo estremamente complicato, che può richiedere anni ed anni
di vita. C’è però chi i propri traumi non riesce mai del tutto a
sconfiggerli, lasciando che questi crescano e portino la persona in
questione a diventare un terribile derivato di ciò che ha subito.
Tali tematiche vengono affrontate in modo particolarmente
interessante nel film del 2019 Ma, diretto da
Tate Taylor
(regista anche di The Help e La ragazza del treno) e
prodotto dalla BlumhouseProductions, casa di produzione nota per i film
Paranormal Activity, Get Out e La notte del
giudizio.
Scritto da Scotty
Landes e dallo stesso Taylor, il progetto per
Ma nacque dal desiderio del regista di dar vita ad
una storia completamente folle e imprevedibile. Allo stesso tempo,
però, egli era interessato ad affrontare alcune tematiche sociali
come il bullismo, il trauma, il desiderio di vendetta e le
degenerazioni del comportamento umano. Tutto ciò trova spazio in
questo thriller psicologico particolarmente intricato, dove ogni
tassello del puzzle ottiene infine la sua giusta collocazione,
dando vita ad un’opera che ogni amante di questo genere non potrà
che gradire.
Come per gli altri titoli della
Blumhouse, anche Ma venne realizzato con un budget
ridotto, di soli 5 milioni, e si affermò come un grande successo,
guadagnando oltre 60 milioni in tutto il mondo. In questo articolo,
approfondiamo dunque alcune delle principali curiosità relative a
Ma. Proseguendo qui nella lettura sarà infatti
possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla
trama, al cast di attori e alla
spiegazione del finale. Infine, si elencheranno
anche le principali piattaforme streaming
contenenti il film nel proprio catalogo.
Il film ha inizio con l’adolescente
Maggie Thompson che si trasferisce insieme a sua
madre nella città natale di quest’ultima nell’Ohio. Ancora
emotivamente instabile per via del divorzio dei genitori, Maggie
cerca di fare nuove amicizie nella sua nuova scuola, sperando di
trovare qualcuno che possa aiutarla ad inserirsi al meglio in quel
contesto. In breve, stringe rapporti con i coetanei
Haley, Darrell,
Chaz ed Andy. Quest’ultimo, in
particolare, sviluppa una cotta per la nuova arrivata. In cerca di
divertimento, il gruppo di amici si trova a ricevere un’offerta
tanto inaspettata quanto irresistibile.
Sue Ann Ellington,
anche nota semplicemente come “Ma”, offre infatti loro
l’opportunità di dar vita ad una festa nel seminterrato della sua
casa, comprando loro anche gli alcolici e tutto ciò che occorre per
divertirsi. La donna, un’afroamericana di mezz’età che lavora come
veterinaria, sembra però avere un proprio fine dietro
quell’offerta, e ben presto la sua disponibilità si trasforma in
un’ossessione particolarmente pericolosa. Mentre il passato di Sue
verrà alla luce, quello che per il gruppo di adolescenti doveva
essere un luogo di festa diventerà un inferno da cui uscire vivi sarà quantomai
difficile.
Il cast del film
La sceneggiatura originale del film
prevedeva che Sue Ann Ellington fosse una donna bianca, ma nel
momento in cui Taylor assunse il ruolo di regista decise di
cambiare la protagonista in una donna di colore. Egli aveva infatti
in mente di offrire la parte alla premio Oscar Octavia
Spencer, con cui aveva già lavorato per The
Help e Get on Up. Quando la contattò per offrirle la
parte, quest’ultima accetto subito, senza neanche voler prima
leggere la sceneggiatura. L’attrice era infatti da tempo alla
ricerca di un ruolo diverso da quelli interpretati negli ultimi
anni e in particolar modo desiderava trovare un progetto di cui
essere protagonista assoluta.
La Spencer, insieme al regista,
lavorò poi nella costruzione di una backstory per il personaggio,
al fine di renderlo più interessante. Ad interpretare la giovane
Maggie Thompson vi è poi l’attrice Diana Silvers,
vista anche in Glass e La
rivincita delle sfigate. I suoi amici Haley, Chaz, Darrel e
Andy Hawkins sono interpretati dagli attori McKaley
Miller, Gianni Paolo, Dante
Brown e Corey Fogelmanis. Il padre di
quest’ultimo, Ben Hawkins ha invece il volto di Luke Evans,
attore noto per Dracula Untold e
La
bella e la bestia. Nel film è poi presente l’attrice
premio Oscar Allison Janney nel ruolo della dottoressa
Brooks.
Nel corso del film scopriamo che Ma
è una donna problematica che al liceo è stata pesantemente vittima
di bullismo da parte dei suoi coetanei. Il film ci riporta indietro
nel tempo e vediamo come uno scherzo di cattivo gusto le sia stato
fatto da quelli che lei credeva suoi amici e dalla sua cotta.
Quando Ma incontra gli adolescenti del presente fuori dal negozio
di liquori, si rende conto che uno dei ragazzi è il figlio della
sua cotta e del suo bullo del liceo, Ben Hawkins. È in quel momento
che vediamo Ma cambiare idea e offrirsi di fare amicizia con i
liceali.
Da quel momento in poi, sembra che
voglia solo appartenere al gruppo e avere degli amici. Certo, è
ancora scottata dai traumi che le sono stati inflitti in passato,
ma questa è la sua seconda possibilità di essere quella “cool”.
Solo quando Ben chiede a Ma di incontrarsi con lui per bere con un
pretesto, la ragazza inizia la sua furia violenta. Alcuni genitori
dei ragazzi mettono in discussione Ma e le sue motivazioni e il
trauma interno scatena la vendetta e la rabbia che ha sepolto
dentro di sé.
Alla fine, c’è un grande colpo di
scena che non ci aspettavamo: Ma ha una figlia. Quando Maggie e
Haley si introducono in casa sua per cercare i gioielli mancanti
che sospettano lei abbia rubato, si trovano faccia a faccia con
Genie, la figlia di Ma. Si scopre così che la
donna ha fatto credere a Genie di essere malata e che per questo
motivo non è in grado di andare a scuola e di avere dei veri amici.
Si tratta di un caso di sindrome
di Münchhausen per procura e Genie non ne ha idea.
Da questo momento, la follia di Ma
esplode. Invita Ben a casa sua, lo droga, gli fa un trasferimento
di sangue di cane, gli taglia le vene e lo lascia morire
dissanguato nel suo letto. Tutto questo avviene poco prima che
tutti gli adolescenti, tranne Maggie che è in punizione, vadano a
festeggiare a casa sua. Maggie finisce per uscire di nascosto e si
dirige comunque da lei per assicurarsi che i suoi amici stiano
bene. Quando arriva, tutti i suoi amici sono drogati e legati.
Purtroppo per Maggie, anche lei viene drogata e stordita.
Ogni liceale viene poi torturato in
modo diverso. Chaz viene bruciato con un ferro da stiro, Haley ha
le labbra cucite, Darrell ha la faccia dipinta di bianco e Maggie
viene sospesa con una corda al collo. A salvare la situazione ci
pensa però Genie, che mette al tappeto la madre mentre nella casa
scoppia un incendio. Mentre tutti gli adolescenti hanno ripreso
conoscenza e fuggono dalla casa, Ma si reca con calma al piano di
sopra, dove ha lasciato il corpo di Ben. Il fuoco continua a
divampare, ma lei si sdraia a letto e accetta il suo destino mentre
la casa brucia.
Il film esplora dunque gli effetti
dei traumi infantili e delle emozioni che non sono state affrontate
correttamente. In questo senso, Ma è un racconto
ammonitore sui mali del passato e su come alcune persone, non
tutte, siano spinte al limite quando si sentono impotenti, tradite
e incomprese. Se solo qualcuno avesse difeso Ma nel momento più
basso della sua adolescenza, forse la spirale discendente verso la
violenza non sarebbe mai iniziata. Purtroppo, quell’aiuto non è mai
arrivato, lasciandola a barcollare sull’orlo del baratro, e infine
a caderci sopra.
Ma: il trailer e dove vedere il film in streaming e in
TV
È possibile fruire del film grazie
alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme
streaming presenti oggi in rete. Ma è infatti
disponibile nei cataloghi di Apple
TV e Prime Video. Per vederlo, una volta
scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il singolo
film o sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così modo di
guardarlo in totale comodità e al meglio della qualità video. Il
film è inoltre presente nel palinsesto televisivo di
giovedì 11 luglio alle ore 21:15
sul canale Italia 2.
Ma tu di che segno
6? la nuova, divertentissima commedia di Neri
Parenti con Massimo Boldi, Ricky Memphis, Gigi Proietti, Vincenzo
Salemme, “le iene” Pio e Amedeo, il comico Angelo Pintus, Paolo
Fox, le bellissime Vanessa Hessler, Mariana Rodriguez e Denise
Tantucci.
Prodotto da International Video 80
e Italian Dreams Factory, Ma tu di che segno 6? uscirà nelle sale
l’11 dicembre, distribuito da Key Films.
L’oroscopo, quarta parola
più cliccata sui motori di ricerca, che effetto ha sulla vita degli
italiani?
Il Maresciallo Augusto Fioretti (Vincenzo Salemme), Toro,
gelosissimo, ha una figlia (Denise Tantucci) del Sagittario piena
di fidanzatini. Fioretti decide quindi di dare la caccia agli
spasimanti della figlia insieme al carabiniere Quagliarullo (Angelo
Pintus). Carlo Rabagliati (M. Boldi), Pesci fifone e ipocondriaco,
pensando erroneamente di essere in fin di vita, si fa ricoverare e
per lui inizia un tragicomico calvario tra siringoni, clisteroni e
operazioni inutili. Monica (Mariana Rodriguez), Gemelli, è un
oroscopo dipendente. Il suo vicino di casa, Andrea Tricarico
(Amedeo), con l’aiuto di Piero Lo Muscio – Orion (Pio), falsifica
l’oroscopo di Monica per portarsela a letto. L’avvocato De Marchis
(Gigi Proietti), Bilancia, non crede nello zodiaco, e non crede
alla sua assistente che lo informa dell’arrivo di un oroscopo
negativo, anche se gli eventi sembrano dargli torto… Saturno Bolla
(Ricky Memphis), Scorpione, pensa che le donne Ariete gli abbiano
rovinato la vita, quindi fugge dalla bellissima Nina Rocchi
(Vanessa Hessler) che lo concupisce. Ma quando si accorge che lei
non è Ariete, è forse troppo tardi…
Ma Rainey’s Black
Bottom, film diretto da George C. Wolfe e
disponibile su Netflix dal 18 Dicembre
2020, è tratto dall’omonima pièce teatrale di August
Wilson, parte di una raccolta di dieci opere conosciute
come Il ciclo di Pittsburgh. Il regista segue le orme di un grande
autore che, attraverso le sue opere, voleva indagare le condizioni
e l’identità della popolazione afroamericana nel XX secolo, senza
alcun freno inibitore.
Ma Rainey’s Black Bottom: la
trama
Ma Rainey
(Viola
Davis) è una nota e affermata cantante, nota come “La
madre del blues” che, in un afoso pomeriggio della Chicago del
1927, si trova in uno studio di registrazione assieme alla sua
band, per incidere un album di inediti. Attorno alla sua figura
gravitano, dunque, gli altri musicisti: il bassista Slow Drag
(Michael Potts), il pianista Toledo (Glynn
Turman), il trombonista Cutler (Colman Domingo) e il trombettista
Leeve (Chadwick
Boseman), che ambisce a formare una propria band e
svecchiare la musica blues – desiderio di cui dà prova mettendo a
punto una nuova versione di Ma Rainey’s Black
Bottom, storica canzone della madre del blues. Durante la
sessione di registrazione verranno fuori tutte le discrepanze e le
paure di un popolo che per anni ha subito il razzismo e la tirannia
dei bianchi.
Dialoghi come armi da usare in un
campo di battaglia infuocato
Il film di Wolfe si sofferma non
tanto sulla vicenda biografica della madre del blues, quanto
piuttosto tende ad analizzare implicitamente il contesto specifico
e la posizione sociale degli afro-americani nel XX secolo. La
pellicola mantiene l’impianto teatrale originale, ambientando tutta
la storia all’interno di una sala di registrazione gestita da
produttori bianchi, dove Ma Rainey si trova per incidere il pezzo
del film: da qui si dipartono poi le sottotrame portanti della
narrazione. La macchina da presa esamina unicamente lo studio di
registrazione, per aumentare la tensione sia in noi spettatori che
tra i protagonisti, animati da un mix emotivo incandescente, che
sconfina in scontri verbali e fisici, che metteranno in subbuglio
gli equilibri della band.
Ma Rainey’s black
bottom mette in primo piano scambi di dialogo brillanti,
arguti e senza freni inibitori. I personaggi si fanno conoscere
tramite le interazioni con l’altro, in cui emergono verità scomode
e traumi di un passato all’interno di anime all’apparenza
inscalfibili, ma che ci dimostrano tutte le loro fragilità. Viene
concesso loro uno spazio per potersi rendere portavoce di
un’incomunicabilità pervasiva e straziante.
La frammentazione interna al gruppo
dei musicisti mette in primo piano una disgregazione comune interna
alla comunità nera; la mancanza di esperienze collettive per
potersi sentire parte di una comunità nei primi anni ’20 dà voce ad
universi individuali spesso in contrasto tra loro, da cui emergono
ambizioni, punti di vista e traumi del passato singolari, sotto
l’occhio dello sguardo tutelare dei produttori discografici
bianchi. Abbiamo poi il rapporto di natura economica che costringe
l’afroamericano tra l’accettazione di un ruolo subordinato (Leeve e
il resto della band) -che grida però disperatamente libertà- e la
lotta costante per difendere la propria dignità artistica e
personale (Ma Rainey), amaramente consapevoli di venire sempre
beffati, come ci svela l’amaro finale.
La traccia musicale della pellicola
è opera di Branford Marsalis, noto
sassofonista jazz, e deve tenere testa al talento sovrastante di un
cast eccezionale, che cattura prepotentemente la scena. Altra nota
di merito della pellicola sono i costumi, la scenografia e il
lavoro di make-up: categorie in cui, non a caso, la pellicola si è
aggiudicata tre nomination agli
Oscar 2021, oltre a quelle principali di Miglior Attore e
Migliore Attrice Protagonista.
Due performance staordinarie da
parte di Viola Davis e Chadwick Boseman
Protagonisti indiscussi della
pellicola sono il compianto Chadwick Boseman, che ci regala un’ultima,
stellare performance, e Viola Davis, che si riconferma attrice
eclettica, catalizzatrice indiscussa dell’attenzione registica,
nelle vesti di questa peculiare personalità. Ma Rainey è star
assoluta, esuberante ed eccessiva nei comportamenti, che richiede
un controllo quasi dispotico sulla sua carriera. E’ completamente
distaccata dal resto del gruppo, come messo in evidenza anche dalle
scelte registiche e di fotografia. Le richieste esagerate e i
capricci di Ma Rainey sono in realtà l’unico appiglio a cui tenersi
stretta, per non essere del tutto un burattino nelle mani del suo
agente bianco. In un monologo piuttosto intenso, l’artista afferma
che il pubblico bianco si interessa solo alla sua voce, non
alla vera personalità dell’artista, rendendola quindi quasi
paragonabile a una prostituta, pagata per il servizio offerto.
Chadwick Boseman propone un’interpretazione
stellare, che fa leva su battute affilate e provocatorie.Leeve è un
personaggio scanzonato, irriverente, piuttosto conscio delle
proprie potenzialità. Anche Boseman ci regala un monologo
impeccabile sul ruolo di Dio nei confronti delle I dialoghi e gli
scambi di battute in Ma Rainey’s Black Bottom
hanno sempre uno scopo preciso, non sono mai ridondanti, bensì
motore di azione. Lo studio di registrazione diventa luogo di
perdizione e confessione al tempo stesso, dal quale risulta
difficile trovare una via d’uscita: è un contenitore di emozioni
totalmente contrastanti tra di loro, che rivelano tutte le
sfaccettature caratteriali dei personaggi. Frustrazione, rabbia
repressa, confidenze silenziose o urlate e richieste d’aiuto:
l’incisione del disco viene quasi totalmente oscurata rispetto alle
tematiche che derivano dalle esternazioni dei personaggi.
Anche Boseman ci regala un monologo impeccabile sul ruolo di Dio
nei confronti delle persone di colore, in cui si interroga se
esista o meno una giustizia divina anche per chi è inevitabilmente
posto in una condizione di reietto nella società.
Anche la scelta degli altri membri
del cast si rivela particolarmente azzeccata: ogni personaggio si
mette sotto i riflettori in un qualche punto della narrazione,
rivelandoci un ricordo, un fatto che funge da spunto per allargare
la discussione e renderla universale, interrogandoci sulla
posizione sociale di un’intera comunità all’epoca.
E in mezzo al turbinio di emozioni
e confessioni conservati dentro allo studio di registrazione, c’è
un unico filo conduttore: il blues, espressione intrinsecamente
afroamericana della vita che, se non vissuta, non può essere
espressa: “La vita parla con il blues. Non si canta per star
meglio. Si canta per capire la vita”, dice Ma Rainey. L’arte è
si, anche commercio, ma il suo senso profondo non potrà mai essere
acquistato.
Ma Ma,
ultima fatica del regista Julio Medem che vede nel
cast una strabiliante Penelope Cruz, Luis Tosar e
Asier Etxeandia, verrà presentato in anteprima
durante la prossima edizione del Biografilm Festival –
International Celebration of Lives di Bologna (10 –
20 Giugno).
Madrid, estate 2012. Magdalena –
detta Magda – è un’insegnante che ha da poco perso il lavoro per
via della crisi e che viene lasciata dal marito, un insegnante di
filosofia. Le rimane solo l’amato figlioletto Dani, ma la sua vita
è pronta a subire un nuovo scossone: il suo ginecologo, Julian, le
diagnostica un tumore al seno, curabile, ma solo dopo aver
affrontato un lungo percorso. Durante questa fase, la donna conosce
Arturo, un talent scout del Real Madrid che ha appena perso la
moglie e la figlia. La vita di queste persone è pronta ad
intrecciarsi inevitabilmente e a far sperare, per tutti, un nuovo
inizio connotato da una ventata di felicità. Ma la scoperta di un
secondo tumore mette di nuovo la donna di fronte a dolorose scelte,
anche se la notizia di una nuova gravidanza le dà una nuova forza
per affrontare l’incertezza che la aspetta nel futuro.
Ma Ma, come
si evince già dal titolo, è specularmente diviso in due parti. Con
questa evocativa parola che ricorda sia la “mamma” che la
“mammella”, assistiamo in modo preciso a due narrazioni specifiche,
due storie divisibili secondo il classico paradigma in tre atti,
con tanto di plot point, turning point e Punto
Medio che coincide con il climax della vicenda: entrambe le
storie/vite raccontate sono “Magda – centriche”, mostrando il mondo
dal suo punto di vista e la storia della sofferenza che sta
affrontando solo attraverso il suo sguardo: è un film costruito
sugli sguardi che si incrociano e si supportano a vicenda, e tutti
quelli maschili trovano il loro fulcro negli occhi dell’unico
personaggio femminile – Magda, appunto – forte e determinata,
innamorata della vita e del carpe diem oraziano che ha
trasformato in una regola di vita; Magda che si trasforma in una
figura cristologica nel calvario che affronta, a tappe, lento e
incessante, sempre in bilico tra la Vita e la Morte, fino alla
scelta estrema che decide di compiere in nome del suo “Credo”.
Ma Ma viaggia sospeso nei territori
fragili del dramma e del melodramma, con la sua regia onirica ricca
di suggestioni cromatiche, creando un ritratto femminile immortale,
uno splendido “fiore d’acciaio” pronto a resistere alle intemperie
della Vita solo grazie ad una lucida follia che altro non è che una
forma di profondo d’Amore.
Se nella tradizione talmudica c’è un
motto che recita “Tu sceglierai la Vita”, questo film di Medem
sembra sviluppare questo imperativo morale creando un affascinante
affresco di vite che si intrecciano, si legano, si confondono tra
loro sull’enorme scacchiera della Vita, immortalate nel folle
valzer degli adii e degli amori che è l’Esistenza.