127 Ore film

127 hours

 

Danny Boyle è il regista che agli Oscar del 2009 aveva conquistato la ribalta con The Millionaire ( otto premi, tra cui miglior regia, miglior film e miglior montaggio ).  Ha uno stile “sporco” da cinema indipendente alla base,  a cui accompagna un eclettismo e un’originalità nelle scelte visive tali da permettergli di destreggiarsi tra tonalità diverse a seconda della storia con cui sceglie di confrontarsi. Altrettanta originalità lo caratterizza nello scegliere i suoi soggetti.

Questo vale anche per 127 Ore ( 127 Hours ) che uscirà in Italia il 25 Febbraio. La storia è tratta dall’omonima autobiografia di Aron Ralston, un giovane escursionista che nel 2003 rimane intrappolato in un canyon a causa di  un masso che gli schiacciò il braccio. Dopo sei giorni rinchiuso, con la ferita che si infettava e i viveri ormai finiti, l’unica decisione razionale da prendere era di fatto una decisione impensabile: amputarsi il braccio con un coltellino. Ciò che spinge Danny Boyle a raccontare le sue storie, sembra essere il bisogno di inquadrare la vita da angolature particolari: riflettere su di essa da nuove prospettive. Lo spunto narrativo permette, in un certo senso, un’ operazione simile a quella di The Millionaire ( in una cornice più cruenta ). Il protagonista ripenserà alla sua vita ripercorrendo scelte, convinzioni ed errori che lo hanno portato in quella situazione e soprattutto ripenserà alle persone più care. La sfida è difficile: raccontare il dramma psicologico di un uomo che non ha modo di muoversi se non con la memoria. Danny Boyle sembra orientarsi verso scelte drammatiche ma non patetiche per raccontare, con i mezzi del cinema, la storia vera di Aron Ralston: vitale, coraggioso e un po’ matto. Uno che ora al posto del braccio ha una protesi a cui può fissare anche la piccozza con cui continua ad alimentare il suo amore per il trekking e la natura.

Danny Boyle sembra aver indovinato anche la scelta dell’attore protagonista: James Franco (Strafumati, Milk, Mangia prega ama ). Anche lui ha dimostrato talento ed eclettismo se si pensa che è in grado di scegliere ruoli che vanno dall’artista della beat generation Allen Ginsberg , nel film “l’Urlo” ( The Howl , 2010 di Jeffrey Friedman e Robert Epstein, 2010) a quello del personaggio dei fumetti Harry Osborne/Goblin in un blockbuster come Spiderman. L’Academy sembra condividere l’ammirazione per James Franco, tanto che non solo il giovane attore è stato scelto per condurre la serata degli Oscar a fianco di Anne Hathaway ma concorrerà anche al premio come miglior attore. La sua prova in 127 Ore , dove è determinante la capacità mimica, ipercontrollata, per reggere i primi e primissimi piani che cercano di carpire il contrastante avvicendarsi delle intese sensazioni che tormentano il protagonista, deve opporre un dinamico conflitto interiore alla statica situazione in cui si trova. Su di lui gravano quindi le capacità del film di generare empatia e smuovere il pubblico.

Danny Boyle può ritenersi soddisfatto perché ancora una volta, scegliendo la strada dei film a budget ridotto ( rispetto alle cifre hollywoodiane ), potrà  presentarsi la notte del 27 Febbraio come uno dei protagonisti. 127 Ore è infatti in gara con sei nominations. Tra le candidature manca quella per la miglior regia ma non quella per “miglior film” e miglior “sceneggiatura non originale” ( dello stesso Boyle insieme a Simon Beaufoy,  già vincitore della statuetta proprio con The Millionaire ) .Il regista di Manchester non ha problemi a passare dalle ciniche e grottesche vicende di eroinomani ed outsiders di Edimburgo  ( Trainspotting, 1996 ) alla favola un po’ ammiccante,  del giovane indiano portato, da un quiz televisivo, a rievocare le tragiche vicende della sua vita (  The Millionaire – Slumdog Millionaire, 2008 ).  In mezzo a questo si aggiungono gli straniamenti horror fantascientifici ( allegorie per parlare della realtà da angolazioni estreme ) di 28 Giorni dopo e Sunshine. 127 Ore sembra essere un’altra angolazione, claustrofobica ed estrema, per parlare della vita attraverso il cinema.