Angel Heart – Ascensore per l’inferno del 1987 nasce dall’omonimo romanzo di William Hjortsberg, Falling Angel, e ne conserva l’impianto narrativo da detective story classica contaminata da suggestioni metafisiche e horror. Alan Parker trasforma il materiale letterario in un film cupo e stratificato, dove l’indagine privata diventa presto un viaggio negli abissi dell’identità e della colpa. Il racconto si muove su binari solo apparentemente familiari, costruendo fin dalle prime sequenze un’atmosfera malsana, carica di simboli, presagi e ambiguità che spostano il noir verso territori decisamente più oscuri.
Dal punto di vista del genere, il film è allora un ibrido audace per l’epoca, capace di fondere il noir investigativo con l’horror esoterico e il thriller psicologico. Un’operazione che lo avvicina ad altri titoli degli anni Ottanta interessati a contaminare il cinema di genere con riflessioni morali e spirituali, come Allucinazione perversa o L’Avvocato del diavolo, pur mantenendo una propria identità visiva e tematica. Parker lavora sull’inquietudine più che sullo shock, costruendo un clima soffocante in cui ogni scoperta sembra condurre non a una risposta, ma a un’ulteriore discesa nell’orrore.
Nella filmografia di Mickey Rourke, Angel Heart – Ascensore per l’inferno rappresenta uno dei ruoli più intensi e tormentati, perfettamente in linea con i suoi personaggi fragili e autodistruttivi degli anni Ottanta, mentre Robert De Niro, in una parte apparentemente marginale, offre una delle interpretazioni più enigmatiche e disturbanti della sua carriera. Nonostante l’abbondanza di indizi che conducono rapidamente lo spettatore alla soluzione, il vero fulcro dell’intreccio resta il corso stesso dell’indagine, che come uno psicodramma in un percorso psicoterapeutico accompagna il protagonista verso la scoperta dell’orribile verità. Ed è proprio su questo finale che l’articolo entrerà nel dettaglio, analizzandone significato e implicazioni.

La trama di Angel Heart – Ascensore per l’inferno
Uno strano e misterioso cliente, Louis Cyphre, ingaggia Harry Angel, un investigatore privato, per ritrovare Johnny Favorite, un reduce di guerra, ex cantante di successo, dimesso in maniera truffaldina da una clinica psichiatrica nel ’43 e di lì sparito nel nulla. Costui era sotto contratto con Louis Cyphre e questi non intende lasciare partite in sospeso. Angel si dà da quindi fare, scopre varie cose interessanti, ma cade in un vortice di paura e di sangue. Ben presto, l’investigatore si troverà a scoprire verità spaventose, imbattendosi nella vera natura di Cyphre.
La spiegazione del finale del film
Il terzo atto di Angel Heart – Ascensore per l’inferno si apre con Harry Angel che, dopo una lunga e dolorosa indagine, comincia a ricostruire il passato occulto di Johnny Favorite. Harry scopre che il cantante non solo era un potente occultista, ma aveva venduto la propria anima in cambio di fama e, cercando di sfuggire al patto, aveva compiuto omicidi rituali. La narrazione accelera mentre Angel recupera il vaso contenente i documenti dell’identità del soldato ucciso, fino al terribile momento in cui realizza che lui stesso è Favorite, con i ricordi repressi che tornano prepotentemente alla coscienza.
Harry comprende l’orrore dei suoi atti mentre si scontrano i frammenti della sua memoria: ha ucciso Fowler, Toots, i Krusemark e perfino Epiphany. Il confronto con Louis Cyphre, il misterioso committente della sua indagine, rivela la verità ultima: Cyphre è il diavolo, venuto a reclamare l’anima di chi ha contratto con lui. Angel affronta la rivelazione della propria colpevolezza e il destino già scritto, e il film chiude il racconto con Harry che si trova in un ascensore che scende interminabilmente, simbolo del suo viaggio verso l’inferno, mentre accetta la sua condanna definitiva.

Il finale porta a compimento i temi centrali del film, incentrati sulla colpa, l’identità e l’inevitabilità del destino. L’indagine di Angel, guidata inizialmente da motivazioni economiche, si trasforma in un percorso psicologico e morale, in cui ogni scoperta aumenta l’angoscia dello spettatore. L’orrore non risiede tanto negli omicidi, quanto nella consapevolezza che Harry è responsabile di tutto, e che ogni azione passata lo ha condotto verso un destino ineluttabile, rendendo il soprannaturale un’estensione della sua colpa umana.
La chiusura dell’indagine sottolinea anche il concetto di identità come costruzione fragile e ingannevole. Angel credeva di essere un semplice investigatore, ma l’ossessione di seguire le tracce di Favorite lo porta a scoprire che egli stesso è protagonista e vittima della propria storia. Il percorso psicodrammatico attraverso indizi, visioni e crimini permette al film di esplorare come l’inconscio, la memoria e i desideri repressi possano guidare le azioni umane verso conseguenze devastanti, con l’orrore e il soprannaturale che incarnano metaforicamente le colpe non riconosciute.
Il messaggio finale di Angel Heart – Ascensore per l’inferno riguarda la responsabilità delle proprie azioni e l’impossibilità di sfuggire alle conseguenze delle scelte morali. Il film mostra come la colpa e l’inganno, combinati con la ricerca ossessiva di verità o potere, conducano inevitabilmente alla rovina. L’ascensore che scende senza fine diventa simbolo dell’ineluttabilità della punizione e della caduta morale. L’opera suggerisce che il male non è solo esterno, ma spesso interno, e che la conoscenza di sé può essere sia liberatoria che terribilmente dolorosa, insegnando la gravità della coscienza e del destino personale.
