martin freeman john watsonSembrano passati secoli da quanto Sherlock, la serie di culto della BBC, ha fatto il suo debutto sul primo canale britannico lanciando le carriere dei suoi protagonisti e proiettandole nel mondo del cinema: spesso del tutto identificato con le vertiginose deduzioni dell’affascinante detective interpretato da Benedict Cumberbatch, il successo della formula creata da Steven Moffat e Mark Gatiss  non sarebbe però stato lo stesso senza la presenza di Martin Freeman, impeccabile John Watson e adesso pronto a tornare nei cinema di tutto il mondo il 12 dicembre con Lo Hobbit – la Desolazione di Smaug, secondo capitolo del nuovo franchise tolkieniano curato e diretto da Peter Jackson.

martin freeman 7Martin John Christopher Freeman nasce ad Aldershot (Hampshire) l’8 settembre 1971, ultimo di 5 figli: dopo la separazione dei genitori avvenuta quando aveva appena 5 anni Martin va a vivere con il padre, ma la morte improvvisa di quest’ultimo pochi anni dopo getta un’ulteriore ombra sull’infanzia del bambino, già fragile e asmatico; come prevedibile, questa perdita segnerà Freeman per il resto della vita e condizionerà forse anche il rapporto con una credo religioso che rimarrà per lui, cresciuto in una famiglia di cattolici osservanti e mandato in scuole salesiane fino agli anni dell’università, un’incancellabile certezza.

Scoperta la recitazione nel contesto scolastico, a 17 anni Martin decide di dedicarsi seriamente alla recitazione, iscrivendosi dopo le superiori alla prestigiosa London’s Central School of Speech and Drama; iniziata una lunga gavetta che lo vede collezionare numerose piccole parti sul piccolo schermo, nel 2001 interpreta il ruolo più negativo della sua carriera, ma anche il più importante sul piano personale: sul set del film tv di Channel 4 Men Only, dove il suo personaggio è parte di una gang che violenta un’infermiera, si innamora ricambiato della collega Amanda Abbington (Being Human, Mrs Selfridge), sua attuale compagna e madre dei suoi due figli.

martin freeman 5La svolta professionale arriva nello stesso anno con The Office, acclamata sitcom in forma di mockumentary scritta da Ricky Gervais e Stephen Merchant e ambientata nella fittizia impresa cartaria “Wernham Hogg”: confermata per due stagioni, la serie è un grande successo di pubblico e critica e grazie al ruolo del simpatico responsabile vendite Tim Cantenbury Martin diventa un volto conosciuto e familiare per tutto il pubblico UK.

Nel 2003, ottiene una parte di rilievo sul grande schermo in Love Actually, deliziosa commedia natalizia firmata dal Maestro Richard Curtis dove “sveste” i panni di John, controfigura per le scene di sesso di un film che cerca teneramente di conquistare l’amore della collega Judy; nel 2004, entra invece per la prima volta a far parte della famiglia di Simon Pegg ed Edgar Wright con il primo film della Trilogia del Cornetto L’alba dei Morti Dementi: tornerà anche nel secondo episodio della serie Hott Fuzz (2007) e in The World’s End (2013), terzo irriverente capitolo che gli concederà finalmente maggiore spazio nell’economia della storia.

Nel 2005 è al fianco di Zooey Deshanel (500 Giorni Insieme) per interpretare Arthur Dent, imbranato terrestre sorpreso dalla fine del mondo in vestaglia, nella trasposizione cinematografica della Guida Galattica per Autostoppisti di Douglas Adams; il film ha una bassissima distribuzione ma resta comunque un cult per chiunque abbia conosciuto e amato l’opera di Adams, a cui la pellicola è stata alla fine dedicata: seguono il Mockumentary Confetti, commedia che chiama 3 coppie a competere per conquistare il titolo di matrimonio più originale dell’anno e Complicità e Sospetti, raffinato dramma diretto da Anthony Minghella con Jude Law e Juliette Binoche.

Sherlock 2 SpecialsDopo diversi piccoli ruoli, Freeman è voluto dal regista Peter Greenaway come protagonista assoluto del suo Nighwatching, affresco estenuante ed estremo dedicato a Rembrandt e al mistero che circonda il suo famoso quadro “La Ronda di Notte”: l’attore non si lascia intimidire dalle numerose scene di nudo né dal rigido impianto teatrale della messa in scena, dipingendo con la sua performance un ritratto d’artista complesso, rabbioso e appassionato.

Nel 2009, oltre alla pellicola natalizia Nativity e alla commedia nera Wild Target con Emily Blunt e Bill Nighy, Martin ottiene però il ruolo della vita, la grande occasione dopo la quale niente sarà mai più come prima: dopo una lunga e infruttuosa ricerca, Moffat e Gatiss trovano in lui il John Watson ideale per la loro rilettura contemporanea delle avventure del Detective nato dalla penna di Arthur Conan Doyle, ad oggi benedetta da un successo inarrestabile.

La chimica con lo Sherlock Holmes di Benedict Cumberbatch è palpabile e alle prese con un personaggio introverso e composto Freeman mette tutto sé stesso in una prova trattenuta e commovente che conquista all’istante, regalandogli anche la vittoria ai BAFTA 2011 come miglior attore non protagonista; per la seconda serie, riceverà una nuova candidatura al premio (vinto poi dal Moriarty di Andrew Scott) e ai Primetime Emmy Awards.

Colpito dalla sua interpretazione in Sherlock, Peter Jackson capisce che Martin è l’unico Bilbo possibile per la sua nuova trasposizione cinematografica tratta da Lo Hobbit di J. R. R. Tolkien: nonostante la prestigiosa offerta, Freeman è sul punto di rifiutare il ruolo a causa del conflitto di scheduling con le riprese della seconda serie di Sherlock, ma con la consapevolezza di non poter affidare il ruolo a nessun altro Jackson è persino disposto a riorganizzare il suo piano di lavoro, in modo da consentire a Martin di volare in Nuova Zelanda una volta concluso il suo impegno con la serie.

martin freeman - hobbit 1La fiducia del regista è ben riposta: con Un Viaggio Inaspettato, primo capitolo di una saga che si svilupperà in una trilogia attingendo a piene mani dalla vasta mitologia sulla Terra di Mezzo, Martin dimostra di essere uno Hobbit assolutamente perfetto, fedele alla pagina scritta e pronto ad assecondare con la giusta sensibilità la lunga corsa della storia; sul set del secondo film La Desolazione di Smaug ritrova virtualmente ( i due non hanno mai recitato fisicamente nella stessa stanza) Cumberbatch, chiamato a prestare voce e movenze in motion capture al temibile Drago dentro la Montagna.

Nonostante il grandissimo successo del film e la notorietà conseguita, l’avventura in Nuova Zelanda non è però tutta rose e fiori: lasciati Amanda e i bambini in Inghilterra, il peso della distanza si fa sentire e Martin si impegna per il futuro a non abbracciare progetti che lo tengano troppo a lungo lontano dai suoi cari.

martin freeman - sherlock 2L’attesissima terza serie di Sherlock, che debutterà sulla BBC l’1 gennaio 2014 ed esplorerà gli effetti del ritorno dalla morte di Holmes sul fedele Watson, rappresenterà al contrario una piccola riunione di famiglia: non nuova alle collaborazioni sul set col compagno, Amanda Abbington vestirà infatti i panni della moglie di John, Mary Morstan.

Anche se impegnato con la Trilogia, Freeman non si adagia sugli allori e inizia presto a guardare al futuro: dopo aver prestato la voce al film d’animazione della Aardman Pirati! Briganti da strapazzo (2012) e aver assistito alla fine del mondo in The World’s End (2013), l’attore tornerà sul piccolo schermo sfoggiando un accento del Minnesota grazie a Fargo, serie tv della Fox prodotta da Joel ed Ethan Coen che proseguirà gli eventi dell’omonimo film con una storia altrettanto nera.

martin freeman - hobbitIl ruolo dell’attore sarà quello di Lester Nygaard (personaggio simile a quello interpretato a suo tempo da William H. Macy) depresso venditore di assicurazioni che vive una spenta esistenza succube di una moglie insopportabile, fino a quando un misterioso straniero di nome Lone Marvo (Billy Bob Thornton) non arriva in città cambiando per sempre la sua vita; Freeman sembra intenzionato a indirizzare la sua carriera su solidi binari, alternando le luci dei grandi blockbuster a produzioni meno colossali e stressanti ma egualmente promettenti.

Nelle parole di Steven Moffat, laddove Benedict Cumberbatch riesce ad incarnare al meglio figure intellettualmente complesse e fuori dagli schemi, Martin Freeman trova invece sempre la poesia nell’uomo comune cogliendo lo straordinario che si nasconde dentro personaggi ordinari coinvolti loro malgrado in situazioni eccezionali; a noi basta guardare nei suoi quieti e malinconici occhi blu, o ascoltare le sue battute taglienti che con fare decisamente british sono spesso in bilico fra puro humour e amaro sarcasmo, per capire che il più amato Watson del piccolo schermo non ha alcuna intenzione di lasciarsi travolgere dall’ onda del successo perdendo di vista le cose importanti: “Alcune persone hanno quel grido nella testa, ma io non credo di averlo mai avuto. Quella cosa del “vivi in fretta – muori giovane”. Nessuno lo vorrebbe veramente – Jimi Hendrix, Janis Joplin – non è un bene. Io voglio vivere con Amanda fino a 70 anni.”

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