Mission: Impossible – Protocollo fantasma (qui la recensione) del 2011 è il quarto capitolo della celebre saga action con protagonista Ethan Hunt, segnando un momento di rilancio decisivo per il franchise. Diretto da Brad Bird, al suo esordio nel live action dopo il successo nell’animazione, il film introduce un nuovo dinamismo visivo e una regia spettacolare che amplia la scala delle missioni e delle sequenze d’azione. Dopo gli eventi più introspettivi del terzo capitolo, questa nuova avventura riporta la serie verso una dimensione più corale e internazionale, rafforzando l’identità globale dell’IMF.
Il film aggiunge alla saga una maggiore centralità del lavoro di squadra, affiancando a Tom Cruise un gruppo di comprimari che assumono un peso narrativo significativo. Personaggi come Benji Dunn e Jane Carter non sono semplici supporti tecnici, ma figure attive nell’evoluzione della missione e nella costruzione della tensione drammatica. Allo stesso tempo, Ethan Hunt viene ridefinito come leader vulnerabile ma determinato, costretto a operare senza il sostegno ufficiale del governo dopo l’attivazione del Protocollo Fantasma, che disconosce l’intera organizzazione.
Dal punto di vista narrativo, Mission: Impossible – Protocollo fantasma espande l’universo della saga, alzando la posta in gioco con una minaccia nucleare globale e sequenze iconiche come l’arrampicata sul Burj Khalifa. Il film consolida l’idea di una serie sempre più ambiziosa e fisicamente estrema, ponendo le basi per l’evoluzione stilistica e produttiva dei capitoli successivi. Nel resto dell’articolo proporremo un approfondimento con spiegazione del finale, analizzando come l’epilogo ridefinisca il ruolo di Ethan Hunt e prepari il terreno per il futuro del franchise.
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La trama di Mission: Impossible – Protocollo fantasma
In questo nuovo film della saga la spia dell’agenzia americana IMF Ethan Hunt è alla ricerca di informazioni riguardo ad un misterioso e spietato terrorista chiamato Cobalt. Per saperne di più su questi e sulle sue pericolose intenzioni, arriva a farsi rinchiudere in un carcere russo, dove attrae le simpatie di Bogdan, un detenuto che possiede ciò che Hunt sta cercando. Riuscito poi ad evadere grazie all’aiuto degli agenti Benji Dunn e Jane Carter, Hunt si pone da subito alla ricerca del criminale, prima che questi possa dar luogo ad atti di terrorismo in grado di sconvolgere gli equilibri internazionali. Per riuscire in ciò, si troverà a doversi introdurre nel Cremlino, dove verrà però colto alla sprovvista.
Dato il suo errore, viene attivato il cosiddetto Protocollo fantasma. Ciò significa che per lui e i suoi collaboratori non vi è più alcun tipo di supporto dall’agenzia di spionaggio a cui fanno capo. Sono ora lasciati soli, in balia del destino. Divenuti dunque degli spettri, ufficialmente mai esistiti, Hunt e i suoi, tra cui l’agente William Brandt, si troveranno a dover sventare quanto prima i piani dei terroristi russi, ottenendo quanto prima la possibilità di rientrare sotto l’ala protettiva del governo degli Stati Uniti. Mai come ora, sarà questione di vita o di morte.
La spiegazione del finale del film
Nel terzo atto di Mission: Impossible – Protocollo fantasma l’azione si sposta a Mumbai, dove Hendricks è pronto a utilizzare un satellite per trasmettere i codici di lancio a un sottomarino russo. Mentre Benji, Jane e Brandt tentano di riattivare il sistema sabotato all’interno della stazione di trasmissione, Ethan si lancia all’inseguimento del terrorista. Hendricks riesce a inviare l’ordine di fuoco verso San Francisco e, messo alle strette, si getta nel vuoto con il dispositivo di controllo pur di impedire a Ethan di fermarlo. La minaccia nucleare sembra ormai inevitabile.
Il climax si consuma in pochi istanti concitati. Brandt ripristina l’energia elettrica, Jane ristabilisce la connessione e Benji elimina Wistrom, consentendo a Ethan di recuperare il dispositivo e disattivare il missile un attimo prima dell’impatto. Hendricks, gravemente ferito, assiste al fallimento del proprio piano prima di morire. Con la verità ormai evidente, Sidorov comprende l’innocenza dell’IMF rispetto all’attentato al Cremlino. L’agenzia viene riabilitata e il Protocollo Fantasma si chiude, restituendo legittimità a Ethan e alla sua squadra.

Il finale porta a compimento il tema centrale del film, ovvero la fiducia nel gruppo in assenza di strutture ufficiali. Disconosciuti dal governo e privati di risorse, i protagonisti riescono a impedire una guerra nucleare grazie alla cooperazione e alla complementarità delle competenze. Ethan non agisce come eroe solitario, ma come catalizzatore di una squadra che trova nella crisi la propria identità. La disattivazione del missile diventa così la dimostrazione che la forza dell’IMF risiede nelle persone, non nel riconoscimento politico.
La rivelazione su Julia aggiunge una dimensione emotiva decisiva. Brandt confessa il senso di colpa per non averla protetta, ma Ethan svela che la sua morte era stata inscenata per garantirle una nuova vita lontano dai pericoli. Questa scelta completa l’arco del personaggio, mostrando un uomo disposto a sacrificare la propria felicità privata per proteggere chi ama e per portare a termine la missione. L’inganno non è tradimento, bensì strategia di tutela, coerente con la logica morale che governa l’intera saga.
Il film si chiude con un messaggio chiaro sul prezzo dell’eroismo e sulla necessità di reinventarsi. L’IMF rinasce dalle proprie ceneri, più autonoma e coesa, pronta a operare in un mondo sempre più instabile. L’ultima sequenza, con Ethan che osserva Julia da lontano prima di ricevere un nuovo incarico, anticipa i capitoli successivi in cui le missioni diventeranno ancora più personali e spettacolari. Mission: Impossible – Protocollo fantasma stabilisce così il modello della fase moderna del franchise, fondata su escalation fisica, continuità narrativa e centralità del team.
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