Avatar: la via dell’acqua, il produttore Jon Landau racconta il ritorno su Pandora

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“Perché le persone vanno al cinema? Per fuggire dalla realtà e credetemi, non c’è nessuno mondo più bello di Pandora in cui rifugiarsi!” Dice così Jon Landau, produttore e storico collaboratore di James Cameron, alla presentazione alla stampa di alcune scene di Avatar: la via dell’acqua, in arrivo nelle nostre sale il 14 dicembre (mentre il 22 settembre tornerà in sala Avatar!).

Un sequel che è arrivato dopo tantissimo tempo, in parte rallentato da una serie di vicende legate alla fusione Disney-Fox, o come la pandemia, attualmente (forse) agli sgoccioli, ma in parte anche a causa di Cameron stesso, “un esploratore” come lo definisce Landau, che prima di mettersi all’opera su un film, e in questo caso sul progetto di quattro sequel di Avatar, ha studiato, ricercato, lavorato senza sosta per ottenere gli strumenti adatti a portare sullo schermo esattamente quello che voleva. Perché lui è un pioniere che “ha sempre spinto il linguaggio e il progresso cinematografico, aprendo la strada per altri registi. Ad esempio ha scritto quella scena di The Abyss perché voleva fare Terminator 2. Lui ha spinto il progresso in avanti, lo ha fatto con Avatar e mi auguro succederà anche con Avatar: la via dell’acqua.”

Una famiglia di mezzo-sangue in cerca di un posto nel mondo

Ma di cosa parla Avatar: la via dell’acqua? Landau la descrive come una storia di famiglia, di senso di appartenenza e della ricerca del proprio posto nel mondo. Come il primo film era una ri-narrazione del mito di conquista americano, anche questa seconda avventura tra mari e cieli di Pandora pone lo spettatore davanti a temi universali, condizioni condivise. La famiglia che Jake e Neytiri hanno costruito negli anni è mezzo-sangue, diversa, rappresenta un’eccezione e una diversità e deve trovare un nuovo posto, una nuova tribù, per potersi salvare. Cercano rifugio presso un’altra tribù di Na’vi e soprattutto i personaggio più giovani saranno incuriositi dalle novità ma saranno anche i più determinati a cercare un posto che possano definire casa. “Sono di razza mista, e per loro la vita è più difficile, anche se vivono in una famiglia piena d’amore” dichiara Jon Landau.

(L-R): Jake Sully and Neytiri in 20th Century Studios’ AVATAR: THE WAY OF WATER. Photo courtesy of 20th Century Studios. © 2022 20th Century Studios. All Rights Reserved.

Ma naturalmente, trattandosi anche di un prodigio della tecnica, la più grande difficoltà nella realizzazione di Avatar: la via dell’acqua è stata proprio nella resa visiva. “Mettere in piedi quattro film in uno, scrivere quattro sceneggiature è stato davvero difficile, ma non volevamo cominciare senza avere il quadro chiaro di ciò che avremmo dovuto girare in tutti i film e di ciò che gli attori avrebbero dovuto affrontare. L’ostacolo più grande è stata sicuramente realizzare la performance capture sott’acqua. Non si trattava solo di imparare ad andare in apnea per gli attori, si trattava di recitare in quelle condizioni e di rendere tutto credibile. Abbiamo dovuto inventare gli strumenti per poter realizzare le scene.”

Torneranno le note di James Horner

Non si può dire nulla delle scene di Avatar: la via dell’acqua che sono state mostrate, ma non è un segreto che nel film ci saranno scene subacquee e che la colonna sonora sarà composta da Simon Franglen. Tuttavia il trailer ci ha fatto riascoltare in maniera inequivocabile che i grandi temi musicali composti dal compianto James Horner per il primo film saranno utilizzati. La scomparsa di James Horner è stata una perdita tremenda. Ricordo benissimo il momento in cui ho appreso la notizia, è stato uno di quei momenti che ti restano impressi. Tuttavia Simon Franglen che compone la colonna sonora di Avatar: la via dell’acqua faceva già parte della squadra, anche all’epoca di Titanic, e quindi ha raccolto il testimone e ha realizzato un lavoro incredibile. È riuscito ad abbracciare e fare sua la filosofia che Horner aveva seguito nel primo film: coniugare le sonorità naturali ai suoni emessi dagli strumenti di un’orchestra.”

Nel 2009, Avatar fu uno dei primi film a uscire in 3D nativo, una tecnica costosa che non ha avuto grande seguito nel cinema di blockbuster, ma che secondo Landau non è certo una tecnica che migliora il film a cui viene applicata: “Il 3D non migliore i film, ne accentua le caratteristiche, quindi applicandolo ad un film bello, si ottiene un bel risultato, ma applicato a un film brutto diventa un disastro. Dopo Avatar l’impressione era che tutti i film dovessero essere fatti in 3D, ma abbiamo visto che non è sempre stata una buona idea. Ci sono state delle eccezioni, come gli ottimi Hugo e Vita di Pi, che io ho amato, ma la tecnica in sé non ha avuto fortuna proprio perché non basta a migliorare un film, anzi!”

(L-R): Kiri and Sigourney Weaver as Dr. Grace Augustine in 20th Century Studios’ AVATAR: THE WAY OF WATER. Photo courtesy of 20th Century Studios. © 2022 20th Century Studios. All Rights Reserved.

Avatar: la via dell’acqua sarà in 3D

C’è anche da aggiungere che il 3D non sempre viene sostenuto da sale che sono all’altezza dell’esperienza. Sarà capitato a tutti, nell’ultimo decenni, di andare a vedere un film in 3D al cinema e trovarsi davanti a uno schermo buio. Non sempre è colpa del film stesso, ma qualche volta sono anche le sale che non hanno i mezzi per proiettare al meglio il film. Secondo Landau “il cinema si salverà, nel post-pandemia, perché offre un’esperienza che nessun divano di casa può replicare, ed è per questo che film come Spider-Man: No Way Home o Top Gun: Maverick hanno incassato tanto, perché quando il prodotto proposto è buono, il pubblico apprezza. Già nel 1983 il New York Times diceva che l’intrattenimento del cinema sarebbe stato spostato nelle case, la proposta di esperienze come Avatar: la via dell’acqua unitamente all’adeguatezza delle sale, porteranno le persone al cinema.”

Il messaggio ambientalista

Ma qual è il messaggio più importante del film? Secondo Jon Landau non c’è dubbio: “Spero che quando le persone usciranno dalla sala, saranno in grado di guardare il mondo con occhi diversi. Quando si trasmettono messaggi importanti nei film non si deve fare una predica, perché si attirerebbe l’attenzione solo di chi già è dalla tua parte, bisogna essere provocatori. È quello che abbiamo provato a fare. Anche la nostra produzione è stata green, per quanto possibile, il set era privo di plastica e anche l’energia era green, abbiamo lavorato con macchinari a energia solare. Non serve promuovere la tutela dell’ambiente e non fare il primo passo. Spero che il film apra gli occhi alle persone sulla tutela dell’ambiente, che è anche quello che ha fatto anche il primo film. Avatar si apre e si chiude con Jake Sully che apre gli occhi.”

E noi, come Jake Sully, non vediamo l’ora di aprire di nuovo gli occhi sugli infiniti mondi di Pandora, in Avatar: la via dell’acqua, dal 14 dicembre, al cinema.

Chiara Guida
Chiara Guida
Laureata in Storia e Critica del Cinema alla Sapienza di Roma, è una gionalista e si occupa di critica cinematografica. Co-fondatrice di Cinefilos.it, lavora come direttore della testata da quando è stata fondata, nel 2010. Dal 2017, data di pubblicazione del suo primo libro, è autrice di saggi critici sul cinema, attività che coniuga al lavoro al giornale.

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