Daniel Brühl: “Karl Lagerfeld era un uomo pieno di contraddizioni”

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Becoming Karl Lagerfeld, la nuova serie originale francese Disney+ è stata presentata oggi a Milano con la partecipazione di Daniel Brühlattore protagonista che interpreta proprio Karl Lagerfeld. Becoming Karl Lagerfeld sarà disponibile su Disney+ da venerdì 7 giugno ed è prodotta da Gaumont e Jour Premier ed ecco cosa ha raccontato il protagonista.

La serie è ambientata a Parigi nel 1972, quando Karl è in cerca di un posto nel mondo e sa esattamente dove vuole arrivare, è affamato di fama, di conoscenza e anche alle prese con il suo primo amore.

“Vorrei poter parlare italiano come faceva Karl – ha iniziato Daniel Brühl – che era un genio anche dal punto di vista linguistico. Pur avendo un forte accento tedesco, aveva padronanza del francese anche raffinata. Nell’interpretarlo ho dovuto calcare l’accento tedesco che naturalmente non ho, per interpretarlo.”

Becoming Karl LagerfeldSul motivo che ha spinto Daniel Brühl ad accettare:

“E’ molto stato interessante scoprire chi fosse Karl prima di diventare famoso e prima che arrivasse a perfezionare quel ruolo che si era inventato per sé, quell’icona. L’ho incontrato vent’anni fa ma era già il simbolo che lui aveva costruito di se stesso, per proteggersi, come aveva fatto anche Andy Wharol. Ricordo i capelli bianchi, i suoi guanti, ho visto i suoi occhi solo per un attimo. Mi interessava interpretare l’uomo che era arrivato a costruire quel simbolo di se stesso, anche con tutte le sue insicurezze e le sue fragilità”.

Sulla preparazione che ha affrontato per interpretare il ruolo:

“E’ stato un processo lungo. Io più invecchio più non ho voglia di nascondere la mia età e in questa fase della mia vita mi piace affrontare nuove sfide. Qui si trattava di mettere insieme un rompicapo con moltissimi pezzi. Ho letto tre sue biografie e ho avuto la possibilità di imparare quanto sin da giovane era molto bravo a vendere se stesso, guardando le sue interviste. Ho potuto acquisito il suo linguaggio e il modo in cui si muoveva, ho anche incontrato suoi vecchi amici. Grazie a loro ho trovato nuovi spunti. Poi mi sono tuffato a testa in giù. I primi che hanno potuto testimoniare i miei sforzi di immedesimazione sono stati gli animali della fattoria vicino a dove vivo, in Spagna. Le pecore sono rimaste molto colpite da me con i tacchi che parlo in francese”.

Sulla solitudine di Karl Lagerfeld:

“E’ stato particolarmente impegnativo, perché quando si tratta di interpretare un personaggio così misterioso ma anche così iconico il rischio è di scivolare nella caricatura. Era un uomo molto discreto, ed è stato necessario prendere delle decisioni per cercare di capire lui e quello che desiderava. Voleva l’amore, conquistare Parigi, essere rispettato? Era affamato di affermazione. Per quanto riguarda invece il suo amore, cercava di aprirsi ma temeva di perdere il controllo. Io riesco anche ad identificarmi con alcuni aspetti di questo personaggio, ma non posso paragonarmi certo all’attenzione cui era soggetto Karl. Ho condiviso però alcuni aspetti della sua personalità, come la solitudine e la voglia di essere amati. Da attore cerco di collegarmi con alcuni aspetti estremi di sentimenti che non mi appartengono.”

Sugli attori come mercenari e i registi come stilisti che li scelgono e li “vestono”:

“Devo dire che ho conosciuto dei registi che possono essere considerati stilisti haute couture. Ma il mio maestro p stato mio padre, che dirigeva documentari. Quando ho cominciato ad avvicinarmi alla recitazione mi ha sempre sostenuto, e mi diceva che avremmo dovuto puntare a raccontare storie di cui avrebbero parlato tutti. I primi film che mio padre mi fece vedere da adolescente sono stati quelli di Visconti, De Sica e Fellini. Il mio eroe era Marcello Mastroianni.”

Sull’equilibrio tra la profondità della drammaturgia e la superficialità della moda:

“Quello che amo negli esseri umani e quello che è arricchente per un attore da mettere in scena è la contraddizione. Karl Lagerfeld era effettivamente pieno di contraddizioni, era un uomo di profonda e vasta cultura, ma era anche una icona di moda e di tutto ciò che è effimero e frivolo. Era un artista, un illustratore, un fotografo e un creativo eccezionale, ma era anche un uomo d’affari estremamente duro e pratico. Mi sono divertito a esplorare queste contraddizioni che ha continuato a vivere fino alla fine. È ammirevole che nonostante l’età non abbia mai smesso di essere curioso e di rimanere in contatto con il tempo. Un uomo appassionato di Proust e dei romantici tedeschi, ma anche di sfilare dai ritmi folli, così diverso da quel XVIII secolo che così tanto amava.”

Sull’eredità tedesca che Daniel Brühl condivide con Karl Lagerfeld:

“Mi rapporto al desiderio di Karl di riuscire a superare i confini e riuscire a esplorare e lavorare con culture diverse. Già da giovanissimo avevo questo desiderio, forse a causa della mia famiglia con madre spagnola, padre tedesco e due zii francesi. Ero abituato a questa commistione di culture, avevo già il desiderio di lavorare in tutta Europa, non osavo neanche sognare gli Stati Uniti, e mi piace recitare in più lingue. Mio padre citava spesso Carlo V re di Spagna, che diceva che con Dio parlava in spagnolo, con l’amante in francese e con il cavallo il tedesco. Mi piace lavorare con le debolezze e con i punti di forza di ogni lingua.”

Becoming Karl Lagerfeld sarà disponibile su Disney+ da venerdì 7 giugno ed è prodotta da Gaumont e Jour Premier. Vede protagonista Daniel Brühl.

Chiara Guida
Chiara Guida
Laureata in Storia e Critica del Cinema alla Sapienza di Roma, è una gionalista e si occupa di critica cinematografica. Co-fondatrice di Cinefilos.it, lavora come direttore della testata da quando è stata fondata, nel 2010. Dal 2017, data di pubblicazione del suo primo libro, è autrice di saggi critici sul cinema, attività che coniuga al lavoro al giornale.

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