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Arriva finalmente a Roma il fumettista e scrittore americano Jeff Kinney, che varca i confini Usa per parlare del suo Diario di una schiappa, riuscitissima serie di racconti/vignette, che ha raccolto un notevole successo in tutto il mondo. In Italia è pubblicata da Il Castoro ed è divenuta un film che arriverà nelle sale del nostro paese in estate – il 27 luglio per la precisione, seguìto a breve distanza da Diario di una schiappa 2, in uscita il 5 agosto.

Kinney ha raccontato alla stampa, intervenuta alla conferenza svoltasi presso la Casa del Cinema di Villa Borghese il 14 aprile, com’è nata l’avventura che lo ha portato fin qui e la sua esperienza alle prese con il cinema. Pare molto alla mano questo quarantenne del Maryland, prima fumettista, poi anche scrittore, nonché progettista di giochi on-line per una società editoriale di Boston. Forse non molto abituato ai riflettori, e pronto ad ammettere che non si aspettava il grande successo ottenuto – per lui “è stato come un sogno”. Tuttavia, ci si dev’essere presto abituato, perché oggi non sembra affatto a disagio di fronte alle domande dei giornalisti.

Come ha contribuito, in quanto autore e produttore, alla sceneggiatura e ad eventuali cambiamenti?

Non sono stato esattamente il produttore, piuttosto ho contribuito al casting, alla sceneggiatura e in post produzione, curando l’animazione.

Quando ha disegnato per la prima volta Greg, avrebbe mai immaginato il successo che ha avuto la serie di libri, o che ne sarebbe stato tratto un film?

Certamente quest’esperienza mi ha portato in  luoghi a me estranei. Non mi sarei mai immaginato di trovarmi in questa posizione. Non  pensavo neppure  che il mio lavoro sarebbe mai stato pubblicato. Quindi, qualsiasi cosa sia accaduta dopo la pubblicazione è stata per me come un sogno.

Quanto c’è di autobiografico nel personaggio di Greg?

Quella di Greg è una storia di finzione. Quando guardo il film, non mi riconosco pienamente nella figura di Greg, ma certamente per alcuni tratti della sua vita,  mi sono ispirato alla mia esperienza personale.

È vero che le sue vignette non sono nate per i ragazzi, ma piuttosto con un intento di denuncia di certi fenomeni sociali come il bullismo, mentre poi è grazie ai giovani che sono diventate un fenomeno planetario? Ne è contento?

Si, ho scritto i miei libri per gli adulti, cercando di evocare quella nostalgia che l’adulto prova nel guardare alla propria infanzia. Poi il fenomeno ha preso piede tra i ragazzi, anche grazie ai consigli dell’editore. Inoltre, penso che l’infanzia sia qualcosa di universale, ecco perché la serie ha successo anche negli altri paesi.

Sono contento che non sia stato un  flop colossale, e che i libri stiano andando bene, ma quando scrivo, tengo ben presenti gli adulti.alt

Il successo ottenuto in America ha già portato nelle sale il secondo film, che arriverà in Italia il 5 agosto e Kinney ha anticipato che è in preparazione il terzo lungometraggio.

Per quanto riguarda il suo ruolo nella lavorazione del film, e il rapporto con regista e staff, Kinney ha sottolineato la particolare natura del suo apporto al film e il clima di collaborazione proficua creatosi: “Ho avuto molti stimoli, ma non il controllo sul film”, come invece accade coi suoi libri. “Ho avuto un ottimo rapporto con gli studios, il regista e i produttori. Di solito quando un autore vende i diritti per fare un film, è come se vendesse un prodotto. Io invece, sono stato molto presente prima,  durante le riprese e anche in fase di post produzione, quindi ho avuto un ruolo attivo e inusuale.

Rispetto alla scelta delle parti del libro da inserire nel film e agli adattamenti necessari, Kinney ha spiegato: “i miei libri sono un insieme di situazioni comiche. Non mi preoccupo molto della trama, cerco solo di strappare  risate ad ogni pagina. Con un film è molto diverso”. Perciò, ha aggiunto, “abbiamo cercato di considerare le parti del libro che sono piaciute di più ai ragazzi e sono rimaste più impresse, per poi collegarle a formare una storia.

Qual è stato il suo approccio nello scrivere questa serie, la chiave di lettura che ha scelto, rispetto agli altri libri o film ambientati nel mondo della scuola?

Il mio approccio nello scrivere per ragazzi consiste nel trattarli con rispetto e fidarmi della loro intelligenza. Per esempio Greg non fa sempre le scelte migliori, non è un personaggio eroico, ma io mi fido dell’intelligenza dei ragazzi  e della loro ironia.

Che differenze ci sono, secondo lei, tra i giovani d’oggi e quelli della sua generazione?

Penso che i ragazzi di oggi a scuola siano più tutelati. Mentre, molto dello humour presente nei libri e nel film  viene dal fatto che io stesso percepivo la scuola come un luogo pericoloso. Nel passaggio dalle elementari alle medie,  si aveva la sensazione di passare da un posto sicuro a una prigione, mentre non penso che oggi sia così.