L'incredibile storia de L'Isola delle Rose conferneza

È stato presentato, nelle ormai consuete modalità a distanza, via conference call, il nuovo film di Sydney Sibilia, una co-produzione Netflix e Groenlandia e ispirata ad una storia incredibilmente vera, L’incredibile storia de L’Isola delle Rose, appunto. Il film racconta infatti la vicenda dell’Isola delle Rose, la piattaforma artificiale creata dall’ingegnere Giorgio Rosa, divenuta micronazione il 1º maggio 1968 e demolita nel febbraio del 1969. Una storia di utopie e libertà, raccontata attraverso i volti di Elio Germano, Matilda De Angelis, Luca Zingaretti, Fabrizio Bentivoglio, Violetta Zironi, Tom Wlaschiha e Leonardo Lidi, scritta dallo stesso Sibilia con Francesca Manieri e prodotto da Matteo Rovere per Groenlandia e da Teresa Meneo per Netflix.

I primi a presentare il progetto sono stati appunto i produttori, che si sono confrontati con un lavoro niente affatto semplice. Meneo in particolare ha specificato che il coinvolgimento della piattaforma è stato deciso proprio dalla natura della storia, che nonostante sia legata ad un fatto accaduto in Italia e legato al territorio, ha uno spirito internazionale: “A Netflix ci piacciono le storie che vengono da tutte le parti, e che possono arrivare ovunque. Questa storia ci ha conquistati, nonostante sia molto ‘locale’, riesce a portare sullo schermo tanti elementi che possono avere un’eco internazionale.”

Il fascino della storia vera dietro L’incredibile storia de L’Isola delle Rose

Rovere aggiunge: “Il film è nato da Sydney, Francesca e anche da me, anni fa. Abbiamo subìto il fascino di Giorgio Rosa e della sua volontà di rendere concreto il suo desiderio di libertà utopistico, un desiderio che in fondo non era poi tanto noto come forse merita. Era una storia un po’ folle, come il cinema di Sydney, ma anche radicata nel territorio. Abbiamo trovato in Netflix un partner che ci ha aiutato a pensarlo con questa dimensione internazionale, con un grande aiuto da parte di Teresa.” “E’ stata una produzione complessa – continua Rovere – ma abbiamo cercato di portarla avanti senza sottovalutarne le difficoltà. La cosa bellissima è vedere il cast così variegato che ha partecipato al film. Sono stati tutti bravissimi a restituirci la forza di questa storia vera che è incredibile.”

Sulle complessità realizzative legate alla protagonista assoluta del film, questa piattaforma in mezzo al mare al largo di Rimini, Rovere ha spiegato: “La realizzazione dell’isola è l’elemento produttivo che ci ha spaventato di più. L’abbiamo realizzata nelle Infinity Pool di Malta, ovvero studios grandissimi, delle piscine all’interno delle quali è stata realizzata la struttura che poi è stata implementata dagli effetti visivi. Sydney voleva percorrere la strada più difficile, che ci potesse permettere di ottenere una location con cui si poteva interagire fisicamente in maniera credibile, per cui abbiamo scartato da subito l’idea di farla interamente con gli effetti, e abbiamo ottenuto questo risultato.”

L'incredibile storia de L'Isola delle RoseLa cosa che maggiormente colpisce è che la storia raccontata ne L’incredibile storia de L’Isola delle Rose è effettivamente vera, accaduta, proprio in Italia, o meglio a largo delle acque territoriali italiane. Una storia è nota, incredibile, ma in qualche modo rimasta sommersa. “L’idea nasce nel periodo in cui stavo a cercare storie, come un rabdomante. Stavamo scrivendo Smetto quando voglio 2 e 3, ed erano sceneggiature piene di tecnicismi, quindi stavamo sempre con Wikipedia aperta – esordisce Sydney Sibilia, raccontando la genesi del progetto – E sulla home page del sito, un giorno, c’era un riquadretto che citava proprio la micronazione dell’Isola delle Rose. Allora ci ho cliccato e ho letto questa storia incredibile, di quella che ti chiedi perché nessuno ci abbia mai fatto un film. Poi mi sono ricordato che io i film li faccio e ne ho parlato con Francesca, con cui ci siamo detti che era come un film già fatto, tant’è che ci abbiamo messo solo un anno e mezzo per scriverlo.”

Francesca Minieri continua: “È andata così, la scaletta l’abbiamo scritta mentre stavamo ultimando Smetto quando voglio 3. Credo che la cinematografia di Sydney sia molto chiara, ha a che fare con l’individuo, con il suo potere in rapporto al potere costituito, ed è un tema che viene raccontato nel film. Si parla di libertà. La storia ci sembrava particolarmente giusta per lui, ed aveva tanti trabocchetti e tanti rischi, perché ci sembrava interessante che gli antagonisti fossero alcuni dei padri della patria, gli eroi della Costituzione italiana. Franco Restivo è stato un padre costituente. Dal mio punto di vista di sceneggiatrice è stato interessante arrivare ad un tono di scrittura che si confronta con la commedia che presenta anche toni drammatici, epici, storici.”

Il film racconta un’epoca folle

Ad interpretare l’ingegnere Giorgio Rosa è stato chiamato Elio Germano che così spiega la sua idea di libertà, in questo momento storico: “Oggi l’idea di libertà è declinata al ribasso. Ci sono persone che non hanno libertà di accedere a cure, istruzione, dimore, per cui si può parlare di libertà quando siamo tutti sullo stesso livello. Quindi credo che oggi bisogna prima pensare al diritto di vita delle persone, al diritto di sopravvivenza. Tutto il resto è qualcosa in più. Soprattutto dopo la pandemia, già l’idea di pensare al futuro mi sembra qualcosa di importante. Un film così ci aiuta ad alleggerire gli animi.” Parlando del suo lavoro di ricerca sul personaggio, Elio Germano ha raccontato: “Una delle cose che mi ha colpito di più andando a parlare con i reduci di quell’epoca, a Bologna, anche per studiare l’accento, è uscito fuori che era un periodo in cui si faceva a gara a chi la faceva più strana. Tutto molto diverso dall’omologazione che oggi la fa da padrone. Non è che la sua fosse un’impresa ideologica, ma era solo l’idea di fare una cosa molto grande da soli.”

Nelle figure storiche di Franco Restivo e Giovanni Leone, il film trova i suoi inediti antagonisti, due padri della nostra Costituzione egregiamente e comicamente interpretati da Fabrizio Bentivoglio e Luca Zingaretti, che non hanno nascosto un certo gusto nell’offrire un ritratto così irriverente delle due figure storiche quasi sacre. Così Zingaretti: “Per quelli della mia generazione, Leone è stato un personaggio molto importante. Ovviamente è stato divertente andare a rivisitare quei momenti. Come diceva Elio, quegli anni sono ricordati per il boom economico o per le contestazioni, ma la verità, come racconta questo film, è che sono stati anche anni folli. Oltre a raccontare una storia di libertà, questo film è anche divertente, con tanti spunti di riflessione, proprio uno di quelli che piace andare a vedere a me.”

“Di Franco Restivo si sapeva poco – spiega invece Bentivoglio – non posso dire di aver fatto una grande ricerca per interpretarlo, ho trovato una sua frase che suona ‘ogni qualvolta la democrazia viene minacciata, il Paese reagisce subito, d’istinto’. Questa mi sembra la summa del personaggio, lo racconta molto bene. Perché lui ha fatto parte della costituente, ha scritto realmente la nostra costituzione, anche quel benedetto articolo 11, che dice ‘L’Italia ripudia la guerra’, e quindi racconta come si possa scrivere questo e poi disattenderlo, se non addirittura tradirlo.”

Ma il film nasce principalmente da una negazione, come ha raccontato Sydney Sibilia, la contrarietà del vero Giorgio Rosa a fare della sua impresa un film. E così il regista ha raccontato il suo incontro con l’ingegnere bolognese: “Quando entri in contatto con una storia, non sai se dentro c’è già un film. Quindi avevo bisogno di incontrare Giorgio Rosa, di fargli delle domande, prima tra tutte ‘perché?’, cosa c’era dietro quell’isola. È stato un incontro stupendo e molte cose che ci sono nel film vengono proprio dai racconti che ha fatto lui. Dopo avergli fatto tante domande, ancora non ero convinto di farci un film. Solo alla fine del nostro incontro gli ho chiesto se gli avrebbe fatto piacere se avessimo fatto un film su di lui. E lui mi ha guardato e mi ha detto ‘No’. Allora ho pensato che in quella negazione c’era la motivazione più grande per farlo, il film.”

Quel film, L’incredibile storia de l’Isola delle Rose, arriverà su Netflix a partire dal prossimo 9 dicembre.

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