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All’incontro con la stampa di Suspiria, presentato in Concorso a Venezia 75, erano presenti Luca Guadagnino e le interpreti Tilda Swinton, Dakota Johnson, Chloë Grace Moretz, Mia Goth e Jessica Harper, la protagonista di Suspiria di Dario Argento, qui impegnata in un ruolo diverso, a quaranta anni di distanza.

Il regista spiega che ha scelto di ambientare il film a Berlino negli anni settanta per i colori che rimandano all’Autunno Tedesco, il corrispettivo dei nostri Anni di Piombo e anche perché tali cromatismi gli suggeriscono in senso d’inconscio che trasmettono i dipinti di Balthus. Inoltre una città divisa da un muro gli ha permesso di lavorare nel modo giusto sul concetto di inclusione-esclusione.

Alla domanda immancabile del perché cimentarsi in un remake, risponde che il suo film non è un rifacimento, bensì una espansione del film di Dario Argento, con una componente politica fortemente accentuata. Aggiunge che uno dei suoi maggiori punti di riferimento è stato Rainer Werner Fassbinder, i cui film hanno creato in lui un vero e proprio shock emotivo. Li considera cibo che permette di avere le intuizioni e adora il modo in cui riusciva a descrivere le donne, rendendole tridimensionali.

Tilda Swinton elogia Guadagnino, dicendo che non era affatto facile descrivere così bene dei personaggi femminili, da parte di uno sguardo maschile, ma sente che il film è stato diretto anche da lei e dalle altre interpreti. Il rischio era di banalizzare e di cadere nei luoghi comuni. Sposta poi il discorso sulle donne regista, ricordando Kira Muratova, recentemente scomparsa e dimenticata. Dice che se fosse venuto a mancare un regista uomo, si sarebbe dato molto più peso alla sua scomparsa.

Afferma poi con orgoglio che il cinema è uno stato libero senza connotazioni di genere.

Tutte le attrici hanno sottolineato come sia stato intrigante e riuscito il lavoro con Guadagnino. Hanno raccontato della difficoltà di recitare con una doppia lingua, inglese e tedesco. Jessica Harper si è sentita superfortunata per essere stata coinvolta in entrambi i film, a quarant’anni di differenza. Ha potuto rivivere una sua ossessione che durava da tanti anni, ha visto tecnologie diverse e ha compreso che i due registi sono due grandi visionari.

Mia Goth ha parlato del lavoro di gruppo, della convivenza del grande albergo utilizzato come set, dello spirito di squadra e del comportarsi come una vera compagnia di danza, con tanto di allenamenti durissimi, riscaldamento e coinvolgimento fisico.

Chloë Grace Moretz dice che cercava da tempo insieme a Guadagnino il progetto giusto sul quale poter collaborare e di essere felice di averlo trovato in Suspiria. Ha potuto trasformarsi come mai aveva fatto prima, di aver affrontato una vera e propria sfida recitando in una lingua con un suono così diverso, lavorando come in teatro, portando avanti 15 pagine di sceneggiatura nella stessa ripresa.

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