mother!

Darren Aronofsky, autore di Requiem for a Dream (2000), The Wrestler (2008) e Il Cigno Nero (2010) porta alla Mostra del Cinema di Venezia la sua nuova opera folle, delirante, disturbante: Mother!. Una violenta riflessione psicotica sulla maternità, sulla creazione, ma anche sull’indifferenza e sull’ego personale.

 

Una coppia vive una vita apparentemente noiosa e tranquilla, anche se fin dall’inizio si percepisce qualcosa di tragico, forse avvenuto in passato. Lui (Javier Bardem) è uno scrittore impegnato nella difficoltosa stesura del suo nuovo romanzo, mentre lei (Jennifer Lawrence) si dedica con devozione quasi paranoica al restauro della mastodontica casa. Vivono in un’antica villa coloniale, isolata nel nulla e immersa in una natura apparentemente addomesticata ma pronta a riappropriarsi della radura in cui è stato costruito l’edificio.

I due hanno evidenti problemi di coppia, cosa certamente non aiutata dal loro volontario isolamento. Ma una sera arriva un ospite inatteso, poi sua moglie, i suoi figli, in un turbine di accadimenti che sfuggiranno completamente da ogni controllo e razionalità.

In partenza la storia contiene tutti gli stereotipi ormai abusati di certi meccanismi tipici del cinema di genere: la casa minacciosa persa nel nulla che cela segreti spaventosi, la coppia in difficoltà, lo scrittore in crisi alle prese con la sua nuova creatura. L’ospite inatteso apparentemente tranquillo e sornione. Poi tutto precipita. Quello che sembrava avviarsi verso l’ennesimo copione visto un’infinità di volte diventa invece un turbine di eventi inaspettati, sempre più violenti, dirompenti, lontani da ogni logica.

Mother! È un film che non può essere affrontato serenamente, la sua visione pone lo spettatore in uno stato d’ansia quasi insostenibile, fin dai primi fotogrammi. Mother! non è racconto, non è storia. Mother! è un’allucinazione continua a occhi aperti, un delirio in costante evoluzione, uno sconvolgente groviglio criptico che cattura, o meglio che sbrana il pubblico, lasciandolo atterrito, sfinito, sanguinante.

Mother! è una parabola, una fiaba metaforica che ha come valore iniziatico il far capire come la troppa considerazione di se stessi, senza voler guardare a tutto ciò che ci accade intorno, possa portare solamente all’annullamento all’autodistruzione. E a nulla vale il crogiolarsi effimero della procreazione o peggio del gioire del creato del proprio intelletto, perché giocare a fare il demiurgo può rivelarsi molto pericoloso, catastrofico.

Jennifer LawrenceJavier Bardem sono così fastidiosi da risultare perfetti. E anche gli altri personaggi di questa baraonda surreale spiazzano per crudeltà cinismo e naturalezza. Sorprendono per come riescono a spogliarsi nel giro di poche scene di quell’apparente tranquillità con cui si erano presentati. Quando gettano la maschera divengono terrificanti, si mostrano come il doppelganger dell’uomo comune, del vicino di casa, dei nostri familiari.

In Mother! si avvertono innegabilmente gli echi polanskiani di Rosemary Baby, completamente spogliati però di quel barlume di grottesco che caratterizzava quel capolavoro. Si potrebbero ravvisare anche vicinanze con il Lars Von Trier di Antichrist, ma in realtà c’è tanto Darren Aronofsky, quell’Aronofsky degli esordi, quello di π – Il teorema del delirio (1998).