In principio ci fu Life
in a Day, film documentaristico di Ridley
Scottche racconta la vita degli esseri umani
dall’alba al tramonto di una sola giornata.
Poi Gabriele Salvatores ha deciso di
realizzare Italy in a Day, un
racconto che ha alla base lo stesso principio del progetto
originale di Scott e che è stato realizzato con il contributo degli
italiani che hanno inviato quasi 45mila video che raccontano tante
piccole storie, situazioni quotidiane, scelte di vita, vite
semplici e vite importanti, vite di italiani all’estero, di giovani
e vecchi, di malati, di carcerati e sofferenti, di coppie
(eterosessuali e omosessuali) che provano a mettere insieme una
famiglia nonostante le difficoltà, diverse per ognuno.
Salvatores realizza un maxi
montaggio in cui il filo conduttore è lo svolgersi della giornata,
dalla mezzanotte alla mezzanotte del 26 ottobre 2013, e attraverso
pochi maxi blocchi racconta la notte dei solitari, dei lavoratori
notturni, le mattine dei bambini, le colazioni, l’inizio della
scuola e del lavoro in ufficio, ma anche la solitudine degli
anziani e la gioia delle nuove vite che arrivano, la difficoltà di
un trentenne di trovare una collocazione nella società produttiva e
anche le storie di chi, proprio per diventare un membro produttivo
della società, ne sceglie un’altra e si trasferisce all’estero.
Il prodotto finale è commovente e
divertente, come le storie che vengono raccontate, una boccata
d’aria e un invito a sorridere delle nostre piccole manie, dei
gaffi che dormono con noi, dei bimbi che ci tengono svegli la
notte, dei nonni che non ricordano i nomi dei loro figli ma sono
comunque in grando di grandi pensieri poetici.
Italy in a
Day è un’esperienza, una finestra sull’Italia e
sulla vita che tutti noi condividiamo in un Paese “che
soffre con dignità, ma che ha ancora una finestra aperta verso il
futuro.”
Continua il grande
successo di Italy in a Day, il film
collettivo di Gabriele Salvatores, prodotto da
Indiana Production con Rai Cinema in associazione con Scott
Free.
Già accolto da un lunghissimo
applauso dopo la presentazione alla Mostra del Cinema di Venezia –
Fuori Concorso, il film è stato proposto ieri, martedì 23
settembre, con una uscita evento in un’unica giornata, in 56
sale sparse in tutta Italia incassando più di 38mila euro, con una
media copia di rilievo pari a 709 euro, la più alta della
giornata.
Un risultato al di là di ogni
aspettativa per un evento che ha visto il pubblico rispondere
con sorprendente partecipazione ad una proposta culturale
innovativa, a un nuovo modo di fare cinema, reagendo con lacrime,
risate e applausi a scena aperta alle immagini sperimentali e
rivoluzionarie di quello che può essere definito il primo
social movie italiano.
Salvatores ha selezionato circa 600
filmati, dopo averne raccolti e visionati più di 44mila! Una grande
partecipazione popolare da parte degli italiani, che supera di gran
lunga quella registrata dalla precedente edizione britannica. Un
lavoro reso possibile anche grazie alle forze messe in campo da
tutta la Rai, in una operazione sinergica con pochi precedenti.
ITALY IN A DAY andrà in onda
in prima serata sabato 27 settembre su Rai3.
Il 23 settembre 01
Distribution presenta in 60 sale cinematografiche, per un’unica
giornata speciale, Italy in a day,
il film collettivo di Gabriele Salvatores prodotto
da Indiana Production con Rai Cinema in associazione con Scott
Free.
Il 26 ottobre 2013 era stato chiesto
agli italiani di realizzare un breve filmato sul nostro paese. La
risposta è stata travolgente: oltre 44.000 video ricevuti per 2200
ore di materiali. Le persone che hanno partecipato, hanno
raccontato attraverso queste immagini, i loro desideri, i sogni, le
paure, le riflessioni, o più semplicemente, ciò che hanno visto
dalla finestra di casa quel giorno. Alla fine sono stati
selezionati circa 600 video. Il risultato è Italy in a
day, un vero e proprio “Social Movie”, accolto con entusiamo
da pubblico e critica all’ultimo Festival di Venezia, dove è stato
proiettato Fuori Concorso.
A proposito del film Mary Corliss
sul prestigioso Time ha scritto “in una rivoluzione del pianeta,
l’Italia ha scritto a se stessa questa irresistibile lettera
d’amore. Possa leggerla presto il mondo intero”.
E’ attualmente al cinema il film
Italo con protagonista Marco
Bocci alla sua prima pellicola da protagonist al cinema
dopo il successo di Squadra Antimafia. Ebbene ecco due clip del
film:
Il film ispirato ad una storia vera
è interpretato da Marco Bocci, Elena Radonicich, Barbara Tabita,
Tomal (il cane), Vincenzo Lauretta, Martina Antoci, Matteo
Korreshi, Lucia Sardo, Andrea Tidona, Marcello Perracchio, Tuccio
Musumeci e Leo Gullotta (voce narrante).
Nel 2009, nelle campagne di Scicli,
provincia di Ragusa, arriva un randagio che conquista l’affetto
dell’intera cittadina fino a diventarne simbolo. Tratto da un’
incredibile storia vera il film racconta la vita di Italo, cane
straordinario al punto da meritare la cittadinanza onoraria. Una
commedia romantica e divertente che tocca temi importanti quali
l’amicizia, il pregiudizio e l’amore incondizionato a cui fa da
cornice una Sicilia piena di colori e tradizioni. L’eroe di Squadra
Antimafia, Marco Bocci, nel suo primo ruolo da protagonista sul
grande schermo.
La scrittrice e giornalista Lidia Ravera
(autrice nel 1976 di Porci con le ali) ha introdotto la
conferenza stampa a cui hanno preso parte il regista di
Gangor, Italo Spinelli e la protagonista
Pryanka Bose. Erano presenti anche i produttori,
Angelo Barbagallo (Bibi film) ,
Carlo Brancaleone (Rai Cinema) e Luciano
Sovena (distribuzione, Cinecittà Luc ).
Notorious
Pictures presenta lunedì 16 giugno, in anteprima alla 60ª
Edizione del TaorminaFilmFest, ITALO,
l’emozionante storia vera dell’omonimo meticcio color miele che,
spuntato dal nulla tra le strade del piccolo paese siciliano di
Scicli, conquistò pian piano il cuore di tutti gli abitanti fino a
diventarne cittadino onorario.
Una commedia delicata e divertente –
firmata da Alessia Scarso ed interpretata da
Marco Bocci, Elena Radonich e
Barbara Tabita – che tocca temi importanti quali
l’amicizia, il pregiudizio e l’amore incondizionato a cui fa da
cornice una Sicilia piena di colore e tradizioni. Il film arriverà
nelle sale italiane nel 2015.
In occasione del
Noir in Festival 2023, ecco l’intervista a
Jake La Furia, Federico Cadenazzi
e Girolamo Lucania, rispettivamente voce narrante,
regista e sceneggiatore della seconda stagione di Italica
Noir: I ferri del mestiere, disponibile dall’11 dicembre
su Mediaset Infinity. La serie è una co-produzione Infinity LAB,
laboratorio permanente di Mediaset Infinity che individua e premia
il talento di filmmaker e case di produzione
indipendenti.
Italica Noir è la
docu-serie di genere true crime che combina tecniche di
animazione e ricostruzione storica, dalle atmosfere tipiche del
cinema e della letteratura noir, per indagare sui fatti di cronaca
più sanguinosi e scioccanti della Storia italiana. Dopo il successo
della prima stagione – con la voce narrante di Adriano Giannini e
già disponibile su Mediaset Infinity – arriva Italica
Noir: I Ferri del Mestiere, narrata dal rapper
Jake La Furia.
La nuova stagione di Italica
Noir racconta attraverso la voce di Jake La Furia, varie facce
della malavita milanese dagli anni ’40 fino all’inizio degli anni
’80 in quattro episodi antologici. Piombo, grandi rapine,
rapimenti, bande criminali e ladri solitari, conflitti a fuoco, ma
anche gentiluomini, patti di non belligeranza, ingegno. Un
quarantennio di rinascita e ricchezza, ma anche di piombo e sangue.
Dalla storia di Vallanzasca e Turatello alla “Rapina del Secolo” di
Ugo Ciappina; dal Robin Hood moderno, Ezio Barbieri, e il suo
“erede” Luciano Lutring alla fuga più sanguinosa che la cronaca
ricordi.
Guarda il Trailer ufficiale del
film Italiano Medio di Maccio
Capatonda commedia in arrivo nei cinema italiani il
prossimo 29 gennaio distribuita da Medusa.
Trama: Giulio Verme (Maccio
Capatonda) è un ambientalista convinto in crisi depressiva, che
alla soglia dei 40 anni si ritrova a fare la ‘differenziata’ in un
centro di smistamento rifiuti alla periferia di Milano. Avvilito,
furioso, depresso è ormai totalmente incapace di interagire con
chiunque: con i colleghi di lavoro, con i vicini, con la famiglia e
con Franca, la compagna di una vita.
L’incontro con l’agguerrita anche
se poco credibile associazione ambientalista dei “Mobbasta” lo
convince a combattere fervidamente contro lo smantellamento di un
parco cittadino, ma per Giulio è l’ennesimo fallimento.
Non ci sono più speranze per il
nostro protagonista fino a quando incontra Alfonzo, un suo vecchio
e odiato amico di scuola che ha però un rimedio per tutti i suoi
mali: una pillola miracolosa che gli farà usare solo il 2% del
proprio cervello anziché il 20%, come si dice comunemente.
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Italiano
Medio scritto da Marcello Macchia, Marco Alessi,
Sergio Spaccavento, Daniele Grigolo, Danilo Carlani e Luigi Luciano
ė interpretato da Maccio Capatonda (Marcello Macchia), Herbert
Ballerina (Luigi Luciano), Lavinia Longhi, Barbara
Tabita, Rupert Sciamenna (Franco Mari), Gabriella Franchini,
Francesco Sblendorio, Rodolfo D’Andrea, Matteo Bassofin, Anna
Pannocchia (Adelaide Manselli), Ivo Avido (Enrico Venti) con la
partecipazione di Nino Frassica.
Giulio Verme è un ambientalista
convinto in crisi depressiva, che alla soglia dei 40 anni si
ritrova a fare la ‘differenziata’ in un centro di smistamento
rifiuti alla periferia di Milano. Avvilito, furioso, depresso è
ormai totalmente incapace di interagire con chiunque: con i
colleghi di lavoro, con i vicini, con la famiglia e con Franca, la
compagna di una vita.
L’incontro con l’agguerrita anche se poco credibile associazione
ambientalista dei “Mobbasta” lo convince a combattere fervidamente
contro lo smantellamento di un parco cittadino, ma per Giulio è
l’ennesimo fallimento.
Non ci sono più speranze per il nostro protagonista fino a quando
incontra Alfonzo, un suo vecchio e odiato amico di scuola che ha
però un rimedio per tutti i suoi mali: una pillola miracolosa che
gli farà usare solo il 2% del proprio cervello anziché il 20%, come
si dice comunemente.
Ed è proprio così che Giulio supera la depressione: non pensa più
all’ambiente ma solo a sé stesso, alle donne, ai vizi, passioni e
virtù di ogni italiano medio.
Una battaglia senza esclusioni di colpi si consuma nel cervello e
nella vita di Giulio tra l’Italiano Medio e quello impegnato ma
inconcludente che lo porterà non solo a diventare il Vip più famoso
d’Italia ma anche a cambiare gran parte della sua vita…
ITALIANO MEDIO è distribuito in Italia da Medusa Film ed uscirà
nelle sale il 29 gennaio 2015.
Fino ad ora eravamo abituati a
vederlo dilettarsi tra i trailer di film quantomeno fantasiosi, ma
a quanto pare è giunta l’ora per Maccio Capatonda
(al secolo Marcello Macchia) di confrontarsi seriamente con la
macchina da presa ed il grande schermo. Italiano
Medio sarà il titolo del film di debutto del
comico abruzzese, pellicola che si ispira ad un omonimo
trailer realizzato in passato in collaborazione con i
fedeli Herbert Ballerinaed Ivo
Avido. Prodotto da Medusa, il
film non ha ancora una data di rilascio ufficiale, ma è certo che
le riprese avranno il via al finire della stagione estiva.
Intanto, per stuzzicare la fantasia
del pubblico e presentare ufficialmente il
progetto, Maccio Capatonda ha rilasciato
un primo trailer del film attraverso il proprio canale ufficiale
Youtube:
Italiano Medio, una clip imperdibile: Giulio & Giulio a
confronto, il balletto dell’italiano medio VS quello dell’uomo
verme.
ITALIANO MEDIO, scritto da Marcello
Macchia, Marco Alessi, Sergio Spaccavento, Daniele Grigolo, Danilo
Carlani e Luigi Luciano, è interpretato da Maccio Capatonda
(Marcello Macchia), Herbert Ballerina (Luigi Luciano), Lavinia Longhi, Barbara
Tabita, Rupert Sciamenna (Franco Mari), Gabriella Franchini,
Francesco Sblendorio, Rodolfo D’Andrea, Matteo Bassofin, Anna
Pannocchia (Adelaide Manselli), Ivo Avido (Enrico Venti) con la
partecipazione di Nino Frassica.
Giulio Verme è un ambientalista
convinto in crisi depressiva, che alla soglia dei 40 anni si
ritrova a fare la ‘differenziata’ in un centro di smistamento
rifiuti alla periferia di Milano. Avvilito, furioso, depresso è
ormai totalmente incapace di interagire con chiunque: con i
colleghi di lavoro, con i vicini, con la famiglia e con Franca, la
compagna di una vita.
L’incontro con l’agguerrita anche se poco credibile associazione
ambientalista dei “Mobbasta” lo convince a combattere fervidamente
contro lo smantellamento di un parco cittadino, ma per Giulio è
l’ennesimo fallimento.
Non ci sono più speranze per il nostro protagonista fino a quando
incontra Alfonzo, un suo vecchio e odiato amico di scuola che ha
però un rimedio per tutti i suoi mali: una pillola miracolosa che
gli farà usare solo il 2% del proprio cervello anziché il 20%, come
si dice comunemente.
Ed è proprio così che Giulio supera la depressione: non pensa più
all’ambiente ma solo a sé stesso, alle donne, ai vizi, passioni e
virtù di ogni italiano medio.
Una battaglia senza esclusioni di colpi si consuma nel cervello e
nella vita di Giulio tra l’Italiano Medio e quello impegnato ma
inconcludente che lo porterà non solo a diventare il Vip più famoso
d’Italia ma anche a cambiare gran parte della sua vita…
Uscirà il prossimo 29 gennaio Italiano
Medio, il primo lungometraggio diretto e interpretato
da Maccio Capatonda (Marcello Macchia) – prodotto
da Marco Belardi per Lotus Production e da Medusa
Film – che vedrà il popolarissimo volto del web e della tivù nel
suo primo vero film tratto da un finto trailer.
ITALIANO MEDIO scritto da
Marcello Macchia, Marco Alessi, Sergio Spaccavento, Daniele
Grigolo, Danilo Carlani e Luigi Luciano ė
interpretato da Maccio Capatonda (Marcello
Macchia), Herbert Ballerina (Luigi Luciano),
Lavinia Longhi, Barbara Tabita, Rupert Sciamenna
(Franco Mari), Gabriella Franchini,
Francesco Sblendorio, Rodolfo D’Andrea, Matteo Bassofin,
Anna Pannocchia (Adelaide Manselli), Ivo Avido
(Enrico Venti) con la partecipazione di Nino
Frassica.
Sinossi:
Giulio Verme è un ambientalista
convinto in crisi depressiva, che alla soglia dei 40 anni si
ritrova a fare la ‘differenziata’ in un centro di smistamento
rifiuti alla periferia di Milano. Avvilito, furioso, depresso è
ormai totalmente incapace di interagire con chiunque: con i
colleghi di lavoro, con i vicini, con la famiglia e con Franca, la
compagna di una vita. L’incontro con l’agguerrita anche se poco
credibile associazione ambientalista dei “Mobbasta” lo convince a
combattere fervidamente contro lo smantellamento di un parco
cittadino, ma per Giulio è l’ennesimo fallimento. Non ci sono più
speranze per il nostro protagonista fino a quando incontra Alfonzo,
un suo vecchio e odiato amico di scuola che ha però un rimedio per
tutti i suoi mali: una pillola miracolosa che gli farà usare solo
il 2% del proprio cervello anziché il 20%, come si dice
comunemente. Ed è proprio così che Giulio supera la
depressione: non pensa più all’ambiente ma solo a sé stesso, alle
donne, ai vizi, passioni e virtù di ogni italiano medio. Una
battaglia senza esclusioni di colpi si consuma nel cervello e nella
vita di Giulio tra l’Italiano Medio e quello impegnato ma
inconcludente che lo porterà non solo a diventare il Vip più famoso
d’Italia ma anche a cambiare gran parte della sua vita…
Dopo una settimana passata in testa
alla chart senza rivali, Italiano Medio
con Maccio Capatonda continua la sua corsa battendo anche tutte le
new entry del weekend. Più forte dello sci-fi dei Wachowski
Bros (“Jupiter-Il destino
dell’universo”, 84.413 euro), più forte del
pluricandidato agli Oscar “Birdman”, 56.232 euro, e del campione
di incassi francese “Non sposate le mie figlie” (61.668 euro). Un
successo ‘in crescendo’ dunque quello di “Italiano medio” –
prodotto da Medusa Film e da Marco Belardi per Lotus Production e
distribuito in sala da Medusa Film – che con i 116mila euro
(115.558) incassati nella giornata di ieri, si trova ormai alle
soglie dei 3 milioni di euro (2.713.206) in appena una settimana di
programmazione.
ITALIANO MEDIO,
scritto da Marcello Macchia, Marco Alessi, Sergio Spaccavento,
Daniele Grigolo, Danilo Carlani e Luigi Luciano, è interpretato da
Maccio Capatonda (Marcello Macchia), Herbert Ballerina (Luigi Luciano), Lavinia Longhi, Barbara
Tabita, Rupert Sciamenna (Franco Mari), Gabriella Franchini,
Francesco Sblendorio, Rodolfo D’Andrea, Matteo Bassofin, Anna
Pannocchia (Adelaide Manselli), Ivo Avido (Enrico Venti) con la
partecipazione di Nino Frassica.
Giulio Verme è un ambientalista
convinto in crisi depressiva, che alla soglia dei 40 anni si
ritrova a fare la ‘differenziata’ in un centro di smistamento
rifiuti alla periferia di Milano. Avvilito, furioso, depresso è
ormai totalmente incapace di interagire con chiunque: con i
colleghi di lavoro, con i vicini, con la famiglia e con Franca, la
compagna di una vita.
L’incontro con l’agguerrita anche se poco credibile associazione
ambientalista dei “Mobbasta” lo convince a combattere fervidamente
contro lo smantellamento di un parco cittadino, ma per Giulio è
l’ennesimo fallimento.
Non ci sono più speranze per il nostro protagonista fino a quando
incontra Alfonzo, un suo vecchio e odiato amico di scuola che ha
però un rimedio per tutti i suoi mali: una pillola miracolosa che
gli farà usare solo il 2% del proprio cervello anziché il 20%, come
si dice comunemente.
Ed è proprio così che Giulio supera la depressione: non pensa più
all’ambiente ma solo a sé stesso, alle donne, ai vizi, passioni e
virtù di ogni italiano medio.
Una battaglia senza esclusioni di colpi si consuma nel cervello e
nella vita di Giulio tra l’Italiano Medio e quello impegnato ma
inconcludente che lo porterà non solo a diventare il Vip più famoso
d’Italia ma anche a cambiare gran parte della sua vita…
L’ultima notizia arrivata in ordine
di tempo sull’imminente realizzazione di un nuovo rifacimento del
delizioso Pinocchio di Carlo
Collodi, inevitabilmente pone noi italiani in una
posizione che ci faccia quantomeno riflettere. Questo Pinocchio si
aggiunge a quei progetti internazionali che continuano a trarre
fonte d’ispirazione nella nostra tradizione letteraria (o
fumettistica come accade per l’imminente uscita del film targato
Warner Bros su Dylan Dog)…come se Hollywood abbia
esaurito i film da (ri)fare e i suoi romanzo da trasporre e inizi a
buttare l’occhio su altre strade percorribili, lasciate opzionabili
dalle mancanze dei legittimi proprietari. Sempre più opere italiane
vengono portate sul grande schermo da molti “stranieri” e sempre
meno progetti italiani hanno il coraggio di assumersi delle
responsabilità doverose e rendere giustizia ad un’italianità
letteraria e fumettistica che ci appartiene.
Qualcuno potrebbe nuovamente
iniziare a nascondersi dietro alle differenti dimensioni economiche
che intercorrono fra le due realtà produttive, il che è vero ma non
deve costituire un alibi dietro il quale nascondersi, soprattutto
in un momento così fiorente per i nostri incassi. Ma forse, il
punto nevralgico intorno a cui ruota questo nostro ormai storico
difetto è che a noi manca il coraggio. Manca il coraggio di sapersi
assumere dei rischi, di saper ricercare nuovo modelli produttivi,
di saper individuare quelle realtà visionarie che in altri paesi
riescono ad emergere, come quest’anno è successo a L’illusionista
di Sylvain Chomet, incantevole film d’animazione francese che
concorre agli Oscar per il miglior film d’animazione. Dove sono i
nostri coraggiosi e intrepidi produttori? … Riusciamo ad avere
successo, ma sempre seguendo la stessa formula, ormai esausta e
limitativa. Nonostante la chiarezza di questa situazione, qualcuno
tenterà di nascondersi dietro ad un secondo alibi, ovvero quello
dello spettatore italiano che vuole andare al cinema soltanto per
ridere e divertirsi. Anche questo assioma è destinato a crollare
sotto i numeri di una miriade di spettatori che sempre più premia
la qualità, il coraggio, la novità, come dimostra l’inesorabile
sconfitta di un certo cinema natalizio che sta iniziando a subire
battute d’arresto. Forse lo spettatore inizia finalmente a
mostrarsi intelligente. Allora perché non sfidarlo in un impeto
coraggioso e sorprenderlo, riuscire finalmente a dare una risposta
concreta ad un mercato sempre più ben disposto alla novità?
A questo proposito abbiamo sentito
uno degli autori più coraggiosi e “anomali” del panorama italiano:
Stefano Bessoni; che ci regala un affascinante e suggestiva sua
impressione sul tema.
Un burattino conteso
Guillermo Del Toro
è da molti anni uno di miei maggiori punti di riferimento nel
panorama cinematografico odierno, perché ritengo che abbia saputo
trovare un misurato compromesso tra una forte esigenza autoriale ed
una naturale commerciabilità. I suoi film sono avvincenti,
godibili, visivamente mirabolanti e al tempo stesso intrisi di un
proprio mondo poetico, nonché disseminati di stilemi personali
immediatamente riconoscibili.
Sapere quindi che da qualche tempo
Del Toro sia impegnato in un progetto per portare
Pinocchio sullo schermo in versione dark non può che darmi grande
piacere, soprattutto apprendendo che la colonna sonora sarà curata
da Nick Cave, altro mio grande chiodo fisso. Tuttavia Del Toro non
ne sarà il regista, ma solamente il produttore; il film sarà
infatti diretto da Gris Grimly, autore di un fumetto del 2002 su
cui si baserà la trasposizione cinematografica e da Mark Gustafson,
regista esperto in animazione stop-motion, tecnica con cui sarà
interamente realizzato. La produzione sarà invece della Jim Henson
Company.
Ma passato l’entusiasmo iniziale,
dovuto anche al fatto che il progetto sembra essere finalmente
partito, mi prende invece un grande sconforto. Perché direte voi?
Beh, semplicemente perché sono vent’anni che lavoro su Pinocchio e
perché vorrei tanto farne una mia trasposizione oscura e macabra.
Allo stesso tempo sono altrettanti anni che mi sento dire dai
produttori che è una cosa che non vende, che non interessa a
nessuno, che è un progetto fallito in partenza. Poi improvvisamente
arriva qualcuno dall’estero, come Del Toro appunto, che ci mette le
mani sopra e con grande gusto ed intelligenza ci lavora, e quelle
stesse persone gridano “Colpo di genio”, “perché non ci abbiamo
pensato noi?”, o peggio “Noi certe cose non le sappiamo proprio
fare”.
Sarebbe un discorso lungo da
approfondire in questa sede, un discorso che comunque mi ripropongo
di affrontare per riuscire a capire il perché oggi non si riesca
più a fare nulla in Italia, o quantomeno per avere una valvola di
sfogo e raccontare quello che un autore è costretto a subire nel
suo tentativo di costruire una personale forma di espressione
cinematografica in un panorama divenuto a dir poco
agghiacciante.
Comunque, torniamo al nostro caro
Pinocchio.
Ho amato il libro di Collodi fin da
quando ho memoria, poi, nel 1972, arrivò lo straordinario
sceneggiato televisivo di Luigi Comencini, che assieme alle
strabilianti illustrazioni di Enrico Mozzanti della prima edizione
del 1883, hanno formato immagini indelebili nella mia mente.
Ricordo che ero così colpito dalle gesta del burattino che il “mi
babbo”, per dirla alla Collodi, passò giornate intere sul terrazzo
di casa a fabbricarmi un Pinocchio in legno a grandezza naturale
con il quale condividere i miei giochi. Ho sempre odiato invece la
versione della Disney, con la sua ambientazione tirolese, con tanto
di calzoncini con le bretelline e orologi a cucù. Peccato che per
molti bambini sia diventata proprio quella l’immagine del “vero”
Pinocchio, vittima innocente insieme alla povera Alice di una bieca
quanto insensata forma di revisionismo fiabesco.
Quando iniziai a voler fare cinema cominciai a progettare una mia
versione del Pinocchio e ne 1997 feci un lavoro televisivo, molto
sperimentale, una sorta di video-teatro dal titolo “Pinocchio
apocrifo”, dove contaminavo la fiaba collodiana con influenze
lombrosiane e shelleyane. Il mio Pinocchio era una sorta di piccola
creatura muta ed infelice che portava su di se le stigmate
anatomiche del “Criminale nato” di Cesare Lombroso e la perturbante
diversità del Frankenstein. Nonostante il lavoro di allontanamento
dalla favola per ragazzi ricevetti addirittura il patrocinio della
Fondazione Collodi ed il lavoro ebbe un ottimo
riscontro in molti festival.
Certo si trattava di una cosa molto
sperimentale, forse un po’ troppo intellettuale, ma proprio
quell’esperienza mi spinse a cercare di trovare un compromesso più
commerciale per cominciare a pensare ad una mia trasposizione
cinematografica che potesse arrivare ad un pubblico più ampio.
Cominciai così a buttare giù idee e disegni, cercando appoggi
produttivi e strade valide per far partire il progetto.
Ma un bel giorno arrivò
Roberto Benigni, che in preda a suggestioni felliniane si approprio
di Pinocchio e ne fece una sua versione, sicuramente fedele allo
spirito originale, ma discutibile e bislacca per alcune scelte. Il
nostro Benigni era assolutamente più pinocchiesco in alcune
ispirate inquadrature de “La voce della luna” che nel film in
questione. D’altronde fu proprio Fellini ad instillare nell’attore
toscano il primo germe dell’idea di lavorare sulla realizzazione di
una nuova versione de “Le avventure di Pinocchio”; diceva sempre
che Roberto incarnava lo spirito di due grandi italiani: Giacomo
Leopardi e Pinocchio.
Così abbandonai l’idea,
riproponendomi di far passare qualche anno per far decantare la
questione e poi ricominciare a ripensare alla mia rivisitazione in
chiave macabra in un momento più adatto. Furono anni non del tutto
tranquilli, perché qua e là si riaffacciava ogni tanto qualche
Pinocchietto strambo, come quello del bel fumetto di Ausonia
“Pinocchio – Storia di un bambino” o dello spiazzante film
giapponese intitolato “964 Pinocchio”.
Ora Guillermo Del Toro ha dato nuovamente inizio al gioco. Che
fare? Beh, prima di tutto auguro tutta la fortuna possibile al
nuovo Pinocchio, rimanendo in fremente attesa di poter vedere
presto il risultato. Ed poi farò decantare ancora un po’ la cosa,
aspetterò altri anni, continuando a buttare giù idee e schizzi. Ma
nel frattempo mi dedicherò ad un altro progetto che parte anch’esso
da suggestioni lontane nel tempo, suggestioni arrivate da un opera
letteraria sicuramente meno famosa di Pinocchio, ma per me
altrettanto importante: I Galgenlieder (Canti della forca) dello
scrittore tedesco Christian Morgenstern.
Stefano Bessoni
La storia di Stefano (Bessoni) è
come poche, l’occasione mancata che colpisce chi invece
sarebbe pronto a coglierla ma che viene ostacolato da ciò che di
più meschino c’è al mondo: il denaro. Denaro che purtroppo serve
per realizzare sogni, ma che viene forse speso per qualcosa di più
simile al reale, qualcosa che non spaventa e non stimola
l’immaginazione. Meno male che ancora qualcuno c’è che non ha paura
di sognare e di lottare per un sogno. Forse, se ci fossero state
più persone come Stefano, Dylan Dog non sarebbe uscito dal nostro
paese, né avrebbe subito le mutilazioni di cui è stato vittima
nella prossima scialba trasposizione Made in Usa. Noi ci rivolgiamo
principalmente a quelli che materialmente possono fare qualcosa,
per aiutare questi pensieri, questi progetti, e ci auguriamo che
questa “lunga notte” finisca presto.
Matteo Rovere
torna alla regia con un film d’azione sul mondo delle auto da
corsa, assai amato e seguito ma poco raccontato dal cinema, dal
titolo ITALIAN RACE. La pellicola, prodotta da
Domenico Procacci, una produzione
Fandango con Rai Cinema, è
interpretata da Stefano Accorsi. Diverse scene del
film saranno ambientate all’interno di alcune tappe del
Campionato Italiano Gran Turismo ACI-CSAI 2014,
coinvolgendo i veri team in gara, tra i quali: ANTONELLI MOTORSPORT
(Porsche), EBIMOTORS (Porsche), IMPERIALE RACING (Lamborghini), GDL
RACING (Mercedes), BONALDI MOTORSPORT (Lamborghini), RC MOTORSPORT
(Corvette), MP1 CORSE (Ferrari) e SCUDERIA BALDINI (Ferrari).
Il 12 e 13 luglio
la troupe sarà ospite dell’Autodromo del Mugello, tappa del
campionato Gran Turismo.
Le riprese ufficiali del film
partiranno a Roma il 1 settembre.
ITALIAN RACE è
scritto da Matteo Rovere, Filippo Gravino e Francesca Manieri,
la fotografia è di Michele D’Attanasio, il montaggio è di
Gianni Vezzosi, le scene sono di Alessandro Vannucci, i costumi di
Cristina La Parola e il suono di Angelo Bonanni.
“La prova dei Campionati
italiani auto in programma al Mugello nel weekend 11-13 luglio si
arricchisce di nuovi motivi di interesse grazie alla presenza della
casa di produzione Fandango, impegnata con Rai Cinema, nella
realizzazione di un film sul mondo dell’automobilismo italiano.
Siamo certi che il tracciato, le facilities dell’impianto e
l’ambiente nel quale il circuito del Mugello è incastonato,
rappresenteranno un valore aggiunto per questa interessante
iniziativa”
Torna la
Mostra del Cinema di Venezia, e torna uno dei luoghi e
degli appuntamenti più abituali per i suoi frequentatori:
l’Italian Pavilion. Lo spazio professionale che
nei principali Festival europei – Venezia, Cannes, Berlino –
rappresenta la casa italiana per tutti gli operatori
nazionali ed esteri che seguono artisticamente e a livello
industriale il nostro cinema. E come la Mostra, l’Italian Pavilion
in questa stagione si adegua alle esigenze di sicurezza sanitaria e
distanziamento sociale. Con una formula ibrida,
che quest’anno nei giorni della manifestazione unisce ai consueti
spazi nell’Hotel Excelsior del Lido, una nuova versione
digitale. Così, accanto alle aree dei Saloni Tropicana
dedicati agli incontri e ai one to one, in quest’edizione
l’Italian Pavilion ospiterà sulla piattaforma
www.italianpavilion.it
(on line dall’ultima settimana di agosto) tutte le attività che
avranno luogo all’interno dello spazio. Ciò sarà reso possibile
grazie ad uno studio allestito nel Pavilion,
dotato di tecnologia per lo streaming che
consentirà le riprese live, nonché la registrazione, di tutte le
attività.
italianpavilion.it conterrà tutte
le registrazioni video degli eventi, materiali promozionali
scaricabili, il calendario delle attività in corso. E soprattutto
si potrà assistere e prendere parte da remoto a qualsiasi evento.
Questa versione online ha avuto già una sua importante anteprima
durante l’ultimo Marché du Film di Cannes, ospitando con efficacia
vari incontri professionali. Sulla scorta di questo successo
il sito si presenta a Venezia come la piattaforma più
adatta e versatile per tutti gli operatori del
settore.
Nell’anno segnato dal Covid
l’importanza della luce è basilare. Così gli spazi fisici
dell’Italian Pavilion 2020 sono contraddistinti dal concetto di
luce: una luce naturale, colorata da lastre trasparenti. E
nell’anno dedicato a Federico Fellini, altrettanto
forte è il concetto di sogno. Da qui l’idea di creare un’atmosfera
soffusa, positiva, mutante e delicata. Lo spazio è aperto, non ci
sono muri e la luce dall’esterno si modula naturalmente con lo
scorrere delle ore. Per questo, dalla mattina al tramonto, lo
spazio avrà diverse colorazioni. Una ricerca allestitiva e grafica
originale, per accogliere visivamente al meglio chi vive la
location.
E a Federico Fellini è
dedicato il logo dell’Italian Pavilion, realizzato
reinterpretando la grafia del Maestro, con una font originale, il
‘Fellini Script’ creata dallo Studio
Cappelli Design. Un segno grafico che accompagnerà tutti i
materiali di questa edizione. L’Italian Pavilion è
promossoe realizzato dalle istituzioni
che si occupano dell’internazionalizzazione del nostro cinema:
Istituto Luce-Cinecittà, Direzione
Generale Cinema e Audiovisivo del Mibact,
Maeci, ICE e
Anica.
Red carpet d’eccezione per la terza
edizione del Festival del cinema italiano in Canada. Tra gli ospiti
di quest’anno: Carlo Verdone, Vittoria Puccini, Enrico Brignano, Martina
Stella e le star hollywoodiane Stephen Baldwin e
Danny Glover
Tanti ospiti speciali per la terza
edizione dell’Italian Contemporary Film Festival che si terrà a
Toronto dal 12 al 20 giugno. Sul red carpet gli attori
Vittoria Puccini, Enrico
Brignano, Martina Stella,Stephen Baldwin, Danny
Glover, Nick Mancuso; i registi
Carlo Verdone, Paolo Genovese,
Joe Medeiros e Frank D’Angelo; il
prolifico e giovane produttore Andrea Iervolino
con la co-produttrice Monika Bacardi .
Regista, attore e sceneggiatore
Carlo Verdone riceverà il Premio alla Carriera
dell’ICFF come riconoscimento del suo importante
contributo al cinema italiano.
Un veterano del settore, Verdone ha
iniziato in televisione, 40 anni fa, e da allora è diventato un
pilastro della cultura cinematografica italiana in Italia e nel
mondo. La sua fama ha varcato i confini nazionali ed oggi è un
personaggio molto amato anche dal pubblico nord americano
confermandosi tale anche con la sua ultima interpretazione – molto
apprezzata oltreoceano – nel film ‘La Grande Bellezza’ di Paolo
Sorrentino, vincitore del Premio Oscar, di un Golden Globe e ai
BAFTA Award per il miglior film straniero del 2013.
Verdone sarà al Festival anche per
la proiezione del suo ultimo film come regista ‘SOTTO UNA BUONA
STELLA’ che si terrà presso la prestigiosa sede del TIFF Bell
Lightbox giovedì 19 giugno.
Le star Stephen
Baldwin e Danny Glover con i produttori
Monika Bacardi e Andrea Iervolino
saranno invece a Toronto per la prima mondiale di
‘2047. SIGHTS OF DEATH’ di Alessandro Capone venerdì 13 giugno al
TIFF di Bell Lightbox.
Anteprima canadese per il regista Paolo
Genovese con la sua ultima commedia di grande successo
‘TUTTA COLPA DI FREUD’, che presenterà al Festival con Vittoria
Puccini attrice protagonista e tra le più apprezzate della sua
generazione al TIFF Bell Lightbox venerdì 13 giugno.
Prima nord americana anche per ‘STAI LONTANA DA ME’ interpretato
da uno dei più grandi intrattenitori italiani l’attore
Enrico Brignano attesissimo per la proiezione
presso il teatro Isabel Bader venerdì 20 giugno, giorno in cui si
terrà anche la serata di chiusura del Festival.
E ancora il regista Joe
Medeiros presenterà il suo documentario ‘MONA LISA IS
MISSING’ sul giorno della scomparsa del celebre quadro al Louvre di
Parigi e sul ladro italiano autore del famoso furto. Il film sarà
proiettato il 14 giugno alle ore 16 al TIFF Bell Lightbox di
Toronto. L’attore italo-canadese Nick Mancuso sarà
invece ospite del Festival per le sue interpretazioni in ‘THE BIG
FAT STONE’, diretto da Frank D’Angelo – il 15
giugno al TIFF Bell Lightbox – nel cortometraggio
‘THE JUNCTION’, diretto da Rouzbeh
Heydari e prodotto da Nina Marrese, che
precederà la proiezione di NOTTETEMPO il 18 giugno.
L’Italian Contemporary Film Festival
è sponsorizzato da IC Savings, Ritz-Carlton ™
Toronto, Liberty Group, GFL and
Castle Point.
L’Italian Contemporary
Film Festival [ICFF] partner ufficiale del Toronto
International Film Festival [TIFF] è l’unico Festival del Cinema
Italiano in Canada. E ‘una vetrina autorevole per il cinema
contemporaneo di origine italiana proveniente da tutto il mondo,
offrendo esperienze cinematografiche incentrate sulla vita
italiana, cultura e storia.
C’è aria di novità a
Italia’s Got Talent, con la nuova edizione che
approda suSky Uno e in streaming su
NOWda gennaio con una irresistibile new
entry in giuria: al tavolo dei giudici, con i confermatissimi
Federica Pellegrini, Mara
Maionchi e Frank Matano, ci sarà infatti
Elio. Nello show prodotto da Fremantle per Sky, la
ricerca dei migliori talenti del nostro Paese sarà guidata ancora
dalla travolgente Lodovica Comello, alla
conduzione per il sesto anno consecutivo.
Salda al timone nel viaggio della
nuova edizione, e sempre pronta a incitare i concorrenti nel
backstage, ci sarà Lodovica Comello, trascinante
padrona di casa a IGT.
In giuria quattro personalità tanto
diverse tra loro ma capaci di coniugare estro e ingegno, che nella
nuova edizione di Italia’s Got Talent torneranno a dare la caccia
ai migliori talenti a partire da ottobre, quando a Cinecittà
prenderanno il via le Audizioni.
La giuria
Elio, cantante,
musicista e scrittore, con gli Elio e Le Storie Tese ha pubblicato
dieci dischi in studio, ma nel corso degli anni è diventato anche
un amatissimo personaggio al quale il fiuto per il talento di
sicuro non manca. Al suo fianco il grande ritorno di
Federica Pellegrini, la “Divina”, plurimedagliata
e campionessa olimpica, reduce da Tokyo 2020 dove ha raggiunto il
record storico della quinta finale olimpica consecutiva nei 200
stile libero; l’amatissima, vera icona dell’industria discografica
e della TV italiana Mara Maionchi; e, per la
settima edizione consecutiva, Frank Matano, comico
e attore irresistibile, pronto a provocare ancora i colleghi al
tavolo e a far ridere il pubblico col suo umorismo nonsense.
Elio dichiara:
«Sono felicissimo di entrare nella famiglia di Italia’s Got
Talent. Non vedo l’ora di sedermi al tavolo dei giudici, il più
lontano possibile da Frank Matano, di usare il Golden Buzzer
totalmente a caso, di insegnare il dialetto milanese a Federica, di
tornare al fianco di Mara Maionchi per rubarle i segreti del
mestiere e tutti i soldi. Sarò apparentemente amichevole ma in
realtà sono qui per stracciare i miei avversari perché per me nella
vita contano solo il danaro e la vittoria».
Antonella
d’Errico, Executive Vice President Programming di
Sky Italia, afferma: «Nella valigia di Italia’s Got
Talent, quest’anno, mettiamo un po’ di novità: diamo il benvenuto
in squadra a Elio, un talento versatile e irresistibile, già nostro
compagno di viaggio in altre avventure, che sa mettere la sua
inconfondibile firma in tutto quello che fa. E ringraziamo Joe
Bastianich, straordinario giudice per due stagioni di Italia’s Got
Talent e che continuerà a far parte della famiglia Sky con nuovi
progetti. Con Elio, diamo il bentornato a Federica, Mara, Frank e
alla padrona di casa Lodovica, che hanno saputo fare di Italia’s
Got Talent uno show tra i più amati dal pubblico, capace di riunire
davanti alla tv tutta la famiglia in grandi serate di
intrattenimento puro.
Italia’s Got Talent è tra i
flagship show più distintivi e coerenti con la nostra offerta di
intrattenimento Sky e come tale affiancherà i nostri titoli più
identitari come X Factor, MasterChef Italia e il neo arrivato
Pechino Express, solo per citarne alcuni. Una ridefinizione della
nostra strategia editoriale che punterà alla soddisfazione degli
abbonati con i grandi show in pay tv, mentre nuovi format e
l’ingresso di nuovi volti accendono la programmazione free to air
di TV8. Il viaggio di Italia’s Got Talent può iniziare, mettiamoci
comodi: ci sarà da divertirsi»
Gabriele Immirzi,
Chief Executive Officer di Fremantle, dice: «Siamo felici di
dare il benvenuto a Elio nella grande famiglia di Italia’s Got
Talent, un format in cui la sua passione per i talenti più estrosi
e per i personaggi più bizzarri potranno certamente trovare terreno
fertile. Colgo l’occasione per ringraziare Joe Bastianich per la
passione e l’entusiasmo con cui ha partecipato al programma negli
ultimi due anni e a cui auguriamo un grande in bocca al lupo per i
progetti futuri.
Vedere Lodovica per il sesto
anno consecutivo guidare la grande macchina di IGT con sempre
maggiore confidenza e sicurezza ci rende orgogliosi di aver creato
una squadra coesa ed efficace. Saranno 9 puntate di sano e puro
divertimento».
Anche quest’anno, purtroppo, l’Italia
non avrà alcun rappresentante nella cinquina di film che
gareggeranno come miglior film straniero agli Oscar 2012. La
notizia dell’esclusione dalla short list arriva questa mattina
Sala piena, alto gradimento per le
opere in concorso, una formula che al primo anno di Italia
Film Fedic, festival della Federazione Italiana Cineclub,
che si è svolto a Forlì dal 5 al 7 ottobre, sembra già funzionare.
Mancavano i premi, assegnati dalla giuria composta dai distributori
Roberto De Feo e Flavio Armone, e dal critico e giornalista
cinematografico Aldo Fittante, e il premio NEHO18. Sono stati
annunciati durante la cerimonia di premiazione all’Auditorium
CariRomagna, presentata dall’attrice Francesca Fantini e dal comico
di Zelig Off Andrea Vasumi.
PREMIO
NEHO18 Giuria composta da 15 ragazzi studenti del
corso per l’audiovisivo per neo diciottenni di Sedicicorto. Gli
studenti sono stati coinvolti per sei mesi in attività didattiche
tese alla realizzazione di 5 cortometraggi. Vince il premio
NEHO18:
IL BALLO Un modo diverso di conoscere la nostra città. La solitudine di
un giovane che si trova a vivere le tribolazioni di chi non è
pronto a crescere, sente il peso delle responsabilità crescenti, ma
vuole concedersi un momento di leggerezza. Una fotografia nitida e
una storia che ci ha permesso di ragionare con ironia.
PREMIO PITCHING
FEDIC Per il miglior progetto FEDIC 2018. La
giuria interna ha deciso di assegnare questo riconoscimento al
progetto RWANDA, film che ha avuto la sua prima
assoluta nella prestigiosa vetrina delle Giornate degli Autori
durante la Mostra del cinema di Venezia.
Motivazione:un
lungometraggio, opera prima, di un cineasta under quaranta che è
stato capace di coniugare un budget low-cost con una produzione di
alto livello. Un film che attraverso la potenza delle sue immagini
è in grado di raccontare un momento tragico come quello del
genocidio in Rwanda, dando voce e una nuova possibilità di
integrazione a 400 profughi africani presenti sul territorio
forlivese.
Il premio AIRONE
D’ARGENTO è stato assegnato ex-aequo a:
The Ancient
Child:il film affronta con immaginazione e
sensibilità il tema della nascita straordinaria di Lao Zi, figura
basilare del pensiero cinese. Sa ricostruire con delicatezza
l’attesa dei genitori, la nascita e il sorprendente distacco dalla
famiglia di questo bimbo nato già con la saggezza della
vecchiaia.
Mon
Amour:per la sua capacità, con questa
esilarante commedia, di rendere grottesche le dinamiche di un
rapporto di coppia reso irresistibile dalla bravura dei due attori
protagonisti, guidati con sagacia dal regista che riesce a tenere
alta la suspance. Fino ad un finale capace di far scoppiare una
fragorosa risata da parte degli spettatori.
AIRONE D’ORO
Sasòl, memorie e progetti da un mondo nuovo:L’estetica dei bambini presentate con tecniche diverse viene
qui esaltata con una forza visiva di grande presa, al servizio di
memoria collettiva purtroppo spesso negata.
Dopo le prime clip dal film, ecco le prime immagini
ufficiali di Juste la fin du monde,
nuovo progetto del prodigio canadese Xavier Dolan,
che gareggerà in concorso al Festival di Cannes 2016 con il titolo
internazionale di Only The End Of The
World.
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A dispetto del “piccolo film” però,
il regista non si risparmia nella scelta delle star, e seleziona un
cast stellare formato da Léa Seydoux,
Vincent Cassel,Nathalie Baye e
Gaspard Ulliel, e come ciliegina sulla torta,
Marion Cotillard nei panni della
protagonista.
Il film, annunciato durante il
Festival di Cannes 2015 dove Dolan era in giuria, precederà il suo
esordio in lingua inglese nel film con protagonisti
Jessica Chastain e Kit Harington, ovvero The
Death and Life of John F. Donovan.
Il merito al film, Dolan ha
dichiarato: “Il film è semplice, parla della famiglia e di
quanto è difficile amarsi reciprocamente. Credo che non sia un
grande cambiamento per me. ma ho sempre provato ad avventurarmi il
territori sconosciuti. Si tratta sempre di amore tra madri e figli,
dinamiche intime, amore non richiesto, la lotta di persone
differenti che cercano di entrare nelle mode della società. Queste
cose miinteressano perché hanno una risonanza perme e per la mia
vita (…) Nel mio cuore ho sempre sentito che si sarebbe trattato di
un punto di svolta. Un cambio di tono, forse di stile. Non cambierò
mai perché mi occuperò sempre di cose che mi interessano, ma allo
stesso tempo sento che It’s Only The End Of The World e anche
Donovan marcano la fine di una serie davvero personale di film e
quello che seguirà sarà un po’ più esotico. Thriller, film di
genere, tv… la verità è che per la prima volta non so cosa
arriverà. Ma so che, per quanto sarà sempre qualcosa di personale,
non sarà mai così intimo. In termini di film riguardo a me stesso e
ai miei demoni, credo di aver chiuso il cerchio”.
It’s What’s
Inside è stato presentato in anteprima a gennaio
durante il
Sundance Film Festival 2024 nella sezione
Midnight. Questo film scritto e diretto da
Greg Jardin unisce il genere horror alla commedia
con un fattore soprannaturale, dove i vari protagonisti si
ritrovano ognuno nei panni di un’altra persona. Il cambio dei corpi
e della propria identità però non avviene attraverso delle
possessione malefiche o demoniache ma con l’uso di una
strana macchina che possiede uno dei partecipanti
di questa reunion tra vecchi amici. Ovviamente
quello che all’inizio sembrava un gioco divertente si rivelerà un
incubo ad occhi aperti ma anche un occasione, per qualcuno di loro,
d’essere quello che hanno sempre voluto diventare.
La trama di It’s What’s Inside
It’s What’s Inside
di Greg Jardin nelle prime sembra essere un
depistaggio al film stesso, si concentra sulla relazione di una
giovane coppia di fidanzati in difficoltà. Tra
Shelby (Brittany O’Grady) e Cyrus
(James Morosini) la scintilla è svanita, ma la ragazza è pronta a
far ripartire le cose sorprendendo il fidanzato con un piccolo
gioco di ruolo e indossando una lunga parrucca bionda accattivante
peccato che però non funziona. L’imbarazzante situazione da cui
scatta il loro ennesimo litigio di coppia è in qualche modo messa
da parte dalle imminenti nozze di un vecchio amico,
Reuben (Devon Terrell) infatti sta per sposare la
sua fidanzata Sophia. In previsione di
quell’unione matrimoniale chiamata con l’hashtag “Reuphia”, nello
stile “Bennifer” e “Brangelina”, il futuro sposo decide d’invitare
dei suoi vecchi amici del college ad unirsi a lui per la sua festa
d’addio al celibato e dove la promessa sposa che non sarà
presente.
Sulla strada per la rimpatriata, che
si svolgerà in una villa gotica appartenuta alla defunta madre e
artista bohémien di Reuben, Shelby sfoglia l’Instagram di un’altra
ex alunna, Nikki (Alycia Debnam-Carey), che da
allora si è reinventata come influencer che sembra
aver tutto e che invidia. A completare il gruppo di amici ci sono
Dennis (Gavin Leatherwood),
Brooke (Reina Hardesty) e Maya
(Nina Bloomgarden), ma anche l’enigmatico Forbes
(David Thompson). Tuttavia, il ragazzo che da sempre è considerato
il nerd del gruppo quando appare all’improvviso, a serata già
iniziata, ha qualcosa di speciale in suo possesso che farà in modo
che questa sarà una notte da ricordare per sempre.
L’oggetto in questione è una
vecchia valigia che al suo interno svela un
meccanismo, senza spiegare troppo, una sorta di gioco di
società dove ognuno deve recitare un ruolo. Il punto
chiave però è che ci si scambia i corpi tra i giocatori e quello
che si presenta come un modo per fare qualcosa diverso dal solito,
tipo ubriacarsi e fumare, darà libero sfogo agli istinti
primordiali degli otto giocatori. La situazione si complicherà del
tutto quando due dei partecipanti moriranno all’improvviso e il
gioco diventerà una questione di sopravvivenza tra i sei rimanenti
dove alcuni dei protagonisti approfitteranno, dell’assurda
esperienza, per cambiare le loro vite.
L’ opera prima di Greg Jardin si
unisce al genere horror/commedia di cui forse l’esempio migliore
degli ultimi anni è Bodies Bodies Bodies di
Halina
Reijn. Il regista infatti confeziona un film che si
trova sulla sottile linea rossa tra lo slasher
movie ma anche un classico giallo che qui
sembra molto ispirato al cult anni Ottanta Clue,
tradotto da noi con il titolo Signori, il delitto è
servito. Uno degli aspetti però che colpisce di più la
fotografia di Kevin Fletcher che utilizza giochi
di specchi e gel dai colori vivaci, infatti lo spettatore riesce a
capire con le scene in rosso chi è veramente nel corpo di chi.
Per concludere una menzione speciale
al cast versatile, che fa un lavoro
ingannevolmente leggero di un film che avrebbe potuto facilmente
essere incomprensibile. Si tratta di una serie di interpretazioni
notevoli, in particolare da parte di David Thompson, Brittany
O’Grady e
Alycia Debnam-Carey, la cui scena finale tra chi è veramente e
chi sta indossano il suo vero corpo che costituisce il nucleo
drammatico incandescente del film.
It’s What’s
Inside di Netflix
è una cavalcata selvaggia ricca di colpi di scena esilaranti, che
porta a un finale che solleva molte domande, come quella su chi
finisce in quale corpo. La commedia horror inizia con
l’instaurazione della vita sessuale infelice di Shelby e Cyrus, che
Shelby non sa essere causata dal suo amore per Nikki
(Alycia
Debnam-Carey). La coppia e altri cinque personaggi di
It’s What’s Inside si recano nella villa del loro amico
Reuben la notte prima del suo matrimonio per giocare. Forbes, un
amico estraneo che non parla con gli altri da anni dopo una rissa a
una festa di compleanno, porta con sé una valigia che può scambiare
i corpi delle persone.
Come mostrato nel trailer di
It’s What’s Inside, propone loro di
giocare a un gioco ispirato alla mafia in cui si scambiano i corpi
e devono indovinare chi è chi. Il gruppo accetta e gioca due round.
Ogni personaggio sfrutta questa opportunità per esplorare i
propri desideri segreti. Tuttavia, il gioco va storto
quando Reuben e Brooke muoiono nei corpi di Dennis e Maya. Il
gruppo inizia subito a litigare su come gestire la situazione, fino
al finale incalzante del film del Sundance che esplora il modo in
cui vediamo noi stessi e gli altri.
Chi finisce in quale corpo alla
fine di It’s What’s Inside
Dopo che Reuben e Brooke muoiono
nei corpi di Dennis e Maya, tutti iniziano a pensare a cosa
succederà. Non c’è modo di rimettere Dennis e Maya nei loro corpi,
poiché i vasi sono morti quando è morta la coscienza. Di
conseguenza, la discussione diventa subito se tutti debbano
rimanere nei loro corpi attuali o se i quattro debbano tornare nei
loro corpi, mentre Dennis prende il corpo di Reuben e Maya quello
di Brooke. La situazione si complica ulteriormente quando Forbes
cerca di scappare con la valigia. Shelby, l’altra persona che sa
come far funzionare la macchina, si rifiuta di tornare indietro e
prepara un piano per fare il doppio gioco con il gruppo.
Dopo il climax ricco di azione di
It’s What’s Inside di Netflix, solo due personaggi
finiscono nel proprio corpo: Shelby e Cyrus. In un colpo
di scena scioccante, Beatrice è stata nel corpo di Forbes per tutto
il film e si è trasferita nel corpo di Nikki alla fine. Nel
frattempo, Maya è stata trasferita nel corpo di Brooke, Dennis in
quello di Forbes e Nikki in quello di Reuben. In definitiva,
l’ultimo scambio di corpi è stato il passo finale del nefasto piano
di Beatrice.
Perché Beatrice ha preso il
corpo di Forbes
Il più grande shock alla fine di
It’s What’s Inside è che Beatrice è stata nel corpo di
Forbes per tutto il tempo. Si scopre che Beatrice ha rubato il
corpo di Forbes, sapendo dell’invito alla festa di matrimonio.
Voleva vendicarsi in particolare di Dennis per quanto accaduto alla
festa di compleanno di otto anni prima. Anche se non viene mai
detto apertamente, sembra che la donna abbia pianificato
fin dall’inizio di infilare Dennis in un corpo che non voleva e di
rubargli i soldi, in base al finale.
Tuttavia, il suo piano di vendetta
si trasforma rapidamente per includere anche Reuben, poiché viene a
sapere che anche lui ha contribuito a incolpare Beatrice e Forbes
per la rissa alla festa di compleanno di otto anni prima. La donna
inserisce nel suo corpo degli individui che avranno rapporti
sessuali con un’altra persona, presumibilmente per rovinare il suo
matrimonio il giorno successivo. È solo una felice coincidenza che
Reuben muoia nel corpo di Dennis. C’è anche la possibilità che
abbia punito Nikki mettendola nel corpo di Reuben per gelosia,
anche se non è confermato che si tratti di una malizia. Poi,
all’ultimo minuto, aggiunge al piano anche Cyrus, anche se non era
coinvolto nell’incidente.
Il vero motivo per cui Beatrice
ha aiutato Shelby a punire Cyrus
Una svolta interessante nel piano
di Beatrice è il fatto che aiuta Shelby a punire Cyrus rimettendolo
nel suo corpo, sapendo che chiunque si trovasse in quel corpo
sarebbe finito in prigione per omicidio e rapina. A prima vista,
questo sembra un atto altruistico, dal momento che Cyrus non ha
avuto alcun ruolo nell’espulsione di Forbes o nel suo ricovero in
una struttura psichiatrica dopo la festa di compleanno. Tuttavia,
la sua decisione di aiutare Shelby acquista senso quando Forbes
rivela le motivazioni di Beatrice. Prima degli eventi della festa,
Beatrice aveva una relazione con Dennis, che le aveva mentito sui
suoi sentimenti.
Sebbene Shelby e Cyrus stiano insieme da molto più tempo di
quanto non lo siano mai stati Dennis e Beatrice, ci sono molti
parallelismi tra le due relazioni. Come Dennis, Cyrus dice a Shelby
molte cose che non pensa. Le assicura il suo amore nonostante sia
ossessionato da Nikki. Le promette di sposarla, dicendole che i
suoi sentimenti per la loro amica appartengono al passato, e poi
acconsente allo scambio di corpi in modo che lei assomigli a Nikki.
Beatrice si immedesima in Shelby perché entrambe sono state
tradite dagli uomini, inducendola a rimettere Cyrus nel
suo corpo alla fine di It’s What’s Inside.
Shelby ha una cotta per Forbes
in It’s What’s Inside?
Dopo il secondo scambio di corpi,
Shelby finisce nel corpo di Nikki e Cyrus in quello di Forbes.
Shelby la vede come un’opportunità per provare l’idea sessuale che
avevano avuto all’inizio del film: fingere di essere qualcun altro.
Chiede a Cyrus di chiamarla Nikki e lei lo chiama Forbes. Di
conseguenza, lui la accusa di provare sentimenti segreti per
Forbes. Anche se It’s What’s Inside non conferma
direttamente nessuna delle due ipotesi, ci sono molte
ragioni per credere che Shelby non provi nulla per
Forbes.
Durante la scena in questione,
Shelby si avvicina a lui solo dopo aver detto di vedere Cyrus anche
se lui è nel corpo di Forbes, rendendo chiaro che sta cercando di
fare sesso con il suo ragazzo, non con il loro amico. Inoltre,
passa tutto il film a cercare di far sì che Cyrus sia sessualmente
attratto da lei. Sembra più probabile che lei riconosca a un certo
livello che Cyrus è attratto da Nikki e che Shelby sia disposta a
fingere che questo significhi che lui sarà attratto da lei.
Inoltre, Cyrus non è un narratore
affidabile o una persona onesta nel
film horror di Netflix. Non c’è motivo di credere che pensi
davvero che Shelby sia attratta da Forbes. La spiegazione più
probabile è che si senta in colpa a livello subconscio per aver
desiderato Nikki invece di Shelby, quindi sta proiettando su di lei
i suoi sentimenti per un’altra persona.
Perché la storia della festa di
compleanno di ognuno è diversa (e cosa è successo davvero)
Una parte fondamentale delle
motivazioni di Beatrice è la festa di compleanno che si è svolta
quando lei era al liceo e gli altri personaggi di It’s What’s
Inside erano al college. Nonostante il fatto che tutti i
personaggi fossero presenti alla festa, hanno versioni diverse
della storia. All’interno della narrazione, la spiegazione migliore
è che tutti avevano bevuto, alterando la loro memoria della serata.
Inoltre, c’erano così tante persone alla festa che potrebbero aver
visto alcuni eventi e sentito alcune parti della storia di seconda
mano.
Tuttavia, le diverse versioni della
storia si ricollegano anche ai temi della percezione di It’s What’s
Inside. Non esiste un’unica versione “vera” della storia,
perché tutti vedono il ricordo della festa attraverso la lente
delle loro esperienze. C’è anche un elemento meta nelle
diverse versioni della storia, perché gli spettatori sceglieranno a
chi credere in base ai propri pregiudizi, valori ed esperienze di
vita.
Nonostante ciò, combinando le
storie, il miglior resoconto della serata è che Dennis e Beatrice
si sono frequentati più volte prima della festa, ma lui tradiva
Nikki. Il gruppo di amici del college organizzò una festa di
compleanno, per Dennis o per Reuben, alla quale Forbes portò
Beatrice. Beatrice si è ubriacata con Forbes o con Dennis. Beatrice
e Dennis si sono messi insieme alla festa e lei ha detto a tutti
che avevano una relazione.
Per proteggersi dalle conseguenze delle sue azioni, Dennis ha
iniziato a farle luce e a darle della pazza, cosa a cui si sono
uniti anche altri. Beatrice potrebbe aver aggredito Nikki, anche se
solo una persona fornisce questa parte della storia. Dennis e
Forbes hanno fatto a pugni e qualcuno ha chiamato la polizia. La
gente che dava della pazza a Beatrice le ha provocato un
esaurimento nervoso che l’ha fatta finire in una struttura
psichiatrica. Poi, Dennis e Reuben hanno incolpato Forbes,
facendolo espellere.
Il vero significato del finale
di It’s What’s Inside
La commedia horror di Netflix è
ricca di colpi di scena inaspettati, che tengono il pubblico in
bilico. Tuttavia, è interessante notare che It’s What’s
Inside stabilisce il vero significato del finale già nei primi
quindici minuti. Quando mostra la sua opera d’arte, Brooke dice
questo:
Quindi, se lo si guarda
normalmente, è come una cosa sola, giusto?Ma poi, se lo
guardi attraverso una lente colorata, vedi qualcosa di diverso
all’interno”.
Questa citazione è la tesi centrale
del film. It’s What’s Inside vuole far capire al pubblico
che nessuno è ciò che appare all’esterno, soprattutto se si guarda
ai social media e agli influencer come Nikki. Lo stesso vale per i
ricordi e le storie. Ogni cosa nella vita ha
stratificazioni complesse, quindi il modo in cui vediamo il mondo
cambia se filtrato attraverso la percezione di un
individuo.
Come il finale di It’s What’s
Inside prepara un sequel
Alla fine del film, Beatrice, nel
corpo di Nikki, fugge in un’auto decappottabile con la valigia e
tutti i soldi di Dennis. Considerando che si vendica degli uomini
bugiardi e che ha aiutato Shelby a svelare la verità su Cyrus, è
facile immaginare un sequel di It’s What’s
Inside in cui Beatrice continua a dare una lezione a
imbroglioni e bugiardi. Potrebbe scegliere i bersagli per il suo
gioco in stile mafioso, punendoli per le loro malefatte. Questo la
renderebbe un cattivo dell’orrore con una storia oscura come quella
di John Kramer, che usa esperienze traumatiche come carburante per
commettere azioni orribili che alla fine fanno del bene.
It’s a Wonderful
Knife, un classico cult dell’horrornatalizio
in divenire, sta già lasciando un segno indelebile nel genere
horror. Parodia satirica del leggendario film natalizio It’s a
Wonderful Life (La vita è meravigliosa, del 1946),
It’s a Wonderful Knife non solo è ricco di scene
cruente e momenti divertenti, ma ha anche un tono natalizio
commovente che raramente si trova anche nei film slasher meno
impegnativi. Con una performance assolutamente esilarante di
Justin Long, non c’è da stupirsi che il film abbia
avuto un successo sorprendente. Il suo finale può però generare
diversi interrogativo e allora in questo approfondimento andiamo ad
esplorare la conclusione del film.
Di cosa parla It’s a
Wonderful Knife?
La trama generale di It’s a
Wonderful Knife, come ci si potrebbe aspettare, è molto
simile a quella di It’s a Wonderful Life. La storia segue
principalmente Winnie Carruthers (Jane Widdop),
una giovane liceale che ha perso lo spirito natalizio a seguito di
una tragedia inimmaginabile. Durante le festività natalizie
dell’anno precedente, la sua migliore amica Cara (Hana
Huggins) è stata uccisa da un folle assassino mascherato
noto come The Angel, che in realtà era il sindaco psicotico della
città, Henry Waters (Justin Long).
Winnie uccide l’assassino, ma il
trauma, unito all’atteggiamento indifferente della sua famiglia nei
confronti della tragedia, le fa desiderare di non essere mai nata.
Winnie ottiene ciò che desidera, ma desiderando di non essere mai
nata, Henry Waters ritorna, pronto a uccidere di nuovo. Tutto
questo porta a un finale magico in cui Winnie capisce che la sua
vita e quella della sua famiglia e dei suoi amici hanno un
valore.
Jane Widdop in It’s a Wonderful Knife
Winnie e Bernie affrontano Henry
Waters nel finale
Mentre cerca di invertire il suo
desiderio sfortunato con l’aiuto del suo improbabile compagno
Bernie (Jess McLeod), Winnie ha vissuto un vero e
proprio incubo in questa realtà alternativa. In questo mondo in cui
lei non è mai nata (oltre al fatto che i suoi amici e la sua
famiglia non sanno chi sia), Henry Waters ha compiuto una serie di
omicidi durata un anno, e suo fratello Jimmy (Aidan
Howard) è stato una delle sue vittime. A causa di ciò, la
versione di suo padre David (Joel McHale) in
questa realtà alternativa ha assunto il ruolo dell’Angelo,
massacrando vittime per la visione contorta di Waters per Angel
Falls.
David, essendo un altro killer
Angel, induce Winnie e Bernie a credere che ucciderlo invertirà il
fenomeno che ha catapultato Winnie in questa realtà. Riescono a
uccidere il malvagio David e tornano all’aurora boreale per vedere
se possono annullare il desiderio di Winnie. Prima che Winnie ci
provi, Bernie condivide una rivelazione sorprendentemente
commovente e tragica. Racconta alla sua nuova amica che questo
Natale sarebbe stato l’ultimo prima della sua avventura con Winnie,
sottintendendo che si sarebbe tolta la vita se non fosse stato per
questo legame inaspettato. Rendendosi conto che Winnie merita molta
più compassione nella sua linea temporale originale, Winnie giura
di comportarsi bene con lei dopo aver desiderato di rinascere.
Jess McLeod e Jane Widdop in It’s a Wonderful Knife
Tuttavia, con grande disappunto del
duo, non sembra succedere nulla. La loro attenzione si sposta su un
comizio nelle vicinanze organizzato dal sinistro sindaco Waters. I
due eroi vedono che Waters sta in qualche modo controllando
mentalmente i partecipanti al comizio perché… beh, non lo sappiamo.
Il controllo mentale è semplicemente qualcosa che Henry Waters
sembra essere in grado di fare ora. Ad ogni modo, dopo un ultimo
drammatico scambio di parole, Winnie e Bernie riescono a uccidere
Henry Waters. Ucciderlo non solo spezza il suo controllo sugli
abitanti di Angel Falls, ma avvia finalmente il processo per
rimandare Winnie alla sua linea temporale originale. Prima che lei
se ne vada, però, lei e Bernie si scambiano un bacio appassionato
per dirsi addio, forse per sempre.
Winnie torna alla sua “vita
meravigliosa” nel finale di It’s a Wonderful
Knife
It’s a Wonderful
Knife si distingue dagli altri film slasher per il suo
tono piuttosto sincero e delicato, diventando più un film natalizio
della Hallmark che un horror. Tutto questo è chiarissimo nel finale
del film, quando Winnie riesce finalmente a tornare alla sua linea
temporale originale. Qui, la sua famiglia e i suoi amici sono tutti
come prima. Suo fratello è vivo e vegeto, sua madre non è
alcolizzata e suo padre non è mai diventato il servitore di un
serial killer squilibrato. È sinceramente felice di essere di nuovo
insieme ai suoi cari ed è pronta a trascorrere il Natale con loro,
ora che è uscita dalla sua depressione stagionale.
HBO ha confermato la data di uscita
di IT:
Welcome to Derry. La serie in arrivo è un prequel del
film
IT del 2017 e del suo sequel, IT –
Capitolo due del 2019 e sarà incentrata su un altro gruppo
di ragazzi che affrontano Pennywise il Clown circa 27 anni prima
che il Club dei Perdenti combattesse per la prima volta il
mostruoso cattivo. Fino ad oggi sapevamo che la serie sarebbe
arrivata nel corso di “ottobre 2025”. Ora, l’account X di HBO Max ha
finalmente annunciato che IT: Welcome to Derry sarà
trasmesso per la prima volta il 26 ottobre 2025. Successivamente, i
restanti nove episodi della serie saranno trasmessi
settimanalmente.
La serie, prodotta dalla Warner
Bros. Television e sviluppata per la televisione dai registi
Andy Muschietti e Barbara
Muschietti(IT,
The
Flash) e Jason Fuchs (Wonder
Woman), debutterà su HBO e sarà disponibile in streaming in
Italia grazie a Sky. Muschietti dirigerà quattro episodi della
serie di nove episodi. Bill Skarsgård ha descritto IT:
Welcome to Derry come “piuttosto hardcore” e ha
ammesso di aver avuto qualche esitazione nel riprendere quello che
è diventato forse il suo ruolo più iconico.
“In un certo senso, mi sentivo
come se avessi chiuso con quel personaggio. Era anche perché stavo
girando [Nosferatu], stavo interpretando Orlock e, per me, era come
se fosse ‘l’ultimo chiodo nella bara dei miei ruoli da
mostro’“, ha spiegato. ”Quindi mi sentivo come se avessi
chiuso con quella parte e volessi fare cose diverse. Naturalmente,
anche la cosa di Pennywise mi ha definito in modo piuttosto netto.
Pensavo: ‘Quello è il me stesso ventiseienne’. Non sono più un
ragazzo giovane“.
“Poi le cose sono cambiate.
Barbara e Andy, i Muschietti, lo stanno realizzando. Li adoro. Sono
amici molto cari. Anzi, sono come una famiglia. Sono il padrino di
suo figlio. Quindi li adoro, e ho pensato: ‘Va bene, riportiamolo
in vita’”. Skarsgård ha aggiunto: “È stato divertente. Mi
è piaciuto più di quanto pensassi, in realtà. Ci sono parti in cui
abbiamo potuto esplorare lati di Pennywise che non avevamo mai
visto, ed è divertente. Mi sono ricordato quanto mi è piaciuto
lavorare con Andy, e ci divertiamo molto insieme. Penso che ci
siano alcune cose interessanti che non abbiamo ancora visto e che
spero il pubblico apprezzerà e si divertirà a guardare“.
Ambientata nell’universo di
IT di Stephen King, la serie è basato sul
romanzo e amplia la visione creata dal regista Andy
Muschietti nei film
IT – Parte 1 e IT – Parte
2. Il cast è guidato da Taylour Paige,
Jovan Adepo, Chris Chalk,
James Remar, Stephen Rider,
Madeleine Stowe, Rudy Mancuso e
Bill Skarsgård. È stato anche confermato che
IT: Welcome to Derry sarà trasmesso per la prima
volta questo ottobre, il che significa che dovremmo tornare a Derry
in tempo per Halloween.
Andy Muschietti ha rivelato nuovi dettagli su
It:
Welcome to Derry, chiarendo il periodo storico in cui
sarà ambientata la stagione 2 e anticipando anche alcuni elementi
della possibile stagione 3. Le informazioni, naturalmente, ampliano
ulteriormente la mitologia di Pennywise e il suo ruolo all’interno
della storia di Derry.
Il finale della prima stagione ha già introdotto un’idea più
ampia della creatura, suggerendo che “It” esista
contemporaneamente nel passato, nel presente e nel futuro,
e che sia in grado di muoversi nel tempo per influenzare gli
eventi. In questo scenario, la creatura sembra determinata a
modificare il proprio destino, arrivando addirittura a intervenire
sulla linea temporale per evitare la sconfitta avvenuta durante i
film per il cinema.
In
un’intervista a Deadline, Muschietti ha confermato che la
stagione 2 continuerà a basarsi sul romanzo di
Stephen King, ampliando personaggi ed eventi già
presenti nel libro per svilupparli in nuovi episodi. Tra questi,
verrà approfondito un evento solo accennato nella storia originale:
il massacro della Bradley Gang, un episodio oscuro della storia di
Derry, già anticipato anche nei titoli di apertura della serie.
La stagione 2 e le anticipazioni sulla stagione 3
di It: Welcome to Derry
“È il 1935 — ci stiamo
lavorando ora, ed è molto divertente“, ha dichiarato il
regista parlando della nuova stagione. “Per chi ha letto i
libri, probabilmente il nome Bradley Gang vi
suonerà familiare. La Bradley Gang era una banda di rapinatori di
banche che — non per caso, ma mentre erano in viaggio — si fermò a
Derry per comprare munizioni e accadde qualcosa di
orribile.”
Muschietti ha aggiunto: “La Bradley Gang è ispirata alla Brady
Gang, che è una banda di rapinatori realmente
esistita, giustiziata per le strade di Bangor, nel
Maine.” E ha poi chiarito l’approccio della serie: “Ora
non stiamo inventando l’evento: il grande parossismo di violenza in
questo caso sarà il massacro della Bradley Gang.” Il regista
ha inoltre anticipato che nella terza stagione
“ci sarà l’esplosione delle Kitchener Iron
Works, una grande esplosione durante una caccia alle uova
di Pasqua in cui cento bambini hanno perso la vita.”
Uno degli elementi più rilevanti riguarda l’ambientazione: la
seconda stagione sarà collocata nel 1935, durante la Grande
Depressione. Un periodo storico molto diverso da quello
delle classiche storie horror suburbane, con un contesto sociale
segnato da povertà e difficoltà quotidiane.
Muschietti ha spiegato che questa scelta cambia radicalmente il
tono della narrazione: non ci saranno le tipiche atmosfere da
periferia tranquilla con bambini in bicicletta, ma una realtà molto
più dura e instabile. In questo scenario, anche la presenza
del male assume forme diverse e più radicate nel contesto
sociale.
Possibili sviluppi futuri
Un altro elemento interessante riguarda la natura stessa di
Pennywise. La serie ha infatti suggerito che la creatura
abbia assunto la forma del clown nel 1908, dopo l’incontro con Bob
Gray, nello stesso periodo degli eventi catastrofici citati.
Questo potrebbe teoricamente segnare un limite temporale alla
storia, ma Muschietti non esclude ulteriori sviluppi. Se “It”
riuscisse a cambiare il proprio destino nel 2016, il franchise potrebbe continuare anche oltre,
esplorando nuove linee temporali o un ritorno nel presente.
Per ora, It:
Welcome to Derry continua a espandere l’universo narrativo
di Stephen King, con la stagione 2 già in
lavorazione e ulteriori sviluppi in arrivo.
Dopo il grande successo dei due film
IT – Parte 1 del 2017 e IT – Parte
2 del 2019, la Warner Bros. ha dato il via libera a
un prequel per il piccolo schermo intitolato It:
Welcome to Derry, che vede il ritorno del clown
Pennywise. Ora, a poche settimane dalla messa in onda, su ThreadsStephen King ha espresso la sua
opinione sulla serie, basata sul suo celebre romanzo It.
Lo scrittore l’ha definita “fantastica” e ha detto che il
primo episodio della serie è “terrificante”.
Cosa significa per la serie prequel di IT l’elogio di Stephen
King a Welcome To Derry
It:
Welcome to Derry esplora il retroscena dell’entità
malvagia comunemente nota come Pennywise, che semina il caos nella
città di Derry, nel Maine. Poiché la serie è un prequel dei
due film It e si basa solo sui capitoli interludi del
romanzo originale, sarà più difficile stabilire se si tratti di un
adattamento buono o cattivo. Critici e fan dovranno invece
determinare se la serie prequel riesca a sviluppare in modo
eccellente la tradizione creata per il grande schermo e da King nel
suo libro del 1986.
Tuttavia, il fatto che King abbia
espresso il suo apprezzamento per It:
Welcome to Derry è molto significativo. In teoria,
sarebbe facile ignorare la reazione dell’autore a causa del suo
legame di lunga data con la storia di Derry e Pennywise. Ma King
non ha sempre dato recensioni positive ai film e alle serie TV
basati sui suoi mondi letterari. In passato, titoli come
Firestarter, L’acchiappasogni, La creatura del cimitero e
La Torre Nera hanno tutti ricevuto un giudizio
negativo da King.
Ha anche criticato l’adattamento
cinematografico di Stanley Kubrick di Shining, nonostante sia stato ampiamente acclamato
come uno dei film horror più iconici di tutti i tempi. Dunque non è
scontato che King dia il suo benestare ad uno degli adattamenti di
un suo romanzo. I produttori di It:
Welcome to Derry hanno però coinvolto l’autore horror
nella realizzazione della serie prequel, con King che ha approvato
la creazione dello show e le sceneggiature.
Sebbene non sia chiaro se King abbia
visto più della prima puntata della stagione di otto episodi, il
suo sigillo di approvazione per la premiere della serie è un ottimo
segno per la serie e per tutti i fan che potrebbero essere
diffidenti nei confronti della Warner Bros. che espande la storia
oltre il materiale originale.
Il cast di IT: Welcome to Derry
La serie, prodotta dalla Warner
Bros. Television e sviluppata per la televisione dai registi
Andy Muschietti e Barbara
Muschietti(IT,
The
Flash) e Jason Fuchs (Wonder
Woman), debutterà su HBO e sarà disponibile in streaming in
Italia grazie a Sky. Muschietti dirigerà quattro episodi della
serie di nove episodi. Bill Skarsgård ha descritto IT:
Welcome to Derry come “piuttosto hardcore” e ha
ammesso di aver avuto qualche esitazione nel riprendere quello che
è diventato forse il suo ruolo più iconico.
Ambientata nell’universo di
IT di Stephen King, la serie è
basato sul romanzo e amplia la visione creata dal regista
Andy Muschietti nei film
IT – Parte 1 e IT – Parte
2. Il cast è guidato da Taylour Paige,
Jovan Adepo, Chris Chalk,
James Remar, Stephen Rider,
Madeleine Stowe, Rudy Mancuso e
Bill Skarsgård. È stato anche confermato che
IT: Welcome to Derry sarà
trasmesso per la prima volta questo ottobre, il che significa che
dovremmo tornare a Derry in tempo per Halloween.ù
IT: Welcome to Derry si conclude
con una nota soddisfacente, in cui i personaggi della serie
riescono a sconfiggere Pennywise, ma allo stesso tempo
prepara sottilmente il terreno per sviluppi futuri rivelando un
oscuro colpo di scena.
L’episodio 8 di
It: Welcome to Derry si
apre in modo terrificante, quando Pennywise viene liberato nel
centro della città dopo che l’esercito distrugge uno dei frammenti
che lo tenevano confinato nei boschi. L’entità prende di mira tutti
i bambini della città e li conduce nel suo covo. Per fermarlo, i
tre giovani protagonisti della serie — Marge, Lilly e Ronnie —
corrono contro il tempo.
Nel frattempo, anche Hallorann
accetta di aiutare Hanlon e Rose, rintracciando l’unica cosa in
grado di fermare Pennywise: il frammento della stella caduta. Tutto
sembra concludersi positivamente per i personaggi principali della
serie televisiva tratta da Stephen King, ma un colpo di scena e un cameo
finale rivelano che l’oscura influenza di Pennywise persiste.
Il cameo di Beverly Marsh nel
finale di It: Welcome to Derry: spiegazione della linea
temporale del 1988
Dopo che tutto sembra essersi
risolto per i personaggi principali nel finale di It: Welcome
to Derry, la serie torna indietro all’anno 1988, nel mese di
ottobre. Viene mostrata una sequenza ambientata al manicomio di
Juniper Hill, che ritrae il momento in cui la madre di Beverly
Marsh si è suicidata. Il primo film di IT è ambientato nel
1989, quindi la scena finale della serie si colloca prima degli
eventi del film.
Sebbene i film accennino al fatto
che Beverly abbia perso la madre a causa di problemi di salute
mentale prima degli eventi narrati, non viene mai spiegato
esplicitamente cosa sia accaduto. La scena finale di It:
Welcome to Derry mette in evidenza come Pennywise possa essere
stato responsabile della morte della madre.
Nella sequenza, Beverly piange la
madre quando un vecchio paziente di Juniper Hill entra nella stanza
e si rivela essere posseduto da Pennywise. Questo dimostra che,
nonostante i personaggi di It: Welcome to Derry siano
riusciti a sconfiggere Pennywise nel 1962, non hanno posto fine
alla natura ciclica del suo male. Per questo motivo, Pennywise
ritorna nella linea temporale del 1989 e continua a diffondere il
terrore.
Cosa rivela il colpo di scena del
viaggio nel tempo legato a Richie Tozier sul destino di
Pennywise
Il finale di It – Capitolo
Due suggerisce che Pennywise muoia definitivamente nella linea
temporale del 2016. Tuttavia, sorprendentemente, nel finale di
It: Welcome to Derry l’entità rivela a Marge che la sua
percezione del tempo è molto diversa da quella degli esseri umani.
A differenza degli uomini, che vedono il tempo come una linea che
scorre dal passato al futuro, il mostro lo percepisce come un
continuum simultaneo. Per lui, passato, presente e futuro esistono
tutti nello stesso momento.
Per dimostrarlo, Pennywise mostra
persino una foto di Richie Tozier, dicendo a Marge che in futuro
sarà suo figlio. L’entità spiega poi che ucciderlo in una linea
temporale non cambia nulla, perché le sue versioni passate
continueranno comunque a esistere. Questo rende Pennywise
praticamente immortale, almeno per ora, suggerendo che, anche se i
personaggi di It: Welcome to Derry lo hanno sconfitto,
continuerà a esistere nelle linee temporali del passato.
Poiché muore nella linea temporale
del 2016, non dovrebbe poter esistere oltre quell’anno. Tuttavia,
prima di allora, resterà onnipresente tra il momento del suo arrivo
sulla Terra e la sua morte nel 2016.
Ogni generazione dovrà continuare a
combatterlo per assicurarsi che Derry non dimentichi mai il prezzo
da pagare quando la paura viene lasciata senza controllo.
Pennywise ha cercato di uccidere
Marge in It: Welcome to Derry perché credeva che questo
avrebbe impedito la nascita di Richie Tozier. Ciò avrebbe alterato
completamente la linea temporale, garantendo che lui non morisse in
futuro. Dal momento che fallisce nel tentativo di uccidere Marge, è
probabile che prenda di mira qualcuno più a monte nella sua
discendenza, per assicurarsi che né lei né suo figlio vengano mai
al mondo.
Cosa rivela il riferimento finale
a Shining legato a Dick Hallorann sul suo futuro
Dick Hallorann saluta gli abitanti
di Derry negli ultimi momenti della serie. Rivela anche di aver
trovato lavoro in un hotel a Londra. Questo dettaglio è
significativo, perché dopo il periodo trascorso a Londra finirà per
lavorare all’Overlook Hotel in Colorado. Dopo gli eventi di
Welcome to Derry, lascia definitivamente l’esercito e
inizia la sua carriera nel settore alberghiero.
Poiché Delbert Grady uccise la
moglie e le due figlie gemelle nel 1970 all’Overlook Hotel,
Hallorann dovrebbe trasferirsi in Colorado e iniziare a lavorare
nell’ambientazione centrale di Shining entro otto anni
dagli eventi della prima stagione di It: Welcome to
Derry.
È difficile non chiedersi se questa
rivelazione segni la fine definitiva della sua storia nella serie.
Sebbene sia possibile che la prima stagione sia l’ultima volta in
cui lo vediamo, la serie potrebbe anche riscrivere alcuni elementi
di Shining per riportarlo in una stagione futura.
Oppure, se le prossime stagioni di
It: Welcome to Derry saranno ambientate nel passato,
potrebbero rivelare nuovi dettagli sulle sue traumatiche esperienze
infantili legate ai suoi poteri dello “shining” e sul suo rapporto
con la nonna.
Il significato della frase di Rose
“Altri arriveranno” nel finale di Welcome to Derry
Nei film, Pennywise non è
intrappolato o imprigionato nei boschi. Nella serie, invece, viene
contenuto grazie ai frammenti della stella caduta che lo ha portato
sulla Terra. Il generale Shaw quasi lo libera nell’arco finale di
It: Welcome to Derry, ma i giovani protagonisti riescono a
salvarsi richiudendolo nuovamente.
Quando Rose avverte gli Hanlon che
prima o poi arriveranno altri come il generale Shaw, sembra
prevedere che qualcuno, alla fine, libererà il mostro e gli
permetterà di scatenarsi di nuovo su Derry durante i suoi cicli di
nutrimento.
Le future stagioni della serie
potrebbero mostrare gli eventi esatti tra il 1962 e il 1989 che
hanno portato alla nuova liberazione di Pennywise, colmando il
divario tra i film e la versione rielaborata della storia nella
serie.
Il piano di Rose per fermare
Pennywise nel finale di It: Welcome to Derry
Inizialmente, Rose dice agli Hanlon
che non c’è molto che possano fare per fermare Pennywise e salvare
il loro figlio Will. Tuttavia, rendendosi conto di dover agire per
salvare i bambini di Derry, spiega loro che devono trovare un
frammento mancante, smarrito da Taniel, e usarlo per contenere
nuovamente Pennywise. Dopo aver convinto Dick Hallorann a usare i
suoi poteri per aiutarli a trovare il pugnale, Rose prepara un
intruglio di erbe che lo assisterà.
Grazie a questo, Hallorann scopre
che il frammento è con Lilly, che si dirige verso Pennywise insieme
a Ronnie e Marge per salvare i suoi amici. Per aiutare i bambini,
anche gli adulti si precipitano verso di loro.
Purtroppo, incontrano un grosso
ostacolo: i bambini sono troppo lontani e rischiano di non arrivare
in tempo. È allora che Dick Hallorann sfrutta appieno i suoi poteri
di “shining”, dimostrando fino a che punto può spingersi.
Come Dick Hallorann blocca
temporaneamente Pennywise
Prima che gli adulti
raggiungano i bambini, Hallorann usa i suoi poteri per entrare
nella mente di Pennywise. Lo immobilizza mentalmente
intrappolandolo in una visione in cui è costretto a credere di
essere Bob Gray. Per un po’, anche Pennywise cade nell’illusione e
fatica a liberarsene. Tuttavia, alla fine riprende il controllo
rendendosi conto di ciò che Hallorann gli sta facendo e torna in
sé.
Il ritorno di Rich nel finale di
Welcome to Derry
Rich muore tragicamente
nell’episodio 7 di It: Welcome to Derry mentre salva Marge
dall’incendio del Black Spot. Sorprendentemente, quando i suoi
amici faticano a posizionare il pugnale sotto l’albero che
imprigionerà di nuovo Pennywise, il suo fantasma appare e li aiuta.
Dick Hallorann rimane sconvolto dal suo ritorno e lo definisce un
miracolo, mentre anche i suoi amici percepiscono la sua
presenza.
Come il finale della stagione 1 di
It: Welcome to Derry prepara la stagione 2
Sebbene It: Welcome to
Derry non sia stato ancora rinnovato per una seconda stagione,
è stato pianificato un arco narrativo di tre stagioni. Poiché la
prima stagione è ambientata nel 1962 e i film hanno già esplorato
gli eventi dei cicli del 1989 e del 2016, è probabile che la
prossima stagione torni ancora più indietro nel tempo.
Il produttore esecutivo della
serie, Brad Caleb, ha inoltre rivelato che, dato che Pennywise
esisteva molto prima della fondazione di Derry, le stagioni future potrebbero
svolgersi in diverse epoche storiche e mostrare come gruppi
differenti di persone abbiano affrontato il mostro (fonte:
EW).
La seconda stagione di It:
Welcome to Derry potrebbe essere ambientata nel 1935,
ripercorrendo eventi come il massacro della banda Bradley e il
passato di Ingrid Kersh al manicomio di Juniper Hill. Questi eventi
potrebbero poi collegarsi alle linee temporali del 1962 e del 1989,
mostrando come un singolo avvenimento generi conseguenze a catena
mentre l’influenza oscura di Pennywise persiste nel tempo.
Se la terza stagione di It:
Welcome to Derry vedrà la luce, potrebbe spingersi fino al
1908 e rivelare di più su Bob Gray e sua figlia, prima che
Pennywise entrasse nelle loro vite.
Il colpo di scena legato al viaggio
nel tempo nel finale della prima stagione di It: Welcome to
Derry garantisce che Pennywise possa continuare a tornare
finché la storia si svolge prima del 2016. Per questo motivo, il
franchise ha davanti a sé infinite possibilità di sviluppo.
C’è qualcosa di
profondamente disturbante nel tornare a Derry. Non è solo una
città: è un organismo vivo, che respira attraverso le sue fogne,
che assorbe la paura e la restituisce sotto forma di mostri. Con
IT:
Welcome to Derry, la nuova serie targata HBO e
Sky Exclusive, Andy Muschietti, Barbara Muschietti e
Jason Fuchs ci riportano nel cuore oscuro del Maine,
espandendo l’universo creato da Stephen King e approfondendo le radici di quel terrore
che, da decenni, si insinua nell’immaginario collettivo.
Ambientata negli anni
Sessanta, in piena Guerra Fredda, la serie si propone come
prequel dei film “IT”
e “IT
– Capitolo Due”, e racconta la genesi dell’orrore che
avvolge Derry molto prima che i “Perdenti” si uniscano per
combattere Pennywise. Ma, come spesso accade nelle opere più
riuscite ispirate a King, ciò che fa davvero paura non è solo il
soprannaturale: è il modo in cui il male si manifesta nei rapporti
umani, nelle disuguaglianze, nel silenzio complice degli
adulti.
Il racconto si apre con
una scena glaciale: un bambino di dodici anni, solo e spaventato,
cerca di fuggire da un cinema, in cui si era infilato senza pagare
il biglietto (per l’ennesima volta), ma finisce per salire
sull’auto sbagliata. È un inizio che non risparmia nulla, un
piccolo film nel film che condensa perfettamente l’essenza della
serie — la paura dell’infanzia, il terrore dell’ignoto e il trauma
che diventa eredità. Da quel momento in poi, IT: Welcome to Derry costruisce
con lentezza ma precisione un mosaico di storie destinate a
intrecciarsi, tutte collegate da un’unica, inesorabile domanda:
da dove nasce il male?
IT: Welcome to Derry – courtesy of HBO
IT: Welcome to
Derry e i simboli di un incubo
Il cuore narrativo della
serie ruota attorno a Leroy Hanlon (Jovan Adepo), maggiore
dell’aeronautica americana appena trasferito con la famiglia nella
cittadina di Derry. Sua moglie Charlotte (Taylour Paige) e
il loro figlio Will sono pronti a iniziare una nuova vita,
ma qualcosa, fin da subito, sembra fuori posto. La base militare in
cui Leroy lavora è attraversata da segreti, zone interdette e
rituali taciuti. Le stesse fondamenta su cui poggia la città
sembrano costruite su un terreno contaminato — non solo in senso
fisico, ma soprattutto morale.
Parallelamente, la serie
segue Lilly (Clara Stack), una ragazza appena dimessa dal
manicomio di Juniper Hill, che tenta di reinserirsi nella vita
quotidiana della scuola. Al suo fianco, Ronnie (Amanda
Christine), giovane studentessa nera che lotta contro i pregiudizi
della comunità e contro l’ingiusta accusa rivolta al padre,
proiezionista del cinema cittadino, sospettato della scomparsa del
bambino visto nel prologo. Insieme a un gruppo di coetanei — Phil,
Teddy, Pauly e, più avanti, Will e Rich — intraprendono una sorta
di viaggio iniziatico, nel quale la paura diventa strumento di
scoperta e resistenza.
Muschietti e Fuchs
costruiscono un intreccio corale, in cui ogni personaggio
incarna una forma diversa di vulnerabilità. Il male non è solo
Pennywise (che ritorna con il volto inquietante di
Bill Skarsgård), ma tutto ciò che permette alla sua
presenza di proliferare: il razzismo, il dolore taciuto, la
vergogna, l’abuso. L’horror diventa così linguaggio per raccontare
la società, e Derry si trasforma nel simbolo perfetto di
un’America spezzata tra la modernità e le sue colpe
storiche.
IT: Welcome to Derry – courtesy of HBO
Atmosfere e orrori
quotidiani: la forza simbolica della serie
Visivamente, IT:
Welcome to Derry è un piccolo gioiello di coerenza
estetica. La fotografia richiama la luce lattiginosa e inquieta dei
film di Muschietti, mentre la regia si concede tempi più dilatati,
privilegiando l’attesa al jump scare. Il terrore non esplode, ma si
insinua: nei corridoi umidi, nei sussurri dei tubi, negli sguardi
sospesi degli adulti che fingono di non vedere.
A differenza dei film,
qui l’orrore è anche politico. La serie riprende il tropo del
“Magical Negro” solo per ribaltarlo, mostrando come i
personaggi neri non siano più strumenti narrativi al servizio del
destino dei bianchi, ma protagonisti consapevoli di un sistema
corrotto. Derry diventa così una micro-America, una città-simbolo
che riflette le sue contraddizioni: la segregazione, la paura del
diverso, la violenza sistemica e il bisogno disperato di nascondere
ciò che è scomodo.
Il rapporto fra
adulti e bambini rimane il centro tematico del racconto, come
nel romanzo di King: gli adulti di Derry vivono nell’autoinganno,
incapaci di accettare l’esistenza del male, mentre i bambini — con
la loro sensibilità e il loro coraggio — diventano gli unici a
poterlo percepire e combattere. È una dinamica che la serie esplora
con delicatezza, alternando momenti di tenerezza e di puro terrore.
Lilly, in particolare, rappresenta il cuore emotivo della
narrazione: fragile ma determinata, è l’eco più autentica di quella
“innocenza perduta” che attraversa tutta la mitologia di
IT.
Non mancano riferimenti
alle origini mitiche di Pennywise, che qui assumono contorni più
mistici e ancestrali. Le radici del male sembrano intrecciarsi con
la violazione di terre sacre e con rituali antichi dimenticati: una
lettura quasi spirituale dell’orrore, che amplia la mitologia di
Derry e conferisce alla serie una dimensione più ampia e complessa
rispetto ai film, riportando a schermo la vera natura di questo
male così come l’aveva pensata e scritta King nel suo romanzo
capolavoro.
IT: Welcome to Derry – courtesy of HBO
Oltre l’horror: il
significato di un prequel necessario
Arrivati al termine
degli otto episodi, IT: Welcome to Derry è una riflessione
profonda sul concetto stesso di paura — personale, collettiva,
storica. Se nei film di Muschietti la paura era un nemico da
affrontare, qui diventa un’eredità: qualcosa che si tramanda, che
plasma le generazioni e che solo la consapevolezza può
disinnescare.
Il ritmo non è sempre
uniforme: alcuni episodi centrali si concedono deviazioni forse
troppo lente, ma nel complesso la serie mantiene una tensione
costante, bilanciando il dramma umano e il soprannaturale. Il cast
è straordinario nella coralità: Adepo e Paige regalano
interpretazioni intense e credibili, mentre Clara Stack si impone
come autentica rivelazione, capace di restituire tutta la
vulnerabilità e la forza della sua giovane protagonista.
La regia di Muschietti,
affiancata da quella di registi emergenti per gli altri episodi,
mantiene una visione coerente e potente, attenta tanto al dettaglio
visivo quanto alla psicologia dei personaggi. La colonna sonora,
fatta di silenzi e dissonanze, accompagna perfettamente il viaggio
nel buio, amplificando ogni fremito e invadendo con prepotenza la
scena nelle molte sequenze spaventose e tremendamente
divertenti.
IT: Welcome to
Derry non si limita a spiegare l’origine di Pennywise, ma
esplora quella parte di noi che gli ha permesso di esistere. È
un racconto che parla di paura e di colpa, di innocenza e di
rifiuto, di società e memoria. Non tutto funziona alla perfezione —
qualche eccesso di didascalismo e un montaggio a tratti frammentato
— ma la serie riesce comunque a catturare l’essenza del mondo
kinghiano: quell’equilibrio instabile tra orrore e umanità, tra
soprannaturale e realtà quotidiana.
Oltre ad essere
sorprendentemente divertente, con la sua densità tematica e la
capacità di fondere tensione, critica sociale e sentimento,
Welcome to Derry si impone come uno dei progetti
televisivi più ambiziosi dell’anno, e come un tassello
indispensabile per comprendere non solo il mito di Pennywise, ma
anche le ombre che continuano a nascondersi dentro di noi.
È stato pubblicato un nuovo trailer
di IT:
Welcome to Derry dopo un panel al San Diego Comic-Con,
che anticipa una forza sinistra e demoniaca nella piccola città,
che potrebbe essere presente oltre a Pennywise. Ancora una volta, vediamo
pochissimo del clown assassino interpretato da Bill Skarsgård, il che potrebbe indicare che
il suo tempo sullo schermo sarà piuttosto limitato. Oppure HBO
Max sta semplicemente cercando di mantenere segreto l’iconico
mostro e il suo ruolo nella storia (assicurando così molte sorprese
agli appassionati dell’horror).
Cosa sappiamo di IT: Welcome to Derry
La serie, prodotta dalla Warner
Bros. Television e sviluppata per la televisione dai registi
Andy Muschietti e Barbara
Muschietti (IT,
The
Flash) e Jason Fuchs (Wonder
Woman), debutterà su HBO e sarà disponibile in streaming in
Italia grazie a Sky. Muschietti dirigerà quattro episodi della
serie di nove episodi. Bill Skarsgård ha descritto IT: Welcome to Derry come
“piuttosto hardcore” e ha ammesso di aver avuto qualche esitazione
nel riprendere quello che è diventato forse il suo ruolo più
iconico.
“In un certo senso, mi sentivo
come se avessi chiuso con quel personaggio. Era anche perché stavo
girando [Nosferatu], stavo interpretando Orlock e, per me, era come
se fosse ‘l’ultimo chiodo nella bara dei miei ruoli da
mostro’“, ha spiegato. ”Quindi mi sentivo come se avessi
chiuso con quella parte e volessi fare cose diverse. Naturalmente,
anche la cosa di Pennywise mi ha definito in modo piuttosto netto.
Pensavo: ‘Quello è il me stesso ventiseienne’. Non sono più un
ragazzo giovane“.
“Poi le cose sono cambiate.
Barbara e Andy, i Muschietti, lo stanno realizzando. Li adoro. Sono
amici molto cari. Anzi, sono come una famiglia. Sono il padrino di
suo figlio. Quindi li adoro, e ho pensato: ‘Va bene, riportiamolo
in vita’”. Skarsgård ha aggiunto: “È stato divertente. Mi
è piaciuto più di quanto pensassi, in realtà. Ci sono parti in cui
abbiamo potuto esplorare lati di Pennywise che non avevamo mai
visto, ed è divertente. Mi sono ricordato quanto mi è piaciuto
lavorare con Andy, e ci divertiamo molto insieme. Penso che ci
siano alcune cose interessanti che non abbiamo ancora visto e che
spero il pubblico apprezzerà e si divertirà a guardare“.
Ambientato nell’universo di
IT di Stephen King, IT: Welcome to
Derry è basato sul romanzo e amplia la visione creata dal
regista Andy Muschietti nei film
IT – PARTE 1 e IT – PARTE
2. Il cast è guidato da Taylour Paige,
Jovan Adepo, Chris Chalk,
James Remar, Stephen Rider,
Madeleine Stowe, Rudy Mancuso e
Bill Skarsgård. È stato anche confermato che
IT: Welcome to Derry sarà trasmesso per la prima
volta questo ottobre, il che significa che dovremmo tornare a Derry
in tempo per Halloween.
Dopo la prima di IT: Welcome
To Derry, l’amata serie horror è finalmente tornata, ma questa
volta attraverso il mondo della televisione. IT: Welcome to Derry – episodio 1 non ha perso tempo nel
mettere il pubblico di fronte alla minaccia soprannaturale
attraverso una lente spaventosa.
Mentre Ash Crossan di
ScreenRant parlava con il cast di IT: Welcome to Derry, i
co-showrunner Jason Fuchs e Brad Caleb Kane hanno fornito maggiori
dettagli su come immaginano il futuro della serie, dato che ci sono
sicuramente piani per ulteriori stagioni. Fuchs ha commentato:
“Questo è il piano, ma qualcuno deve darci il via
libera”, dato che HBO non ha ancora annunciato
ufficialmente il rinnovo per la seconda stagione.
“Ovviamente, IT va in letargo
e si risveglia ogni 27 anni. Ci siamo concentrati su questo
capitolo della saga di IT, ma sappiamo che 27 anni prima a Derry
erano successe altre cose inquietanti”, ha spiegato Fuchs.
Ma con la serie HBO, si tratta di ampliare la mitologia.
Fuchs ha precisato che
“Sappiamo qualcosa di quello che è stato suggerito, in
termini di quel precedente ciclo di IT, basandoci sugli intermezzi
di Mike Hanlon nel libro originale. Quindi sì, se il pubblico
volesse seguire questa strada, ovviamente ne saremmo
felici”.
Caleb Kane ha confermato che
“Andy [Muschietti] voleva realizzare gli intermezzi del
libro, che non sono mai stati realizzati” quando ha
affrontato la serie prequel. Con lo show che rivisita il terrore di
Pennywise, il co-showrunner ha aggiunto: “Quindi stai parlando
di ogni 27 anni in cui Pennywise esce, l’entità esce e terrorizza
Derry”.
Il collega scrittore sottolinea
anche che c’è molto territorio da esplorare nella linea temporale
che stanno visitando nel corso della serie, affermando che,
“Quindi nell’89 lui esce, è il clown. 27 anni prima,
torni indietro e ti ritrovi nel 1962, e puoi raccontare una storia
sull’America del 1962, che, ovviamente, è un’entità che usa la
paura e il terrore per dividere e terrorizzare, puoi immaginare
cosa stava succedendo in America nel 1962”.
Caleb Kane conferma che
“approfondiamo alcuni di questi aspetti, quindi volevamo inserire
questo aspetto nella storia. Torni indietro di altri 27 anni e hai
la Grande Depressione, i rapinatori di banche, un film di gangster
e la banda di Bradley”.
In conclusione, il co-showrunner ha
sottolineato che possono davvero attingere a molti interludi,
“Torni indietro di altri 27 anni e hai il 1908. Quindi
voleva davvero realizzare tutti questi intermezzi che si vedono nel
libro e voleva dar loro vita, quindi questa era la sua
idea”.
IT: Welcome to Derry è
composto da otto episodi, molti dei quali diretti da Andy
Muschietti. Dopo aver interpretato l’iconico antagonista nei film,
Bill Skargård riprenderà il ruolo di Pennywise più avanti nella
stagione.
IT: Welcome to Derry
episodio 2 uscirà in anteprima su HBO
Max venerdì 31 ottobre, mentre la serie continuerà la sua
normale programmazione su HBO questa domenica, 2 novembre, alle
21:00.