Élite, recensione della nuova serie Netflix

Il 5 ottobre arriverà su Netflix una nuova serie completamente made in Spain, una scommessa che approfitta dell’incredibile e recente successo ottenuto da un’altra serie spagnola, La Casa di Carta. Nell’ultimo anno e mezzo La Casa de Papel ha fatto molto parlare di sé, rendendo la piattaforma di streaming americana ancora più famosa a livello internazionale. Dal genere dell’heist movie, ovvero del film incentrato su una rapina, si passa a tutt’altra musica, e con Élite ci troviamo catapultati nel più classico dei teen drama.

 

I riferimenti esterni si fanno generazionali, nel senso che a seconda della generazione alla quale si appartiene, ci tornano alla mente le serie tv incentrate sui teenager della nostra infanzia. Chi si accosta alla visione di Élite non può non ricordare The O.C. e l’elitaria società di Newport Beach. O Gossip Girl e la scuola per giovani rampolli nell’Upper East Side di New York . O, arrivando al giorno d’oggi, la misteriosa cittadina di Riverdale con i suoi segreti e il suo mistero da risolvere.

Nella privilegiata scuola spagnola di Las Encinas vengono introdotti tre nuovi ragazzi grazie a delle borse di studio emesse dallo stato. L’iniziativa non è dettata da alcun nobile intento. Il sussidio finanziario non è altro che un tentativo di mettere una pezza sopra un fatto gravissimo: la scuola statale dei tre studenti è miseramente crollata addosso agli alunni, per fortuna non causando morti ma solo feriti, per colpa di instabilità strutturali e negligenze nell’uso dei materiali da costruzione.

Così, Samuel (Itzan Escamilla), Nadia (Mina El Hammani) e Christian (Miguel Herrán) si trasferiscono in questo istituto privato frequentato dalla élite spagnola, dove giovani rampolli hanno già un destino sfolgorante (e un conto in banca) davanti a loro.

I nuovi arrivati, accolti con la obsoleta concezione di classe operaia, dovranno sgomitare per emergere in mezzo ad un mondo fatto di soldi, droga e perversioni. Con un inadeguato citazionismo darwiniano, una delle ragazze ricche de Las Encinas avverte i suoi “eguali”: «Quando in un ambiente perfetto vengono introdotte nuove specie, avviene la contaminazione». La frase, per quanto completamente fraintesa da chi la pronuncia, allude in realtà al doppio senso celato dietro tutta la storia.

Élite è una serie tv composta da otto puntate che viaggiano “al contrario”. Le prime scene sono un assaggio delle ultimissime battute finali. Perché ci viene detto subito che a Las Encinas è stato commesso un omicidio. Uno studente è morto, e tutti i protagonisti che via via impareremo ad amare (o ad odiare) sono sospettati. L’identità del morto è tenuta celata sino alla fine della prima puntata, ed è già una bella sorpresa. Ma è col proseguire e il dispiegarsi della storia che la serie riesce a mantenere una certa suspense, confondendo lo spettatore affinché non possa comprendere l’identità del killer.

Tuttavia Élite non si può proprio definire una serie dalle sfumature mistery. Le puntate si concentrano quasi esclusivamente sui piccoli e arcinoti stereotipi dei liceali. Dalla suddivisione marcatissima in caste sociali (i ricchi sono ricchissimi, i poveri poverissimi, le vie di mezzo sconosciute) all’aspetto adulto e navigato di quelli che dovrebbero essere dei diciassettenni; sì perché i protagonisti frequentano il penultimo anno, e sono quindi minorenni, cosa assolutamente poco credibile. I ragazzi e le ragazze di Élite conoscono la vita meglio di un adulto, e ne sono annoiati. Allora cercano svaghi da “grandi”, sperimentando droghe, sesso e crimini.

Colpa della forzata costrizione della trama entro otto puntate, le vite dei protagonisti sono letteralmente farcite di ogni trasgressione possibile e immaginabile. Tutti i clichés che abbiamo conosciuto in anni e anni di serie tv incentrate sui teenager, sono inseriti in quei cinquanta minuti a puntata, con buona pace del senso della realtà (e spesso del ridicolo).

Il regista, Ramón Salazar (poi sostituito da Dani de la Orden negli ultimi tre episodi) è stato un esperto sceneggiatore di film per teenager, da Tini: la Nuova Vita di Violetta, all’adattamento spagnolo del nostro Tre Metri Sopra il Cielo (che viene più volte omaggiato in diverse scene di Élite).

Tra gli interpreti si è già molto parlato dei tre protagonisti de La Casa di Carta, che qui tornano nelle vesti – anzi nelle divise – degli alunni di Las Encinas. Si tratta di María Pedraza (Marina in Élite – Alison ne La Casa di Carta); Jaime Lorente (Nano in Élite – Denver ne La Casa di Carta); Miguel Herrán (Christian in Élite – Rio ne La Casa di Carta). Tra i volti noti anche la cantante pop messicana Danna Paola, che qui interpreta Lucretia.

In definitiva possiamo dire che Élite sarà una serie tv sugli adolescenti problematici che si andrà ad affiancare a molte altre senza però emergerne per idee, contenuti o cuore.

Più telenovelas che telefilm, la serie spagnola intriga soprattutto per gli intrallazzi amorosi, piuttosto che concentrarsi sulle tematiche serie, che pure mette in campo, come il razzismo, le diversità culturali, l’abuso di droghe, le negligenze edilizie e la corruzione dei poteri forti.

RASSEGNA PANORAMICA

Sommario

Più telenovelas che telefilm, la serie spagnola intriga soprattutto per gli intrallazzi amorosi, piuttosto che concentrarsi sulle tematiche serie, che pure mette in campo, come il razzismo, le diversità culturali, l’abuso di droghe, le negligenze edilizie e la corruzione dei poteri forti.
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