Hawkeye, recensione della nuova serie Marvel

Dal 24 novembre con i primi due episodi e con un episodio a settimana nelle 4 settimane successive, la serie Marvel/Disney è una perfetta preparazione al Natale.

Dal 24 novembre con i primi due episodi e con un episodio nuovo ogni settimana, arriva su Disney+ Hawkeye, la nuova serie della Casa di Topolino in collaborazione con i Marvel Studios che ci terrà compagnia, a giudicare dall’atmosfera che si respira nei primi due episodi visti in anteprima, per tutte le vacanze di Natale, proponendoci una New York imbiancata e illuminata a festa. 

Clint Barton: dove eravamo rimasti e dove lo troviamo?

 

Come da titolo, la serie v vede protagonista Clint Barton, il nostro amato Occhio di Falco che ritroviamo dopo gli eventi di Avengers: Endgame. Quella storia lo aveva senza dubbio provato, dal punto di vista emotivo, perché la sconfitta di Thanos e il ritorno della sua famiglia dopo lo Snap sono passati attraverso la morte della sua più cara amica, Natasha, ma anche dal punto di vista fisico, visto che troviamo Clint in vacanza nella Grande Mela insieme ai figli, alle prese con una serie di acciacchi fisici, eredità dei suoi giorni da Vendicatore. Dopotutto lui non è dotato di super poteri o di armature tecnologiche come i suoi colleghi! 

Tuttavia, come ogni vita avventurosa che si rispetti, nemmeno una settimana a New York prima di Natale, in compagnia dei propri figli, è quello che sembra. Vediamo così che nella vita di Clint irrompere Kate, una ragazza indipendente, sicura di sé e decisamente avventata, molto versata nelle arti marziali e nel tiro con l’arco, ma con l’adolescenziale propensione a finire nei guai. L’incontro tra Kate e Clint metterà il vendicatore nella posizione di dover fare i conti con il passato e di doversi mettere di nuovo in gioco per tutelare la sua nuova protetta e insegnarle a gestire le sue doti.

Hawkeye

Hawkeye è la commedia di Natale che non sapevamo di volere

Ispirata liberamente alla run di Aja e Fraction, Hawkeye ne riprende lo stile e la palette per riproporre la storia di Kate Bishop e Clint Barton in un linguaggio che sia adeguato alla serialità ma anche che si inserisca bene all’interno del lungo discorso del Marvel Cinematic Universe che nell’ultimo anno si è arricchito di linguaggi, personaggi e punti di vista come mai prima. Le serie Disney+ e i film visti negli ultimi 12 mesi hanno regalato all’Universo Marvel una pluralità di linguaggi, generi, personaggi e rappresentazioni e Hawkeye si inserisce in questa sorta di apertura e rinnovamento portando a bordo del carrozzone Marvel una commedia natalizia che abbraccia l’action e il superhero genre, ma che alla fine sembra doversi tradurre in un semplice: “Riuscirà Clint a tornare a casa per Natale?”. 

Ecco a voi Clint e Kate!

Se nel corso di questi 10 anni di Marvel Universe (e nel corso di una carriera con picchi artistici notevoli), Jeremy Renner aveva sondato luoghi molto oscuri dell’animo umano, con i suoi personaggi, in questo caso si butta anima e (soprattutto) corpo in una rilettura leggera del suo personaggio, un mentore, sì, ma anche un padre e un marito che cerca di fare tutte le cose giuste e che deve sbrigare delle faccende in sospeso, tutto mentre ha a che fare con un’adolescente irrequieta, Kate Bishop, interpretata da Hailee Steinfeld. Kevin Feige ha dichiarato che l’attrice non ha dovuto sostenere il provino per il ruolo, che lui glielo ha offerto a scatola chiusa, e come al solito ha dimostrato grande intuito. Steinfeld è tutto ciò che Kate Bishop dovrebbe essere: in gamba, sicura, sarcastica e con una buona dose di faccia tosta e sconsideratezza, ma anche con una profonda venerazione per i Vendicatori e in particolare proprio per quel Occhio di Falco che una sera, poco prima di Natale, la salverà da una banda della Mafia in Tuta (Tracksuit Mafia). 

Le ramificazioni di Hawkeye nel MCU e i volti nuovi

Il rapporto maestro/allievo che si crea trai due personaggi è istantaneo, la chimica tangibile e il divertimento assicurato. Anche perché, dopo la scena post credits di Black Widow, possiamo sperare che Hawkeye sia legato a doppio filo alla storyline principale del MCU che raccontano i lungometraggi, ma anche a quella delle altre serie che presto vedremo, come la neo annunciata Echo, con protagonista Alaqua Cox / Maya Lopez. 

Nel cast di Hawkeye vediamo anche Florence Pugh (appunto, Yelena Belova di Black Widow), Vera Farmiga (Eleanor Bishop) che dopo una carriera di successo nell’horror, si affaccia ad un altro grande franchise, Alaqua Cox (Maya Lopez, aka Echo, che vedremo protagonista della sua serie) e Tony Dalton (Jack Duquesne, aka Lo Spadaccino) che già nei primi due episodi mostra di saperci fare e di offrirci un personaggio davvero interessante per il futuro. 

Un supereroe senza super poteri

Questa recensione dei primi due episodi di Hawkeye non vi dirà molto su cosa succede effettivamente nelle due puntate di apertura, dal momento che si preferisce sempre conservare i dettagli della trama intonsi per la gioia dello spettatore, ma può affermare che ancora una volta nella diversificazione dei toni e dei contenuti, la Marvel continua ad ampliare il suo spettro d’interesse, irretendo un pubblico sempre più vasto e offrendo nuovi spunti e nuovi punti di vista, senza mai rinunciare alla sua estetica ricca di effetti visivi, sempre eccellenti, scene d’azione, momenti di ironia che si alternano a momenti di riflessione, che toccheranno i cuori di tutti.

Hawkeye è un eroe davvero umano, lo testimoniano le sue cicatrici e i suoi traumi, e forse proprio per questo i suoi dolori e le sue gioie troveranno grande corrispondenza nel pubblico.

RASSEGNA PANORAMICA

Sommario

Hawkeye è un eroe davvero umano, lo testimoniano le sue cicatrici e i suoi traumi, e forse proprio per questo i suoi dolori e le sue gioie troveranno grande corrispondenza nel pubblico.
Chiara Guida
Laureata in Storia e Critica del Cinema alla Sapienza di Roma, è una gionalista e si occupa di critica cinematografica. Co-fondatrice di Cinefilos.it, lavora come direttore della testata da quando è stata fondata, nel 2010. Dal 2017, data di pubblicazione del suo primo libro, è autrice di saggi critici sul cinema, attività che coniuga al lavoro al giornale.
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