La mafia uccide solo d’estate 2, recensione della serie con Claudio Gioè

Andata in onda su Rai Uno nell’autunno del 2016, la serie La mafia uccide solo d’estate, tratta dall’omonimo film di Pif (Pierfrancesco Diliberto) ha da subito riscontrato un ottimo successo di pubblico e critica. Ecco dunque che, a distanza di poco più di un anno, in sei prime serate a partire dal 26 aprile torna  la seconda stagione, nella quale potremo ritrovare i già conosciuti protagonisti e le loro vicende a metà tra ironia e dramma.

Le vicende riprendono da dove erano rimaste, ovvero in quella Palermo del 1979 dalla quale la famiglia Giammarresi stava fuggendo dopo la testimonianza resa da Lorenzo (Claudio Gioè) sull’omicidio del commissario Boris Giuliano. Tuttavia, all’ultimo, questi decidono di scendere dal traghetto, andando incontro ai pericoli che li aspettano e pronti ad affrontarli a testa alta. Da qui parte dunque la seconda stagione, dove alle vicende personali dei protagonisti si intreccia il pericolo costante di una mafia in cerca di vendetta.

Replicare il successo di una serie come questa è compito assai arduo, ma da quanto potuto vedere nei primi due episodi, regista e cast sembrano essere riusciti a conservare le qualità che l’hanno resa popolare.  Basata sulle idee e i soggetti di Pif, regista e sceneggiatori hanno così continuato a costruire una storia che si muove nel genere della commedia ma che racconta eventi e situazioni altrimenti tragiche e terribili. Il pregio, e il successo, della serie sta tutto qui, nel saper equilibrare questa doppia natura e questa molteplicità di toni riuscendo a far riflettere divertendo, demistificando la mafia e riconsegnandocela fragile, composta di uomini, certo spietati, ma comuni esseri mortali che chiunque di noi può sconfiggere. Ed proprio la sua capacità di parlare senza paura e con leggerezza di un argomento su cui in tanti, erroneamente, vorrebbero invece tacere a farla risultare tanto apprezzata.

La bellezza della serie sta nella Storia del Paese che non è mai subordinata, ma protagonista anch’essa, che si intreccia con la storia privata dei protagonisti generando un continuo scambio tra le due parti. Ed è proprio quando le due si scontrano con più forza che si hanno i momenti più alti ed intensi della serie, capaci di scuotere gli animi riportando alla memoria gli eroi che hanno combattuto per la legalità.

La squadra che ha lavorato alla scrittura degli episodi, capitanata dall’head writer Stefano Bises porta avanti una brillante costruzione narrativa, che diviene allo stesso tempo pura ed essenziale antimafia. Viene difficile non immedesimarsi nei protagonisti, nei loro differenti punti di vista, e questo ci costringe a compiere le loro stesse riflessioni e scelte, arrivando così a capire che nessun personaggio è fino in fondo buono né cattivo. È una serie che parla dell’Italia, degli italiani, dei loro difetti e pregi, e obbligando chi guarda ad un esame di coscienza.

Ulteriore forza della serie è infine un affiatato cast che permette ad ogni attore di esprimere al meglio il proprio personaggio. Su tutti spiccano naturalmente Claudio Gioè, padre di famiglia tormentato dal pericolo che incombe su di loro, e Anna Foglietta, nel ruolo della fragile madre Pia. Proprio lei, il personaggio più interessante della serie, è il fulcro di quello che è, con tutta probabilità, il momento più importante di questa nuova stagione, quello che ci svela il grande merito della serie, ovvero il riconoscere come eroi che combattono la mafia, tutte quelle persone comuni che semplicemente hanno deciso di non abbassare la testa. Nel conferire questo titolo e trasmettere questo messaggio, La mafia uccide solo d’estate si conferma come uno dei migliori prodotti Rai degli ultimi tempi, promettendo nuovi brillanti episodi per raccontare uno spaccato inedito di vita quotidiana, e personaggi più universali di quello che si pensi.

 
 

RASSEGNA PANORAMICA

Sommario

Nel conferire questo titolo e trasmettere questo messaggio, La mafia uccide solo d’estate si conferma come uno dei migliori prodotti Rai degli ultimi tempi, promettendo nuovi brillanti episodi per raccontare uno spaccato inedito di vita quotidiana, e personaggi più universali di quello che si pensi.
Gianmaria Cataldo
Laureato in Cinema e Arti Digitali alla Sapienza, è un giornalista pubblicista iscritto all'albo dal 2018. I principali campi di attività riguardano la critica e gli approfondimenti cinematografici.
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