The Haunting of Hill House, recensione della nuova serie Netflix

Nel 1959 la scrittrice Shirley Jackson pubblicò The Haunting of Hill House, un romanzo gotico che entrò immediatamente a far parte dei grandi classici della letteratura americana. Il Re del brivido, Stephen Kinglo ha più volte definito uno dei suoi libri preferiti, e non ha mai fatto mistero di averne tratto ispirazione per gran parte dei suoi scritti, dedicandovi anche un saggio (Danze Macabre, 1981).

I film basati esplicitamente sull’opera di Shirley Jackson sono due, il capolavoro Gli Invasati di Robert Wise (1963) e il più recente Haunting – Presenze di Jan De Bont (1999). Ma la filmografia che si ispira alle idee e alle atmosfere di The Haunting of Hill House è a dir poco sterminata, avendo stabilito una serie di elementi tipici delle storie sulle case infestate che sono tuttora delle regole inderogabili. Era solo questione di tempo, quindi, che ad un’opera del genere – capostipite della letteratura e del cinema horror – dedicassero un’intera serie tv, soprattutto ora che ci troviamo nella cosiddetto “Era Netflix”.

The Haunting of Hill House

Proprio dalla piattaforma di streaming americana è quindi stato partorito il progetto The Haunting of Hill House – La serie, che uscirà ufficialmente il 12 ottobre 2018 per un totale di dieci episodi. Il libro di Shirley Jackson si rivela però da subito solo una base, deviando per altre soluzioni e aprendo quindi la strada ad un’infinità di variazioni sul tema. Rimane l’elemento essenziale: Hill House, la magione che “si ergeva sola contro le sue colline, chiusa intorno al buio” (cit.), con il suo dedalo di stanze, i suoi corridoi di legno e l’evocativa scala a chiocciola in ferro battuto. E i suoi abitanti, più o meno vivi che siano.

La serie ci parla della famiglia Crane, composta dalla madre Olivia (Carla Gugino), dal padre Hugh Crane (Henry Thomas da giovane, Timothy Hutton da anziano) e dai cinque figli, che abitano Hill House intorno alla metà degli anni ‘80. Ma la storia si rivela da subito un alternarsi martellante di flashback e flashforwards, perché la trama si concentrerà sulle vite degli ormai adulti figli dei Crane.

The Haunting of Hill House

Ad ogni fratello o sorella è dedicata un’interna puntata, dove grazie ai salti repentini nel passato riusciamo ad avere un quadro completo dell’infanzia e della psicologia dei personaggi. Si parte ad esempio con Steven Crane (Michiel Huisman), il maggiore dei fratelli, colui che ha pensato bene di utilizzare la propria infanzia passata ad Hill House per scriverne un libro e guadagnare denaro e fama. 

A poco a poco veniamo a conoscenza delle caratteristiche singolari dei vari fratelli, da Shirley (Elizabeth Reaser) che di mestiere imbalsama le salme dei defunti, a Theodora (Kate Siegel) che svolge il difficile mestiere di psicologa infantile grazie alle proprie capacità empatiche, fino ai due gemelli Nell (Victoria Pedretti) e Luke (Olivier Jackson-Cohen), che rappresentano il punto più “debole” dell’intero nucleo familiare.

The Haunting of Hill House

Svelare qualcos’altro su The Haunting of Hill House sarebbe davvero un delitto, ma è inevitabile sottolinearne gli immensi debiti nei confronti di grandi classici della letteratura – come Giro di Vite di Henry James – e soprattutto dell’universo filmico, da The Others a The Conjuring passando per il “must” Amityville HorrorTuttavia, sebbene la confezione sia impeccabile (la ricostruzione di Hill House con le sue porte scricchiolanti e le statue “spione” è splendida e angosciante, come deve essere), nonostante la buona prova attoriale di alcuni membri del cast (su tutti la Shirley di Elizabeth Reaser), la storia fatica ad ingranare.

I flashback continui, troppo affastellati, confondono e destabilizzano l’attenzione di chi guarda e cerca di capire se l’azione si svolge nel presente, nel passato, nel passato di due mesi prima, o nell’immediato futuro (pur con l’aiuto di piccole didascalie esplicative). La serie gioca di continuo col concetto di spazio-tempo, che era poi alla base della concezione di Hill House stessa. Il lento scorrere della trama, che andrebbe anche a giovare nella creazione di un clima di suspense, si perde però nelle cose meno interessanti, dando l’impressione di stare allungando il brodo. 

Fortunatamente con l’avanzare degli episodi aumenta il senso di angoscia, e alcuni piccoli misteri vengono svelati con soluzioni non troppo scontate, presupponendo quindi che anche il finale sarà piuttosto imprevedibile. I cliché horror ci sono tutti, e nella sesta puntata vengono mostrati tutti, in una escalation che parte con il grande classico del temporale e dell’assenza di luce in casa. Per chi ama i romanzi e i film gotici, The Haunting of Hill House sarà sicuramente un’opera imprescindibile. Se ne apprezzeranno i riferimenti a King, da 1408 a Rose Red (la cui Casa stregata – in quanto a suspense – rimane però ineguagliabile, va detto).

The Haunting of Hill House

Il regista, Mike Flanagan pare essersi “votato” alla causa horror. Lo abbiamo visto dirigere Oculus – Il Riflesso del Male, Il Terrore del Silenzio  (dove recitava Kate Siegel, che qui interpreta Theo) e Ouija 2: L’Origine del Male (con Ezabeth Reaser e Lulu Wilson, che in The Haunting of Hill House interpretano Shirley, da giovane e da adulta). Ma soprattutto lo abbiamo apprezzato ne Il Gioco di Gerald, evidente sintomo dell’ammirazione del regista per Stephen King. Da questo ultimo film Flanagan si porta dietro diversi attori, sui quali ovviamente spicca Carla Gugino, la cui inquietante espressività nella Olivia Crane di The Haunting of Hill House è dosata e distribuita sapientemente in un crescendo continuo.

Non ci resta che aspettare il 12 ottobre per conoscere fino in fondo i misteri che si celano dietro le porte scricchiolanti di Hill House, confidando che la serie possa regalarci quel senso di angoscia tipico di ogni racconto gotico che si rispetti.

 
 

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