The Stand recensione

La versione di un mondo post-pandemico scritta da Stephen King esiste e si chiama The Stand. Nel 1978 il re del brivido pubblica infatti uno dei suoi romanzi più lunghi e amati, L’ombra dello scorpione, all’interno del quale si narra ancora una volta dello scontro tra Bene e Male in un contesto dove l’umanità è dilaniata da un letale virus. A distanza di circa quarant’anni, quel racconto è ora tristemente più attuale che mai. Mentre il mondo è ancora infestato dal Covid-19, la miniserie tratta da quel romanzo si appresta dunque ad essere uno dei prodotti che meglio potranno definire tale periodo storico. Ideata da Josh Boone, questa prende ora forma in 9 episodi disponibili su StarzPlay a partire dal 3 gennaio.

Sono fin troppe le somiglianze che legano la trama di questa alla situazione mondiale attuale. A partire dall’errore umano, dal quale si scatena una vera e propria fine del mondo. Un morbo, noto come Captain Trips, sfugge infatti ad un laboratorio segreto, seminando in breve morte e terrore. Il 99% della popolazione non sopravvive all’apocalittica epidemia, e per i pochi immuni si manifesta un’ulteriore guerra da combattere. Due fazioni saranno infatti presto destinate a scontrarsi tra loro, formate da chi ha deciso di seguire il Bene, rappresentato dall’anziana Mother Abagail, e da chi invece si è affidato al Male, incarnato dal signore delle tenebre Randall Flagg.

Raccontare la pandemia

L’uscita della serie in concomitanza con una reale emergenza pandemica può facilmente essere un’arma a doppio taglio. Sarà infatti inevitabile per il titolo CBS scontrarsi con quanti non hanno, comprensibilmente, più nessuna voglia di misurarsi con tale narrazione. Dall’altro lato, The Stand potrà invece trarre certamente “vantaggio” dall’inevitabile spinta mediatica. Per cercare di arginare gli svantaggi dati dalla drammatica situazione mondiale, gli autori sembrano inoltre puntare in particolare su uno degli aspetti effettivamente più affascinanti del romanzo di King: la speranza di una rinascita. Tutta la parte del libro relativa alla diffusione del virus, lunga oltre 300 pagine, è infatti qui sintetizzata al massimo, proprio per non riproporre situazioni già riscontrabili ogni giorno su qualsiasi telegiornale.

Adattare un romanzo di quasi mille pagine è certamente un’operazione quanto mai complessa, ed era anche ovvio aspettarsi una trasposizione che necessariamente sacrifica molti degli eventi di questo. Viene però spontaneo chiedersi se, per far fruttare al meglio il racconto, non sarebbe stato meglio affidarsi ad una serie di più stagioni. Pur avendo avuto la possibilità di vedere in anteprima solo due episodi, risulta infatti già evidente come il tutto venga ad essere compresso in un modo tale da rendere confusionario e dispersivo il racconto. Per cercare di dire quanto più possibile si ricorre infatti a numerosi salti avanti e indietro nel tempo. Una presenza, però, talmente eccessiva che rischia di disorientare quanti non hanno confidenza con il racconto di King.

Ciò è accentuato anche dal non avere un solo protagonista, bensì un ricco gruppo di personaggi. Uno degli aspetti più emozionanti del romanzo è infatti la coralità e il senso di comunità che lega questi. Un dettaglio che, almeno nei primi due episodi, non emerge come dovrebbe. È bene ribadire che sarebbe fin troppo facile fare inutili paragoni tra il libro e il film, specialmente da un punto di vista degli eventi. Era però lecito aspettarsi che il cuore di questo venisse preservato. Un tentativo che viene qui evidentemente accennato ma, almeno per i primi episodi, non portato a compimento.

The Stand serie

L’importanza dei personaggi in The Stand

Nonostante le premesse non particolarmente entusiasmanti, The Stand potrebbe ugualmente riservare una serie di affascinati colpi di scena, specialmente con il progredire del racconto. I primi due episodi risultano infatti essere ancora una presentazione della storia, dei personaggi e del contesto. Una volta entrati nel vivo di tutto ciò, elementi fin qui solo accennati potrebbero facilmente diventare il vero punto di forza dell’intera serie. Non mancano infatti immagini e scene in grado di incutere vero terrore, caratteristica imprescindibile per la serie. Ecco perché per un giudizio più completo bisognerà attendere il suo finale. Fortunatamente, ad aiutare nel desiderio di voler proseguire la visione vi sono alcuni dei principali personaggi, qui resi in modo particolarmente affascinante.

Se è vero che manca, per ora, quel senso di coralità, è anche vero che presi individualmente questi sembrano poter raccontare qualcosa. In particolare, la scelta di attori come James Marsden, Alexander Skarsgård e Whoopi Goldberg (per citare i più noti), risulta vincente e convincente. A Skarsgård spetta poi il compito più difficile, quello di dar vita al malvagio Randall Flagg. Personaggio ricorrente nell’opera di King, questi incarna il Male assoluto. Un Male però non privo di fascino, e che l’attore svedese, per quel poco finora visto, sembra saper perfettamente rappresentare. Ai meno noti Odessa Young, Owen Teague e Jovan Adepo spetta invece il compito di dar vita ad alcuni dei personaggi più complessi. Una sfida a cui sembrano rispondere adeguatamente.

RASSEGNA PANORAMICA
Gianmaria Cataldo
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Laureato in Cinema e Arti Digitali alla Sapienza, è un giornalista pubblicista iscritto all'albo dal 2018. I principali campi di attività riguardano la critica e gli approfondimenti cinematografici.