Oppenheimer, cosa è successo dopo il finale del film? La storia dei protagonisti e degli eventi successivi

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Dopo aver raccontato la nascita della bomba atomica e il durissimo scontro politico che travolse J. Robert Oppenheimer (Cillian Murphy), il film Oppenheimer (leggi qui la nostra recensione) di Christopher Nolan interrompe il racconto nel 1954, lasciando volutamente aperte molte domande. La conclusione dell’opera mostra il fisico ormai emarginato dalle istituzioni statunitensi, privato del nulla osta di sicurezza e trasformato da eroe nazionale a figura controversa. Per molti spettatori, però, proprio quel momento rappresenta soltanto l’inizio dell’ultima parte della sua vita.

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La storia reale proseguì ancora per oltre un decennio e coinvolse anche molti degli altri protagonisti mostrati nel film. Dalla lenta riabilitazione pubblica di Oppenheimer ai destini di Kitty Oppenheimer (Emily Blunt), Lewis Strauss (Robert Downey Jr.), Edward Teller e degli altri scienziati del Progetto Manhattan, gli anni successivi alla Seconda guerra mondiale raccontano come la corsa agli armamenti nucleari abbia continuato a influenzare la politica internazionale e il dibattito scientifico. Comprendere ciò che accadde dopo il finale del film permette di coglierne ancora meglio il significato storico.

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Cosa accadde dopo il finale di Oppenheimer: la vita del fisico dopo il processo del 1954

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Quando il film termina, J. Robert Oppenheimer ha appena perso definitivamente il proprio nulla osta di sicurezza. Quella decisione gli impedì di continuare a influenzare direttamente le scelte della politica nucleare americana, ma non pose fine alla sua attività pubblica. Già nel 1954 tornò infatti a parlare davanti al pubblico con una serie di conferenze dedicate al rapporto tra conoscenza scientifica, cultura e responsabilità morale.

Negli anni successivi trascorse lunghi periodi insieme alla moglie Kitty e alla figlia Toni nella loro casa sull’isola di Saint John, nelle Isole Vergini Americane. Lontano da Washington conduceva una vita molto più semplice, dedicandosi alla vela, al mare e allo studio, pur continuando a essere invitato in università e istituzioni scientifiche sia negli Stati Uniti sia all’estero.

Le sue conferenze affrontavano sempre più spesso il ruolo dello scienziato in un mondo dominato dalla minaccia atomica. Pur senza assumere posizioni radicali contro le armi nucleari, Oppenheimer sosteneva la necessità di una cooperazione internazionale e insisteva sull’importanza di utilizzare le nuove tecnologie con senso di responsabilità, convinto che il progresso scientifico dovesse essere accompagnato da un altrettanto forte progresso etico.

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La riabilitazione pubblica di Oppenheimer e il riconoscimento che arrivò troppo tardi

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Con il passare degli anni, la comunità scientifica iniziò progressivamente a rivalutare la figura di Oppenheimer. Molti colleghi considerarono sempre più ingiusto il procedimento che nel 1954 lo aveva privato dell’autorizzazione di sicurezza, interpretandolo come il prodotto del clima politico del maccartismo piuttosto che come una reale questione di sicurezza nazionale.

I riconoscimenti internazionali iniziarono ad arrivare già nella seconda metà degli anni Cinquanta. Nel 1957 fu nominato Ufficiale della Legion d’Onore francese, mentre nel 1962 entrò a far parte della Royal Society britannica come membro straniero, due attestati che confermavano come il suo prestigio scientifico fosse rimasto intatto al di fuori degli Stati Uniti.

Il gesto simbolicamente più importante arrivò nel 1963 con il conferimento dell’Enrico Fermi Award, uno dei più prestigiosi riconoscimenti scientifici americani. Il premio era stato voluto anche da Edward Teller, il collega con cui aveva avuto il più duro confronto durante il procedimento del 1954. A consegnarlo non fu però John F. Kennedy, assassinato pochi giorni prima della cerimonia, bensì il presidente Lyndon B. Johnson, in quello che fu interpretato come un tentativo di riconciliazione tra il governo statunitense e il fisico.

Come cambiò il dibattito sulla bomba atomica dopo Hiroshima e Nagasaki

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Cillian Murphy nel ruolo di J. Robert Oppenheimer.

Negli anni successivi alla guerra il mondo entrò pienamente nella Guerra Fredda e la competizione nucleare tra Stati Uniti e Unione Sovietica accelerò rapidamente. Mentre venivano sviluppate armi sempre più potenti, Oppenheimer continuò a riflettere pubblicamente sulle conseguenze morali della ricerca scientifica e sul rischio rappresentato dalla proliferazione atomica.

Nel 1960 contribuì alla fondazione della World Academy of Art and Science, insieme a figure come Albert Einstein, Bertrand Russell e Joseph Rotblat. L’obiettivo era creare uno spazio indipendente nel quale studiosi, filosofi e ricercatori potessero discutere i grandi problemi dell’umanità senza essere condizionati dagli interessi dei governi.

Fu nel 1965, durante un documentario televisivo dedicato ai vent’anni dal bombardamento di Hiroshima, che Oppenheimer pronunciò la frase destinata a renderlo immortale nell’immaginario collettivo: il celebre riferimento alla Bhagavad Gita con le parole “Ora sono diventato Morte, il distruttore di mondi”. In realtà stava ricordando ciò che aveva pensato al momento dell’esplosione del test Trinity, contribuendo a costruire l’immagine pubblica di uno scienziato segnato per sempre dal peso della propria creazione.

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Che fine hanno fatto Kitty Oppenheimer, Lewis Strauss e gli altri protagonisti del film

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Anche le vite degli altri personaggi raccontati da Christopher Nolan seguirono percorsi molto diversi dopo la guerra. Kitty Oppenheimer rimase accanto al marito fino alla sua morte nel 1967 e disperse le sue ceneri nel mare di Saint John. Successivamente iniziò una relazione con il fisico Robert Serber, prima di morire nel 1972 a causa di un’embolia. Le sue ceneri vennero sparse nello stesso luogo di quelle del marito.

Lewis Strauss, invece, vide interrompersi la propria ascesa politica proprio come mostrato nel film. Dopo il fallimento della nomina a Segretario al Commercio nel 1959 lasciò definitivamente il governo, pubblicò le proprie memorie e dedicò gli ultimi anni alla filantropia e alla gestione della sua grande proprietà agricola. Morì nel 1974 dopo una lunga malattia.

Il premio Nobel Isidor Isaac Rabi continuò invece a svolgere un ruolo decisivo nella politica scientifica americana. Partecipò alla definizione della consulenza scientifica della Casa Bianca durante la crisi dello Sputnik e contribuì indirettamente alla nascita della NASA. Anche Leslie Groves, il generale responsabile del Progetto Manhattan, lasciò l’esercito, pubblicò un libro dedicato al programma nucleare e morì nel 1970.

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Edward Teller, Ernest Lawrence e l’eredità storica lasciata da Oppenheimer

Benny Safdie in Oppenheimer

Tra tutti i protagonisti del film, Edward Teller rimase probabilmente la figura più controversa. Continuò la propria carriera sostenendo con convinzione lo sviluppo dell’arsenale nucleare statunitense, partecipò alla progettazione di nuovi reattori e promosse idee estremamente ambiziose legate all’impiego dell’energia atomica. Col passare dei decenni intervenne anche nel dibattito pubblico sul cambiamento climatico e sulla sicurezza nucleare, rimanendo una presenza influente fino alla sua morte nel 2003.

Ernest Lawrence, invece, morì già nel 1958, pochi anni dopo gli eventi narrati nel film. Sebbene non avesse testimoniato personalmente durante l’udienza contro Oppenheimer, una sua dichiarazione critica fu utilizzata nel procedimento. Negli ultimi mesi della sua vita collaborò comunque con il governo americano nei negoziati internazionali sul controllo degli esperimenti nucleari.

L’ultima pagina della storia di Oppenheimer, però, venne scritta molti anni dopo la sua morte. Nel dicembre 2022 il Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti annullò ufficialmente la decisione del 1954, riconoscendo che il procedimento era stato profondamente viziato da irregolarità e pregiudizi politici. Dopo quasi settant’anni, il governo americano riconobbe ufficialmente l’ingiustizia subita dall’uomo che aveva guidato il laboratorio di Los Alamos. È un epilogo che conferisce un significato ancora più profondo al finale del film di Christopher Nolan: la vicenda personale di J. Robert Oppenheimer si concluse nel 1967, ma il dibattito sulla sua eredità scientifica, morale e politica continua ancora oggi.

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Gianmaria Cataldo
Gianmaria Cataldo
Laureato con lode in Storia e Critica del Cinema alla Sapienza e iscritto all’Ordine dei Giornalisti del Lazio come giornalista pubblicista. Dal 2018 collabora con Cinefilos.it, assumendo nel 2023 il ruolo di Caporedattore. È autore di saggi critici sul cinema pubblicati dalla casa editrice Bakemono Lab.
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