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Lady Hawke

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Lady Hawke
Anno: 1985
Regia: Richard Donner
Cast: Rutger Hauer (Etienne Navarre), Michelle Pfeiffer (Isabeau), Matthew Broderick (Philippe), Leo Mc Kern (Imperius), John Wood (vescovo)

Sinossi:

Francia, Medio Evo: il ladruncolo Philippe scappa dalle prigioni del temibile vescovo di Aguillon e si addentra fuori dalle mura, incontrando il misterioso e taciturno cavaliere Navarre, accompagnato da un falco, che gli salva la vita. Unitosi a lui un po’ per riconoscenza un po’ perché non sa dove andare, Philippe comincia ad intuire che c’è qualcosa di strano nel suo salvatore, oltre la sua evidente ribellione contro l’autorità del Vescovo, soprattutto quando di notte Navarre scompare ed appare una bellissima donna, Isabeau, accompagnata da un fedele lupo. Sarà Imperius, un monaco eremita presso il quale si rifugierà con Navarre a raccontargli tutta la storia, quella di Navarre ed Isabeau, il cui amore è stato distrutto dai riti malefici del vescovo, che ha condannato entrambi a diventare lei di giorno un falco e lui di notte un lupo, senza potersi mai incontrare, finché ci saranno giorni e notti, finché sarà dato a loro di vivere.


Mentre Navarre decide di affrontare definitivamente il Vescovo, Imperius con Philippe scoprono che forse c’è un modo davvero per mettere fine alla maledizione e permettere ai due amanti di poter vivere insieme felici e contenti…

 

Analisi

Girato tra i dintorni di Parma, Piacenza, Cremona, nel Parco Nazionale del Gran Sasso e a Campo Imperatore, in provincia dell’Aquila, oggi duramente colpita dal terremoto del 2009, Lady Hawke è una fiaba in costume medievale, con toni da filmone storico, passione, amore, dramma, violenza, duelli e la scelta di assurgere ad eroi di tutto gli outsider, un ragazzo che vive di furti, un cavaliere di ventura rinnegato e desideroso di portare avanti la sua vendetta e un eremita che ha rinunciato ai fasti di una posizione all’interno della Chiesa dell’epoca, le cui gerarchie sono simbolo di corruzione e di ogni tipo di nefandezze.

Non c’è poi nessun tipo di critica sociale o alla Chiesa, e tutto si svolge in un’avventura colorata ed avvincente, tra panorami mozzafiato non ritoccati al computer, antichi borghi con fortezze e chiese, per una storia d’avventura e di magia, più vicina a certi film in costume che al fantasy vero e proprio salvo che per le tematiche di fondo, indubbiamente fantasiose, ma non per questo meno affascinante e intrigante, sfruttando anche il topos antichissimo delle trasformazioni in animali, qui subite ma non scelte.

Bella anche la scelta di sceneggiatura di far scoprire tutto dagli occhi di Philippe, ragazzo meno che comune, vicino probabilmente a molti dei suoi spettatori, che rimarrà coinvolto dalla vicenda, arrivando fino in fondo e alla fine si allontanerà con il nuovo amico Imperius, promettendosi di scassinare la porta del Paradiso, per tornare alla sua vita di sempre, dopo essere stato eroe per qualche giorno.

Matthew Broderick, allora uno degli attori giovani più popolari dopo il cult protoinformatico Wargames è un ottimo Philippe, e la coppia dei due amanti maledetti, interpretata dal Rutger Hauer ex replicante di Blade Runner allora in piena forma e da Michelle Pfeiffer che con questo film si affermò presso il grande pubblico, sa far sognare, coinvolgere e commuovere, facendo anche perdonare il finale da teleromanzo ma alla fine catartico e liberatorio. Ci va, insomma.

Tra i comprimari, dove ci sono parecchi nomi italiani così come nello staff tecnico, spiccano anche i caratteristi John Wood, perfido vescovo, e Leo Mc Kern, caratterista del cinema britannico in decine di film, qui forse in una delle sue più riuscite interpretazioni, a rappresentare il bene disarmato degli animi semplici contrapposto al male del potere.

Molti anni prima del boom del fantasy Lady Hawke seppe raccontare una fiaba per adulti mescolando realtà e magia con sapienza e gusto dello spettacolo: le numerose repliche televisive l’hanno reso uno dei film spesso più visti non solo dai cultori del genere, ma si tratta comunque di un classico da vedere e rivedere, emblema di un cinema che sa parlare di immaginazione e fantasia pur essendo molto realistico, lasciando al minimo gli effetti speciali per narrare una storia magica e eterna come dovrebbero essere le fiabe.

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