Cuore selvaggio: la spiegazione del finale del film

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Cuore selvaggio nasce dal romanzo Wild at Heart di Barry Gifford, una storia che mescola amore, violenza e onirismo in una cornice narrativa volutamente anticonvenzionale. David Lynch, già noto per aver trasformato il cinema in un luogo di sogno e inquietudine, sceglie questa materia letteraria per portare sullo schermo una coppia di amanti in fuga, ispirandosi a una tradizione narrativa americana fatta di fughe, motel, strade infinite e una mitologia pop costantemente in collisione con il reale. Il romanzo di Gifford diventa così la base di un’opera in cui l’amore è un motore che attraversa il caos.

Il film si colloca in un genere difficile da definire: è una storia d’amore shakespeariana che si sviluppa come un road movie, ma è contaminata da eventi bizzarri e da esplosioni di violenza insana che ne fanno un’opera atipica e profondamente lynciana. La trama, che segue Sailor e Lula in un viaggio attraverso l’America, si trasforma in un percorso visionario dove la realtà si frantuma in sequenze surreali, dialoghi paradossali e personaggi grotteschi. Il risultato è un road movie che rifiuta la linearità e si immerge in una logica di sogno, con punte di ironia nera e una tensione costante tra amore e autodistruzione.

Per David Lynch, Cuore selvaggio rappresenta un punto di svolta nel suo percorso: dopo film come The Elephant Man e Velluto blu, Lynch porta la sua poetica nell’America più popolare e kitsch, mantenendo però intatta la sua ossessione per l’inconscio e il lato oscuro della cultura statunitense. La pellicola ottenne un successo clamoroso, consacrandosi con la Palma d’Oro a Cannes, riconoscimento che segnò un momento di grande visibilità per il regista e consolidò la sua reputazione come autore capace di coniugare sperimentazione e appeal mainstream. Nel resto dell’articolo, verrà proposta una spiegazione del finale e di come esso chiuda il viaggio di Sailor e Lula.

Nicolas Cage in Cuore selvaggio
Nicolas Cage in Cuore selvaggio

La trama di Cuore selvaggio

Sailor Ripley, uno sfrontato carcerato in libertà vigilata, s’imbatte nella giovanissima Lula Pace, squinternata ragazza del North Carolina, sempre in preda agli incubi in seguito a uno stupro subito quando era appena adolescente. Lula è fuggita di casa per sottrarsi al dispotismo dell’eccentrica madre, sgualdrina ubriacona e dissoluta, e ora si rifugia fra le braccia di Sailor, colpita da una passione fatale. I due si propongono di raggiungere il Texas, dove Sailor conta di poter sfuggire ad ogni controllo della giustizia.

Ma la madre sguinzaglia alle calcagna dei due i suoi killer ex-amanti, per recuperare la figlia ed eliminare Sailor. Agghindato in una ridicola giacca di finta pelle di serpente, Sailor si trascina dietro l’insaziabile Lula di motel in motel, abbandonandosi con lei ad una fitta serie di orge sessuali, diligentemente rappresentate in tutti i dettagli, e sfuggendo puntualmente agli appostamenti dei killer degenerati e psicopatici che li inseguono. Ma alla fine, a corto di denaro, Sailor si induce a partecipare a una rapina e le cose prenderanno una brutta piega.

La spiegazione del finale del film

Dopo la prigionia di Sailor e la nascita del figlio, il terzo atto si apre con Lula che decide di ricongiungersi con il suo uomo, nonostante le obiezioni della madre. Lo va a prendere in carcere con il loro bambino, Pace, ma il ritorno è teso e pieno di imbarazzo: Sailor, convinto di essere un peso per loro, sceglie di allontanarsi. Camminando via, viene aggredito da una gang di strada. Mentre è steso a terra, privo di sensi, ha una visione della fata Glinda, che lo ammonisce a non fuggire dall’amore.

Sailor si risveglia con una nuova consapevolezza: la sua vita deve cambiare. Si scusa con i membri della gang e corre verso Lula, determinato a riprendersi ciò che teme di aver perso. Nel frattempo, a casa di Lula, il ritratto della madre Marietta prende fuoco e si dissolve, in un’immagine che richiama la distruzione della “strega cattiva”. Questo simbolo anticipa la fine del dominio della madre sulla coppia. Sailor raggiunge Lula e Pace in un ingorgo stradale, salta sui tetti e sulle auto per recuperare la famiglia e, finalmente, canta “Love Me Tender”.

Nicolas Cage e Laura Dern in Cuore selvaggio
Nicolas Cage e Laura Dern in Cuore selvaggio

Il finale mette in scena la risoluzione del conflitto interno di Sailor, che passa dall’essere un uomo dominato dal passato, dalla violenza e dal senso di colpa, al diventare un individuo capace di scegliere l’amore come via di salvezza. La visione di Glinda rappresenta un momento di svolta morale e psicologica: non è una semplice apparizione onirica, ma un richiamo alla possibilità di redenzione. La fuga, che per tutto il film era il modo in cui Sailor affrontava il mondo, viene sostituita dall’azione decisiva di ricongiungersi alla famiglia e assumersi la responsabilità.

La dissoluzione del ritratto di Marietta e la scena dell’incendio simbolico segnano la fine dell’influenza materna e del controllo manipolatorio sulla vita di Lula. Il gesto di Sailor di cantare “Love Me Tender” è allora non solo una dichiarazione romantica, ma un impegno definitivo. egli riconosce Lula come sua compagna e Pace come sua responsabilità. In questo senso, il finale completa il tema centrale del film, cioè l’amore come forza capace di resistere alla brutalità del mondo. La violenza non viene negata, ma viene sopraffatta dalla scelta di costruire un futuro.

Il film lascia dunque una morale ambigua ma potente: l’amore non è un sentimento astratto, ma una decisione concreta che richiede coraggio e coerenza. Sailor e Lula non sono “eroi” nel senso tradizionale, ma due persone ferite che scelgono di non rinunciare a ciò che li rende vivi. La loro fuga diventa, alla fine, un ritorno: non verso un luogo, ma verso una possibilità di umanità. Cuore selvaggio suggerisce così che la redenzione esiste solo quando si smette di correre e si accetta la responsabilità di essere amati e di amare.

Gianmaria Cataldo
Gianmaria Cataldo
Laureato con lode in Storia e Critica del Cinema alla Sapienza e iscritto all’Ordine dei Giornalisti del Lazio come giornalista pubblicista. Dal 2018 collabora con Cinefilos.it, assumendo nel 2023 il ruolo di Caporedattore. È autore di saggi critici sul cinema pubblicati dalla casa editrice Bakemono Lab.
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