Arriva al cinema l’attesissimo nuovo film di Christopher Nolan, Inception, che vede protagonista Leonardo DiCaprio alla prima collaborazione con l’autore inglese.

 
 

Il sogno è reale. Questa è l’unica certezza che accompagna lo spettatore in sala, oltre alla grandissima curiosità e all’eccitazione palpabile nell’aria. I trailer non sono mai stati così lungi, poi, a premiare l’attesa, arriva il logo grigio della WB, che ci introduce nel mondo di Inception.

Ancora una volta, com’è successo per i suoi film precedenti, Nolan non realizza un film da vedere, organizza una vera e propria esperienza per i suoi fidelizzati spettatori, ancora una volta, tutto quello che c’è da vedere, da capire e da scoprire sembra troppo per due soli occhi e orecchie. Tutto intorno a questo film è stato mistero, sin dall’inizio, persino la trama che anche adesso si esita a rivelare, primo per non togliere il gusto agli spettatori, secondo perché, anche chi il film l’ha visto non può costringersi a ridurlo ad una semplice storia. Capotimoniere di questa avventura è Cobb, un Leonardo DiCaprio ancora una volta in stato di grazia, che ci conduce attraversando i sogni degli altri, nella sua mente, fino a farci scoprire i suoi. Il ladro di idee più bravo al mondo, l’estrattore di sogni più abile del pianeta dovrà, nell’ultima sua commissione, praticare un innesto (Inception), per trovare la sua libertà.

Inception recensione film

Accanto a Cobb/Di Caprio, tutta una schiera di attori famosi e bravissimi, a partire dalla giovane quanto convincente Ellen Page, l’architetto Arianna dal nome sibillino (Arianna è colei che con il suo filo ha permesso a Teseo di uscire dal Labirinto una volta ucciso il Minotauro), unica depositaria del vero segreto di Cobb, e abilissima nel costruire i mondi che insieme ai personaggi percorreremo anche noi in sala. La stella in ascesa, Joseph Gordon-Levitt, è Arthur, fedele complice di Cobb, che ha il compito di tenere sotto osservazione i sognatori.

Josep Gordon-Levitt si distingue per la sua recitazione composta, quasi monocorde che risulta sempre efficace, dal piccolo gioiello 500 Giorni Insieme, fino al colossal Inception, portando sullo schermo quel suo viso che (non senza provocare brividi) ricorda tanto quello di Heath Ledger. Per falsificare un’idea e immetterla nel subconscio di un uomo la cosa indispensabile è un falsario, e Cobb si rivolge al più bravo, Eames, a cui da volto e corpo Tom Hardy, già visto in Rocknrolla e Marie Antoinette, elemento sdrammatizzante del cast, che mette in condizioni il gruppo di scende ‘ai livelli inferiori’ e porta con sé una simpatica, quanto solo accennata, rivalità con Arthur.

Ma un colpo che si rispetti ha un mandante e una vittima, entrambi vecchi amici di Nolan dai tempi di Batman Begins, si tratta della superstar giapponese Ken Watanabe, sempre bravissimo, già finto Ra’s Al Ghul e qui interprete di Saito, figura chiave che finirà per chiudere il cerchio con Cobb e tirare le somme della storia nel finale; e ancora un bravissimo Cillian Murphy (Spaventapasseri/Dottor Craine nel due Batman Begins di Nolan), ignara vittima di un crimine architettato alla perfezione.

Ma il grande motore del film è Mal, moglie di Cobb, perduta ma forse non morta e sempre presente, come ricordo malevolo, nei sogni di Cobb, a darle volto una bellissima quanto ambigua Marion Cotillard, che per coloro che erano ancora scettici, conferma il suo immenso talento, dando una forma e una dimensione dolente e eterea al suo personaggio. Di contorno restano il fedelissimo nolaniano Michael Caine, Cobb Senior, e (si intuisce) istruttore del figlio nei viaggi onirici, e Dileel Rao, interprete di grossi film quali Drag me to Hell e Avatar, e qui nei panni di Yusuf, medico/pozionista/sciamano.

Inception recensione

Inception si regge sul cast, e non perché la sua architettura sia fallace, ma perché è mutevole magmatica e mai la stessa, paradossale quanto basta da non essere surreale. Nessuna realtà onirica alla maniera di Buñuel, qui è rappresentata una finzione assai più vera e pericolosa della realtà, un sogno fisico e doloroso, scientificamente coerente con la visione ‘teslaniana’ alla quale Nolan ci ha abituati.

Una visione poderosa che lascia semplicemente bloccati lì, sulla poltrona, incapaci a staccare gli occhi dallo schermo, completamente frastornati da una musica che alla wagneriana maniera stordisce lo spettatore in una maniera tanto cerebrale quanto emotiva, merito di uno Zimmer che rimanendo al servizio della sceneggiatura sfoga la sua vena tedesca senza cedere al sentimentalismo che talvolta prende il sopravvento come è successo ne Il Gladiatore. Un viaggio nell’architettura della mente, una consapevole discesa laddove si nascondono le paure di un uomo intimamente tormentato da un senso di colpa che allo spettatore non è dato conoscere fino alla fine. Un vero e proprio trip che Nolan organizza, nella sua maniera così personale quanto ormai universalmente condivisa; un percorso all’interno di un labirinto strutturato alla maniera di scatole cinesi, nella mente dell’uomo.

Nessuno come Nolan e Cobb si era mai spinto così oltre, nessuno come Nolan, attraverso Cobb, avrebbe potuto mai farlo. Concedendo allo spettatore un regalo prezioso in forma di speranza o di dannazione: un dubbio. Nel dubbio Christopher Nolan risolve il suo film più personale, quello più complicato da realizzare e da guardare. Il sogno è reale, è vero, ma solo nel momento in cui scegliamo di crederci, e questo Cobb (come Nolan) lo sa benissimo, alla fine sceglierà(nno) e lo spettatore potrà a sua volta scegliere. Non si può dire di Inception che sia un film ‘solo’ bello, c’è bisogno di più; ci vuole una spiegazione, una discussione a riguardo, o semplicemente basta vederlo per immergersi nella testa di Nolan, per rimanere abbagliati, frastornati, trasformati.