Dark Phoenix

Il 2019 verrà ricordato come l’anno della fine di diverse saghe importanti della cultura popolare: lo scorso aprile i Marvel Studios hanno chiuso con Avengers: Endgame la storyline delle gemme dell’infinito iniziata nel 2008; sue settimane fa la HBO ha mandato in onda l’ultimo episodio della stagione finale di Game of Thrones; a dicembre Episodio IX chiuderà il racconto della famiglia Skywalker; infine il 6 giugno il pubblico potrà dire addio ai Mutanti, almeno quelli gestiti dalla Fox e in previsione del loro arrivo nel MCU, grazie a X-Men: Dark Phoenix.

 

Questo senso di fine annunciata sembra aver accompagnato il regista di Dark Phoenix Simon Kinberg durante la progettazione del film, e proprio per questo i paragoni con Il Trono di Spade o Endgame sembrano più appropriati che mai in vista dell’uscita del cinecomic.

Mi sono avvicinato a questo film come se fosse il culmine di vent’anni di storytelling in cui ho vissuto insieme agli X-Men e visto questa famiglia riunirsi. In particolare Dark Phoenix sfida quell’idea di famiglia facendola a pezzi in un modo nuovo. Sicuramente ci saranno altri film sui Mutanti in futuro, ma il ciclo affrontato con questo cast doveva terminare…un po’ come ha fatto Game of Thrones, o Endgame, sfidando il destino e dirigendosi verso il tramonto di un’era“.

Di fatto il franchise di X-Men, compreso il riavvio dopo la trilogia originale, è il più longevo della storia del cinecomic: il primo film, diretto da Bryan Singer, uscì infatti nel 2000 riscrivendo per sempre il corso dell’approccio cinematografico all’adattamento dei fumetti Marvel. Ora la fusione tra Disney e Fox rimescolerà ulteriormente le carte in tavola favorendo l’ingresso dei personaggi nell’universo condiviso, un evento che i fan attendono da tantissimo tempo.

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Dark Phoenix è già stato apostrofato da Kinberg come l’inizio di un nuovo capitolo per la serie di film di X-Men.

“Lo vedo come un nuovo capitolo. Lo vedo come qualcosa che prende il franchise e lo lancia in una direzione diversa con toni diversi. E questo non significa che il prossimo avrà lo stesso tono, significa solo che il prossimo può avere un tono diverso. Penso che per molti anni, gli X-Men di Bryan [Singer] abbiano davvero trasformato il genere dei supereroi nel 2000 o 2001 quando è uscito il primo. Questo arriva quasi 20 anni dopo. È molto tempo fa. E a quel tempo, i film sui supereroi non erano molto popolari, in realtà. C’erano stati alcuni fallimenti a metà degli anni ’90, e non c’erano stati molti film sui supereroi,  e in quel periodo l’approccio sugli X-Men era davvero rivoluzionario.”

Il produttore Hutch Parker l’ha inoltre inscritto nella categoria “thriller hitchcockiano”, in omaggio al maestro del genere, parlandone in un’intervista con ScreenRant durante il WonderCon di Anaheim, California, confermando la linea editoriale del franchise che ha sempre dato un tono specifico ad ogni film.

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Fonte: Comicbook